La Regione Puglia lancia il programma “Non si vede ma si cura”, un’importante campagna di screening gratuito per individuare le infezioni da virus dell’Epatite C (HCV). L’iniziativa punta a diagnosticare precocemente un’infezione spesso silente ma potenzialmente pericolosa per la salute del fegato, garantendo così una cura tempestiva ed efficace.
L’importanza dello screening
L’epatite C è una malattia insidiosa: il virus HCV può restare asintomatico per anni, danneggiando progressivamente il fegato fino a causare cirrosi o, nei casi più gravi, tumori epatici. Grazie a questo programma, è possibile individuare l’infezione prima che provochi complicazioni. La terapia disponibile, gratuita e con pochi effetti collaterali, garantisce la guarigione nel 95% dei casi.
Chi può partecipare?
Lo screening è rivolto a tre categorie di persone, individuate dal Ministero della Salute:
Nati tra il 1969 e il 1989 (età tra i 35 e i 55 anni), inclusi gli stranieri temporaneamente presenti (STP);
Utenti dei Servizi pubblici per le dipendenze (SerD), indipendentemente dall’età o dalla nazionalità;
Detenuti nelle carceri, indipendentemente dall’età o dalla nazionalità.
Come aderire?
La partecipazione è semplice, volontaria e gratuita. Le modalità variano a seconda delle categorie:
Persone nate tra il 1969 e il 1989: riceveranno un invito tramite chiamata, SMS o email dalla ASL, con indicazioni su come scaricare la lettera d’invito dalla piattaforma di Puglia Salute. Potranno poi recarsi in una farmacia aderente o in un laboratorio di analisi pubblico. È possibile partecipare anche senza invito, ma si consiglia di scaricare il consenso informato e l’informativa sulla privacy per velocizzare le operazioni.
Utenti dei SerD e detenuti: lo screening sarà organizzato direttamente nelle strutture di riferimento all’arrivo, ogni sei mesi o dopo comportamenti a rischio.
Quali test vengono effettuati?
In farmacia: test rapido capillare con pungidito o test salivare.
In laboratorio: prelievo di sangue. Chi deve già effettuare esami del sangue per altre prescrizioni può chiedere di aggiungere il test HCV gratuitamente.
Perché partecipare?
Partecipare al programma significa tutelare la propria salute e prevenire complicazioni future. Diagnosticare l’epatite C in fase iniziale permette di accedere a una cura efficace, sicura e semplice da seguire.
Comunicazione dei risultati
Gli esiti verranno comunicati tramite chiamata, SMS o email.
Esito negativo: lo screening è concluso.
Esito positivo: il Punto screening HCV informerà la persona e la metterà in contatto con un Centro specialistico per il test di conferma e la successiva presa in carico.
Un’opportunità da non perdere
Con il programma “Non si vede ma si cura”, la Regione Puglia conferma il proprio impegno nella tutela della salute pubblica. La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo dell’epatite C possono fare la differenza per migliaia di persone.
Il 7 febbraio 2025, presso l’Auditorium “I. Silone” della Scuola Secondaria di I grado di Ugento, si è tenuto un evento di grande rilevanza in occasione della Giornata Internazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. L‘iniziativa, organizzata dall’Istituto Comprensivo Statale di Ugento, ha coinvolto studenti, famiglie e illustri ospiti in un momento di riflessione condivisa sui valori fondamentali della tolleranza, del rispetto reciproco e dell’inclusione.
L’obiettivo principale della giornata è stato quello di sensibilizzare le nuove generazioni al fenomeno del bullismo, sempre più diffuso e pervasivo, che non solo danneggia le vittime, ma impatta l’intero ambiente educativo e sociale. Per contrastare tale fenomeno è necessario un dialogo aperto e una sinergia tra scuola, famiglia e altre agenzie educative.
L’evento è stato arricchito dalla presenza di esperti che hanno condiviso con i partecipanti riflessioni e strumenti per affrontare il fenomeno:
Prof. Luigi Melica, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università del Salento, che ha affrontato il tema dal punto di vista normativo ed educativo.
