Home Blog Pagina 210

Com’è essere un pipistrello?

disabilità e filosofia
copertina articolo “What Is It Like to Be a Bat?”

“Com’è essere un pipistrello?” (What Is It Like to Be a Bat?) articolo del filosofo americano Thomas Nagel, pubblicato in “The Philosophical Review” nel 1974, presenta il problema del riduzionismo della coscienza a livello oggettivo.

In soldoni, è possibile ridurre a parole il processo esperienziale degli esseri viventi tralasciando il vivido fattore soggettivo delle esperienze?

l’insolubilità del problema mente-corpo a causa di “fatti al di là della portata dei concetti umani”, i limiti dell’oggettività e del riduzionismo , le “caratteristiche fenomenologiche” dell’esperienza soggettiva, i limiti della immaginazione umana e cosa significa essere una cosa particolare e cosciente.

Nagel, Thomas (10 marzo 2005).  Honderich, Ted (a cura di).  L’Oxford Companion to Philosophy . Oxford University Press. 
p. 637.

Quando discuto di disabilità amo fare sempre questo esempio. Trasmette bene il concetto, condivisibile per ogni aspetto delle esperienze, del fatto che ogni vissuto è unico, irripetibile e, soprattutto, incomunicabile.

Ogni essere vivente, e perciò, anche umano ha un proprio vissuto che non può essere compreso a fondo da nessun altro se non sé stesso.

Il problema posto da Nagel è ben più complesso ma si può estendere alla percezione collettiva del “problema delle minoranze”.

Che cosa si prova ad essere un disabile? Avere una disabilità.

Essere un disabile è un’avventura che può essere compresa solo dal disabile stesso. Lo so che può sembrare un’affermazione forte ma è così. Nemmeno tra disabili è possibile la reale e piena comprensione del disagio dell’altro, è possibile solo una comunanza dettata dal fatto di condividere una “sfortuna”.

Ora che a Ugento si parla di una nuova figura del garante dei disabili e dopo essermi candidato per ricoprire tale ruolo, vorrei spendere due parole sul fatto che la civiltà di una comunità si valuta anche da come può facilitare la vita di coloro che non hanno il vantaggio della salute fisica o mentale.

Nessun individuo è “normale”, ognuno ha i propri pregi ed i propri difetti, ma è indiscutibile che una persona con disabilità debba affrontare il doppio dei problemi: i propri limiti e quelli indotti dalle infrastrutture, dall’economia, dal lavoro e dai pregiudizi sociali.

Per questi motivi l’ONU ha siglato delle LINEE GUIDA da seguire, delle istituzioni, per garantire il pieno e attivo sviluppo sociale dei disabili.

Più che sugli aspetti burocratici, che solo noi disabili dobbiamo affrontare, spesso negati e costretti a lottare per vedere realizzati i nostri diritti, vorrei porre l’accento sui comportamenti migliorabili nei confronti della diversità.

La ricchezza maggiore dell’essere umano è la diversità nel suo complesso.

La soggettività di ognuno è incalpestabile e dovrebbe essere stimolata alla crescita. Quella del disabile dovrebbe essere vista come un’ulteriore punto di vista, originalissimo e da proteggere, tanto quanto quello dei normodotati.

Discutere di disabilità è sempre un tabù e i filtri che imponiamo nei nostri discorsi allargano il problema.

Un misto tra pena, paura di offendere e ignoranza disarmante, superabile attraverso un confronto senza pregiudizi o paure.

Quando i bambini chiedono “perché quella persona è cosi?” non dovremmo zittirli ma spiegare loro che queste persone sono esseri umani e fanno, anche loro, parte del mondo. Dovremmo cercare, se possibile e con garbo, il confronto. La maggior parte di noi credo sarebbe felice di raccontarsi e scambiare una gentilezza. I bambini sono cattivi solo quando la loro curiosità viene ignorata.

