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Caso rifiuti: prima stangata per Ugento

Una vera e propria stangata si abbatte sul Comune di Ugento. Il Tribunale delle Imprese di Bari ha emesso un decreto ingiuntivo che obbliga l’amministrazione comunale al pagamento di 229.403,11 euro (oltre a interessi, spese legali e accessorie) nei confronti di una società del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) affidataria del servizio unificato di igiene urbana dell’ARO 10/LE.

Il provvedimento, notificato il 30 aprile scorso e registrato con numero RG 1819/2025, deriva da un ricorso presentato ai sensi dell’articolo 633 del Codice di Procedura Civile. La somma contestata riguarda “ricavi derivanti dai corrispettivi riconosciuti dai sistemi collettivi di compliance dopo sharing”, una voce che fa riferimento a meccanismi di compensazione ambientale in ambito rifiuti.

Il caso nasce da una lunga catena di atti amministrativi. Dal 2013, Ugento è capofila dell’ARO 10/LE, che raggruppa anche Acquarica del Capo, Presicce e Taurisano. Dopo l’approvazione del Piano Industriale dell’ARO nel 2016 e la successiva gara d’appalto, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti è stato affidato nel 2019 a un RTI costituito da due società, per un importo complessivo contrattuale di oltre 45 milioni di euro su nove anni.

Secondo quanto emerge dalla delibera comunale n. 131 del 28 maggio 2025, la società ha agito per vie legali reclamando quanto ritiene dovuto. L’amministrazione, però, contesta la fondatezza della pretesa creditoria e ha quindi deliberato l’opposizione al decreto ingiuntivo. A motivare la decisione, una relazione tecnica del settore Urbanistica e Ambiente, che sottolinea la necessità di respingere la richiesta per “tutelare le ragioni sostanziali dell’Ente.

La vicenda apre scenari delicati. In un momento in cui gli Enti locali faticano a mantenere gli equilibri di bilancio, una richiesta da quasi un quarto di milione di euro rischia di pesare fortemente sulle casse comunali. Inoltre, il caso getta luce sui meccanismi di gestione associata dei rifiuti e sulle possibili tensioni tra enti pubblici e gestori privati.

Il contenzioso è appena all’inizio e si prevede una battaglia legale che potrebbe durare mesi, se non anni. Ma la cosa che di più può far rabbia è ricordare come questa questione poteva essere affrontata e risolta per tempo, come dimostra lo stralcio di un consiglio comunale di due anni fa, quando la consigliera Laura De Nuzzo chiedeva chiaramente conto di un’eventualità che si è poi puntualmente concretizzata, con buona pace del portafoglio dei contribuenti ugentini.

Burgesi: i dati della relazione 2024

Sorge in località Burgesi, nel territorio di Ugento (LE), la discarica per rifiuti solidi urbani e assimilati oggetto della relazione annuale 2024 redatta da Monteco S.p.A., oggi in fase di post-gestione dopo la chiusura del 2009. Un sito storicamente al centro delle attenzioni ambientali e politiche, che, nonostante non accolga più rifiuti da anni, continua a generare dati preoccupanti.

Importante chiarire: la discarica oggetto della relazione è quella “storica”, diversa sia dall’impianto cosiddetto “di emergenza” che si sta per riattivare nella stessa area, sia dal sito delle doline bonificate nell’ambito del Progetto Cavaleonte. Tre realtà distinte, ma geograficamente contigue, che nel tempo hanno alimentato confusione e timori nella popolazione.

Percolato: mille tonnellate da smaltire

Nel corso del 2024 sono state smaltite 1.112 tonnellate di percolato, un liquido altamente contaminante prodotto dalla decomposizione dei rifiuti. L’intero quantitativo è stato conferito all’impianto Tecnoparco Valbasento (MT). Sebbene la gestione avvenga nel rispetto delle procedure, permane una condizione strutturale precaria: uno dei pozzi originari di captazione del lotto 3 è fuori uso dal 2019, sostituito da un pozzo originariamente destinato all’estrazione di biogas.

Biogas: recuperato solo il 10% del massimo autorizzato

Sono 144 le tonnellate di biogas recuperate nel 2024, ben al di sotto del limite annuale autorizzato di 1.398 t. Tuttavia, si registra anche lo smaltimento di 2,81 tonnellate, segno che parte del gas prodotto non è stato intercettato per il recupero energetico. L’impianto di captazione e cogenerazione funziona, ma resta fragile e bisognoso di manutenzioni frequenti.

