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Che fine ha fatto la sezione primavera di Ugento?

Il ruolo attivo dei consiglieri comunali nella supervisione e nell’interesse per i servizi locali è cruciale per il benessere della comunità. In data 23 novembre 2023, il Consigliere Comunale di Ugento Tiziano Esposito, appartenente al gruppo “Uniti verso il Futuro”, ha presentato un’interrogazione riguardante l’avvio della Sezione Primavera per l’anno 2023-2024. Questa interrogazione sottolinea l’importanza di tale servizio e solleva preoccupazioni legate al ritardo nell’avvio, causando disagio alle famiglie interessate.

La Sezione Primavera rappresenta un fondamentale percorso educativo istituito dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 630 (legge finanziaria 2007). Questo servizio pubblico, integrato nel sistema educativo fino ai sei anni di età, è regolamentato dal decreto legislativo n. 65 del 13 aprile 2017. La Sezione Primavera non solo offre un servizio educativo, ma contribuisce alla crescita e formazione dei bambini in un contesto di politiche per la prima infanzia.

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Tiziano Esposito evidenzia numerose segnalazioni riguardanti la mancanza di informazioni sull’avvio della Sezione Primavera 2023-2024 a Ugento. Le famiglie, interagendo con la segretaria comunale, lamentano risposte non esaustive, generando incertezza e disagio. Il Consigliere esprime preoccupazione per il ritardo, sottolineando che ciò costringe molte famiglie bisognose a cercare alternative più costose e provvisorie. Esposito ha per questo formulato tre domande chiave al Sindaco di Ugento:

  1. Data di Avvio della Sezione Primavera: Richiede informazioni specifiche sulla data prevista per l’avvio del servizio per l’anno 2023-2024.
  2. Iniziative per Risolvere il Ritardo: Chiede quali iniziative e misure l’Assessorato alla Pubblica Istruzione intenda adottare per risolvere il ritardo nell’avvio della Sezione Primavera.
  3. Selezione del Personale Educativo: Nel caso in cui la sezione venga avviata, richiede dettagli sulle modalità di selezione del personale educativo.

L’attenzione posta sulla Sezione Primavera evidenzia l’importanza di servizi educativi mirati e la necessità di risolvere tempestivamente i ritardi per garantire un ambiente di apprendimento adeguato per i bambini di Ugento. Resta ora da attendere la risposta ufficiale e le azioni concrete che verranno intraprese per affrontare le questioni sollevate.

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Una dolce eccellenza: Fabrizio Napoli selezionato ancora da Gambero Rosso

Il Gambero Rosso, autorevole guida gastronomica italiana, ha nuovamente rivelato la sua selezione di locali d’eccellenza, confermando tra i prescelti il talentuoso pasticcere Fabrizio Napoli e la sua rinomata pasticceria a Torre San Giovanni.

La firma “FN” del patron e mastro pasticcere, Fabrizio Napoli, è diventata sinonimo di qualità nel panorama della pasticceria italiana. La sua abilità nel coniugare tradizione e innovazione è celebrata dal Gambero Rosso, che ha elogiato il suo impegno costante nella creazione di prodotti di alta qualità. Il locale, dall’atmosfera moderna e dallo stile shabby, si trasforma in un luogo accogliente dove i sapori autentici della tradizione salentina si fondono con la creatività contemporanea.

La pasticceria di Fabrizio Napoli è un laboratorio di idee e sapori, dove ogni dolce è una piccola opera d’arte. Il Gambero Rosso ha sottolineato la capacità del pasticcere di sorprendere costantemente i suoi clienti con nuove creazioni, rendendo ogni visita un’esperienza unica. La continua ricerca di innovazione è evidente nei dettagli e nelle proposte che caratterizzano il menu, regalando a chiunque varchi la soglia del locale una ventata di freschezza nel panorama dolciario.

Tra le eccellenze proposte, il Gambero Rosso non ha potuto fare a meno di menzionare l’ottimo caffè, preparato con maestria in tutte le sue varianti. L’attenzione al dettaglio e la cura nella selezione dei prodotti si riflettono anche in questa proposta, offrendo ai clienti un’esperienza sensoriale completa, dalla pasticceria alla bevanda.