Quando si va in qualunque posto in auto e non c’è parcheggio, abbiate cura di lasciare liberi quelli riservati. A voi non costa nulla, per un disabile invece è il bastone rosso di Mosè, un diritto morale più che legale, che sancisce la possibilità o meno di svolgere in autonomia un’azione, senza essere di peso o chiedere una mano. Lo stesso vale se si è in fila al supermercato o alle poste. Ovunque siate pensate agli altri.

Quando si parla di lavoro, provate a capire se quell’essere umano che vi sta davanti ha o no delle capacità utili per la vostra azienda. Potreste essere sorpresi da chi vi sta di fronte e non dare per scontato l’inutilità di qualcuno che non si è nemmeno cercato di conoscere.

Il consiglio più grande e che mi preme di più instillare nei vostri animi è quello dello sguardo. Un sorriso, non pietoso, uno sguardo amorevole non sbeffeggiante, un momento di pazienza, la voglia di tendere una mano, aiutare a far fare più che fare per loro, parlate con i bambini di diversità ed educateli al rispetto di tutte, senza censure, senza ammonimenti, senza paura che non capiscano, è quello il momento decisivo che permette ad un bambino di diventare un cittadino consapevole.

Mi auguro di aver posto un seme che possa germogliare, presto, in una riflessione sulla necessità democratica non dell’uguaglianza, ma dell’equità, concetto ben diverso e che presuppone uno sforzo sensibile maggiore.

I disabili non chiedono e non pretendono nulla, vogliono solo essere apprezzati come tutti, senza avvertirsi come un peso.

L’avanzamento di una società è anche questo, la burocrazia la lasciamo a chi è del mestiere, ma se si può fare del bene lo si faccia.

E tu, sai com’è essere un pipistrello?

Piano collettivo di salvataggio: chi salva chi?

piano collettivo di salvataggio

Abbiamo dato un occhiata a tutti gli atti resi pubblici sull’albo pretorio da parte del Comune di Ugento in merito al piano collettivo di salvataggio, presentato come indispensabile criterio per la bandiera blu, anche se in realtà non è precisamente così.

Il piano collettivo di salvataggio è un provvedimento che punta ad alzare gli standard di sicurezza del nostro litorale, coinvolgendo gli stabilimenti balneari e un’azienda che si occupa di salvataggio tramite moto d’acqua, con la possibilità di allargare il servizio di salvamento anche alle spiagge libere.

una delle torrette installate sulla spiaggia libera

Partiamo dalla Delibera di giunta n. 149 del 30.06.2022 nella quale si legge:

“come previsto dal disciplinare di procedura operativa adottato dalla FEE Italia per l’assegnazione della Bandiera Blu, i comuni che si fregiano di tale vessillo devono obbligatoriamente rispettare diversi adempimenti e in particolare tra questi risulta esservi quello correlato alle: Misure di sicurezza per la tutela dei bagnanti attraverso la predisposizione ed attuazione di un piano collettivo di salvataggio”.

un estratto dalla delibera

Esaminando la procedura operativa PO005 – PROCEDURA OPERATIVA Certificata ISO 9001 – 2015, alla voce “SERVIZI E SICUREZZA” sono riportati i seguenti punti, dove la (I) sta per carattere “IMPERATIVO” e (G) per “GUIDA”, quindi non obbligatorio e utile per acquisire ulteriore punteggio:

27. Un numero adeguato di personale di salvataggio e/o attrezzature di salvataggio deve essere disponibile sulla spiaggia (I)

28. L’equipaggiamento di primo soccorso deve essere disponibile sulla spiaggia (I)

29. Piani di emergenza per i casi di inquinamento o rischio per la sicurezza ambientale devono essere predisposti (I)

30. Deve essere prevista la gestione di diverse utenze e differenti usi della spiaggia in modo tale da prevenire conflitti e incidenti (I)

31. Misure di sicurezza per la tutela dei bagnanti devono essere attuate e libero accesso deve essere garantito al pubblico (I)

32. Una fonte di acqua potabile deve essere disponibile sulla spiaggia (G)

33. Almeno una spiaggia Bandiera Blu per ogni Comune deve avere accesso e servizi per disabili fisici (I)

Emerge chiaramente l’inesistenza dell’obbligo di adottare un piano collettivo di salvataggio che riteniamo utile se elaborato con criterio, con la collaborazione e partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. Ma andiamo avanti.

