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Politica

Piano delle Coste, il TAR stronca il Comune di Ugento: messe in luce le responsabilità amministrative

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Otto prescrizioni della Regione rimaste senza adeguato recepimento, una diffida formale nel febbraio 2026 e una deliberazione comunale che non basta a far entrare in vigore il Piano. La sentenza del TAR riporta alla luce una vicenda che chiama in causa l’efficienza amministrativa e la gestione del litorale. Ma il Tribunale non ha ancora giudicato nel merito tutte le contestazioni.

A Ugento si può approvare un Piano delle Coste in Consiglio comunale, presentarlo come un passaggio amministrativo compiuto e poi scoprire, davanti al TAR, che quel provvedimento non è sufficiente a farlo entrare in vigore. È quanto emerge dalla sentenza n. 1277/2026 del Tribunale amministrativo regionale della Puglia, Sezione di Lecce, pubblicata il 23 ottobre.

Una vicenda che pone una domanda politica inevitabile: come è possibile che, a oltre due anni dalla deliberazione consiliare del 31 luglio 2024, il procedimento di approvazione del Piano Comunale delle Coste risulti ancora incompleto?

Non parliamo di un documento secondario, né di una pratica che riguarda soltanto gli uffici comunali. Il Piano delle Coste incide sulla pianificazione del litorale, sull’organizzazione delle attività balneari, sulle prospettive degli operatori economici e sulla gestione di uno dei patrimoni pubblici più importanti di Ugento.

Eppure, proprio su questo terreno, la ricostruzione contenuta nella sentenza restituisce l’immagine di una procedura che non è arrivata al traguardo.

Otto prescrizioni regionali e un’approvazione che non basta

La cronologia è inequivocabile.

Il 31 gennaio 2024, nel corso di una riunione con la Regione Puglia, vengono individuate otto prescrizioni sostanziali relative al Piano delle Coste. Il 19 febbraio 2024, con la deliberazione della Giunta regionale n. 106, l’assenso regionale viene subordinato al loro recepimento.

Il 31 luglio 2024, il Consiglio comunale di Ugento approva il Piano con la deliberazione n. 33.

Ma c’è un problema: secondo quanto ricostruito dal TAR, le modifiche richieste dalla Regione non risultano recepite. E il successivo atto comunale non è sufficiente a completare la procedura.

Il passaggio decisivo della sentenza è netto: la deliberazione consiliare non era «supportata dal preventivo assenso regionale» ed era «inidonea ad integrare la fattispecie legale che determina l’effettiva entrata in vigore del Piano».

Tradotto: aver approvato il Piano in Consiglio comunale non significava aver concluso il procedimento previsto dalla legge.

Non è una sfumatura burocratica. È la differenza tra un atto deliberato dall’amministrazione e uno strumento urbanistico-costiero che può effettivamente produrre gli effetti previsti.

La Regione diffida il Comune. Ma il Piano resta fermo

La vicenda diventa ancora più significativa il 25 febbraio 2026.

In quella data, secondo la sentenza, la Regione Puglia invia al Comune una diffida formale, identificata con il protocollo n. 0101705/2026, contestando il mancato adeguamento alle prescrizioni.

Non siamo quindi davanti a una questione emersa soltanto durante il processo. Il problema era stato formalmente segnalato dalla stessa amministrazione regionale, chiamata a verificare la compatibilità del Piano comunale con la pianificazione costiera regionale.

Il TAR rileva inoltre che il testo elaborato dal Comune non risultava inserito nel sistema informativo regionale WebGIS del demanio marittimo, dove sono pubblicati gli altri Piani Comunali delle Coste approvati.

Dalla deliberazione del luglio 2024 alla sentenza dell’ottobre 2026 passano oltre due anni. In mezzo ci sono le prescrizioni regionali, la mancata conclusione del procedimento e una diffida.

A questo punto la domanda non può essere liquidata come una polemica politica: quali attività sono state svolte dagli uffici comunali per recepire le prescrizioni? Quali risposte sono state inviate alla Regione? Perché non si è arrivati, nei tempi trascorsi, a una versione del Piano conforme alle richieste formulate?

Sono interrogativi ai quali i cittadini hanno diritto di ottenere risposte documentate.

La legge non lascia al Comune carta bianca

Il riferimento normativo è l’articolo 4 della legge regionale pugliese n. 17 del 10 aprile 2015, dedicata alla tutela e all’uso della costa.

La disposizione disciplina il rapporto tra il Piano regionale delle Coste e i piani comunali. In particolare, il comma 6 stabilisce che il PCC, ai fini dell’efficacia, è approvato definitivamente dal Consiglio comunale «in conformità alla deliberazione della Giunta regionale».

È proprio questo il nodo della vicenda di Ugento.

La competenza comunale a pianificare il territorio non autorizza l’amministrazione a ignorare le condizioni poste dalla procedura regionale. Se sono richiesti adeguamenti sostanziali, il percorso deve essere completato secondo le regole previste dalla legge.

E la sentenza afferma che, nella situazione esaminata, quel percorso non risultava concluso.

