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Taviano, la campagna elettorale si trasforma in degrado: la denuncia di Francesco Chetta scuote la città

Una campagna elettorale che lascia il segno, ma in senso tutt’altro che positivo. A Taviano, le strade sono invase da volantini e santini elettorali, tanto da spingere un cittadino, Francesco Chetta, a compiere un gesto simbolico e provocatorio: raccogliere il materiale abbandonato per strada e consegnarlo, dentro un sacco dell’immondizia, direttamente all’ingresso del Municipio. Sul sacco, un cartello eloquente: “Merda elettorale”.

Sono settimane che, passeggiando per Taviano (Comune in cui abito), noto la quantità impressionante di volantini e santini elettorali di entrambe le fazioni. Negli ultimi giorni la situazione è praticamente degenerata, con volantini sparsi ovunque: tombini, aiuole, giardini privati e pubblici, oltre che per strada e sui marciapiedi. Stamattina ho deciso di lanciare un messaggio. Ho raccolto i volantini sparsi ovunque solo nei due isolati intorno casa mia e questo è il risultato. Immagina quanti ce ne stanno in tutto il paese e nella relativa marina!!! Mi ha spinto proprio lo sdegno nei confronti di questa modalità di fare campagna elettorale, in cui si parla tanto di decoro urbano e di rispetto per l’ambiente. Ora mi aspetto che entrambe le fazioni chiedano scusa alla cittadinanza e che scendano per strada a contribuire direttamente a ripulire le strade di Taviano”, ha dichiarato Chetta.

Il gesto, immortalato in una foto che ha fatto rapidamente il giro dei social, è stato accompagnato da un lungo post in cui Chetta denuncia il degrado ambientale causato da una campagna definita “retrograda, insulsa e deplorevole”. I volantini raccolti provengono da entrambe le coalizioni in corsa per la poltrona di primo cittadino: quella guidata da Giuseppe Pellegrino e quella della candidata Teresa Stefanelli.

Durante la raccolta, Chetta ha anche avuto un breve scambio con un giovane volantinatore, ribattezzato “Omar” per tutelarne l’identità. Il ragazzo ha raccontato di essere pagato 38 euro al giorno per un turno di 8-9 ore: circa 4,75 euro l’ora. Una retribuzione che, se confermata, solleverebbe gravi dubbi sulla dignità del lavoro offerto dalle agenzie di volantinaggio al servizio di entrambe le liste.

Ho consegnato stamane il sacco di ‘Merda elettorale’ direttamente al Comune di Taviano”, ha aggiunto Chetta, nella speranza che la sua iniziativa spinga le forze politiche a riflettere, scusarsi con i cittadini e, soprattutto, ad agire concretamente per ripristinare il decoro cittadino.

Nel pieno del confronto politico, il gesto ha avuto il merito di riaccendere l’attenzione su un tema spesso trascurato: la coerenza tra i proclami di rispetto dell’ambiente e le azioni concrete sul territorio. La cittadinanza, intanto, osserva e giudica.

Inclusione negata: il Comune di Ugento ignora il progetto “Tutti al Mare”

Inclusione negata: il Comune di Ugento ignora il progetto “Tutti al Mare”

Una spiaggia per tutti, senza barriere né esclusioni. È questo lo spirito che anima il progetto nazionale “Tutti al Mare”, promosso dalla Federazione Imprese Demaniali, aderente a Confimprese Demaniali Italia. Un’iniziativa a costo zero per i Comuni, che prevede l’accesso gratuito ai lidi per anziani e persone con disabilità nei mesi di maggio, giugno e luglio. Ma ad Ugento, nonostante le richieste formali e pubbliche avanzate già da marzo dai consiglieri di opposizione, l’Amministrazione comunale ha deciso – nel più totale silenzio – di restare alla finestra.

A rilanciare il caso è stato in queste ore il consigliere Tiziano Esposito, che in un post social – condiviso “a nome di tutta l’opposizione” – ha denunciato con forza quello che definisce “un’occasione persa per l’inclusione”.

“Abbiamo presentato un’interrogazione ufficiale – ricorda Esposito – per sapere se l’Amministrazione intendesse aderire al progetto. Non abbiamo mai ricevuto risposta. Nonostante i solleciti, il silenzio del sindaco e della giunta è totale, assordante.”

