Il ritrovamento del primo nido attivo di Vespa velutina a Taranto, nel quartiere San Vito, ha acceso un nuovo allarme in Puglia. L’esemplare, noto come "calabrone asiatico", è stato rimosso il 27 settembre 2026 dai Vigili del Fuoco di Taranto e dagli esperti dell’Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi. All’interno del nido sono stati trovati adulti e larve. Questo è il quarto avvistamento nella regione in due anni e il primo fuori dalla provincia di Lecce, dove erano state registrate precedenti segnalazioni a Lecce, Sternatia e Torre Veneri.
La minaccia per l’ecosistema e la proposta di intervento
La Vespa velutina, originaria del Sud-est asiatico, non ha predatori naturali in Europa e rappresenta una grave minaccia per l’ecosistema locale. Si apposta davanti agli alveari, catturando le api che rientrano cariche di nettare e polline. Questo comportamento porta all’indebolimento e al collasso delle colonie, con perdite che in alcune aree hanno raggiunto fino al 50% degli alveari. Oltre alle api, sono a rischio molti altri impollinatori, con conseguenze negative per la biodiversità. Per l’uomo, il rischio è paragonabile a quello dei comuni calabroni europei.
Di fronte a questa emergenza, il Disteba Unisalento, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, ha proposto alla Regione Puglia una convenzione. Il progetto prevede la creazione di una task force dedicata all’eliminazione dei nidi e un percorso di formazione specifico per gli apicoltori, sviluppato in collaborazione con il CREA e le Università di Firenze, Pisa e Statale di Milano.
L’urgenza delle analisi e del contenimento
Il 13 ottobre 2026, il Dipartimento ha sollecitato la Regione a firmare la convenzione con urgenza, al fine di utilizzare le risorse disponibili entro il 31 dicembre 2026. Il direttore del Disteba, Stefano Piraino, ha sottolineato l’importanza di comprendere l’origine dell’invasione:
"Dalla periferia di Lecce a Taranto, in due anni, abbiamo raccolto quattro segnalazioni a centinaia di chilometri dal fronte noto dell’invasione, che finora si fermava tra Toscana e Lazio. Ora la domanda decisiva è da dove arrivano. Con le analisi sui campioni capiremo se in Puglia c’è un’unica colonia fondatrice o se la specie è arrivata più volte, in modo indipendente. Non è una curiosità accademica: nel primo caso possiamo ancora pensare di contenere un solo focolaio, nel secondo dobbiamo capire quali sono le vie di ingresso e chiuderle. È questo il contributo che l’Università può dare: trasformare ogni ritrovamento in conoscenza utile per decidere".
La situazione richiede un intervento rapido per contenere la diffusione della specie e proteggere l’ecosistema locale, con il Disteba Unisalento che attende risposte dalla Regione per avviare le misure proposte. I cittadini che avvistano un nido o un calabrone sospetto sono invitati a non avvicinarsi e a segnalarlo sul sito www.stopvelutina.it.




