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Che cos’è la politica. Anche ambientale.

Che cos’è la politica. Anche ambientale

Capita a tutti di ascoltare, di guardare e di leggere programmi, rubriche e servizi concentrati su questioni di “governo dell’ambiente”. Nei dibattiti televisivi, i politici intervenuti animano una “cloaca massima” piuttosto che un confronto dialettico fatto di contenuti e proposte risolutive dei problemi della società di oggi. Si sostiene con fermezza che la tutela degli ecosistemi costituisca oggetto di interesse di talune forze politiche piuttosto che di talaltre. Si tende addirittura a inneggiare a “crociata” la tutela dell’ambiente per meri interessi propagandistici o, peggio ancora, elettorali.
Come è stato scritto su questo giornale, solo da febbraio l’ambiente è entrato nella nostra Costituzione, essendo stati modificati gli artt. 9 e 41.
Perché allora continuare a sostenere che un così fondamentale settore della vita sociale di interesse di ogni individuo, di ogni cittadino, così complesso e vasto possa essere oggetto di attenzione politica solo di talune forze politiche piuttosto che di talaltre e non, come dovrebbe essere, di tutte le compagini politiche?
Il filosofo Aristotele legava la definizione di “politica” dal greco “politikos” al termine “polis”, ovvero la città, la comunità dei cittadini. Di conseguenza, definendo il concetto di “politica” si riferiva prevalentemente all’amministrazione della “polis”.
Significando “polis”, città, la comunità di cittadini, politica altro non è che l’arte del governo.
Allo stesso modo Platone arriva a sostenere che la gestione della città, della cosa pubblica deve educare i singoli. Riprendendo poi la linea filosofica di Tommaso D’Aquino chi è chiamato a rappresentare le esigenze del bene comune e a inverarlo nella prassi deve essere scelto secondo virtutem perché l’oggetto della sua attività politica è appunto il bonum commune.
Nella realtà accade, come del resto in tutte le attività umane, che anche la politica, pur partendo da buoni propositi si “corrompa”. Ecco quindi la cattiva politica, l’allontanamento dei cittadini dalla stessa e soprattutto la cattiva risoluzione e gestione dei problemi ambientali. La politica perde il suo vero significato. Non riesce, riprendendo la definizione di Papa Montini, ad essere la più alta forma di carità.
L’insigne scienziato politico Giovanni SARTORI afferma che la politica altro non è che “la sfera delle decisioni collettive sovrane”. In considerazione del fatto che la politica è “l’arte del governo, dell’amministrare una comunità”, tenuto conto che l’elemento fondante dell’attività politica, dell’amministrare una collettività è la società, la collettività stessa, l’insigne scienziato politico individua tre branche in cui la politica viene analizzata e studiata:

POLITICS – le dinamiche attuate dai partiti o gruppi di pressione per riuscire a conquistare il potere politico, quindi arrivare a sedersi sulle poltrone che possono essere quella di Sindaco, del Consiglio comunale, di un assessorato etc;
POLICY – le leggi o altri atti giuridici attuati dal potere politico per gestire la cosa pubblica. Ad esempio, l’approvazione da parte della giunta comunale o del consiglio comunale di una delibera o di un ordine del giorno con il quale si decide di autorizzare una discarica o realizzare un impianto per il trattamento di rifiuti;
POLITY – il consenso da parte della collettività al potere politico e la coesione intrasocietaria delle classi. Ci si riferisce a come la cittadinanza risponde a quelle che sono le decisioni e l’operato dell’Amministrazione comunale, quindi del Sindaco, della giunta e del consiglio comunale.