La presenza della pasticceria di Fabrizio Napoli nella selezione del Gambero Rosso conferma il costante impegno del pasticcere nel portare avanti la tradizione dolciaria salentina, arricchendola con la sua creatività e il suo spirito innovativo. Un riconoscimento meritato per un’eccellenza che continua a conquistare i palati più raffinati e a deliziare gli amanti del buon gusto.

Stazione di Ugento: spunta la proposta del 2017

Negli ultimi mesi, la stazione ferroviaria di Ugento ha attirato l’attenzione con proposte che potrebbero influenzare in modo significativo il suo destino. Dopo l’iniziativa del gruppo politico Uniti Verso il Futuro, guidato da Giulio Lisi, emerge ora un capitolo precedente, datato 2017, che avrebbe potuto cambiare il corso della storia della stazione, se solo fosse stata ascoltata.

Questo documento dimostra come l’amministrazione di Ugento sia venuta a conoscenza del progetto del futuro sviluppo della rete ferroviaria salentina almeno dal 2017, rimanendo inerme e non attivando nessuna iniziativa per poter opporsi ad una prospettiva, che come ben sappiamo oggi, taglierà completamente fuori Ugento dal sistema di trasporto regionale.

La proposta del 2017, risalente all’amministrazione guidata da Massimo Lecci, suggeriva un piano ambizioso per il recupero e la valorizzazione del sistema ferroviario di Ugento. Il progetto comprendeva l’attivazione di tre nuove stazioni strategiche a Ugento, Gemini e Torre San Giovanni.

Inoltre, la proposta includeva l’invito a istituire un tavolo tecnico in regione per valutare la fattibilità del progetto, coinvolgendo esperti e rappresentanti locali nella pianificazione del futuro del trasporto pubblico nella zona.

Tuttavia, nonostante la portata e l’importanza della proposta, l’amministrazione dell’epoca non ha mai risposto né fornito un feedback. Questa inerzia ha lasciato la proposta a marcire nell’oblio, un’opportunità persa che oggi si rivela ancor più significativa.

Il documento originale protocollato il 12/12/2017

Il recente appello di Giulio Lisi e del gruppo politico Uniti Verso il Futuro mette in luce l’urgente necessità di affrontare il degrado attuale della stazione. Tuttavia, in questa nuova prospettiva, si fa evidente che il futuro progetto di valorizzazione delle stazioni salentine potrebbe escludere completamente Ugento dal suo tracciato.

L’isolamento futuro potrebbe rappresentare una sfida significativa per Ugento, una città che ha già visto la stazione decadere nell’oblio per circa 30 anni. Il richiamo al passato, alla proposta del 2017, diventa ora un grido d’aiuto per non lasciare che la stazione rimanga isolata e dimenticata.

L’attuale amministrazione ha l’opportunità di imparare dagli errori del passato e di abbracciare l’iniziativa del tavolo tecnico per valutare la fattibilità delle proposte di recupero. Coinvolgere la comunità locale, gli esperti e le autorità regionali è fondamentale per garantire una visione completa e sostenibile del futuro del trasporto pubblico a Ugento e nelle zone limitrofe.

La stazione di Ugento non è solo un simbolo del passato ferroviario; è un ponte potenziale verso il futuro, un mezzo di connessione vitale per i cittadini, i pendolari, e i turisti. Recuperare la stazione potrebbe non solo migliorare la mobilità locale ma anche stimolare lo sviluppo economico e turistico del territorio.

Ugento lancia un appello: non lasciate che il futuro tagli fuori la stazione dal suo percorso. Valorizzate la storia, recuperate il presente e pianificate un futuro sostenibile per il trasporto pubblico a Ugento.

Sindaco e Vincenzo Scorrano contro le menzogne: torna la propaganda di Ausentum

Il panorama mediatico di Ugento ha visto la nascita di “Ausentum” nel dicembre 2008, iscritta al Tribunale di Lecce con il numero 1004 dell’11/2008. Da allora, la testata ha attraversato una serie di fasi intriganti, riflettendo le dinamiche politiche locali e i cambiamenti nei ruoli chiave.

