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Il diporto e l’omicidio nautico

Nel Canto XX dell’Inferno, vi è un passo in cui Dante Alighieri scrive: «Suso in Italia bella giace un laco, a piè de l’Alpe che serra Lamagna sovra Tiralli, c’ha nome Benaco». Egli si riferisce al bellissimo Lago di Garda. Luogo da cui vogliamo partire per immergerci nel nostro mare.
Nel giugno 2021, sul Lago di Garda, Umberto Garzarella, insieme alla fidanzata Greta, rimase vittima di un incidente nautico, causato da un tedesco che si era messo alla guida di un motoscafo in stato di ebrezza. La coppia sul proprio gozzo venne travolta dall’imbarcazione che navigava ad una velocità quattro volte superiore a quella consentita. Si sono susseguiti altri avvenimenti tragici.
Non ultimo quello dell’agosto scorso: due imbarcazioni si scontrano; su una di queste lo skipper è risultato positivo all’alcooltest. Muore una turistica americana.
Abbiamo fortuna di disporre di diversi chilometri di costa, un mare straordinario in un contesto costiero alquanto suggestivo. Si caratterizza per un asset economico, fonte di grande sviluppo e crescita territoriale, il diporto nautico. Insieme di attività nautiche che si svolgono per scopi sportivi e ricreativi senza fine di lucro, secondo la definizione del codice della nautica da diporto (decreto
legislativo n. 171 del 2005). La norma definisce le unità da diporto quella categoria in cui rientrano i natanti, le imbarcazioni da diporto e le navi da diporto. Distinguibili in base alla lunghezza ed alla registrazione o meno nei rispettivi registri. Comunemente i natanti sono quelle “barche” di lunghezza non superiore ai 10 metri, non iscritte nel RID – Registro imbarcazioni da diporto.
Si è soliti affrontare questioni attinenti alla nautica da diporto soprattutto durante il periodo estivo.
Con la forte affluenza degli utenti del mare e di bagnanti e diportisti in particolare. Nelle nostre marine, se ci sono molti natanti e qualche imbarcazione, piuttosto rare sono le navi da diporto. Per cause evidentemente tecniche, il nostro porticciolo non è adeguato a rispondere alle richieste “dei naviganti”, ben che meno alle esigenze degli yacht di un certo livello. Forse un motivo su cui
riflettere nell’ottica della strategia di sviluppo costiero che si vorrebbe/dovrebbe improntare per il futuro? Basti pensare che in Italia, posizionata all’ottavo posto per numero di barche possedute, nei registri risultano iscritte 100.000 unità da diporto (imbarcazioni e navi da diporto, iscritte rispettivamente nel Registro imbarcazioni da diporto – RID e Registro navi da diporto – RND), per
un totale di 600.000 unità circolanti.
Nei giorni scorsi anche la Camera dei deputati ha dato il suo via libera con 261 voti a favore all’introduzione del reato di “omicidio nautico” nel vigente codice penale. Un nuovo reato che va ad affiancarsi a quello di “omicidio stradale”, introdotto nel 2016. Un iter legislativo che nasce proprio a seguito della drammatica vicenda di Umberto e Greta.
La nuova legge ha previsto la reclusione da due a sette anni in caso di morte della vittima; da otto a dodici anni con l’aggravante della guida in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psicofisica.
La norma ha esteso la disciplina vigente alle ipotesi di omicidio (comma 1) e di lesioni gravi o gravissime (comma 2) conseguenti a violazioni delle norme sulla navigazione marittima o interna.
Ad essere modificato è stato l’articolo 589-bis c.p., nel quale viene introdotto il reato di “omicidio colposo nautico”, volto a punire, con la reclusione da 2 a 7 anni, chiunque, ponendosi alla guida di un’unità da diporto, cagioni per colpa la morte di una persona avendo agito in violazione delle norme sulla disciplina della navigazione marittima o interna.
A similitudine dell’omicidio stradale, sono state previste alcune aggravanti per la commissione del fatto: stato di ebbrezza superiore a 1,5 g/l o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope (reclusione da 8 a 12 anni); stato di ebbrezza compreso tra 0,8 g/l e 1,5 g/l se il conducente dell’imbarcazione esercita attività di trasporto di cose o persone (reclusione da 8 a 12 anni); stato
di ebbrezza compreso tra 0,8 g/l e 1,5 g/l (reclusione da 5 a 10 anni); non essere in possesso della patente nautica, ovvero se la stessa è stata sospesa o revocata (nei casi in cui questa è richiesta) oppure con un’unità da diporto di proprietà dell’autore del fatto sprovvista di assicurazione obbligatoria. È stato previsto anche un aumento della pena in caso di fuga del conducente
successiva all’omicidio. Vi è infatti uno specifico riferimento all’omicidio nautico.
In mare, come sulla strada, la raccomandazione non può che essere quella della massima prudenza e del rispetto delle regole, evitando soprattutto comportamenti rischiosi in un ambiente, quale quello marino, che si presenta molto più complesso rispetto a quello terrestre. Il mare, come del resto la natura, merita rispetto perché è assolutamente imprevedibile. L’inasprimento delle
pene è utile ma non sufficiente perché non potrà mai colmare quel vuoto di ignoranza, imprudenza, incoscienza ed irresponsabilità, su cui occorre lavorare garantendo informazione e formazione dell’utenza.