Mons. Beniamino Nuzzo, Vicario Generale della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, che ha offerto una prospettiva etica e morale.
Dott.ssa Caterina Carangelo, già collaboratrice del Ministro presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha fornito un’analisi delle politiche di prevenzione e inclusione.
Ma l’evento ha visto anche la partecipazione speciale della delegazione dell’Ugento Calcio, rappresentata dal Dott. Cristian Rovito e dal Presidente Massimo De Nuzzo. La loro presenza ha sottolineato l’importanza dello sport come strumento educativo, capace di insegnare ai giovani il valore del gioco di squadra, del rispetto e dell’inclusività. Attraverso lo sport, è possibile educare i ragazzi al rifiuto di ogni forma di violenza, sia fisica che verbale.
Estremamente interessanti e ricchi di contenuti gli argomenti trattati dai relatori durante l’evento. È giusto focalizzare l’attenzione dei ragazzi e degli adulti sul fenomeno del bullismo e cyber-bullismo per evitare situazioni di alienazione soprattutto in età adolescenziale. Lo sport ha il compito di eliminare le barriere, l’ugento calcio ha fatto suoi questi principi nell’aiutare i giovani ragazzi alla socializzazione, a superare la timidezza, ad accettare il confronto nel rispetto reciproco.
Le parole del presidente De Nuzzo
La giornata si è conclusa con un emozionante Flash Mob, interpretato dagli alunni delle classi terze. Sulle note della canzone “Credo negli esseri umani”, i ragazzi hanno lanciato un messaggio di speranza e unione, mostrando quanto sia importante lavorare insieme per costruire una società più giusta e accogliente.
L’incontro ha rappresentato un’occasione preziosa anche per le famiglie degli alunni, che hanno partecipato numerose, contribuendo al dialogo e alla condivisione di esperienze. Il Dirigente Scolastico, Prof. Giuseppe Reho, ha espresso il proprio ringraziamento per la partecipazione calorosa, sottolineando l’importanza di iniziative come questa per creare un’alleanza educativa solida tra scuola, famiglie e territorio.
La Polizia di Stato continua il suo impegno nella prevenzione e nel contrasto ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo con un ciclo di incontri formativi che ha coinvolto oltre 500 studenti di otto istituti scolastici tra Tricase e San Cassiano.
Nella mattinata odierna, il Commissario Capo della Polizia di Stato, dr. Marco Schirosi, insieme al personale della Sezione Cibernetica Distrettuale di Lecce, ha incontrato gli studenti per sensibilizzarli sui rischi della rete e sull’uso consapevole dei social network. Durante gli incontri, sono stati affrontati temi fondamentali come il riconoscimento di comportamenti intimidatori, l’adozione di strategie per difendersi dai bulli e l’utilizzo dell’app You Pol, una piattaforma che consente di segnalare in forma anonima episodi di violenza e soprusi.
Le scuole coinvolte nell’iniziativa a Tricase sono state il Liceo Statale Girolamo Comi, l’I.I.S.S. Don Tonino Bello, l’I.C. Giovanni Pascoli, l’I.C. Tricase Via Apulia, l’IISS Gaetano Salvemini, l’IC di Gagliano e l’IC Statale di Alessano. Successivamente, l’incontro si è spostato a San Cassiano, presso il Circolo Culturale Cattolico, dove gli agenti hanno dialogato con gli studenti dell’IC Statale di Botrugno – Nociglia – San Cassiano e Supersano di Lecce.
Gli studenti hanno partecipato attivamente ai dibattiti, dimostrando grande interesse per gli argomenti trattati e ponendo domande sui pericoli della rete e sulle modalità di segnalazione dei casi di bullismo. L’iniziativa rientra nell’azione costante della Polizia di Stato per sensibilizzare i giovani e fornire loro strumenti concreti per affrontare e contrastare fenomeni sempre più diffusi nella società contemporanea.
L’interrogazione del consigliere regionale Paolo Pagliaro all’assessore Pentassuglia squarcia il velo di indifferenza che da vent’anni avvolge Ugento, denunciando un degrado ambientale che ha trasformato un territorio di straordinaria bellezza in un paesaggio di abbandono e incuria.
