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Ambiente

UniSalento riprende la ricerca alle Svalbard: focus sul clima che cambia nell’Artico

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L’Università del Salento ha ripreso la sua campagna di prelievo campioni alle Svalbard, nell’Artico, nell’ambito del progetto internazionale “Light, Time, Clock and Clime”. La missione si concentra sullo studio del Lepidurus arcticus, un piccolo crostaceo che popola i laghi e gli stagni temporanei delle isole, la cui sopravvivenza è minacciata dai rapidi cambiamenti climatici.

Il progetto, guidato dal professor Vittorio Pasquali dell’Università del Salento in qualità di Principal Investigator, è finanziato dal Research Council of Norway con lo Svalbard Strategic Grant. Coinvolge sei atenei provenienti da Italia, Norvegia, Danimarca e Finlandia, evidenziando una collaborazione internazionale cruciale per la ricerca artica.

In questa fase operativa, che si sta svolgendo nelle aree dell’Adventdalen e della Brøggerhalvøya con il supporto del Norwegian Polar Institute, i ricercatori sono impegnati nel campionamento di materiale biologico. Nello specifico, sono state prelevate cisti di Lepidurus arcticus da punti precedentemente identificati nei laghi. Questi campioni saranno fondamentali per le attività sperimentali che prenderanno il via a novembre presso UNIS di Longyearbyen, l’Arctic University of Norway di Tromso e l’Università del Salento.

Alle complesse attività sul campo contribuiscono anche i Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari, con il supporto tecnico-scientifico di Luca Festuccia. Il loro contributo è essenziale, considerando le condizioni estreme: temperature che raggiungono i -20°C, la necessità di superare spessi strati di ghiaccio per accedere ai laghi, venti forti e nevicate intense, oltre all’imminente arrivo della notte polare.

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Il professor Pasquali ha sottolineato l’importanza della ricerca: “Studiare quando un organismo decide di fermarsi e quando ripartire significa studiare il modo in cui la vita legge il tempo. Nell’Artico questa lettura sta diventando inaffidabile: la luce dice una cosa, la temperatura ne dice un’altra”. Comprendere questi meccanismi nell’Artico è cruciale per prevedere gli impatti del cambiamento climatico a livello globale.

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