Il duro sfogo di un lettore: “siamo delle merde umane”

Iniziamo oggi a dare spazio alle numerose segnalazioni e messaggi giunti in redazione durante l’ultima e quanto mai travagliata stagione estiva. Iniziamo dallo sfogo di un lettore, che ha avuto la possibilità di villeggiare per una settimana a Torre San Giovanni. Un messaggio che, insieme ad altri, abbiamo deciso di pubblicare a stagione quasi finita, per evitare di aggiungere inutili polemiche in un’estate in cui sicuramente non sono mancate.

Buongiorno ho visto la vostra pagina Facebook consigliato da un amico.
Stando a Torre San Giovanni una settimana intera ho notato il paese allo sbando soprattutto parlando di immondizia.
Spiego meglio cosa ho visto che più mi ha fatto male: il mercato di lunedì, i commercianti alle 13 .30 smontano baracche e baracchini lasciando l impossibile di plastica, quella che serve per rivestire i vestiti venduti e grucce a terra riempiendo così tutto il lungo mare.
Giustamente qualcuno dirà che passeranno gli spazzini dopo poco, ed io rispondo che in una giornata ventosa come quella di lunedì scorso compresa di pioggia ,la maggior parte delle plastiche se ne è andata in mare senza aspettare l’arrivo degli spazzini.
Se passate dal lungo mare verso la nave incagliata si possono notare varie grucce a terra NON raccolte.
Il vizio di buttare a terra le plastiche e carte dopo aver venduto, denota la propria inciviltà che andrebbe punita. Basterebbe poco per far passare la voglia. Basterebbe una circolare con il divieto ad ogni singolo commerciante previa multa salata. Purtroppo l’italiano se non viene multato non si castiga mai.
Altro punto dove solo a passeggiare ti viene da piangere è la zona di fine porto.
Sembra di arrivare nella discarica con varie bottiglie buttate e cassette di polistirolo.
Sicuramente non funziona qualcosa anche nella ditta della nettezza urbana che vista con i miei occhi non raccoglie la plastica poggiata a terra accanto il bidone apposito ed il giorno stabilito. Fanno finta di nulla per non piegarsi per non consumare troppe energie.
Facendo il bagno ieri verso il faro mi sono imbattuto in ben 3 tartarughe giganti stupende. L’emozione è stata così forte che ancora oggi le rivedo negli occhi. Penso di non dimenticare mai più quella giornata. Ma purtroppo quelle tartarughe nuotavano nella plastica.
Con questo concludo dicendo che siamo delle merde umane. Soprattutto chi dovrebbe controllare e fa finta di nulla per non farsi nemici.
Torre San Giovanni potrebbe essere una delle marine migliori ma forse qualcuno non vuole farla crescere più di tanto.
Forse ho sbagliato a scrivere su questo numero ma almeno mi sono sfogato. Ritorno a Matino con una bellissima esperienza ma con un nodo alla gola sapendo che poi a molti non interessa la vita del mare.
Un abbraccio a chi leggerà questo messaggio.