Il focus principale riguarda il sistema dei canali e dei bacini idrici, da due decenni completamente trascurati. Il canale di Torre San Giovanni è ormai ridotto a una cloaca a cielo aperto, mentre l’area di Torre Mozza sta subendo un’erosione che mette a rischio l’integrità idrogeologica dell’intera zona.
L’istituzione del Parco Regionale di Ugento, lungi dal rappresentare uno strumento di tutela, è diventata un meccanismo perverso di distribuzione di risorse. L’unica attività concreta sembra essere l'”intercettazione di finanziamenti”, con tanto di stipendi garantiti per alcuni privilegiati, mentre il territorio continua a degradarsi.
I punti nodali sollevati dall’interrogazione sono molteplici: il totale abbandono dei canali, il progressivo interramento dei bacini, i rischi ambientali conseguenti e l’inefficacia di un sistema che dovrebbe invece proteggere e valorizzare il patrimonio naturalistico.
L’erosione costiera accelera inesorabilmente, compromettendo gli ecosistemi locali e minacciando l’assetto idrogeologico di un’area di straordinaria importanza paesaggistica. I cittadini di Ugento sono costretti a convivere con questo progressivo disfacimento, mentre le istituzioni sembrano totalmente sorde alle loro istanze.
Pagliaro denuncia un fallimento sistemico che va ben oltre la mera questione amministrativa: si tratta di un vero e proprio tradimento del territorio, dove gli interessi burocratici hanno completamente sopraffatto la necessità di tutela ambientale.
L’interrogazione si configura quindi come un documento di accusa che solleva domande cruciali: fino a quando un territorio potrà sopportare questo stato di abbandono? Come è stato possibile permettere un degrado così prolungato? Quali sono le reali intenzioni dell’amministrazione regionale considerando il mutismo selettivo che sembra aver colpito il sindaco di Ugento Salvatore Chiga.
La risposta dell’assessore Pentassuglia diventa un passaggio cruciale: sarà l’occasione per dimostrare che la politica può ancora essere strumento di rigenerazione, o l’ennesima conferma di un sistema autoreferenziale e sordo alle reali esigenze dei cittadini.
Un territorio tradito, dove l’incuria di oggi compromette irrimediabilmente le prospettive di domani, dove i canali dimenticati raccontano più delle parole la disfatta di un sistema amministrativo che ha smarrito il senso della propria missione.
“Sporchi, ostruiti e, in alcuni tratti, sfondati. Sono i canali e i bacini dell’agro di Ugento: dal mio sopralluogo di oggi emerge una situazione di abbandono e perfino di pericolo, dovuta alle mancate manutenzioni di anni. La situazione è peggiorata drasticamente nell’ultimo anno, da quando il consorzio di bonifica Ugento e Li Foggi è stato soppresso e assorbito nel consorzio unico Centro Sud Puglia, che non ha né gli uomini né i mezzi per provvedere alle necessarie opere di bonifica. Una situazione di grave criticità gestionale che, insieme ai colleghi di Fratelli d’Italia, ho denunciato in Consiglio regionale attraverso due audizioni, una conferenza stampa e la richiesta di una seduta monotematica. Il nodo è quello dei mancati o carenti interventi di manutenzione dei canali irrigui, a causa di cattiva programmazione, spese fuori controllo e una grave situazione debitoria.
Il mio sopralluogo di oggi in agro di Ugento conferma un quadro preoccupante, che metterò subito nero su bianco in una interrogazione urgente all’assessore all’agricoltura Pentassuglia, per chiedere di provvedere urgentemente alle opere di bonifica e al risanamento del territorio agricolo di Ugento solcato dai canali, che in caso di piogge intense, esondano mettendo a rischio non solo le coltivazioni ma la stessa sicurezza degli agricoltori. L’acqua stagnante per il mancato deflusso, dovuto all’intralcio di cumuli di residui, causa vere e proprie paludi che emanano cattivi odori e sono infestate di zanzare e altri insetti, con il rischio di infezioni.