L’assenza di un progetto politico che sia in grado di dare voce alle molteplici problematiche della società globalizzata, che intercetti le istanze dei cittadini, raccolga l’entusiasmo innovativo dei giovani, la ritengo una vera emergenza sociale. La loro freschezza è una grande ed impagabile risorsa che rende indispensabili quelle “fabbriche dei giovani talenti”, oggi costrette a delocalizzazioni speculative. Con lo spirito d’iniziativa innestato nella voglia di cambiare, di innovare, di rinnovare.
Ci si dovrebbe spingere, soprattutto nella nostra comunità messapica, verso la creazione di una nuova classe dirigente che faccia della politica, dell’arte del governare, lo strumento per realizzare cose concrete ispirandosi ai principi dell’etica morale, dell’equità, della libertà, della giustizia sociale, della tutela della famiglia in tutte le sue forme e dello sviluppo sostenibile.
Un movimento politico non potrebbe definirsi tale se non persegue l’obiettivo di creare, crescere giovani dirigenti, accompagnati dall’esperienza di vita dei più grandi e dalla riscoperta del significato autentico del fare politica intesa come “preoccuparsi di gestire e amministrare la cosa pubblica”. Occorre far ripartire la nostra amata terra. Il nostro Salento. La nostra Ugento.
Il lavoro è tutt’altro che semplice! I percorsi da seguire sono tanti e tutti irti di difficoltà. Non si può sottacere che il primo ostacolo si annidi in ognuno di noi allorquando ci radicalizziamo su posizioni in cui si registrano solo la mancanza di coraggio e quella paura opprimente che ci impedisce persino di pensare. Ecco allora che oltre ad essere pronti a lottare per superare le difficoltà che si presenteranno sulla strada maestra, sarà fondamentale pensare con ottimismo ed equilibrio etico – morale, rimanendo ancorati alla terra dell’umiltà perché il lavoro è tanto, è difficile, ma il risultato non è irraggiungibile o impossibile da perseguire.
In fondo nell’ambiente ci viviamo ogni giorno e ad esso rimarremo sempre vincolati.

Burgesi: una discarica dimenticata

burgesi discarica dimenticata

Probabilmente sarà poco noto che all’interno dello Statuto comunale di Ugento vi sia un articolo che ne disciplina le finalità ed i principi di azione. In particolare, accanto alla determinazione, nell’ambito dei propri poteri, di una politica di programmazione urbanistica e d’assetto del territorio che, previa attenta analisi ambientale, realizzi l’ordinato sviluppo delle attività economiche, produttive e socioculturali, salvaguardando e tutelando l’ambiente naturale ( in particolare coste, pinete, mare, dune, macchia mediterranea, etc. ) e il patrimonio storico, artistico, architettonico ed archeologico, vi è la tutela, nell’ambito delle proprie competenze, del diritto alla salute con particolare riguardo alla salubrità e sicurezza dell’ambiente e dei luoghi di lavoro. In tale contesto s’incardina il valore della democrazia ambientale accennato in un precedente articolo dello scorso febbraio. 

Ugento ha vissuto e vive il dramma della discarica Burgesi che tanto ha fatto e farà discutere, creando, come atteggiamento tipicamente italiano, un conflitto socio – ambientale che registra poi sul piano politico l’emergere di fazioni avverse: i favorevoli, i contrari e soprattutto gli “indifferenti” di gramsciana memoria.

Nel dicembre 2016 l’Autorità Giudiziaria informò i cittadini dell’archiviazione del procedimento per disastro ambientale. Sulla scorta di una relazione tecnica, comunicò altresì che i risultati analitici avevano dimostrato inequivocabilmente che nella discarica erano stati a suo tempo stoccati dei fusti contenenti PCB (policlorobifenili) che nel tempo avevano riversato parte del loro contenuto nei rifiuti e conseguentemente, nel percolato. 

Al di là delle considerazioni politiche, prescindendo dal mero “pettegolezzo di paese”, che ogni ugentino è libero e legittimato a fare, l’Autorizzazione Integrata ambientale che la Regione Puglia aveva già adottato nel maggio 2016, accogliendo peraltro una specifica richiesta del Comune di Ugento, prevedeva che il Gestore presentasse annualmente nel corso di un’iniziativa pubblica, da concordarsi con l’amministrazione comunale, i dati di monitoraggio di alcune parametri inquinanti. Dal giugno 2009 l’impianto è chiuso e sottoposto al regime post – gestione.

Nel gergo tecnico tale indicazione costituisce una “prescrizione”. Confermata nella successiva autorizzazione regionale, il cui iter istruttorio è terminato a seguito di una procedura di riesame con l’adozione di un nuovo piano di monitoraggio e controllo.

