Alla fine i soldi sono arrivati.
Un milione e mezzo di euro per mettere in sicurezza, ammodernare ed efficientare il campo sportivo comunale di Ugento. Una notizia che, sulla carta, dovrebbe far esultare un’intera città e che certamente rappresenta un’opportunità importante per il futuro dell’impiantistica sportiva cittadina.
Eppure, dietro gli annunci e i festeggiamenti dell’amministrazione comunale, resta una sensazione difficile da ignorare: quella di un’occasione arrivata troppo tardi.
Perché nessuno può contestare l’importanza dell’investimento finanziato attraverso il bando “Sport e Periferie 2025”. Nessuno può negare che il progetto consentirà finalmente di dotare Ugento di strutture moderne, con nuovi spazi sportivi, interventi di efficientamento energetico, il rifacimento del manto erboso e il completamento delle aree destinate agli spettatori.
Il problema è un altro.
Il problema è che questo intervento arriva quando il danno è stato ormai consumato.
Arriva dopo che l’Ugento Calcio ha vissuto la stagione più prestigiosa della propria storia moderna, quella della Serie D, affrontandola con un impianto che molti addetti ai lavori hanno considerato tra i meno adeguati dell’intero Girone H.
Arriva dopo mesi di polemiche, contestazioni e promesse mancate.
Arriva dopo che il nome di Ugento è stato associato più alle criticità strutturali del proprio stadio che alle imprese sportive di una squadra che stava scrivendo la pagina più importante del calcio cittadino.
Per mesi dirigenti, tifosi e osservatori hanno denunciato una situazione che appariva sempre più insostenibile. Diverse società ospiti hanno formalizzato lamentele per le condizioni dell’impianto. La gradinata riservata ai tifosi avversari è rimasta inutilizzabile per gran parte del campionato, privando la società di introiti fondamentali e generando continui problemi organizzativi.
Decine di migliaia di euro andati perduti.
Risorse che, per una realtà come l’Ugento Calcio, rappresentano una voce di bilancio tutt’altro che trascurabile.
Nel frattempo l’amministrazione comunale continuava ad assicurare che gli interventi sarebbero arrivati. Annunci, prospettive, rassicurazioni. La città ricorda ancora i proclami sul nuovo stadio e le promesse di un impianto adeguato alle ambizioni sportive del territorio. Ma mentre la burocrazia seguiva i propri tempi, il campionato correva veloce e la società era costretta a convivere con problemi che avrebbero richiesto risposte immediate.
Quando serviva intervenire, non si è intervenuti.
Quando serviva sostenere concretamente una società che portava il nome di Ugento nel massimo campionato dilettantistico nazionale, il sostegno infrastrutturale non è arrivato.
Oggi la realtà racconta una storia diversa.
L’Ugento Calcio ha subito una seconda retrocessione consecutiva e si ritrova immerso in una crisi che non può essere letta esclusivamente attraverso i risultati del campo. Perché prima ancora che tecnica, la crisi è economica, organizzativa e d’immagine.
Lo sport moderno si fonda anche sulle infrastrutture.
Le strutture attraggono investitori, sponsor, pubblico e progettualità. Quando queste mancano, prima o poi il conto arriva. E quel conto l’Ugento Calcio lo ha pagato pesantemente negli ultimi anni.
Per questo il finanziamento ottenuto oggi appare come una vittoria amministrativa dal sapore agrodolce.
Una vittoria che ricorda, per certi versi, quanto accaduto con il PalaOzan. Anche in quel caso l’opera arrivò quando ormai i Falchi Ugento erano diventati soltanto un ricordo glorioso da raccontare alle nuove generazioni.
La storia sembra ripetersi.
Le opere arrivano. Ma arrivano quando la fase storica che avrebbero dovuto sostenere è già terminata.
C’è poi un altro aspetto che rende questo annuncio particolarmente difficile da accettare per molti tifosi ugentini.
Ed è il tono trionfalistico utilizzato dal sindaco e dall’amministrazione comunale.
Leggendo il comunicato diffuso nelle scorse ore sembra quasi che la vicenda del campo sportivo comunale sia una storia a lieto fine da celebrare senza riserve. Eppure chi ha vissuto gli ultimi anni del calcio ugentino sa bene che la realtà è molto più complessa.
Per questo, agli occhi di tanti appassionati, quei toni festosi rischiano di assumere il sapore di una beffa.
Una beffa nei confronti di una tifoseria che ha assistito impotente al progressivo ridimensionamento della principale realtà sportiva cittadina. Una beffa verso chi per mesi ha denunciato le condizioni dell’impianto chiedendo interventi immediati mentre la squadra affrontava il campionato più importante della propria storia. Una beffa verso una società che ha dovuto fare i conti con problemi logistici, economici e organizzativi che un impianto adeguato avrebbe almeno in parte attenuato.
Festeggiare oggi senza una riflessione sui ritardi accumulati e sulle occasioni perdute rischia di trasformare una buona notizia in un esercizio di autocelebrazione fuori tempo massimo.
Ma soprattutto emerge un dato politico che merita una riflessione.
Ancora una volta il sindaco Salvatore Chiga sembra dimostrare una distanza significativa dalle realtà sociali e associative del territorio. Perché chi vive davvero la città sa che il calcio a Ugento non è soltanto sport.
È identità.
È aggregazione.
È promozione territoriale.
È appartenenza.
È uno dei pochi fenomeni capaci di coinvolgere trasversalmente intere generazioni di cittadini.
Ignorare il malessere di una comunità sportiva che vede la propria squadra attraversare una crisi profonda mentre si celebrano opere che sarebbero dovute arrivare anni prima significa non comprendere fino in fondo il valore sociale che il calcio ha rappresentato e continua a rappresentare per Ugento.
I finanziamenti ottenuti sono certamente una buona notizia e nessuno mette in discussione il lavoro svolto per intercettare le risorse necessarie.
Ma amministrare una città non significa soltanto reperire fondi.
Significa comprendere il momento storico in cui una comunità ha bisogno di determinate risposte.
L’Ugento della Serie D aveva bisogno di questo impianto due anni fa.
Lo aveva bisogno quando il calcio cittadino rappresentava una vetrina straordinaria per l’intero territorio.
Lo aveva bisogno quando si poteva consolidare un patrimonio sportivo costruito con sacrifici enormi da dirigenti, tifosi e sponsor.
Lo aveva bisogno quando era ancora possibile accompagnare la crescita della squadra con una crescita delle infrastrutture.
Oggi, invece, si inaugura il cantiere mentre il movimento calcistico locale attraversa una delle fasi più difficili della sua storia recente.
Per questo, accanto alla soddisfazione per il finanziamento ottenuto, resta una domanda che molti tifosi continuano a porsi.
Se questo impianto fosse arrivato in tempo, quanta parte del declino sportivo, economico e d’immagine dell’Ugento Calcio si sarebbe potuta evitare?
Una risposta certa non esiste.
Ma è una domanda che la politica non può permettersi di ignorare, mentre il campo di Ugento arriva a paziente ormai clinicamente morto, ucciso da abbondanti dosi di malapolitica.
















