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Ugento e le opportunità della blue economy

Ugento e le opportunità della blue economy

La Blue Economy è un modello innovativo di sviluppo economico basato su durabilità, rinnovabilità e riutilizzo, che punta a rivoluzionare le nostre attività produttive e ad azzerare le emissioni inquinanti. Oceani, laghi, mari e fiumi rappresentano un patrimonio straordinario per l’intera umanità. Purtroppo, però, si stanno trasformando in una grande discarica a cielo aperto: bottiglie, buste, imballaggi ed altri rifiuti hanno formato delle vere e proprie “isole di plastica” che rischiano di soffocare la vita negli ambienti acquatici. 

Anche quest’anno il nostro territorio, nell’ambito del Programma internazionale Bandiera Blu ha registrato la riconferma della prestigiosa bandiera blu che, occorre ribadirlo, non esamina solo la qualità delle acque, ma tutta una serie di fattori e di indici che rientrano in un concetto che è legato alla gestione sostenibile del territorio: pulizia litorale, impianti di depurazione, raccolta differenziata, servizi turistici, iniziative di educazione ambientale, politica e sicurezza ambientale, etc. Ma che cos’è la Blue economy?

L’economista belga Gunter Pauli è stato il primo a parlare di economia blu. Lo fece partendo da un concetto molto semplice, ispirato alla biomimesi: lo studio del funzionamento della natura, dove nulla è sprecato e tutto viene riutilizzato in un processo che trasforma i rifiuti in materie prime. Come? Trovando nuove tecniche di produzione e migliorando quelle già esistenti. Facciamo un esempio. 

Quando beviamo una tazza di caffè ingeriamo solo lo 0,2% della biomassa raccolta dall’agricoltore. Il resto, il 99,8% è gettato via. Ma non è materiale di scarto. Esistono molte realtà in tutto il mondo che utilizzano questi scarti per coltivare altri alimenti. Questo è il concetto di blue economy: fare di più con quello che abbiamo. 

La Blue Economy è un modello di business sostenibile, capace di generare un impatto positivo e di lungo termine sulla salute dei nostri mari. Più in generale, comprende tutte le attività economiche che hanno a che fare con il mare, le coste e i fondali: pesca, diporto nautico, trasporto marittimo, attività di diving. L’obiettivo programmatico è di rivoluzionarle!

La blue economy impiega almeno 4,5 milioni di persone soltanto in Europa. Un comparto economico che genera ben 650 miliardi di euro di fatturato e 176 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, con un utile lordo 68 miliardi di euro. 

In tale quadro, l’Italia, trainata dal turismo costiero, registra l’impiego di oltre 390.000 persone, con un valore aggiunto al PIL nazionale di circa 19,7 miliardi di euro. Il turismo costiero, risorsa importantissima per il nostro territorio, include il turismo in spiaggia e le attività ricreative, come nuotare e prendere il sole e altre attività che traggono vantaggio dalla vicinanza al mare, come le escursioni lungo la costa. Il turismo marittimo si riferisce, invece, alle attività acquatiche e agli sport nautici come la vela, le immersioni subacquee e la crociera. Le località costiere, come la nostra, generano un settore turistico significativo, con il 50% della capacità di posti letto degli hotel concentrata in località con un confine marittimo. Il turismo è al terzo posto in termini di occupazione, crescita e sviluppo sociale in Europa, comparto di assoluta rilevanza all’interno dell’economia, assumendo, tra l’altro, un ruolo di vasta portata per la crescita economica, l’occupazione e lo sviluppo sociale. Occorre realizzare un passaggio fondamentale, il mare da “risorsa” a “valore”.La Blue Economy coinvolge molti settori che spaziano dalla preservazione delle risorse marine, all’energia rinnovabile ricavata dal mare; dalle attività portuali al comparto navale, fino al turismo costiero, alla pesca e all’acquacoltura. L’energia delle onde e delle maree, la produzione di alghe, lo sviluppo di attrezzi da pesca innovativi, il ripristino degli ecosistemi marini sono tutte prospettive idonee a creare nuovi posti di lavoro e imprese verdi nell’economia blu. Abbiamo la fortuna di disporre di questa risorsa. Quindi di aumentare il tasso di produttività nell’uso delle risorse marittime, sospinto dal turismo costiero che può certamente essere trainante soprattutto per molti giovani imprenditori locali che hanno già scommesso e intendono scommettere su questo nuovo modello economico. Nel nostro territorio, ci stiamo veramente dirigendo verso uno sviluppo sostenibile delle nostre attività economiche? Peraltro, è forse l’unica strada che abbiamo per mettere al sicuro il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno. Motivo per cui accanto alla Consulta per le attività produttive sarebbe utile prevedere la costituzione di una Consulta per il mare ed il turismo. Risorse preziose della terra dei Messapi.