Ma c’è un altro aspetto importante: quello naturalistico. Questo grandioso reticolo di canali e bacini – vero gioiello di ingegneria idraulica creato per bonificare la zona a partire dal lontano 1934 – offre panorami di assoluta bellezza e una ricchissima biodiversità, e dunque potrebbe essere sfruttato a fini turistici. Inoltre, se ripuliti e dragati opportunamente, canali e bacini sarebbero navigabili in canoa e, per giunta, sono collegati alle tre marine di Torre San Giovanni, Torre Mozza e Lido Marini dove vanno a sfociare. Quindi, un potenziale immenso da mettere a frutto, anche a disposizione dei turisti che affollano la zona e che arrivano da tutto il mondo, trattandosi di località di caratura internazionale.
Mi auguro che dall’assessore giungano risposte rapide e concrete, e si possa procedere con un piano di risanamento e messa in sicurezza di questo grande patrimonio, a beneficio dell’agricoltura e del turismo nell’area di Ugento”.
Ugento è ormai prossimo all’approvazione del suo Piano Urbanistico Generale (PUG), un percorso decennale che si avvia alla conclusione entro il 2025, come dichiarato dal vicesindaco Massimo Lecci. Un iter travagliato, di cui si trova traccia sul sito del Comune di Ugento, dove risale addirittura al 2016 l’avvio della fase conoscitiva del piano. Quella fase, in teoria, doveva informare stakeholder e cittadini sugli sviluppi del PUG. In pratica, nessuno è stato informato e le occasioni pubbliche del 2020 sono state pressoché deserte. Tutto come successo molte volte e per molte cose nel nostro paese.
Non è certo la prima volta che la partecipazione pubblica a Ugento è inesistente. Le decisioni vengono prese sempre dalla stessa persona e a vantaggio della solita cerchia di amici e favoriti. Un copione già visto con la redazione e l’approvazione del Piano del Parco – tra l’altro ancora con le 4 frecce – che sembra essersi ripetuto anche questa volta, con una popolazione anestetizzata che non si è accorta di nulla fino ad oggi, quando ormai il PUG è prossimo alla sua approvazione definitiva.
RUP RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO: ing Luca Casciaro
PROGETTISTA: Arch Gianluca Andreassi
GRUPPO DI LAVORO:
Arch. Andrea Tassinari
Dott. Alessandro Bonifazi
Geol. Silvia Ciurlia
Arch. Umberto Gaetano Blaise
Dopo l’avvio della fase conoscitiva nel 2016, il processo di pianificazione urbanistica ha attraversato numerosi passaggi burocratici e istituzionali. La fase preliminare avrebbe dovuto garantire il coinvolgimento di cittadini e portatori di interesse, ma il risultato è stato tutt’altro che partecipativo. Le poche occasioni di confronto pubblico, programmate per il 2020, si sono rivelate fallimentari, con scarsa affluenza e un generale disinteresse alimentato dalla mancanza di un’informazione chiara e accessibile. Nonostante la retorica della trasparenza, l’iter del PUG è rimasto confinato negli uffici comunali, discusso in cerchie ristrette e mai realmente aperto alla comunità. Questo ha portato molti cittadini a scoprire solo ora, a pochi passi dalla definitiva approvazione, gli effetti concreti del piano sulle loro proprietà e sulla futura gestione del territorio, pur essendo pubblici già dal 2022 come si può apprendere dal sito del comune di Ugento
Ma facciamo chiarezza sulla questione dell’argomento: il PUG (Piano Urbanistico Generale) e il PRG (Piano Regolatore Generale) sono strumenti di pianificazione territoriale utilizzati nei comuni italiani, ma si differenziano sotto vari aspetti.
PRG (Piano Regolatore Generale): È uno strumento urbanistico che disciplina l’uso del territorio di un comune. Viene redatto per definire come deve essere organizzato e trasformato l’uso del suolo, prevedendo zone residenziali, commerciali, industriali, agricole, e le infrastrutture necessarie. Il PRG ha valenza di pianificazione a lungo termine, ed è stato tradizionalmente lo strumento più utilizzato per la pianificazione urbanistica.
