Un rogo divampato nella giornata di ieri, 1° novembre 2026, presso l’impianto di biostabilizzazione/TMB del polo di Burgesi a Ugento, ha riacceso l’allarme ambientale nel Capo di Leuca. L’episodio, sebbene circoscritto dall’intervento dei Vigili del Fuoco, ha evidenziato la fragilità dell’intero complesso, richiamando alla memoria il grave incendio al centro rifiuti di Lequile dello scorso agosto.
L’incendio a Burgesi, che ha interessato una porzione dell’impianto, è considerato dal Comitato “No Burgesi” un severo campanello d’allarme. Il polo di Ugento, infatti, non è un semplice impianto di stoccaggio, ma include un impianto TMB e due discariche stratificate con milioni di metri cubi di rifiuti. Un eventuale incendio non domato in tempo rischierebbe di estendersi alle discariche, innescando un cosiddetto subsurface fire (incendio sotterraneo) alimentato dal metano, con una combustione profonda e difficilmente domabile, capace di liberare per settimane polveri sottili, diossine e idrocarburi aromatici su terreni agricoli e centri abitati circostanti. A ciò si aggiunge l’estrema vulnerabilità della falda acquifera sottostante, con il rischio di passaggio di ceneri e inquinanti nel sottosuolo carsico salentino a causa dell’acqua utilizzata per lo spegnimento e del crollo termico delle guaine protettive.
L’inadeguatezza della sopraelevazione e i rischi ambientali
Alla luce del recente rogo e delle dinamiche di rischio, la richiesta di sopraelevazione del sito – attualmente al centro dell’iter autorizzativo PAUR-VIA (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale / Valutazione di Impatto Ambientale) – viene giudicata dal Comitato come del tutto inadeguata e insostenibile. Aumentare le volumetrie e le altezze del corpo discarica comporterebbe un incremento del carico statico e del rischio biogas, stimolando la produzione di gas negli strati interni e rendendo più complesse le operazioni di spegnimento in caso di emergenza. L’espansione verticale, inoltre, contrasterebbe con i principi di precauzione e tutela della salute pubblica su un polo che ha già registrato un incendio in un impianto attivo.
Richieste per una nuova governance del territorio: la Consulta Ambientale Intercomunale
Di fronte a questo scenario, il Comitato “No Burgesi”, presieduto dal dott. Antonio Nuzzo, chiede una nuova governance partecipata del rischio. Si propone l’istituzione immediata della Consulta Ambientale Intercomunale, un organo di coordinamento permanente tra i Comuni del comprensorio per la pianificazione, il controllo e l’indirizzo strategico del sito.
Alla Regione Puglia e agli enti competenti nel procedimento PAUR-VIA, il Comitato chiede di rigettare l’istanza di sopraelevazione e di disporre:
- Il blocco definitivo di ogni ipotesi di sopraelevazione o ampliamento del polo di Burgesi.
- L’istituzione formale della Consulta Ambientale Intercomunale, con responsabilità diretta dei Comuni.
- La redazione e il finanziamento di un Piano di Bonifica Effettiva e Messa in Sicurezza Permanente (MISP) dell’intero polo, guidato dalla Consulta.
- Un piano straordinario di caratterizzazione e monitoraggio continuo della falda idrica e delle emissioni in atmosfera, supervisionato dai Comuni e aperto alla cittadinanza, con potenziamento dei presidi antincendio e di captazione del biogas.
L’incendio del 1° novembre a Burgesi, secondo il Comitato, dimostra che il tempo delle proroghe e dei progetti di espansione è terminato. Lo stop alla sopraelevazione, l’assunzione di responsabilità dei Comuni e l’avvio della bonifica effettiva sono considerate le uniche strade per la tutela della salute e della sicurezza del Capo di Leuca.