Falde contaminate: nitrati e conducibilità oltre i limiti

Le analisi effettuate da ARPA Puglia sui pozzi di monitoraggio delle acque sotterranee (pozzetti A, B, 1 e 3) hanno mostrato parametri critici in diversi casi:

  • Nel pozzo B, la conducibilità elettrica ha superato in più occasioni il limite di 2.500 µS/cm, raggiungendo oltre 3.000 µS/cm. Questo dato segnala un’alterazione chimica della falda che potrebbe indicare un inquinamento da sali e metalli.
  • Sempre nel pozzo B, il valore dei nitrati ha superato il limite dei 50 mg/l stabilito per le acque potabili, con picchi di oltre 100 mg/l, rappresentando un potenziale rischio per la salute e l’ambiente.
  • Il pozzo n.2 è stato chiuso in quanto completamente anidro, rendendo impossibile la rilevazione.

Nel monitoraggio effettuato ad aprile 2024, le emissioni di ossidi di azoto (NOx) dal motore di recupero energetico hanno superato il limite consentito di 400 mg/Nm³, toccando i 422 mg/Nm³. Un’anomalia isolata ma significativa, che richiede attenzione e verifica costante.

Le emissioni diffuse e gli scarichi idrici si mantengono entro i limiti normativi, ma i valori rilevati mostrano una presenza costante di microinquinanti e sostanze organiche volatili. Si tratta di situazioni che non generano superamenti immediati ma indicano una contaminazione di fondo persistente.

Una discarica sotto sorveglianza, ma con nodi ancora aperti

Il gestore Monteco ha dichiarato il rispetto delle prescrizioni previste dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), ma la Regione Puglia e ARPA hanno disposto una ridefinizione della rete di monitoraggio della falda superficiale, a conferma delle preoccupazioni circa lo stato reale dell’inquinamento del suolo.

In parallelo, la cittadinanza e le istituzioni locali sono chiamate a vigilare anche sul futuro dell’impianto emergenziale limitrofo, che sta per essere riaperto per scopi contingenti, e a mantenere alta l’attenzione sul recupero dell’area delle doline bonificate con il Progetto Cavaleonte, un intervento di rinaturalizzazione finanziato con fondi europei.

Il quadro che emerge dalla relazione 2024 della discarica di Burgesi non è allarmante in senso assoluto, ma presenta elementi critici che non possono essere sottovalutati. Falda inquinata, emissioni fuori scala, apparati danneggiati o da sostituire: tutto indica che, seppure chiuso da anni, quel sito non ha ancora cessato di far sentire la propria impronta ambientale.

Il PUG di Ugento tra sogni negati e disparità evidenti

C’è una frase, pronunciata tra la commozione e il pudore, che risuona forte nelle aule comunali e nei cuori di chi ancora spera: “Perché si spezza la speranza di chi ha sempre creduto in questa terra?”. È la voce di un giovane ugentino, costretto a emigrare per cercare un futuro altrove, che torna – almeno con la parola – a difendere il sogno del padre. Un sogno fatto di radici, sacrifici e progetti di vita. Un sogno che oggi, con l’approvazione del nuovo PUG, rischia di essere cancellato da un tratto di penna.

Il piano urbanistico, nella forma in cui è stato proposto, non è solo una mappa di lotti e destinazioni d’uso: è una scelta politica, sociale, culturale. Ed è una scelta che – stando a diverse testimonianze raccolte durante le audizioni pubbliche – non guarda al domani, ma chiude la porta a intere generazioni.

Sono già in molti a dirlo sottovoce, ma con crescente consapevolezza: Questa Amministrazione rischia di passare alla storia come quella che ha definitivamente condannato Ugento all’emigrazione. In vent’anni di governo, spesso mascherato da “civismo”, l’unico vero progetto perseguito sembra essere stato quello dell’autoconservazione.

Un Comune che da tempo non cresce, non progetta per le famiglie, non attrae i giovani. Il PUG, invece di rappresentare una rinascita, sta assumendo i contorni di una pietra tombale. E se i figli se ne vanno, se i padri si vedono strappare i sacrifici, se le voci fuori dal coro vengono ignorate, allora la responsabilità politica è enorme.

Tiziano Esposito ha provato a portare in Consiglio la voce di chi non può più parlare. Ha raccolto il grido di chi, dalla distanza, ancora spera che la propria terra non si trasformi in una prigione burocratica. Non è solo un’interrogazione politica: è un richiamo alla dignità.