Nelle premesse al “piano collettivo di salvataggio”, il Responsabile di settore, nonché progettista del piano stesso, da una lato afferma che:

l’attivazione di un piano collettivo di salvamento consente la sorveglianza di una vasta area di litorale, avendo altresì, il pregio di offrire ulteriori risorse per la salvaguardia della vita umana in mare e la sicurezza della balneazione, oltre alla consueta presenza di postazioni fisse”- mentre dall’altro – “la normale applicazione dell’ O.S.B. (ordinanza sicurezza balneare) prevede l’obbligo di garantire il servizio di salvamento sulle spiagge libere, cosa che invece non avviene senza l’implementazione del piano collettivo di salvamento”.

In realtà è difficile non accorgersi dell’assoluta infondatezza dei presupposti su cui si sta operando per un riconoscimento così importante per il territorio. Un ulteriore prova di ciò che abbiamo constatato è data dal fatto che vi sono diverse spiagge libere nelle quali, stando sempre al citato “piano collettivo”, il Comune procederà ad installare dei cartelli per segnalare l’assenza del servizio di salvataggio. Infatti:

“II Comune di Ugento, in tutto il tratto di litorale facente parte del P.C.S., dovrà dare informazione alla pubblica utenza tramite cartellonistica in triplice lingua, che il servizio di salvataggio verrà svolto in forma collettiva, evidenziando le varie stazioni di salvataggio in relazione all’effettiva ubicazione e apporre la cartellonistica prevista nelle spiagge libere non coperte dal piano”.

Le spiagge libere non coperte dal piano sono:

  • Da Lido Pineta a Balelido;
piano collettivo di salvamento ugento
  • Tratto di spiaggia in località Fontanelle, tra la Torretta n. 18 e Torretta n. 19.
  • Tratto di spiaggia confine Torre Mozza Lido – Marini – tratto tra Torretta 32 e Torretta 33.
  • Tratto di spiaggia a Lido Marina tra Torretta 41 e Torretta 42.

Siamo ormai a stagione turistica inoltrata e constatiamo che il comune non ha ancora provveduto a installare la cartellonistica prevista. È vero anche che già mancano molti dei cartelli obbligatori secondo l’Ordinanza di sicurezza balneare della Capitaneria di Porto di Gallipoli, come possono essere quelli di divieto di balneazione nel tratto di mare antistante Corso Annibale.

Se l’obiettivo del Comune di Ugento è sorvegliare una vasta area offrendo ulteriori risorse per la salvaguardia della vita umana in mare e la sicurezza della balneazione, per quale ragione ha escluso il tratto di mare compreso tra la costa e lo scoglio denominato “Le Pazze”, pur essendo un ampio tratto di scogliera fortemente frequentato dai bagnanti?

uno dei cartelli obbligatori per il mantenimento della bandiera blu

Perché non procede, per le spiagge libere, alla delimitazione con boe di segnalazione della zona di mare riservata alla balneazione? E qualora non posizionati, ad installare adeguata segnaletica, ben visibile agli utenti e redatta in più lingue con scritto semplicemente: “ATTENZIONE – LIMITE ACQUE INTERDETTE ALLA NAVIGAZIONE NON SEGNALATO”?.

Perché, per le spiagge libere, non procede a segnalare con boe di colore bianco posizionate ad intervalli non superiori a 25 metri, il limite delle acque sicure? E qualora non si voglia fare, perché non installare dei cartelli, ben visibili agli utenti, che ripotino in maniera chiara: “ATTENZIONE – LIMITE ACQUE SICURE NON SEGNALATO”?