PUG (Piano Urbanistico Generale): È il successore del PRG, introdotto dalla legge 56/2014 (Legge Delrio) per favorire una maggiore integrazione tra le politiche di sviluppo del territorio e la sostenibilità. Il PUG si propone di affrontare in modo più completo e moderno la pianificazione del territorio, includendo non solo l’urbanistica ma anche la gestione ambientale, la sostenibilità, e la qualità della vita urbana. In pratica, il PUG è più strategico e integrato rispetto al PRG, e include misure legate all’ambiente, alla mobilità sostenibile, e a nuove forme di economia territoriale.
Raggio d’azione e approccio: Il PUG ha un approccio più ampio e integrato, mirando a sviluppare una pianificazione più sostenibile e in armonia con l’ambiente, mentre il PRG si concentrava principalmente sull’uso e la regolamentazione del suolo.
Struttura e contenuti: Il PUG deve includere una valutazione complessiva degli aspetti ambientali, economici e sociali, mentre il PRG si concentrava principalmente sulla regolamentazione della costruzione e dell’uso del territorio.
Obiettivi: Il PUG si propone di rispondere a sfide più moderne come la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, e l’integrazione di diversi tipi di uso del territorio, mentre il PRG tendeva a focalizzarsi sullo sviluppo e sulla regolamentazione del costruito.
In sintesi, il PUG rappresenta un’evoluzione del PRG, in risposta alle nuove esigenze di sostenibilità e di pianificazione territoriale integrata, ma in assenza del PUG continua a valere il vecchio PRG, senza ulteriori prescrizioni o obblighi.
Per questo le proteste si sono moltiplicate nelle ultime settimane, e non senza motivo. Alcune delle aree più colpite dalle scelte del PUG riguardano Torre San Giovanni, Mare Verde e la zona artigianale di Ugento, dove terreni di alto valore attuale diventeranno, dopo l’approvazione del piano, carta straccia. La diminuzione della cubatura edificabile avrà un impatto devastante, penalizzando proprietari e investitori. I più penalizzati saranno sicuramente le imprese di costruzione e le agenzie immobiliari, con quest’ultime che rischiano seriamente la chiusura definitiva nel giro di pochi anni, non avendo il mercato ugentino la possibilità di attingere a nuovi immobili. Molte zone prima edificabili sono state cancellate, e il sistema risarcitorio previsto è assolutamente inadeguato. Numerosi cittadini hanno pagato per anni tasse su terreni edificabili che ora si trovano svalutati senza un adeguato indennizzo.
Con la pubblicazione a fine 2024 di tutti i pareri favorevoli della Regione Puglia sul sito del Comune di Ugento, il destino del PUG sembra ormai segnato. La sua approvazione procederà spedita, senza possibilità di revisione sostanziale. Chi oggi protesta può farlo solo simbolicamente, perché la normativa non prevede margini di modifica in questa fase avanzata dell’iter. Questo significa che il piano sarà approvato nella sua forma attuale, con tutte le sue criticità e senza che le voci contrarie abbiano un peso effettivo. Si tratta di un modus operandi già visto in passato a Ugento, dove le decisioni strategiche vengono prese senza un reale coinvolgimento della popolazione e dove la partecipazione democratica rimane un concetto puramente teorico.
Il PUG resterà e condizionerà la vita degli ugentini nei prossimi 30 anni, incidendo sulle dinamiche economiche, urbanistiche e sociali della città. L’ultima e definitiva firma da apporre per pregiudicare definitivamente e senza possibilità di ritorno il futuro della nostra terra.
Nella mattinata odierna, presso la Prefettura di Lecce, il Prefetto Natalino Manno ha presieduto un’importante riunione operativa, volta a definire e potenziare le strategie di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi e di interfaccia, nonché a garantire una gestione più efficace delle emergenze.
All’incontro hanno preso parte i vertici delle Forze di Polizia, il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, la Polizia Stradale, la Polizia Provinciale, il Gruppo Carabinieri Forestale, la Capitaneria di Porto, l’Aeronautica Militare, unitamente ai rappresentanti della Regione Puglia, del Coordinamento Provinciale del Volontariato di Protezione Civile e, in collegamento remoto, i referenti dei Comuni della provincia, i delegati di A.R.I.F., i gestori della rete viaria e ferroviaria, oltre ad esponenti del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento e della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.
