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Cronaca

Aggressione a Claudio Martella: Il mare, la mala, le “botte”

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Dall’aggressione al consigliere comunale di Salve Martella alla questione dei lidi, passando per la “bamba” che alimenta un’economia sommersa e la memoria dimenticata di Peppino Basile. Nel Basso Salento la solidarietà arriva puntuale, ma la coerenza sembra sempre più rara. Da Salve a Ugento, è ora di smettere di fingere di non vedere.

C’è un momento in cui la solidarietà rischia di trasformarsi in una recita. È quello in cui, dopo un fatto grave, tutti si affrettano a esprimere vicinanza, a condannare la violenza e a proclamarsi paladini della legalità. Poi, passata l’indignazione, tutto torna come prima.

L’aggressione al consigliere comunale di minoranza di Salve, Martella, impone una riflessione che va oltre la cronaca. Le circostanze e le responsabilità dovranno essere accertate, così come dovrà essere verificato l’eventuale collegamento con le posizioni politiche del consigliere sulla questione dei lidi e delle concessioni balneari. Ma una domanda dobbiamo porcela: se l’aggressione fosse davvero legata a questa battaglia, che cosa potrebbe succedere quando arriverà il momento di decidere il futuro delle concessioni demaniali?

La questione dei lidi, a Salve come a Ugento e nelle altre marine del Salento, non è nata ieri. È una storia che amministratori (compreso lo stesso Martella), operatori e cittadini conoscono da anni, con interessi economici importanti e regole che devono essere applicate senza eccezioni. Le nuove procedure di assegnazione possono mettere in discussione assetti consolidati. Per questo servono trasparenza, controlli e istituzioni capaci di garantire che nessuno possa condizionare le decisioni pubbliche attraverso la paura.

Se davvero bastasse una posizione politica sulle concessioni per innescare intimidazioni o violenze, allora il problema sarebbe enorme. E i Comuni costieri dovrebbero prepararsi ad affrontare una stagione amministrativa delicata con tutte le garanzie di sicurezza necessarie. Non per militarizzare indiscriminatamente le marine, ma per assicurare che sindaci, consiglieri e funzionari possano fare il proprio lavoro senza pressioni.

Se per applicare le regole bisogna avere paura, il problema non è chi pretende legalità. È il contesto in cui quella legalità dovrebbe essere garantita.

Quei lidi, le “botte” e l’economia che preferiamo non vedere

Ma le contraddizioni del Basso Salento non si fermano alle concessioni. C’è un’altra economia, quella illegale, che le recenti indagini e gli arresti per traffico di stupefacenti riportano periodicamente alla luce, mostrando reti di spaccio e circuiti capaci di raggiungere una platea estesa di consumatori.

E allora proviamo a guardare anche oltre la cartolina estiva. Quei lidi sotto i quali, durante l’estate, turisti e sempre più locals consumano una «botta» dopo l’altra. Non significa criminalizzare gli stabilimenti balneari o chi li frequenta. Significa avere il coraggio di riconoscere che il mercato della droga non vive soltanto ai margini della società: si alimenta anche attraverso una domanda che può attraversare ambienti sociali diversi, compresi quelli più rispettabili in apparenza.

Dietro la cosiddetta «bianca» ci sono denaro, dipendenze, famiglie in difficoltà e interessi criminali. Ci sono anche padri di famiglia e persone apparentemente insospettabili che possono finire risucchiati nel consumo. Le responsabilità individuali vanno accertate e gli indagati non possono essere considerati colpevoli prima delle sentenze. Ma il fenomeno sociale non può essere ignorato.

Il paradosso è proprio questo: vogliamo vendere un’immagine perfetta del Salento, ma rischiamo di chiudere gli occhi davanti alle sue zone d’ombra. Ci indigniamo quando la violenza finisce sui giornali, mentre troppo spesso preferiamo non domandarci quali economie, quali abitudini e quali interessi prosperino accanto alla nostra quotidianità.

Il turismo è lavoro, ricchezza e futuro. Ma non può diventare un alibi per non guardare la realtà. La tranquillità di un territorio non si misura da ciò che riesce a nascondere, ma dalla capacità di affrontare ciò che non funziona.

