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Un’altra opera pubblica abbandonata ad Ugento

Nel 2019, l’ex sindaco di Ugento, Massimo Lecci, annunciava con grande enfasi che la pineta comunale si candidava a diventare un “Bosco Didattico”. Un progetto ambizioso, finanziato con fondi europei nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 (Misura 8.5), e che avrebbe dovuto accrescere la resilienza e il pregio ambientale degli ecosistemi forestali del territorio. A distanza di anni, il risultato appare desolante: un’opera pubblica abbandonata a sé stessa, simbolo di una gestione discutibile delle risorse pubbliche.

Dalla determina n. 275 del 22 aprile 2022, emerge che il progetto per la realizzazione del Bosco Didattico ha comportato un investimento complessivo di 125.429,51 euro, di cui oltre 120.000 finanziati dalla Regione Puglia e circa 4.700 euro cofinanziati dal Comune di Ugento, ma ciò che resta oggi di quell’intervento è ben lontano dalle aspettative: strutture inutilizzate, materiali esposti all’incuria e all’azione dei vandali.

Uno dei simboli più evidenti di questa gestione è la tenda installata nei pressi dell’ingresso della pineta comunale, mai entrata in funzione e ormai preda delle intemperie e del degrado. Una struttura che avrebbe potuto rappresentare un punto di accoglienza o un’aula all’aperto per le attività didattiche, ma che è rimasta semplicemente un involucro vuoto. Intorno alla tenda, l’area giochi versa in condizioni di completo abbandono: la manutenzione non è mai stata effettuata, e i giochi sono ormai preda delle intemperie e della salsedine che li stanno lentamente intaccando. Le staccionate, ormai marce, lasciano esposti pericolosi chiodi arrugginiti, un pericolo evidente che di didattico ha davvero poco.

Questo caso non è isolato. A Ugento sono numerosi gli esempi di opere pubbliche realizzate e mai realmente sfruttate: la velostazione, il campo da padel, i campetti da calcio. Infrastrutture che sembrano più il frutto di un’opportunità di spesa di fondi pubblici piuttosto che di un reale piano di valorizzazione e utilizzo per la comunità.

Al già lungo elenco di opere pubbliche inutilizzate si aggiunge il caso delle piste ciclabili, costate oltre 600mila euro agli ugentini e che da mesi scatenano enormi polemiche per la loro gestione e realizzazione discutibile. Un’opera che, invece di rappresentare un passo avanti per la mobilità sostenibile, si è trasformata in un ulteriore motivo di malcontento tra i cittadini.

Non si può dimenticare il percorso per ipovedenti, un’opera che ha fatto discutere per il suo record di durata: appena due giorni. Questo progetto, tanto discusso anche da questa testata, è il simbolo di un’amministrazione che non riesce a garantire una gestione efficace delle risorse e dei lavori pubblici.

Infine, tra gli esempi più eclatanti dello spreco di denaro pubblico, spicca il Palazzetto dello Sport di Torre San Giovanni, un enorme scempio urbanistico che sembra eretto come un mausoleo all’incompetenza. Da vent’anni questa struttura rappresenta la sintesi di un sistema che ha portato avanti Ugento senza una reale visione di sviluppo sostenibile e a beneficio della comunità.

Il caso del Bosco Didattico e delle altre opere incompiute solleva interrogativi legittimi sull’effettiva pianificazione degli investimenti pubblici. Perché realizzare opere se non si ha la volontà o la capacità di metterle a sistema? È questa la gestione che i cittadini meritano? La trasparenza e l’efficienza dovrebbero essere alla base di ogni progetto finanziato con risorse pubbliche, eppure a Ugento continuano a emergere esempi di fondi spesi senza una visione a lungo termine.

L’auspicio è che le autorità competenti possano intervenire per evitare che queste opere restino monumenti allo spreco, ridando alla comunità il valore che merita.

Pagliaro al Comitato No Burgesi, “Non fare di tutta l’erba un fascio”

Continua il dibattito sull’ampliamento della discarica di Burgesi a Ugento. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Paolo Pagliaro ha risposto con una nota alla decisione del Comitato No Burgesi di non partecipare all’audizione in Commissione Ambiente del Consiglio regionale, prevista per lunedì prossimo.