Il messaggio giunto sul nostro numero WhatsApp

Ugento e la sua “destra sociale”

Ripercorrendo gli ultimi trent’anni di storia amministrativa della nostra comunità, eccetto qualche momento, Ugento, Gemini e marine sono sempre state “di massima” amministrate da compagini politiche sostanzialmente di “destra”. Si potrebbe addirittura asserire che la “sinistra ugentina”, per usare un linguaggio calcistico, storicamente non abbia quasi mai toccato palla. Mi ha incuriosito non poco l’editoriale di Marcello Veneziani – Dove nasce la destra sociale? che apre con una domanda provocatoria: “ma che bestia misteriosa è la destra sociale?”.

L’opinione pubblica mainstream tende ad accostare, quasi sempre istintivamente ed altrettanto erroneamente, la destra al fascismo o addirittura al nazional-socialismo, o comunque a periodi storici disastrosi per l’umanità. Allo stesso modo, si tende ad associare semplicisticamente Karl Marx al comunismo, al socialismo e/o dittature di vario tipo, alcune ancora vive in alcune parti del mondo. Non è questa la sede per un’analisi politologica, non vi è il tempo e soprattutto lo spazio che meriterebbero, non volendo peraltro cadere in inutili partigianerie. Ciò su cui è opportuno disquisire, perché forse potrebbe essere utile a molti “saperne qualcosa in più” rispetto al limite di deleterie posizioni ideologiche ormai fuori dal tempo, dalla storia e dalla realtà, inerisce la dottrina sociale della destra, di cui si fanno le analisi ma si ignora la sua storia e i suoi presupposti. Un padre e un fondamento umanistico prima che filosofico di quella dottrina sociale, per Veneziani è rintracciabile nel filosofo Giovanni Gentile, ucciso dai partigiani dei GAP di ispirazione comunista. Il suo testamento – Genesi e struttura della società – dell’estate del 1943, non deve far cadere in quell’inganno ideologico che innesca la sirena allarmante dello starnazzare “al filosofo del fascismo alla base della cosiddetta destra sociale”. Peraltro è condivisibile che siano in molti, soprattutto a destra, a non aver compreso il pensiero del filosofo siciliano, al pari di tanti altri che, sia a sinistra nulla hanno capito dei quaderni dal carcere di Antonio Gramsci, e sia al “centro” hanno tradito gli insegnamenti del popolarismo di Don Luigi Sturzo e della dottrina sociale della Chiesa.

Gentile è l’intellettuale italiano che da ministro della pubblica istruzione e da impresario di cultura, fu il protagonista indiscusso della riforma della scuola, dell’Enciclopedia italiana Treccani, della Scuola Normale di Pisa, dell’Accademia d’Italia e dell’Istituto di studi mediterranei ed orientali. Il suo lascito è un “saggio di filosofia pratica” che necessita di maggiore considerazione: “All’umanesimo della cultura che fu pure una tappa gloriosa della liberazione dell’uomo, succede oggi o succederà domani l’umanesimo del lavoro”. Il lavoro non è solo produzione e fatica ma attività etica e riscatto spirituale perché “l’uomo reale, che conta, è l’uomo che lavora, e secondo il suo lavoro vale quello che vale. Il vero valore è il lavoro”. Se nella definizione dello Stato rivendica la continuità col pensiero liberale e conservatore, è con l’umanesimo del lavoro, che riprende l’eredità del socialismo, del sindacalismo e della dottrina sociale della Chiesa. La sintesi gentiliana è lo Stato nazionale del lavoro. Da qui la sua grandezza filosofica e intellettuale. 

L’umanesimo del lavoro è la pietra miliare della nostra Costituzione. Già nel primo articolo ne risalta l’eredità, disseminata tra forze socialiste e comuniste, cattolico-popolari e sindacali, oltre che nell’allora Movimento sociale italiano. Fondamentale il disvelarsi del pensiero comunitario: la comunità non accomuna solo i viventi ma chi ci ha preceduto e chi ci seguirà. Il filo della “tradizione”. La filosofia ne è la sua coscienza: “in fondo all’Io c’è un Noi; che è la comunità a cui egli appartiene, e che è la base della sua spirituale esistenza, e parla per sua bocca, sente col suo cuore, pensa col suo cervello. La comunità è presente come legge interna all’individuo”. Nella sua visione sociale è centrale ed insostituibile la famiglia perché l’uomo è famiglia, lavora per sé ma anche per i suoi figli; l’istinto alla generazione muta in vocazione e si perpetua tramite l’eredità. Ed è lì che sta la radice del senso dell’immortalità in quanto la famiglia è il “perenne vivaio morale dell’umanità”. Le sue idee, il suo pensiero percorrono “l’oltre”. Il tutto e tutti. 