15 anni senza Peppino Basile. 15 anni senza verità

in ricordo di peppino basile ugento

Oggi l’omicidio di Peppino Basile ha compiuto 15 anni. Tre lustri passati senza sapere chi fu che nella notte tra il 14 e 15 giugno 2008 uccise efferatamente il consigliere comunale di Ugento, fino allora impegnato in innumerevoli battaglie che portava avanti con la sua accesa passione.

Personalmente rimane l’amarezza dell’ultimo incontro avuto con Peppino, il giorno prima della sua morte, nel quale avemmo una delle nostre solite litigate, non ricordo neanche per cosa. Discutevamo spesso e con passione, la stessa passione che tutte le estati lo costringeva a spendere quei pochi spicci che gli erano rimasti per far giocare noi ragazzini nei vari tornei calcistici della zona. Penso sia questo il ricordo più vero e autentico da tramandare ricordando la figura di Peppino. Un uomo generoso e pieno di passione, che non aveva paura di esporsi e di battersi per le sue idee; una persona a cui siamo tenuti a riconoscere, aldilà del credo politico o delle simpatie altrui, il dovuto rispetto, passando innanzitutto dal ricordo.


Per questo sono sicuro che tutti saremmo felici di leggere una targa con su scritto “Giuseppe Basile, ucciso per le sue idee” accanto ad un piccolo monumento che lo ricordi.


E se dovesse essere troppo un monumento, si potrebbe approfittare del nuovo quartiere che sta per nascere proprio vicino a casa di Peppino, magari pensando a lui per il nome di una nuova piazza.

Fa davvero male quindi, a 15 anni dalla scomparsa dell’amico Peppino Basile, constatare come la ricerca di verità sulla sua morte si sia praticamente bloccata, persa, confinata in un dimenticatoio nel quale è stata scientificamente rilegata. Neanche le interessate istanze di alcuni sciacalli politici che pur hanno provato a sensibilizzare l’opinione pubblica sono servite a far vacillare la maggioranza che governa questo paese, da sempre impegnata nel voler far dimenticare la figura di Peppino.

Oggi vediamo che anche questi sciacalli non parlano più, comprati con un piatto di lenticchie dal potere di oggi, lo stesso potere che ha goduto nel vedere Peppino morto, lo stesso potere che ha riso delle nostre coscienze trasportando il feretro del buon Peppino.

Ma io non dimentico, noi non possiamo dimenticare.

Ciao Peppino.