Il progetto, adottato già da numerosi Comuni italiani a vocazione turistica, rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato. Prevede la possibilità, per soggetti fragili, di vivere il mare in strutture attrezzate, godendo di servizi e spazi normalmente poco accessibili. Nessun costo per il Comune, ma un ritorno sociale enorme in termini di dignità, inclusione, benessere e immagine del territorio.

“In un momento storico in cui si parla tanto di accessibilità e diritti – scrive ancora Esposito – fa male constatare come, a Ugento, alle parole non seguano mai i fatti. Ci sono state promesse in Consiglio Comunale, dichiarazioni pubbliche, ma nulla si è mosso. Nemmeno una risposta.”

Di fronte a questo immobilismo, l’opposizione ha annunciato un passo formale: la trasmissione del carteggio al Prefetto di Lecce, affinché si ristabilisca il rispetto del ruolo del Consiglio comunale e del diritto dei suoi membri a ricevere risposte dalle istituzioni.

La vicenda apre un ulteriore fronte di scontro tra la maggioranza guidata dal sindaco Salvatore Chiga e la minoranza, che da mesi denuncia l’opacità di alcune scelte e la mancanza di coinvolgimento su temi di interesse collettivo. Ma al di là della polemica politica, resta il dato: una proposta concreta, che avrebbe potuto offrire un’estate più dignitosa e inclusiva a tante persone, è stata ignorata.

“Questa non è politica – conclude il post – è solo buonsenso. Ed è proprio quello che, purtroppo, sembra mancare.”

Una situazione che, se non chiarita presto, rischia di lasciare l’amaro in bocca a chi crede ancora in un’amministrazione capace di farsi carico dei bisogni di tutti. Anche, e soprattutto, di chi non ha voce per farsi sentire.

Torre Mozza, cartoline dal disincanto

La terza lettera di Gaetano e il grido inascoltato di una marina che chiede attenzione

Anche quest’anno, puntuale come l’estate che avanza, è arrivata la lettera del signor Gaetano. Non una lettera qualsiasi, ma l’ennesimo grido d’allarme – gentile, ma accorato – di chi da dieci anni sceglie Torre Mozza come luogo del cuore per le sue vacanze. Una voce lucida e coerente, che segnala un disagio diventato ormai sistemico. Le sue parole, inviate per il terzo anno consecutivo a Ozanews, sono la cronaca di una delusione che si rinnova, la denuncia civile di chi non vuole arrendersi all’idea che “il declino” sia inevitabile.

Ecco il testo integrale del messaggio ricevuto:


**”Buongiorno,
sono un assiduo frequentatore di Torre Mozza da 10 anni, e vi ho già scritto in passato.
Approfitto della giornata poco confacente a una vacanza – ma questo maggio ne ha concesse veramente poche…
Trovo sempre più la località trascurata: dalla spazzatura che nei weekend trasborda dai cestini rifiuti, alle strade rattoppate, alla trascuratezza di marciapiedi e sede stradale piena di erbaccia e arbusti… a volte tagliata e lasciata sul posto, e solo il vento e l’acqua la porterà via…
Ma non esiste una raccolta da parte del Comune?

Perché, mi chiedo, località adiacenti tipo Torre San Giovanni e Lido Marini hanno asfalto nuovo sulle strade, marciapiedi ripuliti, cestini in abbondanza, ecc.?

Un lungomare Tiepolo trascurato, alberi e quel poco verde lasciati all’abbandono… toilette per turisti e venditori ambulanti…? Tutti al mare!!! ⛵

Mi chiedo inoltre se le Istituzioni si siano posti il problema di come risolvere la riduzione della spiaggia e dove allocare i turisti?
L’inizio della stagione estiva è alle porte…
La vedo male quest’anno e gli anni a venire, se persiste questa situazione, con parecchi cartelli “affittasi”… che stia iniziando il declino di Torre Mozza?
Peccato!!!

Un cordiale saluto,
G.L.
P.S. I lampioni sono sempre accesi… notte e GIORNO… Non funziona la fotocellula o il pulsante di spegnimento 😃.”**


Parole semplici, ma che inchiodano alle proprie responsabilità chi amministra questa comunità. La fotografia di Gaetano non è solo quella di un turista deluso, ma il resoconto puntuale di un territorio trascurato: cestini insufficienti o stracolmi, lampioni sempre accesi anche di giorno, aiuole e marciapiedi invasi da vegetazione spontanea, strade rattoppate e sporche, servizi igienici inesistenti per turisti e ambulanti. A ciò si aggiunge la preoccupazione (più che legittima) per l’erosione della spiaggia, che avanza anno dopo anno senza un piano strutturale di contrasto.

