Con il voto del consiglio regionale è stato approvato in via definitiva il nuovo piano rifiuti regionale che prevede la definitiva chiusura dell’impianto attualmente attivo in contrada Burgesi, che vedrà dunque confermata la sua fine naturale una volta esaurito il sito.
Una votazione sentita che si è svolta tra le accese proteste dei rappresentanti della Lega e del Movimento Regione Salento.
Un immagine dall’ultimo consiglio regionale
Via libera dunque all’impianto di Corigliano, al centro di numerose proteste nelle passate settimane. Proprio per questo è stato approvato un emendamento del consigliere di Racale Donato metallo per inserire l’area di Corigliano in un piano di monitoraggio ad hoc.
L’assessore regionale al ramo Anna Grazia Maraschio ha comunque rassicurato:
“Per quanto riguarda le previsioni di Piano di due discariche, la discarica Martucci e la discarica di Corigliano, vogliamo dire una volta per tutte che nessuna delle scelte contenuta nel Piano, che non sono scelte chiuse, ma sono scelte che lasciano davvero aperte altre possibilità, anche di individuazione di soluzioni concrete diverse, non sono scelte che sono state operate sulla testa dei cittadini o senza tener conto delle risultanze oggettive, che sono state valutate tutte, compresa l’esistenza di contratti di concessione in essere, che, se ignorati, potrebbero avere anche ricadute significative da un punto di vista economico sulla testa dei cittadini. Se ci fossero dati oggettivi che ci consentissero di accogliere la richiesta formulata di non considerare queste discariche o di non inserirle nel Piano, quindi non di considerarle in concreto, questo percorso sarebbe sicuramente seguito, fermo restando che comunque all’interno del Piano, tanto per quanto riguarda la discarica di Corigliano quanto quella di Martucci, c’è la possibilità concretamente di perseguire altre scelte, se dovessero i sindaci, così come stanno richiedendo, voler ricercare altre soluzioni. In linea con quanto già esposto sulle discariche, il Piano non prevede la realizzazione di termovalorizzatori, tecnologia che non concorre agli obiettivi di riciclaggio e che pertanto deve essere superata nello scenario di medio-lungo termine”.
Non resta che da vedere la data precisa della chiusura dell’impianto che potrebbe essere tra due mesi circa, come preannunciato dal vice sindaco Massimo Lecci o qualche mese dopo, come previsto dal piano regionale.
La Biodiversità del Parco Naturale di Ugento è un tema a molti sconosciuto per la molteplicità e qualità di flora e fauna presenti.
Roberto Gennaio di Taviano, Naturalista e divulgatore scientifico, ha pubblicato lo scoso luglio un libro che raccoglie i suoi studi naturalistici di oltrevent’anni, svolti nel parco naturale di Ugento.
Conosco i luoghi da sempre e questo luogo per me è magico tanto che l’ho definito ” la mia Amazzonia” per la varietà incredidibile di biodiversità animale e vegetale presente.
E’ un territorio particolare rispetto ad altre realtà territoriali del Salento, forse perchè sono presenti una serie di habitat che insieme formano il vasto ecomosaico del parco.
Così Roberto descrive la ricchezza della fauna del parco di Ugento.
Copertina de “Percorso di biodiversità nel parco naturale litorale di Ugento”
“Percorso di biodiversità nel Parco Naturale Litorale di Ugento” di Gennaio Roberto, edito da Edizioni del Grifo, è un viaggio tra scienza e fotografia.
Ha già ricevuto grandi critiche sia per i contenuti che per le centinaia di foto presenti, animali e piante che molti non sapevano che fossero presenti qui da noi o nel territorio del parco.
Vent’anni di studi e ricerche sul territorio che hanno permesso di censire una ricca biodiversità, addirittura scomparsa altrove, e la “scoperta” di nuove piante spontanee ed esclusive del nosro ecosistema. Per esempio la Serapias apulica sub specie uxenntina o la Ophrys japiygica.
Descrive anche diverse specie di uccelli, circa 190 in tutto. Alcune tra esse sono rarissime per il Salento, come per esempio la Cicogna nera, il pellicano, lo storno roseo e molti altri ancora.
Tuttavia quest’opera mette in guardia sul progressivo deturpamento dell’ambiente.
Nel corso del tempo questi habitat sono stati sempre presi di mira da: opere di urbanizzazione, dagli incendi, dall’antropizzazione diffusa e da vari e continui illeciti, che hanno sempre più frammentato e deturpato la naturalità del paesaggio.
Nella trattazione, vengono elencati tutta una serie di driver che continuano a minacciare questi habitat fragili e peculiari, tutelati a livello europeo dalla Direttiva CEE Habitat, e la biodiversità ad essi relegata.