Riprendendo ancora Veneziani, quell’opera di ieri ci aspetta al largo di domani. Quelli che sognano una comunità migliore, noi ugentini e geminiani dobbiamo farci trovare pronti.

Il piano del verde fantasma nel comune di Ugento

Ci eravamo già occupati della questione, ma oggi grazie al consigliere Tiziano Esposito apprendiamo che nel 2018, il Comune di Ugento ha adottato un ambizioso Piano del Verde al costo di quasi 10.000 euro, un investimento significativo per il paese. Questo piano, inizialmente presentato come uno strumento per definire il “profilo verde della città” e per migliorare il territorio, oggi sembra essere rimasto solo su carta, deludendo le aspettative dei cittadini.

L’allora Sindaco, ora Vice Sindaco con delega all’Ambiente, aveva promesso che questo piano avrebbe portato un cambiamento positivo al verde pubblico di Ugento. Tuttavia, la realtà attuale sembra contraddire queste promesse, e molti cittadini si chiedono se il denaro speso per questo progetto sia stato investito in modo efficace.

Il Comune di Ugento, ha approvato nel 2018 un Piano del Verde costato a tutti noi cittadini quasi 10.000 euro!

Uno dei tanti piani rimasti su carta 📚

L’allora Sindaco ed ora Vice Sindaco con delega all’Ambiente definiva il Piano come lo strumento in grado di definire il “profilo verde della città” e dare una svolta al nostro territorio.

Forse intendeva farlo con tutte le erbacce che ricoprono i nostri marciapiedi, nonostante i tanti soldi pagati da noi cittadini con la tassa sui rifiuti per il diserbo che puntualmente non viene svolto (o solo in prossimità di processioni e/o cortei).

Invece, il vero verde pubblico oramai sta completamente scomparendo‼️‼️

Tanti alberi stanno seccando nel più totale voluto disinteresse (vedi piazza Immacolata, vedi gli alberi di Leccio di via M. Colosso e via Messapica).

Alberi che hanno vissuto la storia di Ugento, hanno visto le trasformazioni di strade e piazze, hanno dato riparo a tanti di noi durante le calde giornate di estate.

Nel Piano del Verde solo tante belle parole e promesse, puntualmente tutte disattese 🗣🗣

Ne riporto solo alcune “𝐸 𝑜𝑟𝑎𝑚𝑎𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖, 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑒𝑑 𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖, 𝑖𝑙 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑣𝑎𝑟𝑖𝑒 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎. 𝑈𝑛𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑜𝑟𝑠𝑎 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒, 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑏𝑎𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑒 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑒𝑔𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜”.

Ancora .. “𝐿𝑎 𝑠𝑐𝑎𝑟𝑠𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑖, 𝑝𝑜𝑛𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑜 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑎𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒, 𝑎𝑙 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜. 𝐿𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑣𝑒𝑟𝑑𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑎𝑟𝑒𝑒 𝑢𝑟𝑏𝑎𝑛𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑡𝑖𝑐𝑜, 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑓𝑟𝑢𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑝𝑢𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑙’𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑒𝑞𝑢𝑖𝑙𝑖𝑏𝑟𝑖𝑜 𝑚𝑖𝑐𝑟𝑜𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑠𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑒”.

Un’ulteriore esempio: ”La tutela delle alberature di lecci su Via Colosso”, definiti nel Piano come alberature di pregio da conservare.

Noi, invece, ad Ugento (tutto) siamo capaci di farle seccare! E non solo le piante!!!

Ci auguriamo un pronto intervento per cercare di salvare le piante non ancora seccate, prima che sia troppo tardi.

“𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐛𝐞𝐫𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞”

Il post di Tiziano Esposito

Uno dei problemi principali evidenziati è la mancanza di manutenzione del verde pubblico. Nonostante i cittadini abbiano pagato tasse sui rifiuti per il diserbo delle aree verdi, questo servizio sembra essere carente. La pulizia dei marciapiedi e la rimozione delle erbacce non vengono eseguite in modo soddisfacente, tranne in occasione di processioni e cortei, sollevando sospetti su possibili motivazioni politiche dietro tali azioni.

