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Salento, l’analisi di Stefano Cinti: il futuro delle aree interne tra tecnica e spopolamento

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Palmariggi – Le cosiddette “aree interne”, caratterizzate dalla distanza dai principali servizi essenziali come istruzione, mobilità e sanità, sono al centro di un’analisi critica inviata alla redazione di Ozanews da Stefano Cinti. L’ex funzionario della Commissione Europea, oggi residente a Palmariggi nel cuore del Salento, solleva interrogativi sul destino di questi territori, spesso celebrati per le loro bellezze ma minacciati da un declino demografico.

Secondo Cinti, la discussione sul futuro di questi piccoli centri, che rappresentano il 60% del territorio italiano e ospitano il 23% della popolazione, sembra già orientata. Egli cita il “Piano strategico nazionale italiano delle aree interne”, evidenziando l’obiettivo 4 che parla di “Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile” per le zone con squilibrio generazionale, basse prospettive economiche e debole attrattività. Il documento suggerisce un piano mirato per assistere queste aree in un “cronicizzato declino e invecchiamento” per renderlo “socialmente dignitoso”.

L’autore sottolinea come l’idea di ridistribuire la popolazione e rivitalizzare i piccoli centri non sembri attuabile, soprattutto per motivazioni tecniche. Viene evidenziata, in particolare, la gestione della distribuzione dell’energia, considerata più efficiente nelle città rispetto alle aree rurali. Questa impostazione, a suo dire, avrebbe già influenzato scelte strategiche, come le sovvenzioni per auto elettriche destinate solo ai residenti urbani.

La tendenza alla concentrazione demografica nei grandi centri urbani è un fenomeno mondiale, con le Nazioni Unite che stimano un aumento della popolazione urbana dal 55% attuale al 68% entro il 2050. Cinti paventa un futuro in cui il pianeta sarà costellato da “punti luminosi” (le città) uniti da infrastrutture, mentre le aree interne diventeranno “il nulla”, utilizzate per un turismo nostalgico, attività industriali, agricole o come siti di stoccaggio per rifiuti.

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L’analisi di Cinti si conclude con un appello a non lasciare che le ragioni tecniche prevalgano su quelle umane e sociali. Egli ritiene che focalizzare l’urbanizzazione sui grandi centri sia un errore per la specie umana, poiché riduce le possibilità di relazione con i simili e con l’ambiente. La “legittimazione delle aree interne” è una battaglia difficile ma necessaria, per la quale, pur riconoscendo molte iniziative pubbliche e private, manca un coordinamento integrato per proporre un’alternativa reale allo spopolamento.

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