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Piano prevenzione della corruzione e per la trasparenza.

Il responsabile della prevenzione della corruzione

Che cosa è il Piano Triennale di prevenzione della corruzione e trasparenza (PTPCT)?

Il PTPCT è il documento di natura “programmatoria” con cui ogni amministrazione o ente individua il proprio grado di esposizione al rischio di corruzione; indica gli interventi organizzativi (cioè le misure) volti a prevenire il rischio.


L’individuazione e la conseguente programmazione di misure per la prevenzione della corruzione rappresentano la parte fondamentale del PTPCT.
A tal riguardo spetta alle amministrazioni valutare e gestire il rischio corruttivo, secondo una metodologia che comprende:

l’analisi del contesto (interno ed esterno); la valutazione del rischio (identificazione, analisi e ponderazione del rischio); il trattamento del rischio (identificazione e programmazione delle misure di prevenzione).


In assenza di un’adeguata analisi propedeutica, l’attività di identificazione e progettazione delle misure di prevenzione nel PTPCT può, infatti, rivelarsi inadeguata.
L’Autorità, attraverso la predisposizione del Piano Nazionale Anticorruzione (PNA), fornisce linee guida e indirizzi operativi alle pubbliche amministrazioni ed agli altri soggetti tenuti al rispetto della normativa in materia di prevenzione della corruzione, per coadiuvarli nella redazione dei propri PTPCT.

Questo piano deve essere pubblicato in formato aperto (ad esempio HTML o PDF/A) sul sito istituzionale di un’amministrazione o ente nella sezione “Amministrazione trasparente”. A tale sotto-sezione si può rinviare tramite link dalla sotto-sezione di primo livello “Disposizioni generali”. I PTPCT e le loro modifiche devono rimanere pubblicati sul sito unitamente a quelli degli anni precedenti.

“Il responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza rende noto che:

In questo Comune è stato avviato il procedimento di elaborazione e stesura del Piano di prevenzione della corruzione e per la trasparenza riferito al triennio 2022 – 2024.

Allo scopo di raccogliere suggerimenti ed osservazioni dalla società civile che consentano di formulare un documento condiviso con i cittadini, i gruppi, i comitati, le associazioni e le rappresentanze delle categorie produttive del territorio; tutti coloro che intendano produrre segnalazioni, osservazioni e proposte utili alla stesura del piano; potranno presentarle in forma scritta, entro il 22 aprile 2022 ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

ufficioprotocollo@comune.ugento.le


protocollo.comune.ugento@pec.rupar.puglia.it

Le segnalazioni, le osservazioni e le proposte, da indirizzare al responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza, dovranno essere motivate.

Saranno esaminate esclusivamente le segnalazioni, le osservazioni e le proposta che perverranno entro il 22 aprile 2022.”

In allegato il pdf originale

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Orione rinuncia. ora la riapertura del museo è davvero a rischio

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Nuova puntata dell’intricata telenovela museo. Dopo la pronuncia definitiva del Tar Lecce arriva la rinuncia ufficiale alla presa in carico dei beni da parte di Orione SRL, società che aveva maturato il diritto di gestione conseguentemente alla pronuncia del tribunale amministrativo.

Ora il rischio concreto è quello di vedere chiuso l’intero sistema museale anche nella prossima stagione estiva, per il terzo anno consecutivo, con un danno d’immagine incalcolabile per tutto il paese.

L’amministrazione comunale è infatti costretta a correre ai ripari approntando in tempi record un nuovo bando di gara, una procedura che con i tempi italiani non sarà certamente breve.

Si potrebbe optare per una soluzione ponte che potrebbe garantire la fruizione dei beni temporanea, in vista della gara ufficiale. Una soluzione molto difficile, considerando anche le condizioni attuale dei beni, segnati da anni di chiusura.

Sembra difficile per questo l’individuazione di un soggetto terzo che possa prendere temporaneamente in gestione i beni senza ottenere un giusto corrispettivo, che a questo punto potrebbe essere attinto come altre volte dalla tassa di soggiorno. Si potrebbe arrivare così al paradosso di un amministrazione che si autotassa per pagare ad un gestore temporaneo l’apertura di beni che avrebbero dovuto rappresentare una voce attiva di bilancio.

Sembrano passati anni luce dalle accese discussioni attorno alla legge Ronchey del 1993 che sancì l’ingresso di imprese commerciali e cooperative nei musei per attivare servizi accessori, poi esteso progressivamente a funzioni “essenziali” come l’educazione, l’organizzazione di mostre temporanee, la comunicazione.

Non si può negare che questo processo abbia prodotto un ammodernamento complessivo dei nostri musei, a partire dai sistemi di accoglienza, di informazione, di orientamento e comfort del visitatore, conseguito anche grazie all’adeguamento funzionale degli edifici, assicurato da finanziamenti pubblici straordinari, e dal rinnovamento degli allestimenti. Esso, inoltre, ha dato impulso alla produzione editoriale scientifica e divulgativa e ha favorito lo sviluppo di iniziative ed eventi che hanno ampliato l’audience e l’attrattività.