La differenza tra il Parco Naturale di Ugento e altre zone tutelate del Salento sta proprio nella ricchezza degli habitat presenti, tra cui fondamentale la zona umida caratterizzata dal reticolo dei canali e dei bacini presenti.
Ma nel corso del tempo questi habitat sono stati sempre presi di mira da opere di urbanizzazione, dagli incendi, dalla antropizzazione diffusa, e da vari e continui illeciti che hanno sempre più frammentato e deturpato la naturalità del paesaggio.
Estratto del libro.
Troviamo una rassegna sugli habitat e la relativa vegetazione. Dalla battigia verso gli habitat più maturi dell’entroterra.
Caratteristica vegetazione della macchia mediterranea e piccoli nuclei di boschi di leccio, che costituivano la vegetazione forestale secoli fa questi luoghi e gran parte del Salento.
Roberto presenta, inoltre, degli approfondimenti su habitat particolari, come gli ambienti carsici o le praterie di Posidonia, su specie di flora e di fauna rari o poco conosciuti.
Infine una serie di check list, sulla flora, le farfalle, i rettili, i mammiferi, i pesci, concludono il corposo studio
Riteniamo importante informare e invitare ad una maggiore conoscenza e presa di coscienza dei cittadini di Ugento e dei suoi ragazzi che spesso non conoscono il proprio territorio.
Un territorio martorizzato per una serie di azioni deleteriee e incivili di tutti noi. Un luogo che in molti ci invidiamo, ma che non sappiamo gestire e tutelare.
Alimentazione corretta che è sinonimo di dieta sana ed equilibrata, la quale prevede poche e semplici accortezze quotidiane.
Prima fra tutte è il bere circa 2 litri di acqua al giorno, dalla quale avremo molteplici benefici:
la prevenzione del mal di testa, favorito invece dalla disidratazione;
l’aiutare il nostro corpo nella rigenerazione dei tessuti e l’eliminazione delle tossine;
favorire il transito intestinale e quindi la digestione;
contribuire in maniera importante allo sviluppo muscolare.
A questa segue il NON bere bevande zuccherate in quanto innescano un brusco aumento della glicemia seguito da una sensazione di sazietà, ma solo momentanea, e questo contribuisce al consumo del cosiddetto “junk food” una volta tornata la fame.
Non dimentichiamoci poi di limitare l’uso del sale da cucina, che consumato in maniera eccessiva causerà ritenzione idrica e rischi più alti di ipertensione.
Infine consumare più frutta e verdura, preferire i legumi o il pesce alla carne rossa e scegliere i grassi “buoni”.
Noi siamo quello che mangiamo
diceva il filosofo Ludwig Feuerbach.
E come dargli torto visto che mangiare bene aiuta a prevenire patologie croniche quali ipertensione, obesità e diabete, ci fa sentire più energici e rafforza il nostro sistema immunitario.
Care mamme e care nonne non siate tristi.
Accontentare il palato non significa eccedere. Si può mangiare con gusto senza abbuffarsi. piccole e semplici accortezze per una dieta senza rinunce eccessive.
Con un articolo comparso oggi sulla testata Lecceprima, l’attuale commissario cittadino UDC Anna Nera Ferocino punta il dito contro Arca Sud e Comune di Ugento per il preoccupante stato di abbandono in cui versano le case popolari di Gemini, chiedendo un incontro urgente con il responsabile provinciale di Arca Sud e l’attuale sindaco di Ugento.
Intanto, controllando sul sito di Arca Sud Salento, escono fuori i documenti che dimostrano l’avvio dell’iter da parte dell’ente per la ristrutturazione degli immobili, tra cui anche quelli di Gemini, sfruttando la formula del superbonus 110% messa a disposizione dal Governo.
Non resta che aspettare le risposte del responsabile di Arca Sud Alberto Chiriacò e quelle del sindaco di Ugento.
Vito Antonacci, membro del coordinamento pugliese di Zero Waste Italy, in un lungo post su facebook ha affrontato le principali criticità che una larga parte degli ambientalisti pugliesi individua nel nuovo piano di gestione dei rifiuti che sarà votato in Consiglio Regionale a Bari domani: dal mancato coinvolgimento delle associazioni alle performance scarsissime dei capoluoghi, dal ricorso a discariche e incenerimento alla sola contemplazione degli impianti anaerobici per l’organico, senza però nominare le discariche di Ugento e Corigliano Ecco il post completo:
Martedì prossimo, 14 dicembre, molto probabilmente sarà approvato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani. Era praticamente pronto già nel 2018 ma la procedura di VAS si bloccò e così anche il suo iter verso l’approvazione in Consiglio Regionale. Fu solamente adottato in Giunta Regionale, con Deliberazione n. 1482 del 02 agosto 2018, per quanto concerne gli impianti, per permettere ad AGER di intraprendere le azioni propedeutiche per la loro realizzazione. Quindi già nel 2018 hanno deciso quali impianti realizzare in Puglia per centrare (secondo loro), gli obiettivi previsti dal Piano che sarà approvato.