L’Ordinanza di sicurezza prevede infine che è compito del Comune di Ugento procedere a frequenti controlli del litorale, al fine di verificare la permanenza dei cartelli installati all’inizio della stagione balneare, provvedendo al loro ripristino nel caso gli stessi fossero, per qualsiasi motivo, divelti, rimossi o comunque resi illeggibili. Chi controllerà? La nostra polizia locale o il nucleo di vigilanza ambientale impegnato a reprimere i gravi scempi a danno del nostro territorio?

E’ opportuno ricordare al Sindaco e all’assessore al turismo che la Bandiera Blu può essere rimossa in qualsiasi momento se si dovessero concretizzare i presupposti per tale provvedimento. Una spiaggia deve rispondere a tutti i requisiti, indicati di seguito con la lettera I (imperativo) e possibilmente al maggior numero dei requisiti indicati con la G (guida).

Come diceva il principe De Curtis in arte Totò: “a Ccà nisciuno è fesso!”. Siamo convinti che gli ugentini non siano mai stati stupidi, ma vittime di un sistema di potere che negli ultimi 25 anni gli ha visti avulsi da ogni tipo di partecipazione sociale e politica. Ci auspichiamo che questo cambi presto, quanto meno per non farsi prendere in giro e non passare da fessi.

Ambulanti sui posteggi per disabili: la segnalazione

Ambulanti sui posteggi per disabili: la segnalazione.

il posteggio occupato

Torre San Giovanni, 10 luglio – La segnalazione di un nostro lettore disgustato dall’ennesimo caso di inciviltà.

Il Comune di Ugento ha permesso l’occupazione di suolo pubblico a due commercianti ambulanti sui due posteggi riservati ai disabili nella zona centrale del corso.

Un atto inacceettabile per il nostro lettore che si è visto costretto, insieme al nonno con gravi problemi di deambulazione, a cercare parcheggio altrove e fare a piedi un lungo tratto di corso, nel tentativo di passare una serata al mare.

Il post del nostro lettore.

Mio nonno, poverino, ha dovuto andare a parcheggiare vicino alla “pucceria Salentina”, abbiamo fatto più volte segnalazione ma ogni volta la stessa storia. C’erano, ieri, 4 ausiliari che facevano le multe alle macchine senza tagliandino, però i 2 furgoni degli ambulanti non gli hanno fatto niente.

Questa cosa non è assolutamente normale, c’è gente, come mio nonno, che vorrebbe fare due passi sul corso e invece deve fare fatica a trovare un parcheggi.

la segnalazione del nostro lettore del 10 luglio.

Un problema di civiltà che, in questo caso, coinvolge colui che ha dato il permesso al venditore di sostare proprio in quel punto, agli ambulanti, infatti, viene concesso un posto direttamente dal comune per svolgere la propria attività.

A nulla è servito il post social del malcapitato che cercava, invano, di segnalare il problema o di avere risposte concrete. Il sindaco non ha risposto e non ha nemmeno dato conto al fatto.

Infatti, la situazione sembra ripresentarsi ogni sera.

La svista è costata una lunga camminata al nonno del nostro lettore e chissà a quanti altri ogni sera.

Speriamo che qualcuno legga l’artico e si impegni a mettere in moto la lenta macchina burocratica.

Basterebbe davvero poco per permettere sia all’ambulante di portare avanti il suo lavoro e al nostro lettore di permettere al suo caro nonno di fare una passeggiata o chiunque altro necessiti di parcheggiare sui parcheggi dei disabili di godere del tempore estivo sul corso di Torre San Giovanni.

Se trasbordo il percolato non inquino

Se trasbordo il percolato non inquino

Fermo restando il pieno rispetto per il lavoro dell’Autorità giudiziaria e degli organi inquirenti nonché il pieno riconoscimento di ogni garanzia e diritto di difesa, appaiono tuttavia singolari i contenuti della nota del legale che per conto dell’Azienda che gestisce il servizio di igiene urbana nel nostro comune, ha provveduto ad illustrare la propria versione in merito allo sversamento di percolato nei campi accertato dalla polizia provinciale nelle campagne di Ugento.