Naturalmente, accanto a questi aspetti positivi, sono emerse anche criticità e in qualche caso conflitti, causati per lo più da erronee valutazioni della sostenibilità economica delle concessioni da parte delle imprese, da una ripartizione non chiara dei ruoli e responsabilità nei bandi e nei contratti, dal mancato coinvolgimento dei privati nelle scelte di fondo e nella ricerca di soluzioni per fronteggiare difficoltà inattese. Problemi analoghi si sono riscontrati nel museo di Ugento.

Un’altra preoccupazione riguarda più in generale la situazione del personale non inquadrato stabilmente nei musei. Il grave, progressivo depauperamento degli organici degli istituti ha portato al coinvolgimento di professionisti culturali, collaboratori individuali o impiegati nelle imprese, con contratti diversi non sempre rispondenti alle loro qualifiche, generando lavoro precario e non fornendo tutele adeguate. Un riequilibrio interno tra l’impiego stabile di professionisti e il ricorso a professionalità esterne (anche per garantire continuità a servizî importanti come quelli educativi) appare necessario, insieme alla definizione di strumenti normativi di garanzia per tutti i lavoratori.

Marco Settimo inizia alla grande il campionato ACI karting

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Un’altra fantastica vittoria per il campione ugentino Marco Settimo nel campionato italiano Aci Karting zona Puglia, che li permette di rimanere saldamente al comando della classifica provvisoria della sua categoria.

La prova si è tenuta sul Kartodromo Touch&Go di Martina Franca. Il calendario prevede altri 5 appuntamenti fino alla data finale del 18 settembre presso la Pista Salentina di Torre San Giovanni.

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Settimo si trova ora in prima posizione con 83 punti, seguito dal tavianese Minutello a 67 punti e dal tarantino Fontana a 64.

Il campioncino di Ugento si sta preparando al meglio per la gara più attesa del 26 giugno, dove Settimo debutterà nel campionato italiano KZ2 propria sul tracciato di casa della Pista Salentina.

Se anche al vescovo piace Pasolini

se anche al vescovo piace pasolini

Scherza con i fanti ma lascia stare i santi. Mi sembra il giusto esordio per rendere bene lo stato d’animo con il quale affronto la scrittura di un pezzo che non avrei mai pensato, ma che mi fa davvero piacere scrivere, affrontando alcuni dei temi che più di tutti hanno appassionato i miei studi accademici.

Sabato 2 aprile sul Nuovo Quotidiano di Puglia ho avuto il piacere di leggere un interessantissima e appassionata riflessione del Vescovo Angiuli sul rispetto della vita, partendo da un’excursus sulla figura artistica e umana di Pasolini, estrapolandone un aspetto specifico della sua sterminata produzione letteraria, piegandolo all’esigenza di fondo della dimostrazione aprioristica di una tesi. Come è tutto vero ciò che Vito Angiuli ha sapientemente citato è anche vero che Pasolini, per la Chiesa e per ogni tipo di organizzazione secolarizzata, era soprattutto una spina nel fianco.

“Ogni religione formale, nel senso che la sua istituzione è diventata ufficiale, non solo non è necessaria per migliorare il mondo, ma addirittura lo peggiora.”

PP, [Quasi un testamento], in «Gente», 17 novembre 1975, in Saggi sulla politica e sulla società, “I Meridiani”, Mondadori, Milano, 2005, p. 856.

In questo solco si inserisce anche il rapporto teso che da sempre il PC italiano, e la sua base, hanno avuto nei confronti del poeta e dei suoi ragazzi di vita.

Ma non è questa la sola forzatura di un saggio che poggia su tesi che risultano essere forzatamente di parte. Soprattutto il passaggio:

“era anche convinto che il nuovo potere si alimentava con il contributo dei media, della televisione, dei giornali, della pubblicità, dei social che bombardando in maniera trasversale il loro target libertario, producevano un impoverimento e un imborghesimento dell’intera cultura italiana”.

un passaggio dell’articolo del Vescovo

In questo caso più che di fronte ad una forzatura ci troviamo di fronte ad un falso storico, in quanto Pasolini non avrebbe mai potuto immaginare l’avvento dei social, essendo morto in mondo totalmente analogico. Ma non è solo questo l’aspetto sul quale vorrei soffermarmi, perché se è vero, come è vero, che Pasolini fu uno dei maggiori accusatori del sistema mainstream in Italia, è anche vero che le sue erano tesi riprese da due dei più famosi esponenti della scuola di Francoforte, Horkheimer e Adorno che in “Dialettica dell’illuminismo” del 1947 scrivono “Una critica sull’industria culturale”, uno dei testi base studiato in tutte le facoltà di comunicazione e sociologia del mondo.

Film, radio e settimanali costituiscono un sistema. Ogni settore è armonizzato in sé e tutti fra loro […] Film e radio non hanno più bisogno di spacciarsi per arte. La verità è che non sono altro che affari, serve loro da ideologia, che dovrebbe legittimare gli scarti che producono volutamente“.