Il punto non è stabilire se gli amministratori potessero o meno esprimere una scelta politica sul litorale. Il punto è che una scelta politica, per diventare uno strumento amministrativo efficace, deve rispettare la procedura stabilita dalla legge.

Attenzione: il TAR non ha annullato il Piano nel merito

C’è un elemento che va chiarito per comprendere correttamente la portata della decisione.

Il TAR ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una società titolare di una concessione demaniale marittima. Ha ritenuto che mancasse un interesse attuale all’annullamento degli atti impugnati, perché la posizione della società non risultava concretamente modificata da quegli atti e la concessione continuava a essere esercitata alle condizioni precedenti.

Il Tribunale, pertanto, non ha accolto nel merito tutte le contestazioni contro il Piano. Non ha dichiarato illegittime le singole previsioni progettuali, non ha annullato le tavole e non ha accertato definitivamente i presunti errori denunciati dalla società.

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Ma questo non cancella il dato centrale della motivazione: il Piano approvato nel 2024 non risultava idoneo a determinare la propria entrata in vigore, perché il procedimento non era stato perfezionato secondo quanto richiesto dalla normativa regionale.

La distinzione giuridica è importante. E rende ancora più necessario verificare che cosa sia accaduto negli uffici comunali durante questi due anni.

Chi risponde di questo ritardo?

È qui che la vicenda diventa una questione di responsabilità amministrativa e politica.

Non basta sapere che il Consiglio comunale ha approvato una deliberazione. Bisogna sapere che cosa è successo dopo. Non basta annunciare un Piano: occorre portare a termine il procedimento necessario a renderlo efficace.

Chi aveva il compito di coordinare gli adeguamenti? Quali attività sono state effettivamente svolte? Sono stati affidati ulteriori incarichi tecnici? Sono state sostenute altre spese pubbliche? Quali interlocuzioni ci sono state con la Regione dopo la diffida del febbraio 2026?

E soprattutto: qual è oggi lo stato effettivo del Piano delle Coste di Ugento?

La sentenza non attribuisce responsabilità personali e non dimostra, da sola, l’esistenza di illeciti penali o danni erariali. Sarebbe scorretto sostenere il contrario. Ma documenta una situazione amministrativa che merita di essere chiarita fino in fondo, anche attraverso l’accesso agli atti.

Il Comune dovrebbe rendere pubblici i documenti relativi alle otto prescrizioni, le risposte alla diffida regionale e gli eventuali elaborati modificati. Dovrebbe spiegare quali passaggi restano da compiere e indicare tempi verificabili per la conclusione della procedura.

Non sarebbe una concessione alla stampa o alle opposizioni. Sarebbe un dovere di trasparenza nei confronti della comunità.

Il litorale non è una proprietà dell’amministrazione

Il Piano delle Coste riguarda un bene pubblico e un territorio dal quale Ugento trae una parte importante della propria identità e della propria economia turistica.

Per questo la vicenda non può essere ridotta a uno scontro tra una società concessionaria, il Comune e la Regione. In gioco ci sono la certezza delle regole, la corretta gestione del demanio marittimo e la capacità delle istituzioni di assumere decisioni valide, comprensibili e applicabili.

L’assenza di un Piano efficace non significa che il Comune abbia perso ogni potere sul litorale, né che le concessioni esistenti siano automaticamente illegittime. Significa, però, che le nuove previsioni del Piano del 2024 non possono essere considerate operative soltanto perché approvate dal Consiglio comunale.

E significa che la pianificazione costiera deve ancora superare i passaggi necessari per produrre gli effetti previsti dalla legge.

Due anni dopo, le risposte non possono più aspettare

La sentenza del TAR non chiude la vicenda. Al contrario, impone di distinguere tra ciò che è stato deliberato e ciò che è stato effettivamente perfezionato.

Le otto prescrizioni regionali, la diffida del febbraio 2026 e l’assenza del necessario completamento procedurale sono elementi che meritano un approfondimento pubblico, documentale e politico.

A Ugento non basta approvare un Piano delle Coste. Bisogna approvarlo nel rispetto della legge, completare l’iter e renderlo efficace.

Dopo oltre due anni, i cittadini hanno diritto di sapere perché questo risultato non fosse stato ancora raggiunto al momento esaminato dal TAR, quali responsabilità organizzative abbiano inciso sui tempi e quali siano le scadenze per uscire dall’impasse.

Ozanews continuerà a seguire la vicenda attraverso gli atti ufficiali, chiedendo al Comune e alla Regione di chiarire lo stato del procedimento e di rendere disponibili i documenti necessari.

Perché il litorale di Ugento non appartiene a chi amministra temporaneamente il Comune. È un patrimonio collettivo. E la sua gestione non può restare sospesa tra deliberazioni, prescrizioni e procedure incompiute senza che qualcuno spieghi ai cittadini che cosa sia stato fatto, che cosa manchi e quando si intenda arrivare alla conclusione.

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Notizia riferita al territorio del Comune di Ugento nel Basso Salento per la sezione Politica.
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