Ugento ha bisogno di un piano urbanistico che costruisca, non che distrugga. Che accolga, non che selezioni. Che permetta di restare, non che obblighi ad andarsene.

E allora, se davvero si vuole parlare di sviluppo e futuro, che si cominci col rispondere a quel giovane e a tutti coloro che, oggi più che mai, si sentono cittadini dimenticati.

IL POST INTEGRALE:

III COMMISSIONE: NUOVO P.U.G.

Oggi non posso non portare alla vostra attenzione una testimonianza che, tra le tante ascoltate durante questa lunga fase di audizioni sul nuovo PUG, ha toccato profondamente il cuore di tutti noi (almeno spero).

Un giovane ha preso la parola, non per sé, ma per suo padre. Era collegato da remoto, mentre il padre era seduto qui in aula, in silenzio, ad ascoltarlo. Quel giovane non è un volto sconosciuto. È uno dei nostri ragazzi. Uno di quelli partiti, andati via da Ugento perché qui, purtroppo, il futuro sembrava una parola troppo grande.

Ha parlato con una dignità che non può lasciarci indifferenti. Ha raccontato dei sacrifici di suo padre, che tanti anni fa acquistò un terreno, pagandolo a caro prezzo, immaginando un domani. Un domani fatto di casa, famiglia, radici. Un terreno non solo per costruire dei muri, ma per costruire la vita del proprio figlio, qui, nella sua terra.

Quel terreno oggi viene declassato. Quel sogno oggi viene negato.

E lui, da lontano, quasi con pudore, ha chiesto: Perché? Perché un piano così restrittivo? Perché si spezza la speranza di chi ha sempre creduto in questa terra?

È una domanda che pesa. Pesa come un macigno, perché dietro c’è molto più di una particella catastale o una destinazione d’uso. C’è una storia. C’è un padre. C’è un figlio. C’è il sogno di restare. Come lui, tanti altri.

Restare. È questa la parola chiave. Non solo tornare: restare. Restare a vivere, lavorare, crescere, costruire. Restare nella propria terra, quella che ci ha visti nascere. Perché nessuno sceglie a cuor leggero di andare via. Spesso si va via per necessità, non per volontà.

E allora io mi chiedo – e vi chiedo – che senso ha un piano che, invece di costruire, cancella? Che senso ha progettare il futuro se quel futuro lo tagliamo fuori proprio ai nostri giovani?

Questo PUG, così com’è, rischia di chiudere porte, non di aprirle. Rischia di lasciare indietro chi aveva ancora il coraggio di crederci.

Forse a qualcuno non importa tutto ciò, ma alla nostra generazione e a quella futura Si

Taviano, la campagna elettorale si trasforma in degrado: la denuncia di Francesco Chetta scuote la città

Una campagna elettorale che lascia il segno, ma in senso tutt’altro che positivo. A Taviano, le strade sono invase da volantini e santini elettorali, tanto da spingere un cittadino, Francesco Chetta, a compiere un gesto simbolico e provocatorio: raccogliere il materiale abbandonato per strada e consegnarlo, dentro un sacco dell’immondizia, direttamente all’ingresso del Municipio. Sul sacco, un cartello eloquente: “Merda elettorale”.

Sono settimane che, passeggiando per Taviano (Comune in cui abito), noto la quantità impressionante di volantini e santini elettorali di entrambe le fazioni. Negli ultimi giorni la situazione è praticamente degenerata, con volantini sparsi ovunque: tombini, aiuole, giardini privati e pubblici, oltre che per strada e sui marciapiedi. Stamattina ho deciso di lanciare un messaggio. Ho raccolto i volantini sparsi ovunque solo nei due isolati intorno casa mia e questo è il risultato. Immagina quanti ce ne stanno in tutto il paese e nella relativa marina!!! Mi ha spinto proprio lo sdegno nei confronti di questa modalità di fare campagna elettorale, in cui si parla tanto di decoro urbano e di rispetto per l’ambiente. Ora mi aspetto che entrambe le fazioni chiedano scusa alla cittadinanza e che scendano per strada a contribuire direttamente a ripulire le strade di Taviano”, ha dichiarato Chetta.