Sul piano tecnico occorre dissentire dalle affermazioni in quanto se è vero che per ragioni tecniche, economiche e/o ambientali il d. lgs 152/’06 (ex art. 193, comma 12) disciplina l’istituto del trasbordo nell’ambito della più ampia gestione dei rifiuti, e che lo stesso per le soste tecniche non è da considerarsi stoccaggio, non c’è alcun dubbio sull’essenzialità che lo stesso, specie se trattasti di rifiuti urbani di tipo “organico” che quindi producono enormi quantità di percolato, avvenga nel pieno rispetto della disciplina ambientale e nel rispetto di specifici requisiti all’uopo previsti. Se in casa traferisco il mio rifiuto organico da un contenitore più piccolo ad una più grande, rilevando il deposito di sostanza liquida, va da sé che farò attenzione a non riversarlo accidentalmente o direttamente per terra, sul pavimento o sul terreno.

Il trasbordo di rifiuti è giustificato allorquando vi siano due condizioni ovvero esigenze di trasporto e limite massimo temporale di quarantotto ore. Tali requisiti devono essere rispettati congiuntamente e dunque non sono alternativi.

In applicazione del principio per cui chi invoca un regime differenziato e di favore, il trasportatore ha l’obbligo di fornire la prova delle circostanze in base alle quali gli organi di controllo possano accertare che la sosta è effettivamente fondata su queste esigenze ed ha rispettato i richiamati limiti temporali. Esistono differenze tra il trasbordo totale: possibile “per concrete esigenze operative o imprevisti tecnici”; un trasporto di rifiuti che venga effettuato dallo stesso trasportatore con veicoli diversi o da trasportatori diversi, come sembrerebbe per il caso in questione.

Il trasbordo totale di un carico di rifiuti consiste nell’operazione in virtù della quale il viaggio di tutto il carico prosegue con mezzi diversi da quelli che hanno effettuato la raccolta, di proprietà dello stesso trasportatore ovvero con mezzi di trasportatori diversi. Nelle “concrete esigenze operative” rientrano le esigenze di ottimizzazione dei carichi e diminuzione dei viaggi, con ricadute positive in termini di impatto ambientale (es. contenimento, a seguito della riduzione dei viaggi, delle emissioni in atmosfera provocate dai mezzi impiegati per il trasporto); nelle comprovabili esigenze di trasporto non rientra l’attesa che il mezzo si riempia. Autorevole dottrina evidenzia che le esigenze di trasporto sono distinte dalle esigenze “economiche”, che suggeriscono di proseguire nella raccolta di rifiuti fino a quando il mezzo non si sarà riempito. Le prime dovrebbero comunque fare riferimento non a necessità dell’impresa di trasporto, bensì a quelle “materiali” del trasporto stesso (es. l’impianto di destino è chiuso).

Ed il trasbordo parziale: possibile in caso di trasbordo parziale del carico su mezzo diverso effettuato per motivi eccezionali. Si tratta evidentemente di un’ipotesi eccezionale e non prevedibile, in relazione alla quale nel nuovo formulario di identificazione di rifiuti il trasportatore dovrà indicare, nello spazio riservato al produttore/detentore, la propria ragione sociale e, nello spazio per le annotazioni, il motivo del trasbordo, il codice alfanumerico del primo formulario e il nominativo del produttore di origine. Il formulario è il documento che garantisce la tracciabilità del rifiuti e accompagna il rifiuto dalla sua produzione al suo smaltimento e/o recupero.

Una circolare ministeriale prevede che, oltre a distinguersi per il quantitativo di rifiuti effettivamente trasbordato, i due trasbordi, totale e parziale, devono giustificarsi per le diverse motivazioni che possono dare vita al trasbordo. Nel trasbordo totale, infatti, occorrerà la sussistenza di “concrete esigenze operative” o “imprevisti tecnici”, mentre nel caso di trasbordo parziale dovranno ricorrere “motivi eccezionali”.