Noi che pensavamo di poter incidere nella programmazione, con Osservazioni corpose e documentate, con modelli di stima che dovevano far propendere verso un diverso sistema di trattamento della frazione residua e non solo, abbiamo solo sprecato energie. Loro hanno deciso, in barba alla tanto decantata partecipazione. Infatti, hanno dato l’illusione della partecipazione solo nella prima parte, fino al 2018, poi non c’è stata neanche l’illusione. La nuova stesura del Piano è stata resa pubblica solo dopo l’approvazione in Giunta Regionale, comunicata il 15 Ottobre 2021, praticamente a giochi già fatti.
Di migliorie, rispetto alla vecchia versione del 2018, c’è la parte riguardante la prevenzione della produzione dei rifiuti, oltre ai buoni propositi per convincere tutti i comuni ad adottare il sistema di raccolta differenziata porta a porta ma nella realtà abbiamo Bari, Foggia e Taranto, che con le loro percentuali bassissime di raccolta differenziata, producono insieme più del 30% dei rifiuti indifferenziati pugliesi. A Bari e a Foggia c’è ancora la raccolta stradale, a Taranto hanno appena investito un sacco di soldi per una non performante raccolta attraverso cassonetti diversamente intelligenti e in un futuristico sistema pneumatico che dovrebbe far viaggiare i rifiuti da una parte all’altra della città. Saranno stati soldi spesi inutilmente? Chi pagherà per questo, i tarantini? Nessun cenno sul fatto che da febbraio 2018 vi è l’obbligo di legge del raggiungimento del 65% di raccolta differenziata, come intende comportarsi la Regione verso quei comuni che non rispettano questo obbligo?
La nomina della nuova Assessora regionale all’Ambiente aveva fatto ben sperare perché è una persona molto sensibile all’economia circolare e alla tutela dell’ambiente che ci circonda ma purtroppo sono i rapporti di forza politica che incidono nelle scelte, i buoni propositi incidono meno. L’assessora è praticamente sola, non avendo nessun consigliere che siede sugli scranni del Consiglio Regionale, come potrebbe incidere? A questo bisogna aggiungere che è stata nominata soltanto pochi mesi fa, in più ho già detto che la parte impiantistica fu decisa già nell’agosto 2018 e lei se l’è ritrovata già così.
Vediamo cosa prevede il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, per il secco residuo (fig. 1) prevede principalmente la produzione di CSS o CSSc, a seconda che sia classificato o meno ancora un rifiuto. A mio avviso la classificazione è ininfluente se per entrambi l’unico destino è l’incenerimento. A poco servirà la realizzazione di impianti denominati RE.MAT (fig.2), che riusciranno a recuperare solo i polimeri appetibili dai consorzi, mandando alla produzione di CSS, sia le plastiche eterogenee che i tessili e i cellulosici presenti nelle frazioni di secco residuo. Oggi la tecnologia è riuscita a recuperare materia da pannolini e pannoloni, in Puglia mandiamo ancora a bruciare materia che potrebbe avere una nuova vita. Tutto questo comporta dei costi, ambientali ed economici, per le comunità e comunque non contribuisce ad eliminare il bisogno delle discariche.
L’Europa ha stabilito che non concederà finanziamenti con il PNRR a tutte le iniziative che possano arrecare un danno significativo all’ambiente (DNSH), per esempio all’incenerimento, perché significa aumentare le emissioni, oltre ad essere una cattiva gestione della materia. Chissà se in Europa sanno che in Puglia stanno per approvare un piano che punta ancora una volta all’incenerimento. Avremo ancora bisogno delle discariche per tanto tempo e per questo sono state individuate due, di proprietà pubblica ma in gestione allo stesso gruppo industriale, una a Contrada Martucci a Conversano, l’altra a Corigliano d’Otranto, sulla più importante falda acquifera del Salento.