Sebbene vi siano due procedimenti AIA adottati dal Servizio Autorizzazioni Ambientali della Regione Puglia, rispettivamente nel maggio 2016 e nell’aprile 2017, né il gestore, né ben che meno il Comune di Ugento, a cui, stando alle dichiarazioni dei vertici comunali, tanto a cuore starebbe la “questione Burgesi e la salute dei cittadini”, non si è tenuta alcuna «iniziativa pubblica», quanto meno presso la frazione di Gemini, per presentare i dati di monitoraggio del predetto piano di monitoraggio e controllo.

Tale inadempimento avrebbe due risvolti. Il primo di carattere giuridico in quanto attiene esclusivamente al gestore della discarica che non ha mai adempiuto ad una prescrizione contenuta in un provvedimento autorizzativo rilasciatogli dall’autorità regionale. Il secondo di carattere politico – amministrativo che vale a disvelare l’assenza di una volontà da parte dell’ente locale che sia indirizzata a perseguire quelle finalità di governance che in maniera puntuale lo Statuto comunale delinea all’interno della sua articolata struttura normativa.

Sono molti gli interrogativi che devono essere posti. Se è vero, come è vero, che la presenza di una bomba ecologica di tal portata è causa accertata, non smentibile da nessuno che non sia in cattiva fede, di gravi forme tumorali e malattie respiratorie, non vi può essere chi non veda il cristallizzarsi di procedure e modi di amministrare tendenti a rendere poco chiari e trasparenti i processi decisionali. Non è sufficiente porre attenzione su problemi di tal drammaticità. E’ irrispettoso nei confronti di tanti concittadini che hanno registrato e registrano situazioni di sofferenza. Meglio ancora non basta se non si chiariscono il come ed il modo con cui si vuole tutelare un diritto alla salute, alla salubrità e sicurezza dell’ambiente garantendo il diritto all’informazione ambientale. Un diritto che aiuti a non dimenticare. 

Questione ROM: fibrillazioni nel municipio di Ugento

questione rom

Dopo la segnalazione di un nostro lettore, riportata anche nel numero cartaceo di marzo di Ozanews, qualcosa sembra muoversi nell’amministrazione di Ugento, anche se non proprio nella direzione auspicata.

L’amministrazione è intenzionata a mettere fine a questo fenomeno che va avanti da oltre 10 anni con un escamotage messo in pratica in alcuni paesi del nord Italia (perlopiù a trazione leghista), vietando la sosta di precise categorie di mezzi in precise zone del paese. Una soluzione che non trova il benestare di alcuni uffici comunali con gli animi che iniziano a farsi tesi.

la situazione attuale

La questione sembra vertere sulla volontà dell’amministrazione di ricorrere ad una soluzione sulla falsa linea di quella adottata a Sesto San Giovanni:

“Visti gli episodi di degrado, illegalità e disagi alla circolazione legati alla presenza di caravan abitati da rom e sinti abbiamo deciso di intervenire in maniera più incisiva rispetto alle classiche multe, che continueranno a essere fatte: la Polizia Locale e tutte le altre forze dell’ordine potranno infatti rimuovere i caravan parcheggiati nelle zone vietate anche in assenza dei proprietari. Andremo avanti a presidiare il territorio per fare rispettare l’ordinanza e tutelare il decoro della città”.

– spiega il sindaco Di Stefano –

Si sta cioè provando ad inserire il divieto di campeggiare su tutto il territorio comunale, in un paese che campa di turismo, con il rischio di prendere provvedimenti basati sulla discriminazione razziale.

Una soluzione buona per un quartiere dormitorio di Milano come Sesto San Giovanni, sicuramente meno adatta ad un paesino a trazione turistica come Ugento, questo sembra chiaro anche ad un cieco.

Anche per questo, forse, questa soluzione sta trovando più di una resistenza da parte dei tecnici comunali, in particolar modo un dirigente, reo di non voler firmare l’ordinanza per vietare la sosta dei caravan.

Una resistenza dovuta ad una questione di ordine legale, pare legato soprattutto a 3 fattori:

  • non si può vietare la sosta o la circolazione ad una categoria specifica di veicoli
  • il divieto di campeggio è già presente e regolamentato nell’ordinamento italiano
  • è possibile solo indicare percorsi specifici per determinate categorie di veicoli
  • i divieti di sosta sono sempre e comunque riferibili a singole e determinate zone.

Utile è ricordare come, in presenza di rischio sanitario il sindaco ha la possibilità di emanare un’ordinanza di sgombero di proprio pugno, provvedimento mai arrivato in questi anni.