Il Piano del Verde, inizialmente annunciato con grande enfasi e tante parole accattivanti, sembra essere rimasto un mero esercizio di retorica. Promesse come la creazione di aree verdi pubbliche, la cura dei giardini esistenti e il preservare alberature di pregio come i lecci di Via Colosso non sono state mantenute. Il verde pubblico a Ugento è in uno stato di declino evidente, e le parole vuote nel Piano del Verde fanno infuriare i cittadini che avevano sperato in un miglioramento concreto.

La tutela dell’ambiente e del patrimonio verde della città dovrebbe essere una priorità per qualsiasi amministrazione comunale. Il verde non è solo un elemento estetico, ma svolge un ruolo vitale nella salute dell’ambiente e nella qualità della vita dei cittadini. Pertanto, è urgente che venga effettuato un intervento immediato per preservare le piante che non sono ancora seccate e per invertire questa tendenza al degrado.

Gli alberi, in particolare, sono tesori naturali che meritano il massimo rispetto e la cura. Speriamo che l’amministrazione comunale agisca rapidamente per ripristinare il verde pubblico di Ugento e onori le promesse fatte nel Piano del Verde, dando a questa importante risorsa la considerazione e l’attenzione che merita.

I cittadini di Ugento chiedono che il verde comunale non sia più trascurato e che si ponga fine a questa situazione di declino. È ora che l’amministrazione comunale agisca con determinazione per proteggere e valorizzare il patrimonio verde della città, dando così un segnale positivo per il futuro di Ugento.

Padel dal destino incerto. Facciamo chiarezza

Arriva dalla sua pagina social la risposta del consigliere comunale Vincenzo Scorrano per quanto riguarda il campo di Padel di Ugento. Una risposta che in parte conferma quanto già scritto su questa testata e che comunque non smentisce il titolo dell’ultimo articolo, non fornendo una data certa sulla riapertura dell’impianto.

Ma è giusto fare chiarezza per poter chiarire ogni minimo dubbio innescato dalla risposta sommaria del consigliere Scorrano.

La leggerezza commessa nell’ultimo pezzo è stata quella dell’uso di foto di repertorio riprese dal primo articolo di un anno fa, che è stato comunque linkato e citato correttamente nella prima parte dell’articolo. Un passaggio che non è bastato a esplicitare la natura delle foto pubblicate che comunque non tolgono niente al tenore della notizia, che rimane il dato di fatto di questa vicenda, che il campo di padel rimane ad essere chiuso.

Ora dopo la risposta del consigliere comunale sono 3 le domande che a tutti sorgerebbero spontanee:

  • se ci sono stati dei lavori di ripristino evidentemente il campo avrà avuto dei problemi sicuramente non inerenti al suo consumo naturale, visto il tempo di attività dell’opera. Questo dunque non conferma quanto scritto su questa testata?
  • se questi lavori sono stati certificati a marzo 2023 come mai il campo è ancora chiuso?
  • ci risulta che la gestione degli impianti sportivi sia stata recentemente assegnata al precedente gestore. Come mai nel suo post si legge di una procedura ancora in essere?

Sarebbe utile allora sapere, ancora, se per l’assegnazione di questo campo si stia portando avanti una procedura diversa dagli altri impianti, che rientrano tutti in un unica gestione. A questo punto, se fosse così, sarebbe curioso sapere il perché di questo trattamento speciale, considerando che un’associazione cittadina ha già avanzato da tempo la richiesta di gestione di questo campo.

Il dato di fatto rimane comunque sempre quello, il campo rimane chiuso.

Per questo non possiamo che rimandare al mittente le stucchevoli considerazioni sull’informazione, invitando il consigliere Scorrano a leggere bene gli articoli senza soffermarsi solo sulle immagini.

Nasce il circolo di Fratelli d’Italia a Ugento

L’annuncio dei promotori Alberto Ghezzi e Eugenio Ozza è arrivato via social: domani venerdì 15 settembre 2023 ci sarà la prima riunione del gruppo politico di Fratelli d’Italia Ugento alla presenza dell’On.le Erio Congedo e il Cons. Reg.le Antonio Gabellone.