L’inizio con Massimo Lecci e Pierangelo Tempesta: L’ideazione di “Ausentum” è stata fortemente voluta dall’allora vice sindaco Massimo Lecci, con Pierangelo Tempesta (attuale firma del Nuovo Quotidiano di Puglia) come primo direttore. Un’iniziativa che sembrava essere il risultato di un impegno per fornire una voce alla comunità di Ugento.

La direzione di Chiara Schiavano e la parentela con il Museo: Dopo due anni, il numero di dicembre 2010 ha segnato un cambio di direzione con la responsabilità di Chiara Schiavano, ex collaboratrice e sorella dell’allora gestore del museo di Ugento. Questo periodo si è concluso un lungo silenzio, durato fino ad ora.

Oggi, “Ausentum” è di nuovo sotto i riflettori con Paolo Franza come direttore, figura già nota per la direzione di altre testate locali come “Canale Salento” e “Skylab News”, oltre che come inviato della redazione di Antenna SUD. Franza è anche presidente dell’Associazione Canale Salento, una APS che ha già potuto godere di finanziamenti pubblici anche del comune di Ugento. Celeberrima è rimasta l’intervista proprio di Paolo Franza al sindaco di Ugento durante una diretta di Antenna Sud, durante la quale il sindaco andò fiero del fatto che a Ugento non ci fossero discoteche.

L’Associazione Canale Salento, editrice di pagine social come “Ugento Online” e “Taurisano Online”, sembra costituire una rete informativa interconnessa. Questa connessione solleva domande sulla presunta sovvenzione da parte dell’amministrazione di Ugento, portando ad una possibile percezione di “Ausentum” come un organo di propaganda della maggioranza.

Il recente lancio di “Ausentum” come “arma contro le menzogne” non ha fatto altro che avvalorare questa percezione:

Ausentum è in distribuzione in queste ore e arriverà a breve nelle vostre case. Intanto vi lasciamo qui una copia digitale che sarà sempre consultabile attraverso il sito istituzionale del Comune di Ugento. A tal proposito, mi preme annunciare che a breve il portale sarà interessato da un importante restyling e Ausentum troverà il suo spazio per continuare ad informare anche online i cittadini su ciò che accade all’interno della nostra città, disseminando notizie vere in contrapposizione a quelle false o edulcorate.

un passaggio del post di Salvatore Chiga

La promessa di una copia digitale consultabile attraverso il sito istituzionale del Comune e il prossimo restyling del portale sollevano interrogativi su come la testata intenda informare la comunità, che inizia molto bene non concedendo alcuno spazio alla minoranza, pur trattandosi di un organo istituzionale.

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L’intervento del capogruppo Vincenzo Scorrano, con accuse di interessi personali e risentimenti contro un fantomatico avversario della maggioranza, alimenta ulteriori tensioni. Il silenzio prolungato di OzaNews nel ricevere risposte a domande legittime da parte dei cittadini aumenta la frustrazione e l’incertezza nell’opinione pubblica. Scorrano scrive infatti sulla necessità di tornare a parlare, trincerandosi poi dietro un silenzio assordante che dura da mesi, non ultimo quello sul campo di padel di Ugento, che dopo mila e mila euro pubblici spesi, ad oggi, continua a rimanere chiuso.

Ausentum susciterà interrogativi nella comunità di Ugento, dalle sue origini e cambi di direzione alla sua attuale connessione con la rete informativa locale. La trasparenza e la responsabilità sono essenziali per ristabilire la fiducia della comunità L’accoglienza del nuovo corso è mista a richieste di chiarezza su costi, sovvenzioni e direzione. La risposta a queste domande determinerà la percezione futura di “Ausentum” e il suo ruolo nell’informare obiettivamente la comunità di Ugento.

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Riflettiamo e lasciamo le difese d’ufficio

Riflettiamo e lasciamo le difese d'ufficio

Ci sono alcuni punti dell’editoriale dell’amico Riccardo Primiceri, pubblicato giorni fa, che non mi trovano d’accordo. Spiego brevemente il perché. 