Tutto questo per non dotarsi di un’area sosta appositamente realizzata, così come fanno e hanno fatto tutti i comuni alle prese con questo controverso problema.

Come andrà a finire questa storia?

Stiamo eradicando la nostra storia

madonna-della-luce-prima-e-dopo

Da un paio di giorni in molti del nostro paese stanno parlando di un fatto che, anche considerando il momento drammatico che l’umanità intera sta vivendo, potrebbe sembrare una cosa da poco. Ma a giudicare dalle reazioni della gran parte dei nostri lettori si può ben capire che così non è.

Ma poco può fare un articolo scritto evidentemente troppo tardi, e che come ogni altra cosa non potrà portare indietro le lancette del tempo per poter salvare un albero che in tanti ricordano come un pezzo della loro infanzia e non solo.

Più utile, a questo punto, sarebbe ripensare sulla tendenza che negli ultimi 20 anni ha sistematicamente raso al suolo ogni piccola presenza di verde nel nostro comune, detto da un trentacinquenne a cui scende la lacrimuccia al pensiero delle centinaia di partite a calcio tra amici fatte su quella che era la spettacolare piazza San Vincenzo di un tempo.

Piazza San Vincenzo prima di diventare un parcheggio

Un destino che ha accomunato diverse cartoline del nostro paese ridotte a spianate di cemento per far spazio a opere di dubbio gusto e utilità, come la fontana di Piazza Colonna, di cui non se ne ricorda più l’ultimo giorno in cui è stata vista accesa.

Piazza Colonna prima del restyling

E cosa dire del corso di Torre san Giovanni? Gli alberi tagliati selvaggiamente negli ultimi lavori di pavimentazione dovevano essere sostituiti da aiuole e vasi in cemento che permettessero la presenza, anche se minima, di verde. Oggi non se ne vede l’ombra.

Che senso ha continuare con questa tendenza? Che senso ha fare mille marce per la pace, piantare un milione di alberi se poi manca la sensibilità di fondo che ci permette di guardare ad un albero non solo per quello che è, ma come una parte della nostra vita rappresentata dai nostri ricordi migliori? Cosa rimane oltre gli spot organizzati a favore di telecamera?

In un paese premiato per un piano del verde in cui non appare una sola volta la parola “Xylella”, in un paese dove stanno piovendo milioni di euro per l’istituzione di un parco di cui in molti devono ancora capire l’utilità, sembra chiaro che il verde sia solo un vessillo sotto il quale fare affari e certo non una sensibilità a cui tendere per il bene del nostro paese.

Eterno monumento di questo concetto è sicuramente Burgesi, la discarica Monteco ormai dismessa che in origine doveva essere (una volta esaurita) una paradisiaca distesa di erba fresca, con migliaia di pioppi e fauna propedeutica al recupero dell’ambiente, così come previsto dal progetto del 1986. Purtroppo l’innalzamento della discarica permesso dall’amministrazione comunale che ha governati Ugento nei primi anni 2000, ha permesso che la cartolina idilliaca prospettata dal progetto diventasse quello che è ora.

La discarica Monteco oggi

Tutto questo non è legato solo ad una mera questione ambientale, quanto anche all’atteggiamento che abbiamo nei confronti della nostra storia. Un museo usato per 10 anni come salvadanaio e poi chiuso nell’indifferenza generale è sicuramente la metafora migliore che dimostra come il problema del nostro paese sia molto più serio di quanto pensiamo. Conosciamo male la nostra storia e addirittura tendiamo a dimenticarla, distorcerla, cancellarla. Come fatto con il Museo Archeologico Salvatore Zecca, di cui improvvisamente si è voluto cancellare il nome, nell’isterica voglia di celebrare la propria ignoranza.

La migliore e più sincera risposta a tutto questo è sicuramente l’indignazione delle persone per bene che hanno reagito dopo lo scempio avvenuto due giorni fa presso la Chiesa della Madonna della Luce. Un’indignazione su cui possono poggiarsi nuovi progetti e prospettive che comportino innanzitutto un cambiamento radicale, nei nomi e nelle idee, con la speranza che un cambiamento sia ancora possibile.