Il gesto, immortalato in una foto che ha fatto rapidamente il giro dei social, è stato accompagnato da un lungo post in cui Chetta denuncia il degrado ambientale causato da una campagna definita “retrograda, insulsa e deplorevole”. I volantini raccolti provengono da entrambe le coalizioni in corsa per la poltrona di primo cittadino: quella guidata da Giuseppe Pellegrino e quella della candidata Teresa Stefanelli.

Durante la raccolta, Chetta ha anche avuto un breve scambio con un giovane volantinatore, ribattezzato “Omar” per tutelarne l’identità. Il ragazzo ha raccontato di essere pagato 38 euro al giorno per un turno di 8-9 ore: circa 4,75 euro l’ora. Una retribuzione che, se confermata, solleverebbe gravi dubbi sulla dignità del lavoro offerto dalle agenzie di volantinaggio al servizio di entrambe le liste.

Ho consegnato stamane il sacco di ‘Merda elettorale’ direttamente al Comune di Taviano”, ha aggiunto Chetta, nella speranza che la sua iniziativa spinga le forze politiche a riflettere, scusarsi con i cittadini e, soprattutto, ad agire concretamente per ripristinare il decoro cittadino.

Nel pieno del confronto politico, il gesto ha avuto il merito di riaccendere l’attenzione su un tema spesso trascurato: la coerenza tra i proclami di rispetto dell’ambiente e le azioni concrete sul territorio. La cittadinanza, intanto, osserva e giudica.

Inclusione negata: il Comune di Ugento ignora il progetto “Tutti al Mare”

Inclusione negata: il Comune di Ugento ignora il progetto “Tutti al Mare”

Una spiaggia per tutti, senza barriere né esclusioni. È questo lo spirito che anima il progetto nazionale “Tutti al Mare”, promosso dalla Federazione Imprese Demaniali, aderente a Confimprese Demaniali Italia. Un’iniziativa a costo zero per i Comuni, che prevede l’accesso gratuito ai lidi per anziani e persone con disabilità nei mesi di maggio, giugno e luglio. Ma ad Ugento, nonostante le richieste formali e pubbliche avanzate già da marzo dai consiglieri di opposizione, l’Amministrazione comunale ha deciso – nel più totale silenzio – di restare alla finestra.

A rilanciare il caso è stato in queste ore il consigliere Tiziano Esposito, che in un post social – condiviso “a nome di tutta l’opposizione” – ha denunciato con forza quello che definisce “un’occasione persa per l’inclusione”.

“Abbiamo presentato un’interrogazione ufficiale – ricorda Esposito – per sapere se l’Amministrazione intendesse aderire al progetto. Non abbiamo mai ricevuto risposta. Nonostante i solleciti, il silenzio del sindaco e della giunta è totale, assordante.”

Il progetto, adottato già da numerosi Comuni italiani a vocazione turistica, rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato. Prevede la possibilità, per soggetti fragili, di vivere il mare in strutture attrezzate, godendo di servizi e spazi normalmente poco accessibili. Nessun costo per il Comune, ma un ritorno sociale enorme in termini di dignità, inclusione, benessere e immagine del territorio.

“In un momento storico in cui si parla tanto di accessibilità e diritti – scrive ancora Esposito – fa male constatare come, a Ugento, alle parole non seguano mai i fatti. Ci sono state promesse in Consiglio Comunale, dichiarazioni pubbliche, ma nulla si è mosso. Nemmeno una risposta.”

Di fronte a questo immobilismo, l’opposizione ha annunciato un passo formale: la trasmissione del carteggio al Prefetto di Lecce, affinché si ristabilisca il rispetto del ruolo del Consiglio comunale e del diritto dei suoi membri a ricevere risposte dalle istituzioni.

La vicenda apre un ulteriore fronte di scontro tra la maggioranza guidata dal sindaco Salvatore Chiga e la minoranza, che da mesi denuncia l’opacità di alcune scelte e la mancanza di coinvolgimento su temi di interesse collettivo. Ma al di là della polemica politica, resta il dato: una proposta concreta, che avrebbe potuto offrire un’estate più dignitosa e inclusiva a tante persone, è stata ignorata.

“Questa non è politica – conclude il post – è solo buonsenso. Ed è proprio quello che, purtroppo, sembra mancare.”

Una situazione che, se non chiarita presto, rischia di lasciare l’amaro in bocca a chi crede ancora in un’amministrazione capace di farsi carico dei bisogni di tutti. Anche, e soprattutto, di chi non ha voce per farsi sentire.