Nel corso della riunione è stata esaminata l’esperienza della stagione estiva trascorsa, durante la quale si è registrato un drastico calo della superficie boschiva colpita dalle fiamme: 5.161 ettari bruciati contro i 10.914 del 2023.
Consapevoli della necessità di intensificare le azioni di prevenzione, le istituzioni preposte si apprestano a rafforzare il sistema di contrasto agli incendi attraverso l’attuazione di misure innovative e altamente specializzate. La Regione Puglia, in qualità di ente deputato alla pianificazione e al coordinamento delle operazioni, garantirà il dispiegamento di tutte le risorse disponibili, promuovendo altresì la riattivazione delle convenzioni per il gemellaggio con volontari esterni, che contribuiranno al potenziamento della struttura di Campi Salentina.
In tale contesto, nei prossimi giorni verranno approvati i piani d’ambito, frutto di una sinergia istituzionale consolidata tra le diverse componenti della Protezione Civile, al fine di assicurare una distribuzione più capillare delle squadre AIB sul territorio provinciale. Accanto a ciò, è prevista la pubblicazione di un bando per l’impiego di mezzi aerei, a complemento delle operazioni di sorveglianza e intervento.
Fondamentale, inoltre, l’attivazione di iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, con un’attenzione particolare al coinvolgimento delle istituzioni scolastiche, nonché il lancio di progetti di innovazione tecnologica per il miglioramento delle tecniche di monitoraggio. Tra le misure più avanzate rientrano l’installazione di stazioni di rilevazione dei parametri atmosferici e l’impiego di droni per il controllo dinamico delle aree a rischio, strumenti che si affiancheranno ai sistemi di videosorveglianza già operativi nei punti più vulnerabili della provincia.
A fronte della crescente frequenza di incendi dolosi, è stato inoltre proposto un ampliamento del periodo di massima allerta, che, sulla base dell’esperienza degli anni precedenti, dovrebbe estendersi da maggio a ottobre.
Di rilievo il progetto pilota presentato dal Comune di Lecce, che prevede l’applicazione delle tecniche di topografia applicata al soccorso (TAS) nel settore della prevenzione incendi. Tale sistema, normalmente utilizzato nelle operazioni di ricerca e soccorso, consentirà di geolocalizzare con precisione le aree di vegetazione in prossimità dei centri abitati, prevenendo lo sviluppo di incendi di interfaccia. Parallelamente, la Polizia Locale avrà il compito di vigilare sull’osservanza degli obblighi di pulizia dei terreni da parte dei privati, riducendo così i fattori di rischio.
Particolare attenzione è stata riservata al ruolo delle amministrazioni locali, sollecitate a intensificare le azioni di prevenzione attraverso la sensibilizzazione dei proprietari di terreni incolti e l’aggiornamento costante dei piani di protezione civile, con la precisa individuazione dei punti di raccolta della popolazione e dei punti di rifornimento idrico, da segnalare tempestivamente ai Vigili del Fuoco. Ulteriormente rafforzato il monitoraggio delle aree percorse dal fuoco e il rispetto del vincolo di inedificabilità per i successivi dieci anni, misura che dovrà essere inserita nei Piani Urbanistici Generali (PUG).
Alla luce degli incendi devastanti che negli ultimi due anni hanno colpito il territorio di Ugento, in particolare la zona di Rottacapozza – le cui immagini hanno fatto il giro dei telegiornali nazionali – l’attenzione delle istituzioni risulta quanto mai elevata. Il Prefetto Manno ha espresso il proprio ringraziamento nei confronti di tutte le forze in campo, sottolineando l’importanza di una strategia condivisa e tecnologicamente avanzata per garantire un territorio sotto controllo, a tutela della sicurezza pubblica e della valorizzazione turistica ed economica della provincia di Lecce.
Il monitoraggio delle iniziative adottate proseguirà con cadenza mensile, attraverso nuove riunioni di aggiornamento, volte a verificare l’efficacia delle misure implementate e ad adattarle alle esigenze emergenti.