I giganti dall’urlo muto

I giganti dall’urlo muto

Alcuni giorni fa, mentre tentavo di sistemare la mia scrivania, mi è capitato di prendere tra le mani un lavoro del prof. Mario Ricchiuto: “Salento, bellezza a tempo determinato”. Avendolo già letto, non ho fatto altro che riprendere a sfogliarlo. E’ un testo che parla semplicemente attraverso le immagini, i segni.

Rivedendo le pagine che scorrono ho provato la sensazione di percorrere uno spazio senza tempo, percependo un vuoto talmente grande al punto da fossilizzarmi per qualche attimo in un insignificante e lapidario smarrimento. L’elemento comune che riesco a cogliere in questa sequenza per immagini, che, ahimè, riscontro giornalmente durante le mie percorrenze per raggiungere il luogo dove lavoro, è proprio “l’attenzione sulle tenebre del degrado”. Ed in effetti, gli scatti di Mario non sono altro che dei blocchi del tempo, e mi permetto di aggiungere dello spazio, che da soli valgono a disvelare la necessità di una riflessione sulla bellezza; quella vera mai fine a se stessa e che sottende emozioni e sensazioni.

Le contingenze di questi “tempi bui” hanno di fatto distolto l’attenzione da quell’ identità culturale, territoriale, ambientale e rurale rappresentata dagli ulivi distrutti dalla xylella. Potendoli osservare giornalmente in tutto il Salento (in tal senso credo di essere fortunato!) li identifico come “i giganti dall’urlo muto”. Mi sembra di sentirli urlare al punto tale da non poter essere sentiti. E nemmeno ascoltati. Volutamene utilizzo due verbi: sentire e ascoltare, perché abbiamo dimenticato la differenza.

Mi piace soffermarmi su un passaggio del libro: «la bellezza del Salento, quindi, non risiede solo negli scenari della costa, nelle grandi architetture storiche, nei palazzi nobiliari. E’ meraviglioso anche un semplice terreno acceso dal rosso della terra appena arata oppure incolto e abbandonato, quando appare silenzioso nelle sfumature dei suoi colori appena percettibili; sono meravigliosi il groviglio di rovi che cinge di verde il bianco calcare della “paiara”, il cumulo di pietre che aspettano di essere ordinate nella costruzione di un muro, il vecchio sentiero ancora sterrato, i pungenti scogli della costa che frangono l’onda in frizzanti rosette di schiuma bianca, gli antichi muri delle case con le pietre che affiorano sotto una sottile camicia di calce, il silenzio che suona nelle mente di chi pensa, il buio che accende la misteriosa notte stellata …».

Credo che le riflessioni di Mario Ricchiuto possano servire a comprendere la portata delle sfide che tutti abbiamo davanti. Salentini, ugentini in particolare, abbiamo il dovere di “pensare altrimenti”, di approcciare un nuovo modo di sentire, ascoltare, guardare, osservare per poi programmare un futuro, senza abbandonare il passato, dimenticandoci di vivere il presente. Il venerabile Don Tonino Bello diceva che ci sono varie forme di impegno, invitando gli uomini, tutti, a scendere in campo ed a sporcarsi le mani, ponendosi sui crinali della prassi, dell’operare senza limitarsi ad applaudire o a fischiare dalla finestra il corteo che passa sotto casa nostra.

Non dobbiamo essere solo recettori di ciò che avviene attorno a noi, ma comprendere l’urgenza di spendersi, di essere protagonisti di qualcosa di più nobile. Ciò per cui ne vale veramente la pena. Sostituiamo gli urli muti con nuove voci. Serve realizzare nuove prospettive di pace, di fratellanza, di uguaglianza, rispetto e di ricostruzione del Creato. Non è tempo di stare a guardare, ma di ripartire.

Idroscali: programma di formazione per 35 giovani pugliesi e greci.

Idroscali: programma di formazione per 35 giovani pugliesi e greci.

GIOVEDI’ 7 CONSEGNA ATTESTATI CON AUTORITA’ DI GALLIPOLI, NARDO’ E TARANTO.

Trentacinque giovani pugliesi e greci hanno partecipato al corso di formazione per “Operatore sotto-bordo di idro-superfici e idro-basi”.

Progetto svolto nell’ambito europeo SWAN (Sustainable Water Aerodrome Network).