Pagliaro ha espresso amarezza per la scelta del Comitato, sottolineando come non tutti i rappresentanti politici abbiano le stesse responsabilità nella gestione della questione rifiuti.

“Comprendiamo la rabbia e lo scoramento, ma è ingiusto addossare le colpe a tutta la classe politica regionale. Noi ci siamo sempre battuti contro l’invasione di rifiuti nel Salento e contro il partito delle discariche”, ha dichiarato il consigliere.

Il capogruppo de La Puglia Domani verso Fratelli d’Italia ha ricordato il suo impegno ultraventennale sulle tematiche ambientali, fin dai tempi della trasmissione L’Indiano, e le battaglie portate avanti sia con manifestazioni pubbliche che in Consiglio regionale.

“Nel maggio 2021 abbiamo organizzato un sit-in davanti a Burgesi per chiedere la bonifica dell’area e bloccare l’apertura di una nuova discarica. La nostra opposizione è stata sempre chiara e netta”, ha ribadito.

Pagliaro ha poi attaccato la maggioranza di centrosinistra, accusandola di aver approvato nel 2021 un Piano regionale dei rifiuti che, secondo lui, ha portato all’attuale emergenza.

“Oggi la Giunta Emiliano vuole sopraelevare tre discariche, di cui due nel Salento, dimostrando ancora una volta di considerare questa terra una pattumiera. Noi diciamo no, senza se e senza ma”.

Il consigliere ha infine lanciato un appello al Comitato No Burgesi affinché non si chiuda al dialogo: “Insieme possiamo essere più forti contro decisioni che vengono da Bari e che siamo determinati a bloccare”.

LA nota completa:

“Siamo profondamente amareggiati dal contenuto della lettera del Comitato No Burgesi, che annuncia di non voler partecipare all’audizione di lunedì prossimo in Commissione Ambiente del Consiglio regionale, la seconda in due settimane, convocata su nostra richiesta. Un’audizione a cui abbiamo preteso la partecipazione della parte politica – presidente Emiliano e assessora Triggiani – perché ci mettano la faccia e si assumano la responsabilità della scelta di riaprire e sopraelevare la discarica Burgesi a Ugento.  

Pur comprendendo la rabbia e lo scoramento del Comitato, teniamo a precisare che non siamo tutti uguali. È sbagliato e ingiusto fare di tutta l’erba un fascio, addossando all’intera classe politica regionale colpe che sono in capo a chi ha malgovernato e malgoverna questa Regione. Nella gestione dei rifiuti e non solo. 

Per quanto ci riguarda già 18 anni fa, con i coraggiosi reportage de “L’Indiano”, la televisione di cui sono editore e che da sempre è in prima linea sulle questioni ambientali, denunciava i problemi delle discariche nel Salento, l’inquinamento delle falde acquifere, le criticità dell’impianto di Ugento. Temi scomodi ignorati dalla Regione, che ha continuato a portare avanti la scelta politica di incrementare le discariche nel Salento. Noi abbiamo avuto il coraggio di denunciare il partito delle discariche che c’era dietro questa scelta. Nel maggio 2021 organizzammo un sit-in davanti a Burgesi per chiederne la bonifica e per bloccare l’altra discarica. A quella manifestazione parteciparono esponenti dei Comuni di Presicce-Acquarica, Ugento e altri del territorio. Noi eravamo sul campo, lo siamo sempre stati.

E poi in Consiglio regionale la nostra battaglia è continuata con audizioni, interrogazioni, con tutti gli strumenti che ci ha consentito la nostra postazione di opposizione. Ma la maggioranza di centrosinistra è andata avanti come un bulldozer, e a ottobre 2021 ha approvato un Piano regionale dei rifiuti che prevedeva la riapertura della discarica di Conversano e la realizzazione di un nuovo impianto a Cerignola. Tutto rimasto sulla carta, mentre si decide di ampliare Burgesi e di aprire il sito di Corigliano. Una follia. Nel 2021 noi dell’opposizione votammo contro quel piano e alzammo le barricate in Consiglio regionale per bloccare l’attivazione della discarica di Corigliano, una bomba ecologica costruita sulla falda acquifera che disseta l’80% del Salento. 