La sentenza richiamata vale a confermare che il trasbordo è svincolato dal concetto di eccezionalità, nel senso che è consentito a prescindere dal verificarsi di “motivi eccezionali”. Aspetto ben noto agli addetti ai lavori ma che non attiene alla questione dello sversamento illecito di percolato. In effetti, se è possibile il trasbordo dei rifiuti, perché normato dalla legislazione, ciò che non è possibile fare è smaltirlo in terreni o in aree non destinate a tale tipo di attività, dovendo il percolato essere conferito presso specifici impianti di trattamento. Ciò che la polizia provinciale avrebbe contestato non è l’effettuazione del trasbordo in sé, che si ribadisce essere possibile e previsto dalle norme, ma piuttosto lo smaltimento tramite riversamento sui terreni, che peraltro sono risultati impregnati di tale sostanza. A dimostrazione di una condotta che, stando a quanto dichiarato dagli inquirenti, veniva perpetrato da diverso tempo sul territorio ugentino.

Occorre ancora osservare che il trasbordo è operazione diversa dalla trasferenza. Sia nel caso delle stazioni di trasbordo che dei siti di trasferenza, vengono convogliati i rifiuti indifferenziati, non suddivisi quindi fra secco, umido, plastica e vetro da inviare successivamente al trattamento per la selezione e il recupero della frazione secca o di quella umida. La differenza tra trasbordo e trasferenza consiste nel fatto che in caso di trasbordo i rifiuti non toccano terra ma passano da una macchina, quella che ha raccolto i rifiuti, in genere più piccola e agile nelle vie cittadine, a un’altra più grande che dovrà portarli negli impianti; nel secondo invece l’immondizia viene ‘parcheggiata’ in attesa di essere caricata sui mezzi per la destinazione finale. Le foto pubblicate dimostrano chiaramente quel che succede, invece, nel nostro comune.

La tecnica dello struzzo e il Comune di Ugento

la tecnica dello struzzo

Anche gli struzzi hanno una strategia per affrontare la vita e forse, considerando il fatto che sono sopravvissuti fino ad oggi, qualcuno potrebbe pensare non sia del tutto sbagliata.
La strategia dello struzzo non è quella di affrontare i problemi, ma quella di fuggire ai problemi. Acquiescenza a ogni costo. Se poi arriva il problema, esso cerca di evitarlo fuggendo, e quando non ce la fa più, mette la testa sotto la sabbia per non vedere e non affrontarlo, sperando che il suo problema si risolva da solo. Questo atteggiamento non può far altro che aggravare la situazione portandola all’esasperazione.
Una metafora, quella della tecnica dello struzzo, che sembra calzare a pennello sulla realtà che ci stiamo trovando ad affrontare con la pubblicazione di questo mensile. Ogni giorno usciamo di casa vedendo cose che in realtà non dovrebbero esserci ma alle quali siamo ormai assuefatti: la sporcizia sui marciapiedi, le deiezioni dei cani, le erbacce lungo le strade, i cumuli di spazzatura nelle campagne, i parcheggi selvaggi in spiaggia sono fenomeni che dovrebbero attenere alla sfera del malcostume, ma che da noi sembrano sfociare quasi nel folklore. Così succede che il piromane diventa “u pecuraru ca pareddhu a fa manciare e pecure”, o lo sporcaccione che improvvisamente si ritrova ad essere vittima di questo sistema che vuole impedirgli di esercitare il suo sacrosanto diritto di sporcare a casa sua.
Invece, come ormai sempre in più sanno, il futuro che ci troviamo ad affrontare dovrà passare obbligatoriamente dal cambio dei nostri paradigmi mentali e culturali, iniziando dalle figure apicali della nostra comunità. Non è possibile pensare di continuare ad adottare la tecnica dello struzzo in un mondo che va a mille all’ora e che non rimane certo lì ad aspettarti. L’esempio più calzante di tutto ciò sono le marine che si trovano intorno a Torre San Giovanni: Torre suda da un lato, Torre Pali/ Pescoluse dall’altro. Pensate a cosa fossero queste marine solo 30 anni fa. Sconosciuti borghi di mare in cui si trovavano casette diroccate quasi regalate. Guardate queste marine invece oggi: Torre Suda è diventato un centro pulsante della movida di un intera zona, mentre Torre Vado e Pescoluse hanno addirittura accresciuto il loro appeal a livello internazionale, con le pubblicazioni su riviste straniere che continuano a moltiplicarsi. E Ugento in tutto questo? Saremmo molto felici di sentircelo spiegare dal sindaco ma purtroppo la tecnica dello struzzo sembra, ad Ugento, non passare mai di moda.

