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Economia

Estate 2026, Ugento perde 40mila notti mentre il Salento tiene. Ozanews lo aveva scritto a febbraio 2025

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Estate 2026, Ugento perde 40mila notti mentre il Salento tiene. Ozanews lo aveva scritto a febbraio 2025

Giugno-agosto: la provincia di Lecce chiude in parità, Ugento cede quasi il 5% delle presenze e arretra su entrambi i mercati. Gallipoli, Porto Cesareo e Nardò, sulla stessa costa, crescono. Il record del milione di presenze, celebrato come traguardo, nascondeva le fragilità che i dati di oggi rendono evidenti.

Il 15 febbraio 2025 Ozanews pubblicava «Altro che milione, il turismo di Ugento è a rischio». Nelle stesse ore il milione di presenze veniva rilanciato come un successo dell’amministrazione comunale, in particolare dal consigliere comunale Vincenzo Scorrano, che evitando la realizzazione di una seria analisi sui numeri, si lasciò andare ad un esercizio di bieca propaganda elettorale. Venti mesi dopo, i numeri ufficiali dell’Osservatorio turistico regionale permettono di verificare chi leggeva meglio quel dato.

L’estate in cifre: una provincia ferma, un Comune che scende

Tra giugno e agosto 2026 la provincia di Lecce ha registrato 5.220.487 presenze contro 5.224.499 dello stesso periodo 2025, un calo dello 0,08%, mentre gli arrivi sono saliti da 1.029.478 a 1.034.836 (+0,52%). Un’estate sostanzialmente ferma, con andamenti diversi tra mesi, provenienze e Comuni.

Ugento è fuori da questo equilibrio: 101.459 arrivi contro 107.531 (−5,65%) e 764.254 presenze contro 804.240 (−4,97%). Sono circa 6.000 arrivi e quasi 40.000 notti in meno. Mentre l’intera provincia perdeva circa 4.000 notti, Ugento ne perdeva dieci volte tante, e il suo peso sul totale provinciale scendeva dal 15,4% al 14,6%.

Il confronto con i vicini è netto:

Comune Presenze 2026 Variazione notti %

Gallipoli 622.079 +43.209 +7,46%

Porto Cesareo 611.344 +25.831 +4,41%

Nardò 295.471 +13.900 +4,94%

Lecce 475.100 +7.328 +1,57%

Otranto 562.876 +2.807 +0,50%

Tricase 27.311 −4.187 −13,29%

Melendugno 497.713 −36.044 −6,75%

Ugento 764.254 −39.986 −4,97%

Ugento registra la perdita assoluta più alta tra i Comuni analizzati, davanti a Melendugno. E il mare, per una volta, non spiega la differenza: Gallipoli, Porto Cesareo e Nardò guadagnano 83mila notti complessive affacciandosi sulla stessa costa ionica.

L’agosto che pesa su tutti

Il quadro provinciale aiuta a capire il contesto. Giugno e luglio sono stati positivi (+3,33% di presenze ciascuno), ma agosto ha cancellato quasi tutto: arrivi da 432.177 a 423.462 (−2,02%), presenze da 2.353.166 a 2.253.656 (−4,23%), cioè 99.510 notti in meno nel mese di maggiore affluenza.

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Dietro il dato aggregato c’è una divisione netta tra i mercati. Gli italiani perdono 79.173 notti (−1,94% nel trimestre), gli stranieri ne guadagnano 75.161 (+6,57%). A giugno le presenze italiane salgono del 2,42%, ad agosto crollano del 5,80%; gli stranieri crescono in tutti e tre i mesi.

Il punto debole: la dipendenza dagli italiani

È qui che il caso Ugento si distingue. Dove il turismo estero cresce, il calo italiano viene assorbito: a Porto Cesareo i pernottamenti stranieri passano da 61.806 a 72.097, 10.291 notti in più; a Lecce le presenze straniere salgono del 6,93%. A Ugento invece il calo è doppio: −5,50% di notti italiane e −2,22% di notti straniere.

Applicando le percentuali ai totali (stima nostra, non dato ufficiale), circa 37.000 delle notti perse sono italiane e circa 2.900 straniere. L’estate di Ugento resta costruita soprattutto sull’ospite italiano, e quando quel mercato si indebolisce il Comune non ha un cuscinetto.