Ora che siamo in emergenza – anche se la Regione si ostina a negarlo – la Giunta Emiliano aggiorna il Piano rifiuti del 2021 e decide di sopraelevare tre discariche, due delle quali nel Salento. Immediatamente abbiamo tuonato contro questa ipotesi, contro l’ampliamento di Burgesi, abbiamo detto no a nuovi rifiuti perché il nostro Salento non è la pattumiera della Puglia. Non abbiamo mai avuto paura di denunciare che il Salento è bersagliato dall’inquinamento, di mostrare i numeri agghiaccianti delle patologie tumorali che ne derivano e che sono dilaganti. Non diciamo basta da giorni o settimane, lo diciamo da anni. Non è mancato il nostro impegno di opposizione ma è mancata la volontà politica del centrosinistra che governa la Puglia di chiudere il ciclo dei rifiuti e di realizzare discariche pubbliche. Tutto questo per continuare a ingrassare il partito delle discariche che ora sta battendo cassa per avere tutti gli arretrati delle differenze Tari per i rifiuti conferiti negli impianti privati, applicando la delibera Arera del 2023 con l’avallo dell’Ager, l’Agenzia regionale dei rifiuti che risponde agli indirizzi politici di chi comanda da vent’anni in questa Regione.

Quindi, caro Comitato No Burgesi, noi non ci stiamo ad essere messi nel mucchio su cui puntare il dito. Noi Ugento l’abbiamo difesa con forza da sempre, e da sempre abbiamo detto basta ai rifiuti nel Salento. Insieme possiamo fare opposizione ed essere più forti contro decisioni che vengono da Bari e che siamo determinati a bloccare”.

Ruffano verso il commissariamento: la giunta si dimette

A poche ore dalle dimissioni del sindaco Antonio Rocco Cavallo, giunge un nuovo colpo di scena nella vita politica della cittadina salentina. L’intera maggioranza consiliare ha rassegnato le proprie dimissioni, formalizzandole in data odierna. La decisione segue la linea del primo cittadino, arrestato nei giorni scorsi nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti truccati.

Prima di lasciare le proprie cariche, l’amministrazione ha provveduto all’approvazione del bilancio 2025-2027, con parere favorevole del Revisore dei Conti. Questa mossa garantirà la continuità amministrativa, facilitando il lavoro del futuro Commissario Prefettizio, che avrà il compito di portare avanti le opere pubbliche e i progetti già avviati.

Con le dimissioni contestuali di sindaco e consiglieri, il Comune di Ruffano si avvia verso il commissariamento. La Prefettura nominerà un Commissario Prefettizio, figura che guiderà l’ente fino alle prossime elezioni amministrative, presumibilmente nella primavera del 2025.

Nel frattempo, l’uscita di scena dell’amministrazione Cavallo lascia il Comune in una fase di incertezza politica. Mentre proseguono le indagini giudiziarie, il futuro politico di Ruffano resta tutto da scrivere. Le forze di opposizione e i possibili nuovi candidati iniziano a muoversi, delineando gli scenari che porteranno alla prossima tornata elettorale.

Nei prossimi mesi, il Commissario Prefettizio amministrerà il Comune, gestendo l’ordinaria amministrazione e garantendo la continuità dei servizi. Parallelamente, la politica locale si riorganizzerà in vista delle elezioni. Le inchieste in corso potrebbero influenzare profondamente il dibattito pubblico, con i partiti e le liste civiche chiamati a presentare volti e programmi credibili per riconquistare la fiducia dei cittadini, che si sono comunque mostrati solidali nei confronti del sindaco dimissionario.

L’amministrazione uscente ha voluto congedarsi con un ringraziamento agli uffici comunali e all’intera comunità ruffanese, sottolineando il lavoro svolto negli anni di governo. Tuttavia, il clima resta teso e l’attenzione della cittadinanza e delle istituzioni è alta.

Nei prossimi mesi, la corsa alla poltrona di primo cittadino sarà al centro dell’attenzione politica locale. Resta da vedere chi scenderà in campo e con quali proposte per il rilancio amministrativo di Ruffano.

Si dimette il sindaco di Ruffano

Il sindaco di Ruffano, Antonio Cavallo, ha formalizzato questa mattina le sue dimissioni dalla carica, tramite i suoi legali, depositandole al protocollo del Comune. La decisione giunge dopo il suo arresto in carcere nell’ambito dell’inchiesta su un presunto giro di appalti pilotati in cambio di varie utilità.