Lo avevamo già scritto nel primo numero del nostro magazine cartaceo, pubblicato ormai tre anni fa, ma il tema resta di attualità e continua a suscitare interrogativi tra cittadini e visitatori. I lavori per la riqualificazione dei bacini di Ugento, e in particolare del bacino Suddenna, stanno stravolgendo una zona strategica di Torre San Giovanni, un’area che potrebbe essere centrale per il turismo e lo sviluppo locale, ma che storicamente è stata trattata come una periferia dimenticata.
Il progetto, vincitore del Concorso di Progettazione per la Valorizzazione e Riqualificazione dei Paesaggi Costieri di Ugento, porta la firma di Pedone Studio + CFE ed è documentato sul sito “Archilovers.com”. Ma è proprio scorrendo le informazioni presenti su quel portale che emerge un dato inquietante: la data di inizio lavori è indicata come 2015. Se ciò fosse vero, ci troveremmo di fronte a un’opera che da dieci anni risulta in costruzione, ma della quale ancora non si vedono le minime basi. Dieci anni nei quali non si è assistito a una riqualificazione, ma piuttosto a un progressivo degrado dell’area.
Ad oggi, l’unico risultato tangibile di questo cantiere è la proliferazione incontrollata delle zanzare. Le sponde sfondate del bacino Suddenna stanno provocando l’inondazione di larghi tratti di terreno, favorendo la stagnazione delle acque e creando un ambiente ideale per gli insetti, con effetti negativi sul benessere dei residenti e sull’attrattività turistica della zona.
Resta poi un grande punto interrogativo sull’utilità effettiva di queste opere. Quale sarà il valore aggiunto per il territorio una volta ultimati i lavori? Torre San Giovanni ha davvero bisogno di passerelle di legno e staccionate immerse in un ambiente paludoso, soggetto all’erosione del tempo e alla costante umidità? E soprattutto: l’amministrazione comunale ha previsto le spese di manutenzione necessarie per preservare queste infrastrutture nel tempo?
Perché se c’è una certezza, è che il legno, esposto all’acqua e alle condizioni climatiche estreme della zona, necessita di una manutenzione costante e onerosa. Quanto costerà, nel lungo periodo, tenere in vita queste strutture? E il Comune sarà in grado di garantirne la gestione o assisteremo al solito abbandono immediato, con opere inutilizzate e destinate al degrado, realizzate solo per eseguire lavori e quindi distribuire risorse pubbliche?
Dieci anni di attesa avrebbero dovuto produrre un’opera funzionale, capace di migliorare la vivibilità e la fruibilità dell’area. Invece, il bacino Suddenna si presenta oggi come un’eterna incompiuta, tra promesse mancate e problemi nuovi che si aggiungono a quelli storici. Cosa deve ancora accadere affinché questa vicenda si sblocchi davvero?
Las nostra speranza, a questo punto, è di vedere almeno realizzato il progetto così come presentato nei render di presentazione, perché a Ugento l’effetto Wish (come lo compri su wish, come ti arriva a casa) è sempre dietro l’angolo.
Lo stato attuale dell’area in un recente servizio di Ozanews
Di seguito la descrizione completa del progetto trovata sul sito archilovers:
ECOLOGIA INTEGRALE
Il progetto è risultato vincitore di un concorso di progettazione promosso dalla Regione Puglia e dal Comune di Ugento, individuandolo come uno dei modelli di attivazione dello “Scenario Strategico” del Piano Paesaggistico della Puglia (PPTR) legato alla valorizzazione dei paesaggi costieri, elemento patrimoniale di grande rilevanza per il futuro socioeconomico della regione stessa.
Il progetto ha lo scopo duplice di bloccare i processi di degrado dovuti alla pressione turistica concentrata a ridosso della costa e di valorizzare l’immenso patrimonio naturalistico, rurale e paesaggistico presente all’interno del più ampio Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento.