La grande boxe a Gemini: un bilancio finale

Si è svolta per la prima volta a Gemini il 3 giugno la kermesse pugilistica di fama nazionale che ha visto protagonisti atleti pugliesi impegnati contro una selezione toscana guidata da Simone Giorgetti, invitati da Totò Carafa e la sua ASD Boxe Terra d’Otranto.
I pugili di casa si sono contraddistinti per i risultati, con 5 match vinti su 7; tra questi Franco Antonazzo che trionfa nel suo settimo incontro nonostante la giovane età, Elisa Fersini al suo esordio vittorioso nelle sedici corde e Asia Cucci, che all’interno del torneo tra dilettanti è riuscita a mettersi in mostra vincendo un agguerritissimo match. La serata ha visto anche il ritorno di Nicola Cordella della Beboxe copertinese, protagonista di un’avvincente incontro con Tommaso Samà.
La serata si è conclusa con gli incontri dei professionisti, che hanno visto il ritorno del leccese Antonio Santoro, uscito vincente contro Delmestro, fino ad arrivare al match di cartello, che ha visto impegnato il campione di casa Giuseppe Carafa contro il colombiano Vivas, un avversario di valore che ha dato filo da torcere a Carafa per tutti i 6 round. Non è comunque riuscito a scalfire l’atleta di casa, in vantaggio fin dal primo round, con una boxe fluida e basata su colpi precisi e portati a velocità supersonica, che sono valsi la vittoria con giudizio unanime a Giuseppe Carafa.
Una serata di grandissimo sport a Gemini, con 500 biglietti staccati, 20mila visualizzazioni in tutto il mondo, oltre 150 commenti e più di 100 reazioni per l’evento trasmesso sul web dalla nostra pagina Fecebook.


Sono contentissimo di essere tornato e lo sono ancor di più per averlo fatto qui a Gemini, con questa cornice di pubblico e questa partecipazione. Era importante per me ma anche per mio padre e tutta la Boxe Terra d’Otranto poter riportare uno spettacolo di questo spessore a casa nostra. Vorrei fare i complimenti a tutti per la riuscita e al mio avversario per un incontro che si è rivelato più tosto del previsto e Vivas che non ha certo risparmiato i colpi. Un ringraziamento speciale va anche ad Antonio Santoro con cui abbiamo condiviso il ring nell’ultimo mese, sempre sotto l’occhio vigile del maestro Francesco Stifani. Ma sicuramente non è ancora finita qui, sentirete presto parlare ancora di me e della nostra palestra.

La dichiarazione a Ozanews.it di Giuseppe Carafa

Riguarda l’incontro in alta definizione sul nostro canale Youtube

RIGUARDA TUTTA LA SERATA

Per insegnare bisogna emozionare

Per insegnare bisogna emozionare

Per scrivere questo articolo, volutamente e senza esitazione alcuna, ho scelto una frase di Maria Montessori. A dir la verità, ve ne sono altre che mi hanno particolarmente colpito, che meriterebbero certamente di essere citate perché utili in un certo qual modo a completare quella scia di emozioni e di serenità che tutti i bambini della Scuola dell’infanzia paritaria “San Vincenzo” sono riusciti anche quest’anno a regalare a tutti gli intervenuti: genitori, nonni, zii, parenti vari e amici. Anche l’edizione di quest’anno si è contraddistinta per una gioiosa e giocosa partecipazione anche se celebrata fuori dalla nostra Ugento.

Nel mentre assistevo allo spettacolo, mille pensieri si sono interfacciati nella mente come la sequenza di un film. Ammirevole l’impegno e la dedizione delle insegnanti che garantiscono sicurezza, competenza, professionalità e vivi sentimenti umani. Basta osservarne i movimenti, i volti per comprendere quanto impegno, dedizione e passione riservino ai futuri cittadini. Non è la sede per disquisire sull’aspetto emozionale del bambino, di chi gli sta attorno e di tutti coloro che in poco tempo si privilegiano della spensieratezza e delicata irruenza del nostro futuro. Un’onda emotiva che trasporta anche l’adulto che non ha il privilegio ed il dono della genitorialità.

Erich Fromm ha scritto un bellissimo libro sull’arte di amare. Un testo da portarsi sempre dietro. Da sfogliare ad ogni necessità. Tutti siamo consapevoli di vivere in una società nella quale leggiamo spesso sui quotidiani o sentiamo per televisione casi di tragedie familiari. Sintomo dell’assenza di una reale consapevolezza delle dinamiche dei rapporti che intercorrono tra genitori e figli. Tra organi primari e intermedi di socializzazione e società. 

