La Puglia ha prodotto circa 9,3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali nel 2024, rappresentando il 5,4% del totale nazionale. È quanto emerge dal recente rapporto ISPRA pubblicato il 2 ottobre 2026, che offre una panoramica dettagliata sulla produzione e gestione dei rifiuti nel territorio regionale. I dati evidenziano una prevalenza di rifiuti non pericolosi, che costituiscono il 95,8% del totale, pari a 8,2 milioni di tonnellate, mentre i rifiuti pericolosi si attestano a circa 388 mila tonnellate (4,2%).
Le tipologie principali di rifiuti provengono per il 50% dalle operazioni di costruzione e demolizione e per il 26,2% dal trattamento di rifiuti e acque reflue, come classificato nei capitoli 17 e 19 dell’elenco europeo dei rifiuti. Questi dati sono fondamentali per comprendere le sfide ambientali e le strategie di gestione future che attendono la regione.
La gestione dei rifiuti e il recupero di materia
Nel 2024, la gestione complessiva dei rifiuti speciali in Puglia ha interessato oltre 9,6 milioni di tonnellate. Il recupero di materia (operazioni da R2 a R12) si conferma la forma prevalente, con poco più di 7,1 milioni di tonnellate avviate a questa pratica, pari al 73,8% del totale gestito. In particolare, il recupero di sostanze inorganiche (R5) contribuisce per il 70,8% al recupero totale di materia.
L’utilizzo dei rifiuti come fonte di energia (R1) è residuale, con circa 63 mila tonnellate (0,7% del totale gestito). Le immagini allegate al rapporto mostrano come il recupero di energia da rifiuti speciali presso attività produttive sia distribuito nelle province pugliesi, con Bari e Taranto che registrano i volumi maggiori, e Lecce con 2.646 tonnellate.
Smaltimento, discariche e il ruolo delle province
Le operazioni di smaltimento hanno coinvolto più di 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, corrispondenti al 15,8% del totale gestito. Di questi, oltre 424 mila tonnellate (4,4%) sono state smaltite in discarica (D1), mentre quasi 1,1 milioni di tonnellate (11,2%) sono state sottoposte ad altre operazioni di smaltimento come trattamenti chimico-fisici e biologici. Circa 14 mila tonnellate (0,1%) sono state avviate a incenerimento.
Il rapporto ISPRA fornisce anche una mappatura delle discariche che smaltiscono rifiuti speciali e dei relativi impianti provinciali. Ad esempio, per le discariche di rifiuti speciali, la provincia di Taranto registra i volumi più elevati (208.298 tonnellate di non pericolosi), seguita da Foggia (98.964 tonnellate) e Barletta-Andria-Trani (92.494 tonnellate), mentre la provincia di Lecce ha gestito 11.807 tonnellate di rifiuti non pericolosi in discarica. Per quanto riguarda gli impianti di incenerimento, la provincia di Lecce e Taranto sono quelle con il maggior numero di impianti attivi (4 ciascuna).
Al 31 dicembre 2024, la messa in riserva (R13) ammontava a quasi 900 mila tonnellate (9,2% del totale gestito), mentre il deposito preliminare (D15) prima dello smaltimento interessava poco più di 48 mila tonnellate (0,5%). La Puglia ha esportato oltre 206 mila tonnellate di rifiuti speciali, prevalentemente non pericolosi, e importato poco più di 3 mila tonnellate.
I dati forniti da ISPRA sono cruciali per la pianificazione delle politiche ambientali regionali, in un contesto dove figure come l’Assessora all’Ambiente e al Clima, Debora Ciliento, sono chiamate a definire strategie efficaci per la gestione e la riduzione dell’impatto ambientale dei rifiuti.