La prospettiva è quella dell’apertura di un circolo cittadino che possa da subito avere un ruolo attivo nella politica cittadina, contando su tesserati illustri anche all’interno della giunta comunale. Sono infatti due gli assessori che sembrano aver aderito al partito della premier Meloni, spostando dichiaratamente a destra l’asse d’azione della maggioranza.

Una notizia sicuramente non di secondo piano e che rischia di avere contraccolpi fattivi sula tenuta della maggioranza di governo a Ugento, che dopo essersi accostata al Pd di Loredana Capone rappresentata dal consigliere Vincenzo Scorrano, vede ora l’ufficialità della presenza al suo interno di tesserati di un movimento avverso al PD.

Si va così alla creazione di un “cosa strana”, un inguacchio politico di proporzioni bibliche che vedrà il governo di Ugento essere retto da un’alleanza PD- Fratelli d’Italia, in quello che rischia di essere un unicum nazionale sacrificato sull’altare del potere. Ma la cosa più strana sarà l’eventualità di avere esponenti dello stesso movimento seduti sia in maggioranza che in opposizione, sottolineando ancora di più la schizofrenia di un sistema politico che a Ugento sembra aver perso la bussola.

Con queste premesse non resta che aspettare l’incontro di domani, con le parole di Congedo e Gabellone che potrebbero sancire uno spartiacque nella vita politica cittadina. Una svolta che dipenderà sicuramente anche dal successo numerico delle adesioni di questo movimento che fino ad ora sembra aver attirato l’attenzione di molti cittadini impegnati a Ugento, anche tra coloro che in passato hanno già seduto in consiglio comunale a Ugento.

Il campo di padel di Ugento non riaprirà

È con un senso di profonda amarezza e indignazione che apprendiamo la notizia che ormai era nell’aria: il campo di Padel di Ugento, un luogo che poteva rappresentare il cuore pulsante della nostra comunità sportiva, non riaprirà mai più le sue porte. Dopo aver letto l’articolo pubblicato su ozanews.it, è passato più di un anno e solo ora iniziano a circolare notizie ufficiose circa la sorte del campo di Padel di Ugento che a quanto pare non riaprirà più per le ingenti spese occorrenti alla sua risistemazione.

Sono stati spesi centinaia di migliaia di euro per la costruzione e il rinnovo del campo di Padel di Ugento. Si tratta di una somma incredibilmente ingente, che dovrebbe aver portato a un’infrastruttura sportiva di prim’ordine, accessibile a tutti i cittadini e un punto di orgoglio per la nostra comunità.

Tuttavia, la realtà è ben diversa. Nonostante questi enormi investimenti, il campo di Padel è rimasto chiuso e in stato di abbandono. Le promesse di un futuro radiante per gli amanti di questo sport sono state tradite, e i cittadini di Ugento sono stati privati di un luogo di aggregazione, di divertimento e di competizione.

padel di ugento
una foto dall’alto del campo di padel di Ugento

La Mancanza di Giustificazioni Plausibili

Ciò che rende ancora più inaccettabile questa situazione è la mancanza di spiegazioni chiare e plausibili da parte delle autorità competenti. Come cittadini di Ugento, abbiamo il diritto di sapere come e perché un progetto così ambizioso e costoso sia stato abbandonato.

Non possiamo accettare il silenzio come risposta. È nostro dovere esigere trasparenza e responsabilità da parte delle istituzioni che gestiscono le risorse pubbliche. Chiediamo che venga condotta un’indagine approfondita per fare chiarezza su come siano stati spesi i fondi e perché il campo di Padel non sia stato aperto al pubblico come previsto.

Questa situazione va oltre l’aspetto finanziario. Il campo di Padel era un luogo dove le persone potevano praticare uno sport sano, socializzare e creare legami all’interno della comunità. La sua chiusura ha un impatto negativo sulla salute fisica e mentale dei cittadini, oltre a togliere un’opportunità di sviluppo e crescita per i giovani.

Il campo di Padel di Ugento rappresentava una promessa di crescita e sviluppo per la nostra città. La sua chiusura è un tradimento delle aspettative dei cittadini e una violazione della fiducia che abbiamo riposto nelle istituzioni. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questa ingiustizia. Dobbiamo lottare per il ripristino del nostro campo di Padel e per una maggiore responsabilità nell’uso dei fondi pubblici.

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