L’analisi dell’amore dei genitori verso i propri figli realizzata da Fromm è molto utile per tutti coloro che vogliono comprendere di più loro stessi e il loro modo di rapportarsi con i propri cari, al fine di favorire il benessere del vivere quotidiano all’interno della famiglia stessa. Ed è in questa cornice che da sempre credo s’innestino il ruolo e le funzioni di una scuola dell’infanzia che sappia e riesca a “dotare” il bambino di strumenti fondamentali per crescere e comprendere, passo dopo passo, come affrontare le tensioni sociali che la vita inevitabilmente gli metterà davanti. Come sostiene (a ragione!) la prof. ssa Montessori: «Più dell’elettricità, che fa luce nelle tenebre, più delle onde eteree, che permettono alla nostra voce di attraversare lo spazio, più di qualunque energia che l’uomo abbia scoperto e sfruttato, conta l’amore: di tutte le cose esso è la più importante».

Al di là di ciò che in una scuola si fa giornalmente, dei programmi scolastici e del rendimento di un bambino, della quantità di nozioni che si impartiscono, è fondamentale far acquisire coraggio, determinazione, sete di conoscenza, creatività, forza d’animo, lealtà, generosità. Imparando il valore del rispetto per se stessi e per gli altri. Imparare cioè a saper stare insieme.  A vivere insieme: giocare, ridere, piangere, scherzare, studiare, anche soffrire, perché il dolore (contenuto in rapporto alla crescita!) aiuta a comprendere e a dare il giusto peso a ciò che conta per “saper sognare di nuovo”!. La scuola dell’infanzia paritaria San Vincenzo da anni svolge questo lodevole servizio a favore della nostra comunità.

Nel discorso di Marisabel Margarito, c’è stato un passaggio importante e significativo. Difficile da non condividere e sottoscrivere. Mi ha lasciato da pensare in positivo, convincendomi che pur in una società sempre più liquida e più legata all’apparenza che alla sostanza, esistono realtà locali che seppur piccole riescono a fare la differenza. La politica (volutamente con la “p” minuscola!) ha dimenticato che la scuola tutta è e deve essere strutturata a misura del bambino e non dei genitori e degli insegnanti, che giocano certamente un ruolo importante. L’adeguamento sociale deve avvenire dall’alto verso il basso, gli adulti devono rispondere alle esigenze dei piccoli, adeguandosi ai loro bisogni e rispondendo ai loro diritti e non il contrario, come spesso avviene oggi. 

Come non impegnarsi in questa “missione” sociale? Tutti, come adulti e cittadini, abbiamo il dovere di dare e di fare tutto quanto è possibile proprio per “fare la differenza e non creare differenza”.

Loris Stefàno vince il suo decimo match a Sava

Dura solo 18 secondi il decimo match dell’ugentino Loris Stefàno nel palazzetto dello sport di Sava, dopo il giovane del team Conte ha mandato a ko il suo avversario con una precisa ginocchiata in salto, che ha costretto l’avversario a ricorrere all’assistenza dei sanitari.

Loris ha avuto la meglio sul pari età Andrea Iurlano del team Caniglia. Grande soddisfazione da parte del maestro Mino Conte, già proiettato verso l’importante impegno del suo team, con Kaba che presto tornerà a calcare ring internazionali.

Gira e rigira, sempre ritornano

Gira e rigira, sempre ritornano

Sarebbe utile e interessante per tutti leggere Charles Dickens, famoso romanziere e fondatore del  romanzo sociale, che nelle sue opere con grande maestria tratteggia la vita dei ceti sociali economicamente svantaggiati, denunciando situazioni di sopruso e pregiudizio.

Proprio da questa rispolverata letteraria parte l’avvio di una riflessione per un pensiero critico (nel senso nobile!) sulla storia amministrativa della nostra cittadina. 