Sta meglio il bambino caduto in un tombino di Torre San Giovanni

il bambino sta meglio, tombino scoperto torre san giovanni ugento

Una brutta avventura quella successa al piccolo turista che mentre passeggiava con i nonni sul lungomare di Torre San Giovanni, all’altezza del curvone del Porto Ausonio, è caduto in un tombino scoperto mal segnalato, causandosi una ferita lacero contusa che ha comportato l’applicazione di 20 punti, 10 interni e 10 esterni con una prognosi di 10 giorni.

Un fatto raccontatoci dal padre Gabriele raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, in seguito alla denuncia pubblica avvenuta sui social network da parte della madre, originaria di Casarano ma residente con tutta la famiglia a Torino.

Proprio per questo la querela nei confronti del comune, atto dovuto per poter tutelare la salute del bambino, è stata effettuata presso una tenenza dei carabinieri nel capoluogo piemontese, dove i genitori del bambino sono ancora a lavoro, aspettando le ferie che gli permetteranno di raggiungere il loro piccolo qui in Salento.

estratto-Querela-verso-Comune-di-Ugento

Come si legge nella querela:

in data 2 luglio 2022 alle ore 23,00 circa, mentre mio figlio passeggiava in località Torre San Giovanni, comune di Ugento, sul Lungomare Japigia in prossimità del civico 35, cadeva all’interno di un tombino profondo circa 60 cm con apertura in superficie di 40 x 40 cm procurandosi una ferita lacero contusa che ha richiesto l’apposizione di 20 punti di sutura tra interni ed esterni e 10 giorni di prognosi.
All’evento erano presenti… omissis…, nonni del bambino, nonché … omissis…, zii del bambino, tutti testimoni del fatto.
Intendo soprattutto sottolineare, comprovandolo con la documentazione fotografica allegata, come nella fattispecie ci si trovi di fronte ad una palese violazione dell’art. 40 del “Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della Strada D.P.R. 495 del 16.12.1992” che al comma 5 prevede espressamente quanto di seguito riportato: “Tombini e ogni tipo di portello, aperti anche per un tempo brevissimo, situati sulla carreggiata o in banchine o su marciapiedi, devono essere completamente recintati (fig. II.402)” e che pertanto i soggetti responsabili di tale violazione dovrebbero essere sanzionati nel rispetto dell’art. 21 comma 4 del DECRETO LEGISLATIVO 30 aprile 1992, n. 285.
Relativamente ai danni fisici e morali subiti da mio figlio mi riservo di agire in tutte le sedi opportune ai fini di ottenere il giusto risarcimento, ma chiedo alle autorità competenti di farsi parte attiva affinché in quel punto vengano rispristinate le norme di sicurezza dei pedoni cosicché nessun altro debba patire danni fisici a causa dell’inosservanza di norme inequivocabilmente chiare.

un estratto dalla querela

Acquisito il pare di diversi avvocati si apprende come in questi casi il danno economico non sia in sé la cosa peggiore, quanto la omessa eliminazione dell’insidia tale da provocare ulteriori danni ai cittadini, dimostrando plasticamente come il decoro urbano possa direttamente comportare danni alla salute delle persone.