Ma ciò che fa più male, leggendo tra le righe, è il confronto. Torre Mozza appare sempre più come la “sorella povera” delle marine vicine, come Torre San Giovanni, dove – a detta dello stesso Gaetano – si vedono asfalto nuovo, ordine e decoro. E il sospetto, per molti, è che questa differenza derivi più da scelte politiche che da reali difficoltà oggettive. Perché qui, a Torre Mozza, sembrano mancare le attenzioni minime, come se si trattasse di una località di “serie B”, utile per incassare la tassa di soggiorno ma non abbastanza strategica da meritare investimenti adeguati.

In fondo, è proprio questo che emerge dalla lettera: la sensazione di essere diventati invisibili. Invisibili agli occhi di chi dovrebbe rispondere a domande semplici: perché nessuno raccoglie l’erba sfalciata? Perché non ci sono bagni pubblici? Perché i lampioni restano accesi anche col sole a picco? Perché nessuno interviene sulla spiaggia che scompare?

A queste domande, Ozanews prova a dare voce. Con un invito chiaro: che chi amministra ascolti, finalmente, chi ama davvero questo territorio. Che non servano influencer, manifesti o eventi spot per raccontare un luogo che invece si racconta da solo, ogni giorno, nei suoi dettagli dimenticati.

Perché la vera accoglienza comincia dalla cura. E se anche un solo turista – come Gaetano – sente il bisogno di scrivere per non sentirsi ignorato, allora significa che qualcosa non sta funzionando.

E il rischio è davvero quello di veder partire il declino.

L’Arco Jonico – salentino: le bandiere blu possono diventare un sistema

Nei giorni scorsi, presso il CNR in Roma, sono state assegnate le bandiere blu 2025. Per quanto riguarda la Regione Puglia, Ugento, insieme ad altri comuni rivieraschi salentini, si è visto confermare il prestigioso riconoscimento della FEE. 

E’ un risultato che premia l’impegno delle Amministrazioni comunali, ma anche l’impegno degli imprenditori turistici e dei cittadini. Sorgono tuttavia molti dubbi perché a smentire talune affermazioni concorrerebbero ciò che la realtà dimostra giornalmente, che non può sfuggire neanche quando gli occhi sono chiusi.

Sarebbe errato assumere il ruolo di “bastian contrario”, però far emergere le tante deficienze del territorio e della costa è necessario per creare le premesse per un dialogo tra Istituzioni, cittadini e stakeholder, utile all’individuazione e alla programmazione di soluzioni utili per tutti, nell’interesse dell’intera comunità. 

Ritengo che sia possibile nel nostro contesto geografico delineare una visione che sappia coniugare il settore primario, secondario e terziario, tutti da rivitalizzare, intervenendo su quelle criticità non solo ambientali, ma anche e soprattutto territoriali, il cui miglioramento potrebbe costituire un volano di crescita occupazionale ed economica, attraendo risorse umane e finanziare. Che non si riduca a ristretti periodi stagionali, ma possa estendersi per garantire occupazione, lavoro e prosperità per tutto l’anno. 

Se la Puglia ha portato a casa 27 Bandiere blu, registrando un ulteriore balzo in avanti rispetto all’anno precedente, quando le località premiate erano 24, la provincia di Lecce ha visto la riconferma di 9 località turistico – balneari e l’ingresso per la prima volta di Castrignano del Capo, confermandosi nel ruolo di punta nel turismo costiero del Mezzogiorno. A fronte di un suffragio importante, manca tuttavia una visione d’insieme, più ampia e articolata. Latita una prospettiva, coerente e funzionale, che certifichi il tacco d’Italia come uno dei principali poli attrattivi a livello turistico e implementi detto settore su standard elevati. Senza un’adeguata consapevolezza, poi, di un’innata inclinazione turistica a cui l’ambito jonico e adriatico risultano naturalmente vocati, concorriamo con scelte politiche satrapiche, non rispettose delle sue vocazioni attitudinali. Occorre trasformare i risultati dei singoli Comuni in opportunità per la costituzione di un plafond dell’offerta da declinare come “sistema Jonico – salentino”. Turismo, agroalimentare, terzo settore e rilancio green dei siti industriali dismessi per rilanciare tutto il contesto della nostra costa. Tre sono i fondamenti che consentirebbero al nostro territorio di viaggiare spedito verso lo sviluppo sostenibile: agricoltura, turismo e rigenerazione industriale. Il primo non potrà mai essere ritenuto settore realmente trainante se si persevererà in una gestione familistica e concentrata nelle mani di succinte oligarchie. Il turismo non può essere un mero pennacchio da esibire per promuovere i risultati di una Comunità a scapito di un’altra. Il turismo è e deve essere sistema! Necessita l’avviamento di volontà e processi politici volti alla creazione di consorzi inglobanti le Comunità rivierasche. 