Torre Mozza, cartoline dal disincanto

La terza lettera di Gaetano e il grido inascoltato di una marina che chiede attenzione

Anche quest’anno, puntuale come l’estate che avanza, è arrivata la lettera del signor Gaetano. Non una lettera qualsiasi, ma l’ennesimo grido d’allarme – gentile, ma accorato – di chi da dieci anni sceglie Torre Mozza come luogo del cuore per le sue vacanze. Una voce lucida e coerente, che segnala un disagio diventato ormai sistemico. Le sue parole, inviate per il terzo anno consecutivo a Ozanews, sono la cronaca di una delusione che si rinnova, la denuncia civile di chi non vuole arrendersi all’idea che “il declino” sia inevitabile.

Ecco il testo integrale del messaggio ricevuto:


**”Buongiorno,
sono un assiduo frequentatore di Torre Mozza da 10 anni, e vi ho già scritto in passato.
Approfitto della giornata poco confacente a una vacanza – ma questo maggio ne ha concesse veramente poche…
Trovo sempre più la località trascurata: dalla spazzatura che nei weekend trasborda dai cestini rifiuti, alle strade rattoppate, alla trascuratezza di marciapiedi e sede stradale piena di erbaccia e arbusti… a volte tagliata e lasciata sul posto, e solo il vento e l’acqua la porterà via…
Ma non esiste una raccolta da parte del Comune?

Perché, mi chiedo, località adiacenti tipo Torre San Giovanni e Lido Marini hanno asfalto nuovo sulle strade, marciapiedi ripuliti, cestini in abbondanza, ecc.?

Un lungomare Tiepolo trascurato, alberi e quel poco verde lasciati all’abbandono… toilette per turisti e venditori ambulanti…? Tutti al mare!!! ⛵

Mi chiedo inoltre se le Istituzioni si siano posti il problema di come risolvere la riduzione della spiaggia e dove allocare i turisti?
L’inizio della stagione estiva è alle porte…
La vedo male quest’anno e gli anni a venire, se persiste questa situazione, con parecchi cartelli “affittasi”… che stia iniziando il declino di Torre Mozza?
Peccato!!!

Un cordiale saluto,
G.L.
P.S. I lampioni sono sempre accesi… notte e GIORNO… Non funziona la fotocellula o il pulsante di spegnimento 😃.”**


Parole semplici, ma che inchiodano alle proprie responsabilità chi amministra questa comunità. La fotografia di Gaetano non è solo quella di un turista deluso, ma il resoconto puntuale di un territorio trascurato: cestini insufficienti o stracolmi, lampioni sempre accesi anche di giorno, aiuole e marciapiedi invasi da vegetazione spontanea, strade rattoppate e sporche, servizi igienici inesistenti per turisti e ambulanti. A ciò si aggiunge la preoccupazione (più che legittima) per l’erosione della spiaggia, che avanza anno dopo anno senza un piano strutturale di contrasto.

Ma ciò che fa più male, leggendo tra le righe, è il confronto. Torre Mozza appare sempre più come la “sorella povera” delle marine vicine, come Torre San Giovanni, dove – a detta dello stesso Gaetano – si vedono asfalto nuovo, ordine e decoro. E il sospetto, per molti, è che questa differenza derivi più da scelte politiche che da reali difficoltà oggettive. Perché qui, a Torre Mozza, sembrano mancare le attenzioni minime, come se si trattasse di una località di “serie B”, utile per incassare la tassa di soggiorno ma non abbastanza strategica da meritare investimenti adeguati.

In fondo, è proprio questo che emerge dalla lettera: la sensazione di essere diventati invisibili. Invisibili agli occhi di chi dovrebbe rispondere a domande semplici: perché nessuno raccoglie l’erba sfalciata? Perché non ci sono bagni pubblici? Perché i lampioni restano accesi anche col sole a picco? Perché nessuno interviene sulla spiaggia che scompare?

A queste domande, Ozanews prova a dare voce. Con un invito chiaro: che chi amministra ascolti, finalmente, chi ama davvero questo territorio. Che non servano influencer, manifesti o eventi spot per raccontare un luogo che invece si racconta da solo, ogni giorno, nei suoi dettagli dimenticati.

Perché la vera accoglienza comincia dalla cura. E se anche un solo turista – come Gaetano – sente il bisogno di scrivere per non sentirsi ignorato, allora significa che qualcosa non sta funzionando.

E il rischio è davvero quello di veder partire il declino.