Abbiamo provato ad ascoltare l’assessore ai lavori pubblici Alessio Meli che per primo ha chiamato la madre del piccolo per poter accertarsi delle sue condizioni e cercare di capire come sia possibile che un tale pericolo sia rimasto mal segnalato per così tanti giorni. L’assessore ha risposto alle nostre domande, dimostrandosi sorpreso quanto noi della condotta di chi ha piazzato quella transenna a segnalare il pericolo, mettendo nelle condizioni la pubblica amministrazione di subire conseguenze ben maggiori. Dobbiamo dare atto che anche il padre del bambino ci ha esposto come l’assessore Meli abbia chiamato senza alcuna intenzione giustificatoria, mostrando sincera preoccupazione. Un atteggiamento che anche noi abbiamo constatato, in una vicenda che effettivamente non riguarda direttamente la responsabilità del suo assessorato.

Sì perché se è vero come è vero che quel tombino è stato segnalato all’ufficio lavori pubblici il 22 giugno, è anche vero che la segnalazione tramite transenne è avvenuta in maniera totalmente errata, prevedendo in questi casi l’utilizzo di almeno 4 strutture che possano circondare completamente e in modo sicuro il tombino, così come previsto dal codice della strada e come giustamente riportato nella querela da parte del padre del bambino. Una domanda che abbiamo provato porre al corpo di Polizia Municipale di Ugento, che purtroppo in questo momento vede mancare il suo comandante, in licenza fino al 20 luglio. Proprio per questo non siamo riusciti a reperire informazioni chiare e dettagliate su quanto accaduto e su chi effettivamente abbia piazzato quella transenna, che a quanto pare fu anche spostata da un “ignaro” parcheggiatore che aveva pensato bene di spostarla per effettuare più agevolmente la manovra.

Quel che è certo che il tombino è rimasto aperto e mal segnalato dal 22 giugno al 6 luglio, giorno in cui la Damiani Costruzioni snc ha provveduto al suo ripristino, con un intervento avvenuto poco dopo la chiamata da parte dell’ufficio lavori pubblici del Comune di Ugento.

Una sconfitta bugiarda per Kaba e il team Conte

sconfitta bugiarda per kaba

MALTA 8 luglio 2022 – Titolo mondiale K1 con cintura WKA tra Kabe e Brandon Borg. Un match sofferto e combattuto, con due atleti che si sono battuti a viso aperto e non risparmiandosi per tutte le 5 riprese.

Una giornata complicata per Kaba, iniziata in salita fin dalla notte, come raccontato dal Maestro Mino Conte nel suo lungo post su Facebook che ha spiegato co0me sono andate le cose. I due sono stati ospitati insieme ad altri due atleti in una sola piccola stanza con un solo bagno, dove il caldo asfissiante ha contribuito alla comprensibile mancanza di sonno dovuta all’emozione di un appuntamento davvero importante.

Mino Konte e Kaba che si preparano al match

L’incontro era infatti di profilo internazionale con il debuttante Kaba che se l’è dovuta vedere con pugile professionista di 26 anni, il maltese Brandon Borg, che all’attivo ha già 10 incontri, di cui 3 vinti prima del termine.

A tutto questo si sono aggiunte anche le congiunzioni astrali. Quest’anno l’8 luglio cadeva infatti il giorno di Arafah, una data importantissima per i musulmani in cui non si mangia e non si beve fino al tramonto, con i pellegrini che si trovano alla Mecca che si spostano presso il Monte Arafah, dove chiedono perdono ad Allah

Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l’Islam.” (Corano 5:3)

Il giorno di Arafah è il nono giorno di Dhul Hijjah nel calendario islamico. I 10 giorni di Dhul Hijjah hanno un significato religioso estremamente importante per ogni musulmano.

Nonostante tutto questo Kaba è riuscito a resistere 5 round rispondendo colpo su colpo al suo avversario, dimostrando ancora una volta che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio fenomeno.

L’incontro è stato vinto dal campione di Casa Borg ai punti.

Ricevi i nuovi articoli via mail, ogni lunedì.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.