Al pari di quanto succede sui “piani alti”, in ogni tornata elettorale non sorprende quasi più quanto in politica (con la “p” minuscola!) i principi dell’economia circolare incontrino un efficace pragmatismo, sembrando quasi da costei generati. A partire dalla scomparsa di quei “partiti politici” che a fronte di tanti difetti, contraddizioni e disfunzionalità, riuscivano a garantire una cultura politica a coloro che agognavano ad una forma di identità, di appartenenza ideologica. Era necessario il percorso della “gavetta”. Si partiva dall’affissione dei manifesti durante le campagne elettorale, per arrivare al ruolo di parlamentare, passando da quello di consigliere comunale, provinciale e regionale. Per riprendere il De Tocqueville, si veniva educati alla democrazia.

Ebbene, questo passaggio appartiene ad un passato che il presente ha sostituito con l’individualismo opportunistico, il dilettantismo correntista e il “giovine marmottismo”, di cui si parla in un interessante e curioso libro di un ex democristiano come Paolo Cirino Pomicino: La Repubblica delle giovani marmotte. Infatti, più che di liste vincenti, sarebbe opportuno parlare di “liste piglia tutto”, con tutto e il contrario di tutto. Obbrobri della democrazia rappresentativa. Minestroni insalubri, incolore ed insapore. Del resto, basta avere alle spalle una famiglia numerosa, far parte di un sodalizio o svolgere una specifica attività “sociale” ed il gioco è fatto. Peccato che poi non si conoscano le funzioni ed il ruolo che si è chiamati a svolgere e le responsabilità connesse al dovere di dare conto a chi conta, cioè ai cittadini. C’è sempre un deus ex machina che gestisce tutto e che ad ogni suo solo battito di ciglia corrisponde un’azione. Che si palesa poi essere giammai autonoma e libera, frutto di riflessione critica. Ma solo convergenza contingente di forze magnetiche del pensiero unico.

Occorre deplorare lo scadimento a tutti i livelli dell’attuale sistema “politico – amministrativo”, evidenziandone in particolare la rinuncia alle idee, alla discussione, l’annacquamento e la riduzione al silenzio non solo delle culture di riferimento (liberale, cattolico – democristiana, socialista, comunista, repubblicana, financo ambientalista, etc.), ma soprattutto dello spirito critico di chi deve avere il diritto/dovere di parlare, senza paura di etichettamenti.  Ancor più grave è l’innesto di tale realtà nel più alto smembramento del sistema industriale, bancario e produttivo nazionale (e locale!) a vantaggio del “tritacarne del turbocapitalismo apolide”, marcatamente mercantilista, ben descritto da Diego Fusaro in “Il futuro è nostro”.  

All’interno di questa cornice, inclusiva ed esclusiva allo stesso tempo, si collocano questioni che interrogano scienziati politici, sociologi, economisti e politologi. 

L’allarmante distacco del cittadino dalla politica, con percentuali sempre più alte di astensionismo (le elezioni comunali del 2021 sono un segnale allarmante per tutti!), l’esponenziale aumento delle tensioni sociali alla luce dei gravi squilibri che vengono a crearsi con i colpi assestati dai “padroni neoliberisti”, determinano conseguenze che si ripercuotono inevitabilmente anche in una piccola comunità come la nostra. Per cui ad ogni tornata elettorale è importante, per parafrasare Pirandello, cambiare le tante facce, per non far vedere i volti alla gente, sempre più labile ad ogni scrocchiar di dita di questo o quel candidato. 