Infatti, questo prevede la realizzazione di un sistema di nove idrobasi e idrosuperfici tra l’Italia e la Grecia; con lo scopo di incentivare il trasporto rapido e il turismo sostenibile tramite idrovolanti.

Inoltre, il corso di formazione è stato affidato  dal Comune di Nardò; l’associazione Aviazione Marittima Italiana, presieduta da Orazio Frigino, con la collaborazione di tutor specializzati nel settore del volo idro, antincendio, navigazione aerea e marittima.

Orazio Frigino Idroscali
Orazio Frigino, presidente associazione Aviazione Marittima Italiana.

L’adesione dei partecipanti ha avuto formalizzazione con un bando di manifestazione d’interesse da parte del Comune di Nardò, Comune di Gallipoli, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto, Autorità Portuale e Comune di Corfù. 

Giovedì 7 aprile; presso il Bellavista Club del Gruppo Caroli a Gallipoli (Sala Ponte, ore 18:30); si svolgerà la consegna degli attestati di partecipazione al corso a 26 giovani pugliesi, della fascia d’età tra il 25 ed i 35 anni, tutti provenienti da Gallipoli, Nardò e Taranto.

Interverranno autorità della Regione Puglia e i sindaci delle città pugliesi coinvolte. L’attestato ai 9 partecipanti greci sarà invece consegnato a giugno durante un meeting italo-greco a Gallipoli. 

Un’importante progetto per lo sviluppo sostenibile tramite idorvolanti e idroscali.

Piano prevenzione della corruzione e per la trasparenza.

Il responsabile della prevenzione della corruzione

Che cosa è il Piano Triennale di prevenzione della corruzione e trasparenza (PTPCT)?

Il PTPCT è il documento di natura “programmatoria” con cui ogni amministrazione o ente individua il proprio grado di esposizione al rischio di corruzione; indica gli interventi organizzativi (cioè le misure) volti a prevenire il rischio.


L’individuazione e la conseguente programmazione di misure per la prevenzione della corruzione rappresentano la parte fondamentale del PTPCT.
A tal riguardo spetta alle amministrazioni valutare e gestire il rischio corruttivo, secondo una metodologia che comprende:

l’analisi del contesto (interno ed esterno); la valutazione del rischio (identificazione, analisi e ponderazione del rischio); il trattamento del rischio (identificazione e programmazione delle misure di prevenzione).


In assenza di un’adeguata analisi propedeutica, l’attività di identificazione e progettazione delle misure di prevenzione nel PTPCT può, infatti, rivelarsi inadeguata.
L’Autorità, attraverso la predisposizione del Piano Nazionale Anticorruzione (PNA), fornisce linee guida e indirizzi operativi alle pubbliche amministrazioni ed agli altri soggetti tenuti al rispetto della normativa in materia di prevenzione della corruzione, per coadiuvarli nella redazione dei propri PTPCT.

Questo piano deve essere pubblicato in formato aperto (ad esempio HTML o PDF/A) sul sito istituzionale di un’amministrazione o ente nella sezione “Amministrazione trasparente”. A tale sotto-sezione si può rinviare tramite link dalla sotto-sezione di primo livello “Disposizioni generali”. I PTPCT e le loro modifiche devono rimanere pubblicati sul sito unitamente a quelli degli anni precedenti.

“Il responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza rende noto che:

In questo Comune è stato avviato il procedimento di elaborazione e stesura del Piano di prevenzione della corruzione e per la trasparenza riferito al triennio 2022 – 2024.

Allo scopo di raccogliere suggerimenti ed osservazioni dalla società civile che consentano di formulare un documento condiviso con i cittadini, i gruppi, i comitati, le associazioni e le rappresentanze delle categorie produttive del territorio; tutti coloro che intendano produrre segnalazioni, osservazioni e proposte utili alla stesura del piano; potranno presentarle in forma scritta, entro il 22 aprile 2022 ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

ufficioprotocollo@comune.ugento.le


protocollo.comune.ugento@pec.rupar.puglia.it

Le segnalazioni, le osservazioni e le proposte, da indirizzare al responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza, dovranno essere motivate.

Saranno esaminate esclusivamente le segnalazioni, le osservazioni e le proposta che perverranno entro il 22 aprile 2022.”

In allegato il pdf originale

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