Con tali premesse si può procedere ad un rassettamento della nostra grande offerta ricettiva, diportistica, naturalistica, storico – archeologica e culturale (tradizione, radici, folklore), creando una destinazione che rappresenti un brand di rilancio per tutto il Salento, scevro da qualunquismi, familismo amorale, corruzione e scambio elettoralistico. Abbiamo l’opportunità di trasformare un’area che ha tutte le carte in regola per candidarsi a diventare la più grande “Destinazione turistica” del Mediterraneo: l’Arco Jonico salentino. Togliendo a questa nostra martoriata terra dei messapi quella veste di ricettacolo di nuove ed ulteriori discariche di rifiuti, abusive e autorizzate. Purtroppo assegnatale negli anni a causa di una cattiva gestione dell’ambiente e del territorio. Occorre, infine, cancellare quelle immagini divenute modalità di governance territoriale unipersonale che vedono spesso l’uomo solo al comando, assistito da ciurme di assoldati senza alcuna libertà di critica e di pensiero, causa di insensate commistioni tra i richiamati settori produttivi perché non collimerebbero e condurrebbero il territorio jonico e adriatico verso un’irreversibile implosione sociale. Il Salento non lo merita!

Successo per il 1° Memorial Salvatore Negro: in pista la passione per le auto d’epoca

Una giornata all’insegna della passione, del rombo dei motori e del ricordo. Domenica 18 maggio 2025 si è tenuto con grande successo il 1° Memorial Salvatore Negro, un raduno di auto d’epoca organizzato dal Messapia Automotoclub Storico, che ha visto la partecipazione di una cinquantina di equipaggi provenienti da tutta la regione.

La manifestazione ha preso il via presso la Pista Salentina, dove alcune delle vetture partecipanti si sono cimentate in una coinvolgente gara di regolarità, regalando emozioni e spettacolo agli appassionati presenti e al pubblico collegato in diretta streaming su Ozanews.

Dopo l’attività in pista, gli equipaggi si sono spostati a Lido Marini per un aperitivo presso il Lido Mamirè, momento conviviale e di relax, prima di concludere la giornata con il pranzo presso il Ristorante Teti di Torre Mozza.

Proprio al Teti si è tenuta l’intervista conclusiva a Tonino Benincasa, speaker d’eccezione della giornata e voce ufficiale anche della nostra diretta. Nel corso dell’intervento, Benincasa ha sottolineato l’importanza di eventi come questo, capaci di coniugare passione, memoria e territorio.

Il Memorial Salvatore Negro ha segnato anche la nascita ufficiale di un nuovo club di auto d’epoca a Ugento, intitolato proprio alla memoria di Salvatore Negro. A guidarlo è Pierluigi Negro, figlio di Salvatore, che ha assunto la carica di presidente della nuova associazione, con l’obiettivo di promuovere la cultura motoristica e organizzare eventi di grande richiamo.

Una prima edizione che ha saputo lasciare il segno, tra motori, emozioni e memoria. Il miglior punto di partenza per un futuro fatto di nuove storie su quattro ruote.

Discarica di Ugento, la minoranza del Comune contro la Regione: “Ci chiamano sito strategico, ma è una condanna”

A Ugento la pazienza è finita. Dopo anni di battaglie, promesse disattese e silenzi istituzionali, la minoranza consiliare del Comune ha deciso di alzare la voce con un comunicato che non lascia spazio ai fraintendimenti: la Regione Puglia va avanti come se nulla fosse, incurante delle proteste dei cittadini e dei territori.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la determina AGER del 9 maggio 2025, che non solo conferma la prosecuzione dell’attività della discarica Burgesi, ma la inserisce anche tra i siti “strategici” della programmazione regionale per la gestione dei rifiuti. Parola che, per la comunità, ha il sapore amaro di una condanna.