Altra nota dolente è il trattamento della Forsu, il piano prevede la realizzazione di impianti pubblici ma senza tener conto degli impianti privati già esistenti e di quelli che hanno già un procedimento autorizzativo in itinere. Questo comporterà sicuramente una notevole sovraccapacità impiantistica che farà arrivare i rifiuti organici da fuori regione, aumentando l’impatto sul territorio pugliese. Un’altra pecca del piano regionale di trattamento dell’organico è la previsione di realizzare solo digestori anaerobici, accantonando gli impianti di compostaggio, solo perché non sono incentivati come ai primi. Anche se è indicato che è data facoltà alle comunità di scegliere la tipologia d’impianto, l’unica che viene proposta è la digestione anaerobica. Ciò che interessa veramente è il recupero della frazione organica oppure il biometano e i suoi incentivi milionari? Senza contare che realizzare un digestore anaerobico costa quasi il doppio rispetto ad un impianto di compostaggio.
La puglia ha quasi 900 km di coste, pertanto il fenomeno dello spiaggiamento della poseidonia costituisce un problema per le strutture ricettive, oltre che per le città costiere. Che fine farà la poseidonia raccolta dalle spiagge, visto che nel Piano regionale dei rifiuti è espressamente vietato il suo uso ai fini della produzione di compost? Eppure, il Dlgs 75/2010 ne prevede l’utilizzo fino ad un massimo del 20% della matrice organica. Andrà in discarica? Oppure continuerà ad essere depositata nelle complanari delle statali salentine, come avviene già da tempo per merito di alcuni gestori criminali di stabilimenti balneari?
Non è chiaro ciò che la Regione vuole fare per il trattamento dei fanghi di depurazione, visti gli investimenti in alcune sperimentazioni, tra cui anche l’utilizzo di un piroscissore, dubito che possano essere utilizzati a fini agronomici. Un esempio è l’inceneritore per fanghi che è sorto a Sannicandro di Bari, per fortuna ha funzionato solo 6 mesi, prima di essere posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. È sempre la stessa storia, individuare la strada più facile per sbarazzarsi del rifiuto, perché cercare di recuperarlo costa fatica, fregandosene degli impatti ambientali o dei vantaggi che il suo recupero potrebbe arrecare.
Veniamo ai criteri di localizzazione degli impianti di trattamento dei rifiuti. Il PRGRSU del 2013 prevedeva delle distanze minime per la tutela della popolazione (fig.3), 2000 metri dai centri abitati e 2500 metri dai siti sensibili, come scuole, asili ospedali. Questo ha permesso che non fossero realizzati impianti troppo vicini ai centri abitati, anche la magistratura pugliese è intervenuta con sentenze che hanno dato ragione a quelle comunità che rischiavano di avere impianti fortemente impattanti a ridosso delle case. Nel nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, queste distanze spariscono (fig.4), demandando alle città metropolitane di individuare le aree idonee o inidonee ad ospitare gli impianti.
Curioso che questa norma pare sia anche retroattiva, infatti dice: “I procedimenti autorizzativi, inclusi quelli contemplati dalla Parte II e della Parte IV del D.lgs. n. 152/2006 e smi, in corso alla data di approvazione del Piano da parte del Consiglio regionale ex l.r. 24/2012 e smi, sono conclusi secondo le norme di pianificazione vigenti al momento della presentazione dell’istanza, fatta salva la facoltà del proponente di chiedere – entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del Piano – che l’istanza sia esaminata secondo le norme del presente Piano. I procedimenti autorizzativi, inclusi quelli di cui alla Parte II e della Parte IV del D.lgs. n. 152/2006 e smi, la cui istanza risulta inoltrata all’Autorità competente in data successiva all’approvazione del Piano da parte del Consiglio regionale ex l.r. 24/2012 e smi, sono conclusi secondo le disposizioni della presente programmazione”. Una chicca tutta pugliese. Certamente servirà a permettere la realizzazione di impianti che altrimenti sarebbe impossibile realizzare, perché troppo vicini ai centri abitati.
Spero che i consiglieri regionali tutti, leggano queste considerazioni e non facciano passare il piano così com’è, emendandolo nelle criticità da me individuate.
Salto in avanti dell’opposizione di Ugento, che con una mozione a firma Laura de Nuzzo vuole mettere in chiaro la posizione del comune di Ugento nei confronti della discarica ancora attiva in località Burgesi.
Dopo le proteste a Corigliano e la mancanza di una presa di posizione ufficiale da parte dell’amministrazione regionale, sono in tanti a temere un futuro diverso per la discarica di Burgesi, che aveva già un fine vita programmato nel 2024 al momento della sua nascita.
Purtroppo la discarica si è riempita in un periodo di tempo più ristretto e la mancanza di alternative potrebbero far scoppiare un’altra emergenza rifiuti nel sud Salento, con la concreta possibilità che la discarica venga interessata da un sopralzo.