Le prossime elezioni comunali di Ugento si avvicinano e c’è un elemento politico che, più di altri, rischia di passare sotto silenzio: anche questa volta, con ogni probabilità, non ci sarà una vera lista di sinistra o di centrosinistra a contendersi il governo della città.
Non è un dettaglio.
È una condizione politica che Ugento conosce già. Nel 2021, infatti, le quattro liste presentate erano tutte civiche di destra e, per la prima volta nella storia recente del paese, il Partito Democratico non presentò una propria lista. Ozanews raccontò allora quella assenza come un segnale della crisi della rappresentanza del centrosinistra a Ugento.
Cinque anni dopo, il problema sembra riproporsi.
E questa volta la domanda è inevitabile: dove è finita la sinistra ugentina?
Non parliamo soltanto del Partito Democratico. Parliamo di uno spazio politico più ampio: progressista, riformista, ambientalista, attento alle politiche sociali, al lavoro, ai servizi pubblici, alla partecipazione e alla redistribuzione delle opportunità.
Uno spazio che, alle prossime elezioni, rischia nuovamente di non avere una rappresentanza politica riconoscibile e dichiarata.
Nel 2021 gli elettori ugentini si trovarono davanti a quattro candidati sindaco e quattro liste civiche. Salvatore Chiga vinse con 2.481 voti, pari al 37,69%, davanti a Giulio Lisi, fermatosi a 2.451 voti. Ezio Garzia ottenne il 20,59%, mentre Carlo Frisotti il 4,48%. Ma il dato che dovrebbe far riflettere è un altro: si recò alle urne soltanto il 51,67% degli aventi diritto.
Quasi un elettore su due rimase a casa.
È possibile stabilire con certezza che quella bassa partecipazione fosse provocata dall’assenza della sinistra? No. Sarebbe una conclusione che i dati non consentono di dimostrare.
Ma una domanda politica può essere posta.
Che cosa accade quando una parte consistente dell’elettorato non trova sulla scheda una proposta nella quale riconoscersi?
È questo il vero tema.
Perché negli ultimi anni la politica ugentina sembra essersi progressivamente trasformata in una competizione prevalentemente civica, nella quale le appartenenze ideologiche vengono spesso nascoste, superate o mescolate.
E proprio questa caratteristica può avere prodotto un paradosso.
Da una parte, le liste civiche consentono di aggregare persone provenienti da storie politiche differenti. Dall’altra, però, rischiano di rendere indistinguibili le differenze tra visioni politiche profondamente diverse.
Il risultato è che l’elettore può ritrovarsi davanti a una scelta tra persone, gruppi e relazioni, più che tra progetti politici chiaramente alternativi.
E qui si apre una questione ancora più importante.
Se la sinistra non riesce più a costruire una propria proposta autonoma, chi rappresenta a Ugento quella parte di cittadini che si riconosce in quei valori?
La domanda non riguarda soltanto chi si definisce comunista, socialista o progressista.
Riguarda anche chi vorrebbe una politica maggiormente orientata alle fasce più deboli, alla tutela del territorio, alla trasparenza amministrativa, ai servizi, al lavoro, alla scuola, alla sanità, alla partecipazione dei cittadini e alla riduzione delle disuguaglianze.
Quella parte di Ugento esiste.
Lo dimostrano anche le consultazioni politiche nazionali: nel 2022, ad esempio, a Ugento il Partito Democratico raccolse il 10,59%, Alleanza Verdi e Sinistra l’1,81%, mentre l’intera coalizione comprendente PD, AVS, +Europa e Impegno Civico arrivò al 15,55%.
Numeri che non possono essere automaticamente trasferiti alle elezioni comunali, perché le dinamiche locali sono completamente differenti.
Ma una cosa la raccontano: un elettorato che si riconosce in un’area progressista esiste.
La questione è capire se alle prossime comunali avrà qualcuno che intende rappresentarlo apertamente.
Ed è proprio qui che la prossima tornata elettorale potrebbe segnare un passaggio importante per Ugento.
Non soltanto perché si sceglierà il prossimo sindaco.
Ma perché, ancora una volta, una parte dell’elettorato rischia di non trovare sulla scheda il simbolo, la storia e la proposta politica nella quale riconoscersi.
E quando una parte della società non si sente rappresentata, il rischio non è necessariamente che voti qualcun altro.
Il rischio è che smetta semplicemente di votare.
Nel 2021 l’affluenza fu del 51,67%, contro il 60,31% della precedente tornata: quasi nove punti percentuali in meno.
Non possiamo dire che quella diminuzione sia stata causata dall’assenza della sinistra.
Possiamo però porci una domanda.
Se anche nel 2026 una parte politica organizzata non sarà presente, quanti cittadini sentiranno ancora che vale la pena andare alle urne?
Forse è questa la vera emergenza politica di Ugento.
Non la vittoria dell’uno o dell’altro.
Ma il fatto che, mentre ci si prepara a scegliere il prossimo sindaco, una parte della città rischia ancora una volta di non avere una voce politica chiaramente riconoscibile sulla scheda elettorale.
E questa, piaccia o no, è una questione che riguarda tutti.