Il comitato nazionale Orgoglio Olivicolo ha lanciato un appello al Governo e ai parlamentari, chiedendo risposte concrete dalla prossima Conferenza Stato-Regioni. L’iniziativa giunge a 48 ore dalla grande manifestazione di Bari, dove migliaia di olivicoltori, soci di cooperative e frantoiani hanno espresso il loro malcontento per la grave crisi che affligge il settore.
L’appello è rivolto in particolare al ministro Lollobrigida, al sottosegretario La Pietra, e ai deputati e senatori della Puglia e delle altre regioni dove l’olivicoltura rappresenta un pilastro economico e sociale. Orgoglio Olivicolo teme che negli emendamenti al decreto-bozza sul DAO (Documento elettronico di Accompagnamento Olivicolo) possano prevalere condizionamenti esterni, volti a bloccare ogni riforma e a mantenere un sistema di “legge della giungla”. Questo scenario, secondo il comitato, favorirebbe l’opacità e l’assenza di regole certe, condannando l’intero comparto olivicolo-oleario a un declino definitivo a causa di un mercato dominato da pratiche al ribasso.
La mobilitazione di lunedì 12 ottobre a Bari ha visto la partecipazione di oltre 2mila persone provenienti da tutta la Puglia, con il sostegno di sindaci e parlamentari regionali. L’evento ha sottolineato la gravità di una crisi definita la peggiore degli ultimi vent’anni per il settore. Per approfondire la manifestazione di Bari, leggi l’articolo dedicato.
Il comitato ha dichiarato di attendere con fiducia l’esito della Conferenza Stato-Regioni, ma ha anche avvertito di essere pronto a organizzare una mobilitazione ancora più massiccia a Roma, qualora le risposte politiche dovessero rivelarsi insufficienti. L’olivicoltura è presentata come un asse portante del Made in Italy, cruciale non solo per l’agricoltura, ma anche per l’export, il turismo dell’olio, la salvaguardia del paesaggio e la tenuta idrogeologica del territorio.
La battaglia di Orgoglio Olivicolo è definita una lotta per la legalità e la sicurezza alimentare, con richieste di maggiori controlli sulle importazioni, sulle sofisticazioni e sulle frodi. Questo impegno, sottolinea il comitato, riguarda direttamente milioni di consumatori. L’olivicoltura è un “collante sociale, occupazionale, economico e ambientale”, che rappresenta le fondamenta dell’identità e delle speranze di futuro per interi territori rurali. Il rischio è la scomparsa di questo patrimonio, un’eventualità che l’Italia non può permettersi.


