Lecce, “UNOUNO”: Ippolito Chiarello canta le storie dei rifugiati

Domani, sabato 20 giugno 2026, Lecce si prepara a vivere un momento di profonda emozione e riflessione. Presso NASCA – Teatri di Terra, andrà in scena “UNOUNO – La cantata dell’eroe“, la nuova opera musicale in versi di Ippolito Chiarello. Un appuntamento imperdibile, nato dall’incontro dell’artista salentino con le toccanti storie di otto persone accolte nel progetto SAI del Comune di Lecce, gestito dal GUS – Gruppo Umana Solidarietà “Guido Puletti” APS, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2026.
L’opera, in programma alle ore 20.30, è il primo studio di un progetto artistico che affonda le sue radici in un’iniziativa del 2023. Allora, Ippolito Chiarello fu invitato dal GUS ad ascoltare e restituire, attraverso il suo “Barbonaggio teatrale”, le vite di otto persone accolte nel progetto SAI. Ai passanti veniva chiesto di “indossare” per un attimo quelle storie, portandone via il ricordo.
Tra i racconti, uno in particolare ha segnato profondamente l’artista: quello di Mohamed, partito dal Sudan a soli tredici anni e giunto a Lecce dieci anni dopo, cieco a causa delle torture subite durante il suo lungo e drammatico viaggio. Da questo incontro è scaturito un intenso percorso di ricerca e scrittura che oggi prende forma in “UNOUNO – La cantata dell’eroe“, un’opera che intreccia sapientemente italiano e lingua salentina.
Un canto per non dimenticare
“Ho deciso di scrivere quest’opera musicale in versi, pescando anche dalla lingua salentina, dopo aver conosciuto la storia di otto rifugiati e in particolare quella di Mohamed, il suo racconto e i pianti fatti insieme”, ha dichiarato Ippolito Chiarello. “La volontà è quella di omaggiare tutti i migranti, come lo è stato anche mio padre. Un canto per chi non ce l’ha fatta, inghiottito dal mare o dal deserto e per chi vive con noi, una vita finalmente normale. Un monito per tutti, per ricordare che potremmo ritrovarci un giorno a dover ripartire su un grande barcone, verso una nuova terra”.
La Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2000 e celebrata ogni anno il 20 giugno, richiama l’attenzione sulla dignità delle persone costrette a lasciare il proprio Paese a causa di guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. Una ricorrenza che, quest’anno, assume un significato ancora più profondo, in un contesto internazionale che necessita più che mai di occasioni di incontro, ascolto e partecipazione.
Dal GUS, sottolineano: “Per noi la Giornata Mondiale del Rifugiato non rappresenta soltanto un momento simbolico, ma un’occasione per rendere visibile il lavoro quotidiano che enti locali, operatori e associazioni portano avanti nei territori. I progetti SAI non producono soltanto servizi, ma incontri, reti e possibilità inattese. Talvolta, come in questo caso, generano anche opere artistiche capaci di continuare a camminare autonomamente e parlare a pubblici diversi”.
L’appuntamento di domani a Lecce è dunque un forte invito a sottrarre, almeno per un momento, le migrazioni al linguaggio dell’emergenza, riconsegnandole alle biografie, ai nomi e alle storie umane che le attraversano. Un’occasione per la comunità salentina di riflettere e lasciarsi coinvolgere da un’arte che è specchio del mondo.
