Intanto quello compiuto ritengo sia comunque un gesto vile e offensivo. L’imbrattamento dei nostri beni culturali non può passare come la classica “ragazzata”. Bene inteso che ognuno è libero di schierarsi a difesa di chiunque, non condivido questa difesa d’ufficio perché occorre crescere nel rispetto di sé stessi, se, come questi ragazzi imbrattano, intenderebbero difendere un’identità che probabilmente dovrebbero imparare a conoscere e poi nel rispetto della legge che richiede l’osservanza di regole del vivere sociale. Mi viene difficile pensare che in casa loro possano compiere tali “ragazzate”. Non credo ci sia nessuno che possa aver pensato minimamente che per questo gesto, intriso anche di stupidità, debbano essere destinati al confino. Proprio Beccaria, di cui “sentiamo la voce lontana”, per dirla alla Calamandrei (sarebbe utile per costoro ascoltare il suo discorso ai giovani milanesi del 1955!), teorizzò il concetto di rieducazione del deviante, in quella che i criminologici annoverano come “scuola classica”. Penso che sia troppo facile biasimare gli adolescenti per la semplice ragione che è un dovere farlo, laddove, proprio la devianza si manifesti sul piano della “collisione della struttura etica o dominante di una collettività”, da cui deve inevitabilmente discendere una disapprovazione o condanna dell’ambiente socioculturale. Ci stanno anche gli errori giovanili. Ci mancherebbe! Non mi è mai passato per la mente di rovinare un qualcosa che appartiene a tutti e che è pagato con le tasse dei contribuenti. Pensavo già “allu scornu” che gli estranei mi avrebbero causato con il loro pubblico rimprovero. Senza contare la reazione dei miei genitori, che sicuramente non mi avrebbero accontentato in qualche mio desiderio. Siamo stati tutti adolescenti, dacché l’approccio seguito mi pare si confini un po’ troppo in quel permissivismo che, vista la realtà di oggi, non è più tollerabile. Concordo appieno sulla prima domanda da porsi, ovvero su quale sia l’offerta a questi ragazzi. Ne pongo però un’altra: può essere giustificato l’imbrattamento di un bene culturale perché il comune non crea degli spazi per gli adolescenti? 

Sono stati Matza e Sykes ad individuare le “tecniche di neutralizzazione”. Da un lato si prova a legittimare il proprio operato affermando come non si sia arrecato, in fondo, un danno serio; e dall’altro si cancella l’esistenza della vittima, che in questo caso non c’è fisicamente ma è identificabile con un bene collettivo a carattere diffuso, e, quindi, di un’azione che possa aver prodotto disagio a qualcuno.   

A fronte poi dei problemi sugli impianti sportivi, c’è sicuramente molta strada da fare. Altrettanto per l’offerta culturale, ma non può giustificarsi la devianza con ragioni di assenza di opportunità ed offerte di impegno del proprio tempo. La droga è criminologicamente e sociologicamente un atto deviante come insegna Becker. La stessa logica che è insita nella subcultura che anima le baby gang. Su tutti l’arcinoto fenomeno “maranza”.

Il nostro “sistema culturale” ha presentato per anni indiscutibili criticità. Inaccettabili considerati i fondi pubblici impegnati. Oggi, tuttavia, la situazione è decisamente migliorata. Tutto è ovviamente migliorabile, ma ritengo pretestuoso, seppure legittimamente, ridurre il tutto ad una trasformazione in ludoteca, considerato che l’attuale gestione ha generato fermento culturale, non sempre colto dagli ugentini, organizzando eventi e attività, di assoluto valore culturale e sociale, che possono o meno piacere. Occorre lavorare insieme affinché Museo e Biblioteca diventino un polo di attrattività popolare, ove si sentano parte votanti e non votanti e ci si sforzi di includere gli adolescenti in ogni occasione di crescita sociale e culturale, riparando eventualmente quelle finestre rotte che evidentemente non dovrebbero essere rotte. Anche perché occorre reprimere gli atti adolescenziali compiuti a danno di tutti. Lasciamo stare le difese d’ufficio (legittime), riflettiamo e concentriamoci su di loro, consapevoli, qualora necessario, di doverli rimproverare e redarguire pubblicamente. Il che non significa scaricare frustrazioni da falliti perché ogni adulto si sente realizzato a suo modo, rispondendo solo a sé tesso e alla propria coscienza.

