Per trent’anni Vito ha gestito il suo stabilimento balneare a Torre San Giovanni. Trent’anni trascorsi sulla stessa spiaggia, tra estati, investimenti, clienti abituali, dipendenti, manutenzioni e sacrifici. Nel corso del tempo ha comprato ombrelloni e lettini, realizzato interventi, migliorato i servizi e costruito un’attività che rappresenta, per lui e per la sua famiglia, una parte importante del proprio reddito. Oggi, però, quello stesso lido potrebbe trovarsi davanti a una situazione completamente nuova: la concessione dovrà essere rimessa a gara.
Vito, naturalmente, è un nome di fantasia. Ma il caso che immaginiamo è tutt’altro che improbabile e serve a comprendere cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi anche sulle spiagge di Ugento. Dopo anni di proroghe e di contenziosi, il sistema delle concessioni balneari sta entrando nella fase operativa della riassegnazione. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha predisposto una bozza di bando-tipo destinata a fornire agli enti concedenti un modello per le future procedure. Il documento dovrà ancora essere perfezionato, ma contiene già indicazioni molto precise: le procedure dovranno essere avviate entro il 30 giugno 2027 e le nuove concessioni potranno avere una durata compresa, in linea generale, tra 5 e 20 anni, in relazione alle caratteristiche dell’affidamento e agli investimenti previsti.
La novità più importante, per chi oggi gestisce un lido, è semplice da spiegare: avere avuto quella concessione per trent’anni non significa avere automaticamente diritto a mantenerla per i prossimi anni. Vito potrà partecipare alla gara, se in possesso dei requisiti previsti, e potrà anche vincerla. Ma dovrà confrontarsi con gli altri concorrenti sulla base dei criteri stabiliti dal bando.
Ed è proprio qui che la questione diventa interessante.
Immaginiamo che, oltre a Vito, alla gara partecipi un altro imprenditore locale. Oppure, scenario ancora più significativo, una grande società nazionale o internazionale del settore turistico-balneare. Chiamiamola, per comodità, Global Beach. Anche questo è un nome di fantasia. La società dispone di capitali molto superiori a quelli di Vito, può affidarsi a progettisti, consulenti e professionisti specializzati nelle gare pubbliche e può presentare un piano di investimenti molto più consistente.
Vito potrebbe avere alle spalle trent’anni di esperienza e una conoscenza profondissima del territorio. Potrebbe conoscere la propria clientela, avere personale già formato, aver mantenuto per decenni l’attività e conoscere ogni problema di quella porzione di costa. Global Beach potrebbe invece arrivare da fuori, ma con una capacità finanziaria molto maggiore e con la possibilità di presentare un progetto completamente nuovo.
Chi avrebbe la meglio? La risposta, oggi, non può essere data. E soprattutto non sarebbe corretto sostenere che debba vincere automaticamente l’uno o l’altro. La gara dovrà essere valutata secondo i criteri stabiliti dall’amministrazione nel bando. La bozza del MIT prevede infatti un sistema basato sull’offerta economicamente più vantaggiosa e non sulla semplice gara al rialzo economico. Questo significa che dovranno essere valutati gli elementi tecnici ed economici previsti dalla procedura.
La differenza è sostanziale. Vito potrebbe presentare un progetto da 250 mila euro per migliorare accessibilità, servizi, strutture e sostenibilità del proprio stabilimento, garantendo al tempo stesso continuità occupazionale e mantenimento dell’attività. Una grande società potrebbe invece presentare un piano da uno o due milioni di euro, con nuove strutture, nuovi servizi turistici, interventi energetici, sistemi digitali e un’organizzazione completamente diversa. Il fatto che abbia più soldi non significa automaticamente che vincerà, ma la dimensione degli investimenti potrebbe assumere un peso importante se il bando attribuirà ad essi un determinato valore.
Ed è per questo che, nel caso di Ugento, sarà fondamentale conoscere come verranno costruiti concretamente i bandi. Non basterà sapere che la gara ci sarà. Bisognerà leggere i criteri, i punteggi, i requisiti, la dimensione dei lotti e le condizioni richieste ai partecipanti. Saranno questi elementi a determinare, nella pratica, quanto sarà semplice o difficile per un piccolo imprenditore locale competere con un grande operatore.
C’è poi un altro aspetto che potrebbe modificare radicalmente lo scenario attuale. Il futuro assetto delle concessioni non dovrà necessariamente coincidere con quello che conosciamo oggi. La nuova impostazione consente infatti agli enti concedenti di intervenire sulla configurazione dei lotti e, in determinate condizioni, di accorpare più concessioni. Questo significa che la gara potrebbe non riguardare necessariamente esattamente gli stessi spazi che oggi vengono gestiti dai singoli concessionari.
Per fare un esempio, oggi potremmo avere tre stabilimenti distinti: uno gestito da Vito, uno da Mario e uno da Antonio. Domani il Comune potrebbe decidere una diversa configurazione delle aree e mettere a gara lotti con caratteristiche differenti. È un aspetto tutt’altro che secondario, perché la dimensione del lotto può incidere anche sulla capacità economica necessaria per partecipare alla procedura.