Gli avvocati Giancarlo Sparascio e Luigi Corvaglia, difensori di Cavallo, si sono recati in carcere per raccogliere la firma del loro assistito sulla lettera di dimissioni e successivamente l’hanno protocollata in Comune. Le dimissioni diventeranno irrevocabili trascorsi venti giorni, dopodiché la Prefettura procederà alla nomina di un commissario straordinario per l’amministrazione del Comune di Ruffano.

L’Inchiesta e gli Arresti

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Lecce e condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di 10 persone, di cui 3 sono state condotte in carcere e 7 agli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato emesso dal Gip Stefano Sala su richiesta del pm Maria Vallefuoco. Inoltre, sono state disposte misure interdittive per altri 6 indagati, ai quali è stato vietato di contrattare con la Pubblica Amministrazione.

Oltre a Cavallo, si trovano in carcere l’imprenditore Marco Castrignanò, legale rappresentante della Castrignanò Vivai s.r.l., e Maurizio Montagna, funzionario nei comuni di Botrugno e Sanarica nonché componente delle commissioni aggiudicatrici nelle procedure di gara.

Agli arresti domiciliari si trovano invece Ernesto Toma, sindaco di Maglie, e il suo vice Marco Sticchi, oltre al sindaco di Sanarica, Salvatore Sales, e l’assessore Dario Andrea Strambaci. Misure cautelari sono state disposte anche per l’ingegnere Sergio Urso, per il dipendente della Castrignanò Appalti, Umberto Mangia, e per Daniele Boscarino, dipendente dell’ufficio tecnico del Comune di Ruffano.

Le accuse mosse dalla Procura sono gravi: corruzione, falso, turbata libertà degli incanti, frode in pubbliche forniture e subappalto illecito. Le indagini avrebbero evidenziato un sistema di scambi illeciti in cui appalti pubblici venivano pilotati in cambio di favori, tra cui addobbi floreali, lavori di ristrutturazione, casse di prosecco e voti elettorali.

Nel frattempo, gli avvocati dei principali indagati stanno già predisponendo i ricorsi al Tribunale del Riesame. I legali di Antonio Cavallo hanno già avanzato l’istanza, i cui motivi saranno depositati nelle prossime ore. Anche il sindaco di Maglie, Ernesto Toma, e il suo vice Marco Sticchi, così come il sindaco di Sanarica, Salvatore Sales, hanno annunciato il ricorso per chiedere una revisione delle misure cautelari.

L’inchiesta scuote il panorama politico locale e apre una nuova fase di incertezza per le amministrazioni coinvolte. Nei prossimi giorni si attendono sviluppi sia sul fronte giudiziario che amministrativo, mentre le comunità interessate restano in attesa di chiarimenti sulla portata dello scandalo.

La premiata stazione di Ugento – Taurisano

Ammetto di essermi trovato molto a disagio nel dover leggere questa notizia, che, a due settimane dal primo aprile, avrebbe potuto avere ben altre e più consone collocazioni. Ma è tutto vero, e ci troviamo qui a commentarlo.

Questa sensazione, a ben pensarci, deriva dal fatto che noi Ugentini conosciamo fin troppo bene le reali condizioni della nostra “stazione ferroviaria”, se così vogliamo chiamarla.

Ho provato però a immaginare cosa potesse pensare un lettore estraneo alla realtà del nostro paese: un potenziale turista o semplicemente un cittadino salentino che non ha mai avuto la “fortuna” di transitare dalla stazione ferroviaria di Ugento-Taurisano.

Immedesimarsi nell’immaginazione altrui è tutt’altro che semplice, soprattutto per riuscire a restituire un’immagine esatta da riportare in un articolo giornalistico. Per questo, ho deciso di affidarmi all’intelligenza artificiale.

Ho chiesto a ChatGPT di generare un’immagine della stazione ferroviaria di Ugento basandosi su questa descrizione:

“La stazione ferroviaria di Ugento è stata premiata. Il riconoscimento si basa sui principi del Manifesto dei Principi AEC-Euroferr. Secondo questo manifesto, le stazioni premiate sono considerate ad alta valenza storica, turistica, ambientale e archeologica. L’AEC non vede le stazioni ferroviarie solo come semplici punti di transito, ma come vere e proprie porte di accesso a territori ricchi di storia, bellezze naturali e patrimonio archeologico.”