Peppino Basile e la memoria corta della politica

A Ugento, poi, c’è una ferita che rende certe dichiarazioni di solidarietà ancora più difficili da digerire: quella di Peppino Basile, consigliere comunale e provinciale assassinato nel giugno del 2008 con diciassette coltellate.

C’è un fatto politico che merita di essere denunciato: l’amministrazione comunale di Ugento (che al suo interno ha una rappresentanza dello stesso PD) non ha mai celebrato né ricordato istituzionalmente Peppino Basile nel giorno dell’anniversario della sua morte. Una persistente assenza dalla memoria pubblica che solleva interrogativi pesanti e che, ai nostri occhi, finisce per alimentare il sospetto di una volontà di lasciarlo cadere nell’oblio.

Non possiamo attribuire intenzioni personali senza prove, ma possiamo giudicare le condotte pubbliche e chiedere conto delle omissioni. Perché un amministratore assassinato non dovrebbe diventare una memoria scomoda, da lasciare lentamente sbiadire fino a quando nessuno ne parla più.

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Chi oggi si affretta a esprimere solidarietà a Martella dovrebbe domandarsi che cosa significhi davvero difendere chi esercita un mandato pubblico. Significa pubblicare un comunicato quando la notizia è ancora sulle prime pagine oppure impegnarsi anche dopo, quando i riflettori si spengono e la coerenza comincia a costare?

E viene spontaneo chiedersi quanto durerà questa solidarietà. Dieci giorni? Due settimane? Quanto tempo passerà prima che Martella scompaia dai pensieri di chi oggi gli manifesta vicinanza, compresi quei rappresentanti politici che domani potrebbero non essere più disposti a rinunciare neppure a una parte dei propri privilegi per difendere concretamente chi si trova in difficoltà?

La domanda riguarda tutti, Partito Democratico compreso. Perché la memoria di Peppino Basile non può essere selettiva, così come la difesa della legalità non può dipendere dalla convenienza politica del momento.

Non intendiamo equiparare vicende diverse né attribuire responsabilità per l’omicidio al di fuori delle risultanze giudiziarie. Ma una comunità che dimentica un amministratore assassinato e poi riscopre improvvisamente il valore della solidarietà dovrebbe almeno interrogarsi sulla propria coerenza.

La tranquillità non può essere il prezzo del silenzio

Da Salve a Ugento, da Torre San Giovanni a Torre Mozza e Lido Marini, il problema riguarda tutti i Comuni rivieraschi. Non perché siano tutti uguali, ma perché tutti devono dimostrare che il demanio pubblico viene amministrato nel rispetto delle regole e che chi esercita funzioni pubbliche può farlo senza intimidazioni.

Per troppo tempo abbiamo rischiato di confondere la difesa dell’immagine del territorio con la difesa dei suoi interessi. Come se denunciare una criticità significasse danneggiare il turismo, come se chiedere trasparenza equivalesse a mettersi contro chi lavora, come se il silenzio fosse sempre preferibile al conflitto.

Ma non dobbiamo essere eroi per pretendere il rispetto della legge. Dovrebbe bastare essere cittadini. Dovrebbe bastare svolgere il proprio lavoro, amministrare correttamente la cosa pubblica e chiedere che le stesse regole valgano per tutti.

A Martella va la solidarietà per quanto subito. Ma la solidarietà autentica non si misura nei comunicati: si misura nella capacità di difendere i principi anche quando diventa scomodo farlo.

Il mare, la mala, le botte. Non è soltanto un titolo provocatorio. È una domanda rivolta a un territorio che non può continuare a vivere di contraddizioni, immagini patinate e indignazioni a scadenza.

Se vogliamo davvero difendere il Salento, dobbiamo avere il coraggio di guardarlo per quello che è, pretendere trasparenza sulle concessioni, contrastare le economie criminali e custodire la memoria di chi ha perso la vita.

Perché il mare è un bene di tutti. La legalità deve esserlo altrettanto. E la solidarietà, se non è accompagnata dai fatti, non è altro che l’ennesima promessa destinata a dissolversi con la prossima notizia.

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