La nostra storia amministrativa disvela che i “cicli della politica ugentina” non fanno altro che manifestarsi in tutta la loro potenza di fuoco, in perfetta sincronia con i principi dell’economia circolare. Il “recupero” e soprattutto il “riciclaggio” di chi da sempre è legato a doppio filo ad un passato politicamente fallimentare, si realizzano con individualismi mascherati di nuovo. Peccato però che la novità si fermi all’apparenza, all’immagine vuota, alla maschera elettorale. Lo scopo è sempre orientato all’occupazione di quella seduta che è indispensabile per decidere le sorti di un territorio. Pur a fronte di milioni di euro e di progetti stratosferici, non vi è chi non voglia vedere tutta la sua miseria, civica prim’ancora che sociale ed economica. Basta tingersi di nuovo, far apparire con nuovi ritocchi di marketing elettorale reperti preistorici e vecchi lupi di mare, ed il gioco è fatto. Complice un cittadino che è disattento, superficiale, facilmente influenzabile da spinte contingenti e dal vento della convenienza. Dotato di una memoria corta, che mette in funzione solo quando fa comodo, che diventa leone sui social, ma rimane un agnello davanti alla concretezza dei problemi e delle questioni che richiedono serietà, impegno ed umiltà. Facile e scontato abbandonarsi al lamento da bar o da piazza. La certezza sta tutta nella conferma di una complicità ad un “sistema” in cui, gira e rigira, sempre ritornano.

Ugento paese di Santi, Pro Loco(s) e volontari

paese di Santi, Pro Loco(s) e furbacchioni

Le Pro Loco in Italia svolgono un ruolo importante nel promuovere e sviluppare il turismo locale e la cultura delle diverse regioni italiane. Si tratta di associazioni senza scopo di lucro, composte da volontari, che operano a livello locale per valorizzare le risorse naturali, culturali, storiche e artistiche di una determinata località o territorio.

Le principali attività delle Pro Loco includono:

  1. Accoglienza e informazione turistica: Le Pro Loco forniscono informazioni turistiche ai visitatori sulla storia, le attrazioni, gli eventi e le tradizioni locali. Possono offrire anche servizi di accoglienza come la distribuzione di materiale informativo, mappe e guide.
  2. Organizzazione di eventi: Le Pro Loco promuovono e organizzano eventi culturali, sportivi, folcloristici e enogastronomici per valorizzare il patrimonio locale e attirare turisti. Questi eventi possono includere sagre, feste tradizionali, mostre, concerti, competizioni sportive e altro ancora.
  3. Tutela del patrimonio culturale: Le Pro Loco si impegnano nella conservazione e nella tutela del patrimonio culturale locale, collaborando con le autorità competenti per la manutenzione e la valorizzazione di monumenti, siti storici, musei e tradizioni locali.
  4. Promozione dell’enogastronomia: Le Pro Loco lavorano per promuovere la cucina e i prodotti tipici del territorio, organizzando degustazioni, itinerari enogastronomici e corsi di cucina tradizionale. Possono anche partecipare a fiere e manifestazioni nazionali ed internazionali per promuovere i prodotti locali.
  5. Attività ricreative e turistiche: Le Pro Loco possono gestire centri di informazione turistica, percorsi naturalistici, sentieri e strutture ricreative come parchi giochi, aree attrezzate per picnic e campeggi.
  6. Collaborazione con le istituzioni: Le Pro Loco collaborano con le istituzioni locali, come comuni e province, per promuovere lo sviluppo turistico sostenibile, partecipando alla pianificazione di strategie e politiche locali legate al turismo.

L’obiettivo principale delle Pro Loco è quello di favorire lo sviluppo economico e culturale delle proprie comunità, attraverso l’attrazione di turisti e visitatori interessati alla scoperta delle bellezze e delle tradizioni del territorio.

In teoria esiste anche una legge che proibisce l’esistenza di più pro loco riconosciute nello stesso paese, un divieto che a Ugento sembra però non essere preso in considerazione, con la proliferazione di pro loco o associazioni simili, arrivando addirittura a 3 nel medesimo comune: la storica pro loco di Ugento, gli scissionisti della pro loco di Gemini e dall’anno scorso anche la pro loco di Lido Marini. Ma quale sarà mai l’interesse che spinge al proliferare di queste tipo di associazioni impegnate in prima persona nel business dell’accoglienza e degli eventi estivi?

