Il tema della qualità delle acque sotterranee è cruciale per la tutela ambientale e della salute pubblica, specialmente in aree che hanno ospitato impianti di smaltimento rifiuti. Eppure l’amministrazione di Ugento continua a non comunicare pubblicamente i dati relativi ai pozzi spia intorno a Burgesi, contribuendo ad alimentare il clima di sfiducia verso le istituzioni da parte di una popolazione che, nel tempo, ha dovuto accettare decisioni dall’alto che ne hanno pregiudicato salute e prospettive di vita.
Eppure ARPA Puglia continua a monitorare i campioni prelevati dal pozzo spia “P3” presso l’ex discarica RSU di Burgesi, nel comune di Ugento. L’analisi chimica ha rilevato dati che, pur rientrando nei limiti di legge, meritano un’attenzione costante per la protezione della falda acquifera.
Dai test effettuati emergono alcune criticità che suggeriscono la necessità di un monitoraggio continuo. La conducibilità elettrica, indicatore della presenza di sali disciolti, si attesta a 2380 µS/cm a 20°C, un valore elevato seppur entro il limite di 2500 µS/cm. Ciò suggerisce una significativa mineralizzazione dell’acqua, potenzialmente riconducibile a contaminazioni di origine antropica.
La concentrazione di cloruri, pari a 682 mg/L, supera ampiamente i valori tipici di acque sotterranee non alterate, facendo ipotizzare un’influenza di residui di percolato o di altre sostanze derivanti dall’attività passata della discarica. I nitrati, con un valore di 25 mg/L, restano sotto la soglia di attenzione di 50 mg/L, ma indicano comunque la presenza di apporti azotati, potenzialmente provenienti da rifiuti organici o infiltrazioni agricole.
Sotto il profilo microbiologico, non sono state rilevate contaminazioni batteriche significative, un dato rassicurante per la qualità dell’acqua. Anche il carbonio organico totale (0,37 mg/L) e il BOD5 (<5 mg/L) risultano contenuti, indicando un livello limitato di sostanze organiche biodegradabili.
Tuttavia, il contesto ambientale della discarica e i valori chimici osservati impongono una sorveglianza costante. L’ammoniaca (<0,05 mg/L) e i cianuri (<15 µg/L) risultano ben al di sotto dei limiti normativi, confermando l’assenza di contaminazioni acute da questi composti.
Alla luce di questi dati, il monitoraggio dell’ex discarica di Burgesi rimane una priorità per le autorità ambientali e locali. Il rischio di un peggioramento della qualità delle acque sotterranee richiede interventi mirati per prevenire potenziali impatti sulla salute pubblica e sugli ecosistemi circostanti.
Le istituzioni sono chiamate a valutare strategie di mitigazione e, se necessario, piani di bonifica per garantire la sicurezza delle risorse idriche della zona. Il coinvolgimento della cittadinanza e delle associazioni ambientaliste può contribuire a una maggiore consapevolezza e a un controllo più efficace del territorio.
La situazione, per il momento, non evidenzia emergenze, ma invita a un’azione tempestiva per evitare che il problema si aggravi nel tempo. Un’attenta gestione della qualità delle acque sarà determinante per la tutela del patrimonio idrico locale e per il benessere delle future generazioni.
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