Nelle prime ore di oggi, 1° luglio 2026, i Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce hanno eseguito a Copertino tre ordinanze di custodia cautelare in carcere. I provvedimenti, emessi dal G.I.P. su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, riguardano tre persone gravemente indiziate di omicidio e tentato omicidio in concorso, aggravati da premeditazione e metodo mafioso. Le indagini hanno permesso di ricostruire la dinamica e il movente del delitto di Stefano Tomeo, avvenuto l’11 aprile 2026.
L’operazione ha visto il supporto della Compagnia Carabinieri di Gallipoli, dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia” e del Nucleo Carabinieri Cinofili. Oltre agli arresti, un 56enne è stato denunciato in stato di libertà per tentata estorsione, e altre due persone per favoreggiamento personale.
L’agguato dell’11 aprile a Copertino
Il fatto di sangue risale all’11 aprile 2026, quando a Copertino, davanti al circolo ricreativo “The Club”, Stefano Tomeo, 42enne del luogo, fu raggiunto da un colpo d’arma da fuoco al petto che lo uccise. Tomeo era giunto a bordo di un’auto guidata da un amico 56enne. Subito dopo, l’aggressore esplose altri due colpi contro l’autovettura, mirando al 56enne che riuscì a salvarsi. Un proiettile attraversò il parabrezza e si conficcò nel sedile del conducente, mentre il secondo colpì la carrozzeria. Quella che inizialmente sembrava un’esecuzione della criminalità locale si è rivelata il culmine di un piano preparato, scaturito da una vicenda apparentemente banale.
Le complesse indagini dei Carabinieri
L’attività investigativa, coordinata dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Lecce e dalla Compagnia Carabinieri di Gallipoli, si è svolta in un contesto di omertà e reticenza. Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei tabulati, accertamenti tecnici e un’approfondita analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, i Carabinieri hanno ricostruito la preparazione e l’esecuzione del delitto. Decisiva è stata la ricerca capillare di telecamere private e commerciali, che ha permesso di tracciare gli spostamenti dell’autore prima e dopo l’agguato, fino alla fuga ad alta velocità.
Il movente e la premeditazione
Le indagini hanno accertato che il vero obiettivo dell’agguato non era Stefano Tomeo, ma il 56enne scampato all’attacco. Questi, denunciato per tentata estorsione, mesi prima aveva affittato un’abitazione a un infermiere 53enne di Copertino. Anche dopo la fine del contratto, il 56enne avrebbe continuato a pretendere pagamenti per bollette insolute, minacciando l’infermiere. Esasperato dalle pressioni, l’infermiere, anziché rivolgersi alle Forze dell’Ordine, chiese aiuto a un 61enne, storico esponente della Sacra Corona Unita, ritenuto capace di porre fine alle minacce grazie alla sua influenza sul territorio di Copertino. Da qui, il piano criminoso ha preso forma.
La pianificazione dell’agguato
Le fasi preparatorie del delitto sono state ricostruite in dettaglio. La mattina dell’11 aprile, dopo essere stato informato delle minacce, il 61enne, con il coinvolgimento di un 49enne (cognato dell’ergastolano e cugino dell’infermiere), ha organizzato l’incontro con il 56enne davanti al “The Club”. Circa venti minuti prima dell’agguato, i tre si sono riuniti per definire gli ultimi dettagli. L’infermiere ha poi contattato telefonicamente il 56enne, invitandolo all’appuntamento. Il 61enne ha recuperato l’arma e si è appostato lungo il percorso delle vittime. Il 49enne ha avuto un ruolo di raccordo e coordinamento nella pianificazione ed esecuzione.
L’insieme degli elementi raccolti ha fornito un quadro indiziario considerato grave, preciso e concordante, permettendo di identificare i responsabili, chiarire il movente e ricostruire la pianificazione dell’azione delittuosa. Le autorità continuano a monitorare la situazione per ulteriori sviluppi.






