“Strategico significa che questo sito, nato come discarica di soccorso, rischia di non chiudere mai”, scrivono i consiglieri Ezio Garzia, Giulio Lisi, Fabiola Musarò, Laura De Nuzzo e Tiziano Esposito. “E con esso resteranno anche tutte le conseguenze sanitarie, ambientali e sociali che da anni stiamo denunciando”.


Un ampliamento che il territorio non voleva

La vicenda è nota: la Regione, con la delibera di febbraio 2025, ha deciso di ampliare la discarica di 190.000 metri cubi, giustificando la scelta con la necessità di far fronte alla saturazione del sito di Autigno, a Brindisi. In sostanza, si è scelto di spostare il problema da una parte all’altra della Puglia, senza risolverlo.

Ma per i cittadini di Ugento e dei comuni vicini, questa non è solo una questione tecnica. È la storia di un territorio che da decenni vive all’ombra di una discarica e che vede ogni giorno le proprie richieste di tutela rimanere inascoltate.

“Le proteste, i cortei, gli articoli, gli striscioni sembrano essere stati ignorati. Mentre la popolazione chiede chiusura e bonifica, le istituzioni programmano l’esatto contrario”, si legge nel comunicato della minoranza.


Un tema che brucia è quello della “narrativa dell’emergenza”, usata – secondo la minoranza – per giustificare decisioni prese senza reale confronto con i territori. La discarica di Ugento, nata come “di soccorso”, avrebbe dovuto avere un ruolo temporaneo. E invece, a ogni passo, la prospettiva della chiusura si allontana.

“Ci stanno prendendo in giro da anni. Con parole come ‘emergenza’, ‘soccorso’, ‘necessità’. Ma l’emergenza vera è nella salute di chi vive qui, nella dignità calpestata, nell’arroganza politica che ci tratta come numeri”, denunciano i consiglieri.

Una denuncia che non è solo simbolica: nel Salento, i dati sulle patologie tumorali legate a inquinamento e contaminazioni ambientali sono tra i più preoccupanti della regione. Per questo, la questione della discarica non viene percepita come un semplice problema di gestione rifiuti, ma come una ferita aperta sulla pelle della comunità.


“Ci resta solo la via dei ricorsi”

Nel comunicato, la minoranza esprime anche la delusione per l’assenza di risposte concrete e lancia un appello: l’unica speranza rimasta sono i ricorsi presentati dalle amministrazioni e dai comitati locali.

“Qui non è solo una discarica. È la dignità di una comunità che chiede aiuto”.

Le parole dei consiglieri arrivano dopo settimane di tensioni crescenti. Prima le audizioni in Commissione Ambiente, poi le dichiarazioni del consigliere regionale Paolo Pagliaro che ha accusato la Regione di usare Ugento come merce di scambio per compensare le perdite economiche del gestore. Ora, anche la minoranza prende posizione, a dimostrazione che la questione non è solo tecnica o politica, ma profondamente sociale.

LA NOTA COMPLETA PERVENUTA IN REDAZIONE

DISCARICA DI UGENTO: LA  REGIONE PUGLIA TIRA DRITTO, I CITTADINI  E I TERRITORI RESTANO INASCOLTATI

Mentre i cittadini continuano a opporsi alla discarica e alla sua sopraelevazione, la Regione Puglia procede indisturbata con atti ufficiali che autorizzano non solo un ampliamento di 190.000 mc di rifiuti, ma addirittura dichiarano il sito “strategico”.

Una parola che pesa come una condanna: “strategico” significa che questo sito, nato come discarica di soccorso, rischia di non chiudere mai, trasformandosi in un impianto perenne, con le relative conseguenze sanitarie, ambientali e sociali.

Tutto avviene in silenzio. Le proteste, i cortei, gli articoli, gli striscioni sembrano essere stati ignorati. Mentre la popolazione chiede chiusura e bonifica, le istituzioni programmano l’esatto contrario, lavorando nei documenti alla riconversione dell’impianto e al prolungamento della concessione.

A febbraio Hanno  approvato altri 190.000 metri cubi di rifiuti, una montagna in più.

E nel frattempo? Silenzio. Totale.

I rumori delle proteste, i cortei, le audizioni, gli articoli, gli striscioni ecc.. sono serviti solo a spegnere per un po’ la vergogna, a dare l’illusione che qualcuno ci ascoltasse.

