Sono stati presentati questa mattina a Lecce, presso la sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, i primi risultati della campagna di scavo archeologico condotta dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” nel sito di Vereto, a Patù. L’iniziativa, realizzata nell’ambito del progetto PNRR Storie Meridiane, ha confermato il grande potenziale scientifico del sito, antica città messapica del Capo di Leuca.
La campagna, denominata Discovereto, si è conclusa venerdì 19 giugno 2026 ed è stata la prima indagine sistematica a Vereto dopo cinquant’anni dagli studi di Cosimo Pagliara e Francesco D’Andria e dieci anni dalle ultime ricerche della Soprintendenza. La direzione scientifica è stata affidata a Valentino Nizzo, professore dell’Ateneo napoletano. Lo scavo è stato condotto in regime di concessione ministeriale e ha visto la stretta collaborazione dei Comuni di Patù e Morciano di Leuca, oltre a diverse istituzioni culturali e realtà associative locali.
Le cinque settimane di indagini hanno restituito evidenze significative, aprendo nuove prospettive per ricostruire la storia, le identità e le reti di scambio del Capo di Leuca tra la fine dell’età del Bronzo e la prima romanizzazione. Le scoperte più rilevanti provengono dal settore sommitale dell’insediamento, dove sono stati aperti due saggi di scavo.
Le scoperte nel sito messapico
Nel saggio meridionale sono emerse strutture databili tra il III e il VI secolo d.C., riferibili alle ultime fasi di frequentazione dell’area. Sono stati individuati due piani pavimentali con crolli di coppi e tegole, impostati su murature più antiche, probabilmente appartenenti a edifici di rilievo e a gruppi sociali elevati. I materiali rinvenuti includono vasellame in vetro, terra sigillata e ceramiche da mensa e da cucina. Lo scavo ha inoltre portato alla luce testimonianze residuali della frequentazione messapica, come ceramica a vernice nera e frammenti di un cratere italiota databili tra il IV e il III secolo a.C.
Il saggio settentrionale, vicino alla chiesa della Madonna di Vereto, ha rivelato una sequenza promettente. Sono state messe in luce grandi fosse colmate con pietrame e materiali da demolizione, forse collegate a processi di spoliazione e trasformazione dell’area, che potrebbero essere in relazione con la successiva frequentazione cultuale cristiana, testimoniata dal rinvenimento di un frammento di lucerna decorata con il simbolo del crismon.
Sotto questi livelli, è emerso un imponente interro artificiale, spesso circa novanta centimetri, databile in età romana imperiale. Sebbene secondario, ha restituito un importante insieme di materiali riferibili alle fasi più antiche dell’insediamento, dalla prima età del Ferro all’età arcaica, oltre a testimonianze messapiche e frammenti di ceramica d’importazione corinzia del VII secolo a.C. L’evidenza più significativa è rappresentata da due grandi blocchi monolitici, possibili fondazioni di una struttura monumentale di carattere collettivo, la cui natura sarà indagata nelle prossime campagne.
Tra i reperti spicca una pregevole testina femminile in calcarenite, con raffinati dettagli della capigliatura e orecchini, databile in età ellenistica, che suggerisce l’esistenza di strutture monumentali ancora da esplorare. Le indagini nell’area di Grotta Suda hanno documentato un crollo, indicando l’opportunità di proseguire l’esplorazione con specialisti speleologici.
Un cantiere accessibile e partecipato
La campagna DiscoVereto si è distinta anche per il suo carattere di “scavo aperto”, concepito come un cantiere accessibile e partecipato. Oltre mille visitatori hanno seguito le attività nelle cinque settimane, e 230 alunni delle scuole del territorio, insieme a studenti delle superiori, sono stati coinvolti in attività didattiche direttamente sul sito.
Il progetto Storie Meridiane, di cui DiscoVereto è parte, è un’iniziativa di rigenerazione culturale e sociale promossa dai comuni di Patù e Morciano di Leuca. Finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU e dal Ministero della Cultura nell’ambito del PNRR Cultura, mira a utilizzare la cultura come leva di sviluppo economico e occupazionale per contrastare lo spopolamento nel Capo di Leuca.




