L’Arco Jonico – salentino: le bandiere blu possono diventare un sistema

Nei giorni scorsi, presso il CNR in Roma, sono state assegnate le bandiere blu 2025. Per quanto riguarda la Regione Puglia, Ugento, insieme ad altri comuni rivieraschi salentini, si è visto confermare il prestigioso riconoscimento della FEE. 

E’ un risultato che premia l’impegno delle Amministrazioni comunali, ma anche l’impegno degli imprenditori turistici e dei cittadini. Sorgono tuttavia molti dubbi perché a smentire talune affermazioni concorrerebbero ciò che la realtà dimostra giornalmente, che non può sfuggire neanche quando gli occhi sono chiusi.

Sarebbe errato assumere il ruolo di “bastian contrario”, però far emergere le tante deficienze del territorio e della costa è necessario per creare le premesse per un dialogo tra Istituzioni, cittadini e stakeholder, utile all’individuazione e alla programmazione di soluzioni utili per tutti, nell’interesse dell’intera comunità. 

Ritengo che sia possibile nel nostro contesto geografico delineare una visione che sappia coniugare il settore primario, secondario e terziario, tutti da rivitalizzare, intervenendo su quelle criticità non solo ambientali, ma anche e soprattutto territoriali, il cui miglioramento potrebbe costituire un volano di crescita occupazionale ed economica, attraendo risorse umane e finanziare. Che non si riduca a ristretti periodi stagionali, ma possa estendersi per garantire occupazione, lavoro e prosperità per tutto l’anno. 

Se la Puglia ha portato a casa 27 Bandiere blu, registrando un ulteriore balzo in avanti rispetto all’anno precedente, quando le località premiate erano 24, la provincia di Lecce ha visto la riconferma di 9 località turistico – balneari e l’ingresso per la prima volta di Castrignano del Capo, confermandosi nel ruolo di punta nel turismo costiero del Mezzogiorno. A fronte di un suffragio importante, manca tuttavia una visione d’insieme, più ampia e articolata. Latita una prospettiva, coerente e funzionale, che certifichi il tacco d’Italia come uno dei principali poli attrattivi a livello turistico e implementi detto settore su standard elevati. Senza un’adeguata consapevolezza, poi, di un’innata inclinazione turistica a cui l’ambito jonico e adriatico risultano naturalmente vocati, concorriamo con scelte politiche satrapiche, non rispettose delle sue vocazioni attitudinali. Occorre trasformare i risultati dei singoli Comuni in opportunità per la costituzione di un plafond dell’offerta da declinare come “sistema Jonico – salentino”. Turismo, agroalimentare, terzo settore e rilancio green dei siti industriali dismessi per rilanciare tutto il contesto della nostra costa. Tre sono i fondamenti che consentirebbero al nostro territorio di viaggiare spedito verso lo sviluppo sostenibile: agricoltura, turismo e rigenerazione industriale. Il primo non potrà mai essere ritenuto settore realmente trainante se si persevererà in una gestione familistica e concentrata nelle mani di succinte oligarchie. Il turismo non può essere un mero pennacchio da esibire per promuovere i risultati di una Comunità a scapito di un’altra. Il turismo è e deve essere sistema! Necessita l’avviamento di volontà e processi politici volti alla creazione di consorzi inglobanti le Comunità rivierasche. 

Con tali premesse si può procedere ad un rassettamento della nostra grande offerta ricettiva, diportistica, naturalistica, storico – archeologica e culturale (tradizione, radici, folklore), creando una destinazione che rappresenti un brand di rilancio per tutto il Salento, scevro da qualunquismi, familismo amorale, corruzione e scambio elettoralistico. Abbiamo l’opportunità di trasformare un’area che ha tutte le carte in regola per candidarsi a diventare la più grande “Destinazione turistica” del Mediterraneo: l’Arco Jonico salentino. Togliendo a questa nostra martoriata terra dei messapi quella veste di ricettacolo di nuove ed ulteriori discariche di rifiuti, abusive e autorizzate. Purtroppo assegnatale negli anni a causa di una cattiva gestione dell’ambiente e del territorio. Occorre, infine, cancellare quelle immagini divenute modalità di governance territoriale unipersonale che vedono spesso l’uomo solo al comando, assistito da ciurme di assoldati senza alcuna libertà di critica e di pensiero, causa di insensate commistioni tra i richiamati settori produttivi perché non collimerebbero e condurrebbero il territorio jonico e adriatico verso un’irreversibile implosione sociale. Il Salento non lo merita!

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