Anche quest’anno l’Italia non andrà ai Mondiali. Lo sappiamo tutti!
Il Report Calcio della FIGC 2025 ci dice che il problema non è chi siede nella panchina della nazionale ma cosa succede sui campi di periferia dove a bambine e bambini di otto/nove anni stanno già insegnando la tattica del fuorigioco.
Le parole del campione del mondo 2006 Simone Perrotta, ma potrei citarne tanti altri, sono emblematiche della questione fondamentale, che occorre affrontare a livello di sistema, partendo dalle piccole scuole calcio e dai settori giovanili. Quindi anche l’ASD Ugento Calcio!
«Un bambino oggi sta 3-4 ore a settimana al campo con il pallone, ai miei tempi ci stavamo 3-4 ore al giorno a giocare a pallone e sperimentavamo senza l’adulto, giocavamo». Una sintesi semplice e perfetta che tutti possono riscontrare nella realtà e che vale più di mille analisi tattiche.
Il vero divario sta proprio nella settimana che si oppone alla giornata. Ai più piccoli, con riferimento particolare alle attività di base (piccoli amici, primi calci, pulcini ed esordienti), proprio nell’età in cui dovrebbero averlo incollato ai piedi, siamo riusciti nella spasmodica impresa di togliergli il pallone. La metodologia d’allenamento e le teorie dell’apprendimento ci dicono che il gioco libero, quello senza fischietto e senza schema, insegna cose che nessuna seduta organizzata può insegnare, gestire spazi stretti con regole inventate, decidere senza un adulto che dice cosa fare, sbagliare senza paura di essere sostituiti.
Sempre Perrotta alza un grido di dolore quando afferma che in Italia abbiamo sostituito tutto questo con il campo a sette o nove, le casacche colorate, il fischietto dell’allenatore ogni venti secondi, la pressione del risultato già a nove anni. Abbiamo sostituito il gioco con l’esercizio e ci stupiamo che escano fuori esecutori e non creatori?
Il progetto sportivo dell’Ugento Calcio parte dagli studi disponibili, con l’ambizione di contribuire alla risoluzione del problema dei problemi: a bambine e bambini che ancora non hanno ancora una coordinazione efficace, non controllano un pallone in corsa, non capiscono perché dovrebbero stare in linea bisogna insegnare i fondamentali. Del resto, come si potrebbe insegnare la grammatica a chi non sa ancora parlare? Bisogna fare una cosa molto semplice, ma complessa: consentire ai bambini di toccare il pallone migliaia di volte a settimana. Gli schemi, le fasi di gioco, il pressing è tutto ciò che arriverà dopo, perché, ancora una volta la scienza dello sport c’è lo dice chiaramente, se arrivano troppo presto, bloccano la crescita invece di accelerarla.
L’Ugento Calcio vuole insegnare il significato ed il senso della vittoria attraverso il lavoro giornaliero, in campo come in famiglia e a scuola. Vincere a undici anni non significa nulla, anzi, falsa tutto. Le squadre che dominano nei piccoli sono quelle con bambine e bambini più sviluppati fisicamente, non i più dotati tecnicamente, chi ha più talento tecnico, piedi rapidi ma corpo piccolo, viene tenuto in panchina perché “non rende”. Si corre così il rischio di perdere il bambino/ragazzo sul piano della crescita sportiva e della personalità.
Mister Luigi Cera con il suo staff tecnico, in piena sintonia con il management sportivo dell’Ugento Calcio sono fermamente convinti che in campo serva una cosa sola, ed è quella che si fatica a dare, lasciar giocare ragazze e ragazzi senza ingabbiarli. Bisogna far germogliare la creatività perché è un qualcosa che non si insegna, ma si lascia nascere, si protegge dal troppo ordine, si coltiva nel disordine intelligente del gioco libero.
Le direttrici lungo le quali ci si vuole muovere sono dapprima lavorare nel modo giusto, in sintonia con le famiglie, la scuola e la comunità. Occorre poi organizzare il talento, che non è solo quello tecnico ma ciò che interessa il pieno sviluppo della persona, per farlo crescere con il diritto di sbagliare, di divertirsi senza dover vincere, di crescere, di non essere un campione di calcio. Per farlo è inevitabile una ritrasformazione del calcio da mestiere che inizia a sei anni al gioco più semplice e più bello del mondo.
L’Ugento Calcio vuole avviare una rivoluzione che parte da tutti noi. Semplicemente dal prossimo allenamento, insieme a famiglie, scuola e comunità.

