Il Parco è costituito da un sistema dunale e retrodunale misurato da un insieme di canali e bacini di collegamento rappresentando la più estesa area di macchia mediterranea del Salento che però presenta un’ampia serie di criticità: erosione costiera, degradazione degli habitat locali, perdita di bio diversità, salinizzazione dei suoli, eccessivo carico antropico nei mesi estivi.
Il progetto intende coniugare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico mediante la definizione di un modello di sostenibilità ambientale e la creazione di nuove forme di ecoturismo.
L’obiettivo è promuovere la valorizzazione sostenibile del territorio facendo dialogare istanze antropologiche ed ambientali mediante uno sviluppo bio-economico.
Risolvere la dicotomia tra ambiente ed economia verso un modello di ecologia integrale nel quale far convivere i processi economici e la tutela del paesaggio.
RICOMPOSIZIONE DEL MOSAICO DEGLI HABITAT
Le Aree che compongono il progetto sono state caratterizzate in base alla loro vocazione più evidente e più funzionale per la riconnessione degli habitat e dei sistemi di fruizione del parco.
Il Bacino Rottacapozza sud è sicuramente l’area vocata alla trasformazione in riserva naturale integrale. Gli interventi proposti mirano a rafforzare questa qualità e a facilitare la crescita del carattere naturalistico del bacino. L’eliminazione degli argini costruiti insieme al nuovo disegno delle sponde e alla rinaturalizzazione della duna favoriranno la naturale creazione di un ecosistema ideale per la fauna e la flora.
Intervento comune a diverse aree di intervento è l’inserimento di isolotti naturali galleggianti, realizzati con struttura in bamboo e giunco palustre a guisa di grandi nasse, disegna ed arricchisce il bacino di luoghi ideali per la formazione di habitat naturali per il proliferare della flora e il ripopolamento della fauna spontanea o indotta .
Nel caso dell’area naturale protetta le banquettes di posidonia spiaggiata saranno mantenute in situ in modo da favorire la riduzione dell’erosione della costa, il ripascimento della duna e la nidificazione delle tartarughe.
Il Bacino Suddenna appare come elemento estraneo al nucleo urbano di Torre San Giovanni.
La riconnessione del bacino all’abitato è ottenuta attraverso percorsi e passeggiate pedonali che lo collegheranno al nuovo lungo mare. Il parco urbano acquatico, composto di boschetti termofili, bio-lago, giardini ed orti botanici palustri, diventerà elemento di riequilibrio dei flussi decongestionando l’affaccio al mare, ridefinirà l’uso e le dinamiche degli spazi urbani redistribuendo i carichi antropici.
L’Area dell’ ex Ittica, fortemente antropizzata ed abbandonata da anni, attraverso uso di linguaggi architettonici mimetici si propone un modello che definiremmo di Decongestione TuristicaControllata, teso a diradare il carico antropico su larga scala e a spalmare i flussi stagionali , attraendo tutto l’anno nuove forme di turismo già ampiamente diffuse in tutta Europa.
Il compendio ricettivo viene proposto come una serie di elementi costruiti sparsi, realizzati sulle aree di sedime già fortemente compromesse e ricuciti da zone completamente rinaturalizzate, in piena continuità con il parco, con uso esclusivo di materiali da costruzione naturali e vegetali, tanto da potersi identificare come vere Architetture Vegetali o Agritetture.
La scelta dei materiali risponde quindi all’esigenza di ridurre l’impatto del costruire sull’ambiente privilegiando l’impiego di materiali, componenti e prodotti regionali, riciclati e riciclabili, atossici, a ricrescita veloce.
L’area denominata “Zona Fontanelle” è caratterizzata da strade carrabili e parcheggi non regolamentati posti a ridosso della fascia dunale che ne compromettono la continuità ecologica. La rinaturalizzazione delle aree liberate e la forte riduzione delle aree impermeabilizzate, faciliteranno la ricucitura della pineta esistente e rafforzeranno il suo ruolo di cintura verde di delimitazione, mitigazione e qualificazione di un’area caratterizzata da costruzioni che connotano fortemente il paesaggio.
I parcheggi saranno delocalizzati e ricollocati in aree adiacenti alle strutture ricettive esistenti.