Poi c’è la questione degli investimenti effettuati negli anni dai concessionari uscenti. Se Vito dovesse perdere la gara dopo trent’anni, non significa necessariamente che perderà anche il valore degli investimenti che ha realizzato. La disciplina prevede un meccanismo di indennizzo collegato agli investimenti non ancora ammortizzati. Ma anche in questo caso è necessario evitare equivoci: non si tratta di una buonuscita automatica per trent’anni di attività.
Il Consiglio di Stato ha chiarito che l’indennizzo non è automatico e che il concessionario uscente deve dimostrare gli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati. Questo significa che, nel nostro esempio, Vito dovrebbe essere in grado di documentare attraverso fatture, autorizzazioni, documentazione contabile e altri elementi le opere e gli investimenti effettuati nel corso degli anni.
Se, per esempio, Vito avesse investito complessivamente 300 mila euro, non avrebbe automaticamente diritto a ricevere 300 mila euro nel momento in cui perde la concessione. Una parte degli investimenti potrebbe essere già completamente ammortizzata, mentre un’altra potrebbe avere ancora un valore residuo. Sarà proprio quest’ultimo elemento, nei casi in cui ne ricorrano i presupposti, a entrare nel meccanismo dell’eventuale indennizzo.
C’è poi un altro punto che interessa direttamente i concessionari attuali. Il 30 settembre 2027 non deve essere interpretato come una sorta di appuntamento fisso al quale tutti potranno arrivare automaticamente continuando a gestire il proprio stabilimento. Il Consiglio di Stato ha chiarito che quella data rappresenta un termine massimo del regime transitorio e che, una volta completata la procedura di gara, il subentro del nuovo concessionario può avvenire anche prima.
Per Vito, quindi, la domanda non sarà semplicemente “quando scade la mia concessione?”. Sarà soprattutto “quando il Comune pubblicherà il bando e quali regole conterrà?”.
Ed è proprio qui che la questione nazionale diventa una questione ugentina.
Perché a Torre San Giovanni esistono attività balneari che hanno costruito la propria storia nell’arco di decenni. Attività che hanno investito sul territorio, dato lavoro e accompagnato la crescita turistica della marina. Ma il nuovo sistema introduce una discontinuità evidente: la permanenza storica sulla concessione non rappresenta più, da sola, una garanzia per il futuro.
Vito potrebbe partecipare alla gara e vincerla. Potrebbe continuare la propria attività per altri anni e ottenere una nuova concessione, eventualmente anche di lunga durata, sulla base delle condizioni previste dal bando.
Potrebbe però anche perdere.
E se dall’altra parte ci fosse un grande operatore, la questione diventerebbe ancora più interessante. Non perché una multinazionale avrebbe automaticamente diritto a vincere, ma perché potrebbe disporre di una capacità finanziaria e organizzativa molto superiore. Per questo sarà importante capire quali criteri saranno adottati per garantire una reale competizione tra operatori di dimensioni molto diverse.
La normativa, inoltre, affronta anche il problema della concentrazione delle concessioni, introducendo limiti alla possibilità per un singolo operatore di accumularne un numero eccessivo. Anche questo sarà un elemento da verificare attentamente quando saranno pubblicati i bandi concreti.
La partita, dunque, non è ancora iniziata. Ma le regole del gioco stanno cambiando.
E a questo punto la domanda che Ozanews ritiene necessario porre riguarda direttamente il Comune di Ugento: come si sta preparando l’amministrazione alle future gare sulle concessioni demaniali?
Quante sono oggi le concessioni presenti sul litorale di Ugento? Quali sono le loro superfici? Quali sono le scadenze? Sono già state avviate attività di ricognizione? Si pensa di mantenere l’attuale configurazione dei lotti oppure di modificarla? Sono previsti accorpamenti? Quali criteri verranno utilizzati? Quanto peseranno gli investimenti? Come verranno valutati gli eventuali indennizzi ai concessionari uscenti? E soprattutto, quali strumenti verranno adottati affinché un piccolo imprenditore locale possa competere realmente con un grande operatore dotato di una capacità finanziaria enormemente superiore?
Sono domande che oggi non hanno ancora una risposta definitiva, perché la partita amministrativa deve ancora essere giocata.
Ma una cosa appare ormai chiara.
Il futuro delle spiagge di Torre San Giovanni non sarà deciso soltanto dalla storia di chi le ha gestite negli ultimi trent’anni. Sarà deciso dai nuovi bandi.
E quando quei bandi arriveranno, dentro quelle carte ci sarà molto più di una semplice procedura amministrativa.
Ci saranno il futuro di Vito, quello degli altri concessionari, gli interessi dei nuovi operatori, il lavoro di decine di persone e una parte importante dell’economia turistica di Ugento.
Per questo sarebbe interessante capire oggi, prima che arrivino le gare, cosa abbia intenzione di fare il Comune.
Perché quando il bando sarà pubblicato, molte delle decisioni più importanti saranno già state prese.