Traendo le informazioni dall’articolo di LeccePrima, ecco il risultato generato dall’AI.

il prompt dell’immagine: “Immagino una stazione ferroviaria di Ugento immersa in un paesaggio suggestivo, con un’architettura dal fascino storico, dettagli in pietra e ferro battuto che richiamano l’identità del territorio. Attorno, elementi che simboleggiano il turismo e il patrimonio archeologico: resti di antiche colonne, un piccolo museo adiacente con reperti storici, cartelli informativi sulla storia della città. La vegetazione mediterranea incornicia il tutto, con ulivi e macchia mediterranea. L’atmosfera è accogliente, enfatizzando il concetto della stazione come “porta d’ingresso” a un luogo magico”

Un risultato fantastico, ma ben differente dalla realtà:

Un premio per le stazioni ferroviarie, proprio come la Bandiera Blu per le spiagge. Ma se il riconoscimento europeo Euroferr alle stazioni del Salento dovrebbe servire a valorizzare il trasporto ferroviario e le sue strutture, rischia invece di diventare una mera passerella istituzionale, lontana dalla realtà che i cittadini vivono quotidianamente.

Prendiamo il caso della stazione di Ugento-Taurisano, una delle premiate. Basta una visita sul posto per rendersi conto delle condizioni in cui versa: degrado, servizi carenti, infrastrutture inadeguate. Una situazione più volte denunciata, anche da questa testata, che ha dedicato una sezione del documentario OzanDoc proprio al tema dei trasporti pubblici locali. Non solo: la stazione di Ugento-Taurisano è stata al centro di numerose segnalazioni da parte di utenti, turisti e forze politiche locali, che hanno più volte evidenziato la sua situazione critica sui social e anche sulla pagina Facebook del Comune di Ugento, recentemente e “misteriosamente” scomparsa.

Non si può negare l’importanza del riconoscimento Euroferr nel sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di preservare e potenziare la rete ferroviaria, soprattutto in un’area a forte vocazione turistica come il Salento. Tuttavia, senza interventi concreti e finanziamenti adeguati, questi premi rischiano di rimanere pura retorica. Il pericolo è che il riconoscimento non sia seguito dai fatti, lasciando le stazioni premiate in uno stato di abbandono.

Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiamate più volte durante la cerimonia a Lecce, sono chiare: lo smantellamento delle linee ferroviarie minori è un danno da evitare. Ma la realtà è che senza un vero piano di rilancio, che passi dall’elettrificazione delle linee, dal rinnovamento delle stazioni e dall’integrazione del trasporto ferroviario con le altre modalità presenti nel territorio, il rischio di restare fermi al punto di partenza è alto.

L’evento di Lecce, organizzato dall’Association Europeenne des Cheminots (Aec) e inserito nel programma della Primavera della Mobilità Dolce 2025, ha riunito autorità e amministratori locali, che si sono congratulati a vicenda per l’importanza della ferrovia nel Salento. Ma, al di là dei discorsi istituzionali, la domanda resta: quando la stazione di Ugento-Taurisano – e tante altre nella stessa situazione – vedrà un reale miglioramento? Finché la risposta non arriverà con azioni concrete, premi come l’Euroferr resteranno semplici targhe da appendere, senza che nulla cambi davvero per chi i treni deve prenderli ogni giorno.

Burgesi e la memoria corta degli ugentini

La recente decisione della Regione Puglia di ampliare la discarica di Burgesi, situata nel territorio di Ugento, ha riacceso un dibattito che affonda le sue radici nel passato e mette in luce le responsabilità politiche locali. Già nel settembre 2024, questa testata aveva anticipato possibili sviluppi riguardanti Burgesi, basandosi su indiscrezioni che indicavano Ugento come candidata alla riapertura della discarica. Le voci riguardavano la necessità di trovare soluzioni temporanee per tamponare le carenze del piano regionale dei rifiuti, influenzato anche da esigenze elettorali nel nord Barese, area di interesse del presidente Emiliano.

È difficile credere che tali informazioni non siano giunte all’amministrazione comunale di Ugento. Il vicesindaco Massimo Lecci ha partecipato attivamente alle recenti discussioni, affiancato dal comitato “No Burgesi”, che mantiene una posizione intransigente, focalizzandosi sul rifiuto di nuovi conferimenti senza analizzare a fondo le motivazioni regionali dietro questa decisione. Tuttavia, la domanda cruciale è: perché la Regione ha scelto di sacrificare proprio Ugento?