Il dato non è nuovo. L’articolo di febbraio 2025 già segnalava una quota di clientela italiana nettamente prevalente e una stagionalità estrema. Va riconosciuto che qualcosa era cambiato: la quota estera è salita dal 15,1% delle presenze del 2019 al 21,7% del 2025, con 221.811 presenze straniere (+14,2% sul 2024). Ma la crescita internazionale era recente e nel 2026 si è fermata.

Il milione che non bastava

Il 2025 si è chiuso con 1.020.286 presenze e 143.928 arrivi, il primo milione nella serie storica di DMS Puglia, in crescita del 24,3% sul 2013. Il dato era vero. Il problema, già segnalato a febbraio 2025, è che un numero assoluto non dice se una destinazione sta crescendo bene, quanto sta crescendo rispetto agli altri, e da chi dipende.

Quello che emergeva dall’analisi di allora, e che i dati recenti non smentiscono:

  • tra il 2005 e il 2022 Ugento era cresciuta del 68,5%, contro il +1513% di Melendugno e il +1439% di Racale, con la 61ª posizione regionale per tasso di crescita;
  • la permanenza media è scesa da 7,75 giorni nel 2013 a 7,09 nel 2025: più arrivi, ma soggiorni più brevi;
  • la stagionalità resta estrema, con una destinazione che vive soprattutto tre mesi l’anno. Anche nel 2026 il trimestre estivo è ciò che muove i numeri.

Il record, in altre parole, era un dato di partenza, non di arrivo. Presentarlo come traguardo senza affrontare le fragilità strutturali ha lasciato Ugento esposta alla prima estate meno favorevole.

Un’offerta che si restringe

C’è poi un fenomeno meno visibile. I posti letto attivi sono scesi da 23.877 nel 2024 a 22.658 nel 2026 (−5,1%), e il calo si concentra dove la ricettività è più strutturata:

  • le Residenze Turistico Alberghiere passano da 3.698 a 1.670 posti letto: più della metà in due anni;
  • le locazioni turistiche imprenditoriali scendono da 1.840 a 1.252;
  • le locazioni non imprenditoriali restano la voce più grande (8.340 posti, 36,8%) ma calano rispetto al 2025;
  • crescono le case vacanze imprenditoriali (da 539 a 1.042), mentre alberghi (5.017) e campeggi (3.300) restano stabili.

Le strutture censite sono 2.000, 45 in meno del 2025. Il salto da 98 strutture nel 2019 a oltre 2.000 non va letto come crescita reale: riflette in gran parte l’emersione e la registrazione degli affitti brevi. Il dato che conta è la direzione recente, verso una ricettività più frammentata e meno strutturata.

Le responsabilità e le domande aperte

I numeri non dicono da soli quale sia la causa del calo, e un trimestre non basta per parlare di tendenza. Dicono però che Ugento sta andando peggio del suo territorio, e questo rende la questione politica oltre che statistica. Un’amministrazione che nel febbraio 2025 ha scelto di leggere il record come un successo, senza raccogliere gli avvertimenti sulla struttura del turismo locale, deve oggi spiegare che cosa intenda fare.

Le domande da porre al Comune:

  1. Esiste un piano strategico del turismo? Con quali azioni su destagionalizzazione, eventi fuori stagione e mercati esteri?
  2. Come sono stati impiegati nel 2025 e nel 2026 gli introiti dell’imposta di soggiorno e i fondi per la promozione?
  3. Quale analisi ha prodotto il Comune sul calo di giugno-agosto e sulla perdita di posti letto nelle strutture organizzate?
  4. Perché Gallipoli, Porto Cesareo e Nardò hanno intercettato la domanda che Ugento ha perso?
  5. Quali iniziative per trattenere gli ospiti più a lungo, visto che la permanenza media cala da un decennio?

Ozanews ha rivolto queste domande all’amministrazione comunale più volte, senza mai ricevere risposte. Alle stesse domande sono invitati a rispondere anche gli operatori del settore, dagli albergatori ai gestori dei lidi, che più volte hanno voluto confrontarsi con il nostro giornale.

Note sui dati

  • I confronti dell’estate 2026 riguardano il solo trimestre giugno-agosto e provengono dall’Osservatorio turistico regionale, con dati ancora soggetti ad aggiornamento. Le serie annuali del report DMS Puglia arrivano al 2025.
  • I flussi censiti da DMS/SPOT riguardano gli alloggi registrati.
  • La ripartizione italiani/stranieri delle notti perse è una stima di Ozanews ricavata dalle percentuali.

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