Ci stanno prendendo in giro. Da anni.
Con parole come “emergenza”, “soccorso”, “necessità”. Ma l’emergenza non è nei rifiuti: è nella salute di chi vive qui, nella dignità calpestata, nell’arroganza politica che ci tratta come numeri.
Eppure siamo persone. Famiglie. Bambini.
Siamo quelli che ogni giorno respirano quell’aria e si chiedono se sarà l’ultima senza diagnosi.

Ci viene detto che il sito resterà attivo fino al 2026, ma tutti sappiamo cosa vuol dire “discarica di soccorso”: non finirà mai.

Le speranze sono tutte nei vari ricorsi istruiti dalle varie amministrazioni e dal comitato.

Perché qui non è solo una discarica. È la dignità di una comunità che chiede aiuto.

       I consiglieri comunali di
Minoranza del
Comune di UGENTO

Ezio Garzia, Giulio Lisi, Fabiola Musarò , Laura De Nuzzo , Tiziano Esposito

Il destino di Burgesi: interviene Pagliaro

Non si placano le polemiche attorno alla decisione della Regione Puglia di ampliare la discarica Burgesi di Ugento. Dopo la pubblicazione su Ozanews dell’approfondimento sulla determina n. 122 del 9 maggio 2025 dell’Agenzia Territoriale Ager, arriva secca la reazione del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo de La Puglia Domani e voce storica delle battaglie ambientali del Salento.

Il consigliere di Fratelli d’Italia non le manda a dire e punta il dito contro la Regione e il presidente Michele Emiliano, accusandoli di “svendere il territorio come merce di scambio per compensare le perdite del gestore”.


La dichiarazione di Paolo Pagliaro:

“La Regione Puglia come una pressa compattatrice: schiaccia le proteste dei cittadini come rifiuti, costringendoli a subire la sopraelevazione della discarica Burgesi. Altri 190mila metri cubi di rifiuti da accogliere, nel sito che era stato chiuso perché saturo, sono un pugno non solo per i cittadini di Ugento e dei comuni vicini ma per l’intero Salento, trattato dalla Regione come pattumiera della Puglia.

Lo abbiamo denunciato subito, all’indomani della sciagurata delibera della Giunta Emiliano del febbraio scorso, che ha modificato il Piano regionale dei rifiuti prevedendo la riapertura e l’ampliamento della discarica di Ugento per far posto alla spazzatura indifferenziata che non può più essere conferita nel sito di Autigno al collasso.

Ma c’è di più: la determina del 9 maggio scorso, a firma del direttore generale Ager Pansini, dispone che il gestore presenti all’agenzia regionale rifiuti, entro quindici giorni dalla notifica del provvedimento, una proposta di riequilibrio economico e finanziario della concessione. Il sospetto è lecito: la discarica Burgesi deve riaprire ed essere ampliata perché siamo in pre-emergenza rifiuti o per compensare le perdite finanziarie del gestore, evitando che chieda i danni alla Regione? Su questo chiediamo una risposta chiara e rapida al presidente Emiliano.”


Lo scontro politico e la “pre-emergenza” rifiuti

Pagliaro contesta duramente la narrazione della Regione, secondo cui l’ampliamento della discarica è una misura necessaria per far fronte alla saturazione del sito di Autigno (Brindisi). “Siamo di fronte a una gestione emergenziale cronica, che condanna il Salento a subire sempre i costi ambientali delle inefficienze programmatiche della Regione”, ha ribadito il consigliere, ricordando come nelle due audizioni in Commissione Ambiente sia emersa tutta la contraddittorietà della posizione della giunta regionale.

“Nella precedente audizione, solo due settimane prima, il direttore del Dipartimento Ambiente della Regione aveva negato che la Puglia fosse in emergenza rifiuti. Poi, messa alle strette, l’assessora Triggiani ha dovuto ammettere la verità. Intanto, si va avanti con le decisioni sulla testa dei cittadini”, denuncia Pagliaro.


La questione del riequilibrio economico: compensazione o necessità?

Al centro della contestazione anche il tema del riequilibrio economico-finanziario della concessione, previsto nella determina Ager. Il sospetto avanzato dal consigliere è chiaro: “L’ampliamento della discarica sarebbe una sorta di compensazione per le perdite del gestore, che altrimenti potrebbe rivalersi sulla Regione con richieste di risarcimento”.

Un’accusa pesante che chiama direttamente in causa il presidente Michele Emiliano, al quale viene chiesto un chiarimento urgente.

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