Solo un rumoroso silenzio

Ci sono poche persone che a seguito della tragica uccisione di Giulia Cecchettin non siano turbate. I turbamenti interiori possono differenziarsi a seconda del ruolo che ognuno occupa nella propria comunità. Sul piano emozionale, si è differentemente investiti perché oltre ad essere cittadino/a, si è anche genitore, fratello, sorella, nonno, amico, zia e soprattutto mamma e padre. In questi giorni di grande discussione, di sgomento, di dolore che toglie il respiro per lasciare spazio a qualcosa che è evidentemente di più delle lacrime, ho cercato con difficoltà di osservare questo fatto sociale da una prospettiva sociologica e criminologica. Ho letto e ascoltato le reazioni di senso comune; dai colleghi, agli amici, fino ai parenti. A mio avviso sono due le domande da porsi; perché è successo? Perché non parliamo mai della vittima?

Mi sono reso conto che non esiste una sola risposta, ma tante proposte di risposta ad un problema molto complesso come il femminicidio, che come tale va inquadrato nella giusta dimensione. Senza strumentalizzazioni o tentativi di avviare inutili e futili battaglie ideologiche che nulla hanno a che fare con la realtà, che invece mi porta a ritenere che per poterla capire occorre prenderla da più prospettive. Significa osservarla e guardarla (osservare e guardare sono due verbi simili che esprimono azioni diverse!) dall’alto, come direbbero i funzionalisti, dal basso come fanno gli interazionisti, ma inevitabilmente nel mezzo come ha insegnato il grande sociologo Norbert Elias nella sua più importante opera Il processo di civilizzazione. Ritengo quindi che il problema “femminicidio” debba essere preso e affrontato sistemicamente perché le notevoli variabili con cui si struttura, richiedono interventi che devono arrivare da tutti i ranghi, non potendosi ritenere valida l’idea che sia strettamente dipendente dall’esistenza in Italia di una cultura patriarcale ormai scemata e rivoluzionata dalle indubbie conquiste di libertà della donna (fortunatamente!). 

Se per Elias la civilizzazione altro non è che una pressione crescente e sempre più invasiva da parte della società sul singolo, che impara a reprimere sempre più sé stesso, per non disgustare gli altri, per non essere da meno, e, in sostanza, per non essere emarginato, non vi è dubbio che quella stessa società, quella in cui viviamo oggi, è il contenitore principale in cui si radicano le cause principali del problema. Il che non significa addebitarle il monopolio della responsabilità. Vengono a mancare funzionalmente le agenzie di socializzazione, quindi di interiorizzazione delle norme, che un tempo consentivano di condividere su una piattaforma comune valori, tradizioni, identità, prospettive, sogni, aspettative, etc. Condivido la riflessione del dott. Gratteri per il quale i reati di “femminicidio” sono il risultato dell’abbandono dei giovani da decenni, di cattiva educazione, di egoismo dei genitori che non seguono i figli (per varie ragioni), di un’esagerazione nella performance, nella prestazione dei figli. Chi commette efferatezze di genere ha evidentemente interiorizzato ciò che va a indebolire quello stato mentale che Sigmund Freud individua come “Super-Io”. Il rappresentante dei più alti ideali etici e morali che gli esseri umani coltivano. Un’entità sovrannaturale alla quale ci si appella per placare le proprie ansie, le proprie paure, gli stati d’animo di inquietudine, inducendo uno stato illusorio permanente auto ipnotico nella propria mente. Rappresenta l’origine della coscienza morale, ma non la coscienza morale che si forma attraverso un processo, piuttosto lungo di sviluppo e revisione, di critica e superamento dei codici di comportamento interiorizzati nel Super-io che inizia nell’adolescenza. Occorrono asili con personale formato e specializzato che colloquino sistematicamente con le famiglie; una scuola a tempo pieno ove cooperino insegnanti e operatori sociali a vario livello investendo seriamente nel sociale. Creare un sistema di nuove agenzie di socializzazione che applichino l’equazione Famiglia – Scuola  – Società. Apparirà azzardato ma ritengo utile ripensare il ripristino del servizio di leva per i post – adolescenti. Dice Eve Ensler, scrittrice e drammaturga che “Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato”. Lasciamo i social e abbracciamo i nostri figli, perché tornino a desiderare, a conquistare, a sognare, a costruire. Ne vale la pena!