Molto difficile dirlo, considerando che da statuto queste associazioni non hanno scopo di lucro con l’obbligo di chiudere i bilanci a 0 e pubblicare tutti i contributi ricevuti da enti statali.

Ancora più difficile dirlo il giorno dopo l’annuncio da parte della pro loco di Gemini che ieri ha annunciato il recupero della festa di Sant’Oronzo (patrono di lecce che si festeggerà negli stessi giorni) con una festa che impiegherà i commercianti nel borgo di Gemini.

Nonostante Ugento sia nota per la sua abbondanza di Santi e dei loro relativi festeggiamenti, si è deciso di istituire l’ennesima fiera a sfondo religioso, tra l’altro in contemporanea con uno degli eventi più partecipati dell’intera estate salentina, come è la fiera di Sant’Oronzo a Lecce e i suoi famosissimi fuochi.

Ma perché prendere una decisione che sicuramente pecca di originalità, invece di investire magari in iniziative che coinvolgano i giovani, magari sportive o culturali, come è stato per esempio l’ultimo super evento sportivo svoltosi a Gemini grazie all’impegno della Boxe Terra d’Otranto, un evento realizzato senza spendere un solo euro pubblico e che forse anche per questo è stato totalmente boicottato da entrambe le pro loco di Ugento, ma soprattutto dalla pro loco di Gemini, che a precisa domanda si è addirittura rifiutata di offrire un aiuto logistico all’organizzazione dell’evento.

Ma che senso ha quindi inventarsi un nuovo evento se si boicottano quelli già presenti? Non sarebbe meglio valorizzare quello che abbiamo e che molte volte giace abbandonato invece di andare ad inventarsi nuovi santi da festeggiare?

Chiariamoci, nulla di illegale o sconveniente, se non fosse che queste non sono associazioni come le altre, proprio come spiegato bene nella prima parte di questo articolo. Le pro loco infatti possono godere di ingenti fondi pubblici messi a loro disposizione dalle istituzioni a più livelli e proprio per questo devono garantire la loro democraticità (cambiare presidente una volta ogni lustro non farebbe poi male….) oltre che garantire un comportamento improntato al rispetto di tutti i cittadini, al di là della loro razza, credo politico o religione. Anche per questo le pro loco non dovrebbero fare campagna elettorale, a differenza di quanto successo nelle ultime elezioni di Ugento, con la pro loco beach che si è resa protagonista di un improbabile articolo di ringraziamento ai vigili ambientali apparso su Piazzasalento in piena campagna elettorale, che coinvolgeva tra gli altri proprio una tesserata della stessa pro loco nella lista dei cittadini protagonisti di Massimo Lecci. Un ringraziamento che è parso a tutti un vero e proprio endorsement nei confronti del sindaco Massimo Lecci.

Può quindi una pro loco pagata con soldi pubblici decidere deliberatamente di non pubblicizzare il più importante evento organizzato nel suo territorio? A me sembra proprio di no, a maggior ragione se questa pro loco può contare su ingenti stanziamenti pubblici tutti gli anni.

Sarà allora forse per questo che qualcosa si sta muovendo? Non è un caso che esistano dei “must” che assicurano sempre un buon risultato in termini di partecipazione e rientro economico: sagre, eventi per bambini e pizzica possono essere il core business di una collaudata azienda di promozione turistica, ma una onlus dovrebbe metterci qualcosa in più.

Aspettando quel qualcosa in più approfitto per salutare i presidenti delle pro loco di Ugento, con la speranza che possano avere un sussulto d’orgoglio rendendosi conto che Ugento merita davvero qualcosa in più al servizio dei cittadini e non dell’amico candidato di turno.

Ps. Va benissimo Sant’Oronzo a Gemini, purché non si usi un solo euro pubblico per il suo festeggiamento!

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