Domani, 6 ottobre 2026, l’ex Convitto Palmieri di Lecce ospiterà il workshop intitolato ‘Come la precarietà può influenzare lo stato psicologico delle persone’. L’evento, organizzato da Arci Lecce Solidarietà, affronterà il tema cruciale della migrazione come fattore di rischio per la salute mentale, analizzando i traumi vissuti dai migranti prima, durante e dopo il viaggio.
I lavori prenderanno il via alle ore 9:30 e sono dedicati in particolare a coloro che operano nei progetti di seconda accoglienza. Dopo i saluti istituzionali di Anna Caputo, presidente di Arci Lecce Solidarietà, e di Fabio Tarantino, presidente della Provincia di Lecce, si aprirà il dibattito.
Il panel dei partecipanti include diverse figure professionali: Serafino De Giorgi, direttore del dipartimento salute mentale dell’Asl Lecce; Annalisa Antonucci, psicoterapeuta ed etnoclinica; Marco D’Antonio, avvocato immigrazionista; Saifeddine Maaroufi, mediatore culturale; e Leonardo Palmisano, scrittore e sociologo. La moderazione sarà affidata a Mauro Versienti, responsabile cultura di Arci Lecce Solidarietà. Al termine del workshop, verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Serafino De Giorgi introdurrà il tema dal punto di vista medico, sottolineando come la comunità scientifica internazionale abbia posto al centro dell’attenzione i determinanti sociali della salute mentale. «Migrazioni, esperienze psico-traumatiche vissute o subite nel percorso migratorio, criticità nell’accoglienza, precarietà esistenziale negli approdi, isolamento socio-relazionale, sono rilevanti fattori di rischio per la salute mentale di tutte le persone, a maggior ragione per coloro che già vivono una oggettiva condizione di svantaggio», ha dichiarato De Giorgi.
Anche l’avvocato Marco D’Antonio offrirà una prospettiva giuridica, evidenziando il concetto di trauma secondario o istituzionale. «Spesso si associa la salute mentale del migrante solo al trauma del viaggio o del paese d’origine. Come giuristi, dobbiamo denunciare il trauma secondario o istituzionale: quello causato dallo Stato ospitante», ha affermato D’Antonio. Ha poi aggiunto che «la burocrazia non è solo una sequenza di timbri; per un cittadino straniero, la burocrazia determina l’esistere o il non esistere. L’attesa indefinita, l’arbitrarietà delle prassi e l’invisibilità giuridica agiscono come potenti fattori di destabilizzazione psichica, generando ansia cronica, depressione e perdita di controllo sulla propria vita».
Questi e altri spunti saranno al centro delle discussioni durante i lavori del workshop, con l’obiettivo di approfondire le complesse interconnessioni tra migrazione e benessere psicologico.