Condannata l’Italia per la cattiva gestione dei rifiuti

Con una sentenza dello scorso 19 ottobre, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riscontrato la violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo (CEDU). In particolare è stata dichiarata la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare da parte dell’Italia perpetrata con la cattiva gestione dei servizi di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti nella regione Campania. Una gestione che ha certamente molta comunanza con quella attuata negli anni anche in Puglia ed in particolare nel Salento e nel nostro territorio. Non dimentichiamo che la discarica Burgesi, ora in regime di post- gestione è una discarica nata in un particolare periodo storico e politico. Unico caso di discarica nata in sanatoria. 

La Corte ha riconosciuto la violazione dei diritti di diciannove cittadini, residenti a Caserta e San Nicola La Strada. Costoro sostenevano essenzialmente che le autorità italiane avessero omesso di garantire il corretto funzionamento del servizio pubblico di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti nella loro zona di residenza, nonché di mettere in sicurezza e bonificare la discarica sita nell’area Lo Uttaro, causando gravi danni all’ambiente e mettendo in pericolo la salute degli abitanti dell’area interessata, danneggiandone la vita privata. La “crisi della gestione dei rifiuti” in Campania si è protratta per 15 anni, così come del resto è accaduto nella nostra Regione per lunghi periodi di tempo.

I cittadini ricorrenti si dolevano della violazione del loro diritto alla vita (art. 2 CEDU), del loro diritto al rispetto della vita privata e del loro domicilio (art. 8 CEDU, profilo sostanziale e procedurale), del loro diritto a non essere discriminati (art. 14 CEDU), nonché, con riferimento alla possibilità di ottenere la restituzione delle tasse che avevano pagato per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la violazione del diritto all’equo processo (art. 6 par. 1 CEDU), del diritto ad un ricorso effettivo (art. 13 CEDU) ed infine del diritto al rispetto dei propri beni (art. 1 Protocollo 1 alla CEDU). La Corte, con la sentenza, ha accolto il ricorso sotto il profilo della violazione sostanziale dell’art. 8 CEDU, dichiarandolo per il resto inammissibile (con riferimento alle doglianze sollevate relativamente agli artt. 6 par. 1 e 13 CEDU, nonché all’art. 1 Protocollo 1 alla CEDU e dell’art. 2 e 14 CEDU, per incompatibilità ratione materiae con la Convenzione e perché manifestamente infondate). Sebbene non si potesse affermare, a causa della mancanza di prove mediche, che l’inquinamento derivante dalla crisi della gestione dei rifiuti avesse causato danni alla salute dei ricorrenti, era tuttavia possibile stabilire, tenendo conto dei rapporti ufficiali e dei documenti disponibili, che vivere in un’area caratterizzata dalla massiccia presenza di rifiuti, in violazione delle norme di igiene e sicurezza applicabili, aveva reso i ricorrenti più vulnerabili a diverse malattie. Per la Corte di Strasburgo, un rilevante inquinamento ambientale può senz’altro influire sul benessere delle comunità al punto tale da pregiudicare la loro vita privata, senza per questo mettere in pericolo la loro salute. 

Se pensiamo alla gestione della discarica Burgesi ed a tutto ciò che ad essa è riferibile, specie per ciò che attiene il “silenzio assordante” di chi per anni seduto sul trono ha solo “ciurlato nel manico”, non tralasciando i più recenti studi che confermano un aumento delle malattie oncologiche ed ovviamente la questione, ancora aperta, del PCB, possiamo renderci conto che anche nei confronti delle popolazioni di Ugento, Gemini e Aquarica – Presicce le autorità siano verosimilmente venute meno al loro obbligo positivo di adottare tutte le misure necessarie a garantire l’effettiva tutela del diritto dei ricorrenti al rispetto del loro domicilio e della loro vita privata, violando, per tale via, l’art. 8 della Convenzione.

La prova di quanto appena detto sta proprio nel fatto che tra i banchi della maggioranza e della minoranza non si pronuncia quasi mai “Burgesi”, salvo ricordarsene in campagna elettorale. Non ci si chiede che fine abbiano fatto i risultati dei campionamenti, per i quali sono stati stanziati soldi pubblici. A che punto sia, e con quali riscontri, l’attuazione del piano straordinario di verifica ambientale. 

Forse è meglio aspettare la prossima campagna elettorale per sapere qualcosa.

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