La presenza di una discarica di soccorso, voluta e costruita quando Massimo Lecci deteneva la delega all’ambiente, rende Ugento una scelta ricorrente quando emergono criticità nel sistema di smaltimento dei rifiuti. È opportuno ricordare che la discarica Monteco di Burgesi, elevata di 12 metri durante il mandato di Lecci come assessore all’ambiente, è stata oggetto di preoccupazioni ambientali confermate da sentenze giudiziarie.

Inoltre, nel 2016, un’inchiesta della Procura di Lecce ha rivelato lo smaltimento illecito di fusti contenenti PCB nella discarica Monteco, sottolineando ulteriormente i rischi per l’ambiente e la salute pubblica.

È sorprendente che oggi si protesti per un’ipotesi di ampliamento, mentre fino ad ora non si è levata una voce unanime contro pericoli concreti e accertati, che continuano e continueranno ad esserci indipendentemente da qualsiasi decisione regionale su questa questione. Sembra, per questo, che alcuni esponenti politici locali tentino di ripulire la propria immagine, sfruttando l’ignoranza e utilizzando fondi pubblici per ottenere consenso, anche attraverso associazioni che ora si schierano con il comitato “No Burgesi”.

È fondamentale accendere un faro sulle responsabilità politiche che hanno portato alla nascita di una nuova discarica di rifiuti solidi urbani e al contestuale abbandono di un impianto pubblico costato miliardi, che avrebbe potuto generare introiti significativi per le casse comunali. Non possiamo ignorare che la situazione attuale è frutto di scelte politiche discutibili e di una gestione dell’ambiente che, negli ultimi 25 anni, ha visto sempre gli stessi protagonisti al timone.

La memoria corta degli ugentini rischia di perpetuare errori del passato. È tempo di una riflessione profonda e di un’assunzione di responsabilità collettiva per garantire un futuro sostenibile al nostro territorio.

Nasce la scuola Calcio Balilla Ugento Giallorossa: un ritorno alla socialità

Ugento accoglie una grande novità sportiva e sociale: nasce la Scuola Calcio Balilla Ugento Giallorossa, un’iniziativa dedicata a giovani e adulti che vogliono avvicinarsi a questo storico gioco. L’idea è nata dalla passione e dall’impegno di Tony Urso, Simone Urso e Cristian Colitti e Roberto Urso assieme a Paolo Piccinno che mettono a disposizione gratuitamente la loro esperienza per trasmettere ai partecipanti le regole e le tecniche del calciobalilla.

Un’Iniziativa Aperta a Tutti

Il corso è rivolto a persone di tutte le età, senza alcuna distinzione di esperienza: dai bambini ai meno giovani, chiunque può partecipare per migliorare la propria tecnica o semplicemente per divertirsi. Gli incontri si tengono ogni martedì e giovedì alle ore 17:00 presso il Club Lecce 1908 Ugento Giallorossa, in via Capitano Ugo Giannuzzi 85.

Il calcio balilla ha una tradizione che affonda le radici nel secolo scorso, quando i bar erano il cuore pulsante della socialità giovanile. Ogni locale aveva un biliardino attorno al quale si radunavano ragazzi e adulti per sfidarsi in partite all’ultimo gol. Lontano dalle distrazioni digitali, il calciobalilla era un modo per stringere amicizie, condividere momenti di svago e rafforzare il senso di comunità.

In un’epoca dominata dai social network e dalla distanza fisica tra le persone, un’iniziativa come la Scuola Calcio Balilla Ugento Giallorossa rappresenta un ritorno alla condivisione diretta e reale. Il progetto non si limita a insegnare un gioco, ma vuole essere un’occasione di aggregazione, di dialogo tra generazioni e di riscoperta di quei valori che spesso vengono trascurati nella società moderna.

Grazie all’impegno dei promotori, Ugento si riappropria di un pezzo della sua storia ludica e sociale, dando vita a uno spazio dove il divertimento si unisce alla crescita personale e alla costruzione di legami autentici. L’invito è aperto a tutti: impugnate le stecche, formate le squadre e fate rivivere la magia del calcio balilla!

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