Horkheimer e Adorno, 1947; trad. it. 1966, pp. 130-131

Edgar Morin con il suo “L’esprit du temps“, è arrivato a sostenere che l’industria culturale non fosse solo uno strumento ideologico utilizzato per manipolare le coscienze, ma anche un’enorme officina di elaborazioni dei desideri collettivi. Questo perché essa utilizza degli archetipi, cioè strutture organizzate che permettono all’individuo di ordinare i propri sogni. Quindi alla massa vengono riconosciuti i propri sogni. Secondo lo studioso Noam Chomsky, le culture totalitarie del ‘900 utilizzavano prodotti standardizzati dell’industria culturale per dominare gli individui. Infine, Walter Benjamin: il suo scritto “L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica” si basa sul concetto che il prodotto artistico, rispetto al passato, ha perso la sua “aura”, ovvero la sua “sacralità”. Con l’avvento della tecnologia, le opere diventano “riproducili”.

Tutte Tesi che trovano fondamento in una sorta di spocchia nei confronti delle nuove arti visive che da sempre ha attraversato i movimenti artistici occidentali e che ha pesantemente caratterizzato la produzione letteraria della fine del 19° secolo. Il peccato originale fu la foto, per qualcuno addirittura prova dell’esistenza del diavolo, per altri semplicemente il mezzo che avrebbe mandato per strada centinaia di ritrattisti, uno dei lavori meglio pagati di allora.

L’industria fotografica è il rifugio di tutti i pittori mancati

Charlers Baudelaire

Ed è in questo contesto ed in questa visione che si devono inserire le parole di Pasolini, che prima di essere un giornalista e un prolifico cineasta, era e rimarrà per sempre artista e fine poeta.

Chiaramente le parti del pensiero pasoliniano su tutto ciò che concerne la sua visione spirituale si prestano a citazioni da parte di tutti coloro che vogliono usarle per dimostrare tesi portate avanti in Italia, fortunatamente, da una parte minoritaria della nostra società, rappresentata perlopiù dal Popolo della Famiglia e dai deputati Pillon e Adinolfi, non nuovi a citazioni “colte” al limite del revisionismo storico. Il tema dell’aborto è per questo uno di quelli che dimostrano l’enorme differenza di fondo che non potrà mai far conciliare la figura di Pasolini con quella della chiesa: la Libertà.

L’uomo libero, anarchico e pienamente consapevole del proprio io, rappresenta per questo al tempo stesso il fine verso il quale ogni uomo colto e consapevole dovrebbe tendere, con la consapevolezza di stare affrontando un’utopia resa tale dalla presenza delle religioni, che nella libertà vedono il loro nemico maggiore, identificata con i mille nomi che hanno dato nel tempo alle figure demoniache. Un concetto espresso pienamente dal mito di Adamo ed Eva, insegnato ai bambini fin dalle elementari.

Ed è chiaro come la Chiesa, l’istituzione terrena più longeva della storia dell’umanità, tenga ai suoi miti e voglia valorizzarli come veri. Meno giusto mi sembra, nel 2022 e con un dialogo aperto sulla guerra, volerli imporre a chi reputa la laicità degli stati democratici una delle conquiste più significative del secolo scorso. E tornare a parlare di Aborto a 41 anni dal referendum che ne sancì la legalità, mi sembra sinceramente una forzatura oltre che un inutile ingerenza, sarebbe forse meglio concentrarsi su temi più affini ai nostri tempi.

Mi permetto, con la modestia che è propria del plebeo che si rivolge ad un porporato, di suggerirne alcuni: il rapporto tra potere temporale e spirituale che mai come oggi torna prepotentemente ad essere tema centrale del dibattito politico, la costante dipendenza economica della chiesa cattolica italiana dallo stato, lo spopolamento dei luoghi di culto dovuto ad una dottrina superata e che da molti viene vista come portatrice di antichi pregiudizi e prevaricazioni. Temi che sta affrontando Papa Bergoglio, ma che purtroppo non vedo affrontare, nel nostro piccolo, nella nostra comunità, che tanti problemi si porta dietro fin dai tempi del latifondo, quei problemi che spesso sono stati affrontati da Pasolini nello spietato affresco dell’Italia del dopoguerra, un tempo di cui il Vescovo sembra avere nostalgia.

Per la prima volta in questi ultimi mesi [del 1975] ho in qualche modo concepito un’idea, sia pure immanentistica e scientifica di Dio. […] la realtà è un linguaggio! Bisogna fare la semiologia della realtà, altro che quella del cinema! Ma se la realtà parla, chi è che parla e con chi parla? La realtà parla con se stessa: è un sistema di segni attraverso cui la realtà parla con la realtà. Tutto ciò non è spinoziano? Questa idea della realtà non assomiglia a quella di Dio?

PP, [Quasi un testamento], in «Gente», 17 novembre 1975, in Saggi sulla politica e sulla società, “I Meridiani”, Mondadori, Milano, 2005, p. 866/67

170 mila euro per due campi di calcio a T.S.Giovanni

due campi a Torre San Giovanni

Continua l’iter portato avanti dall’amministrazione comunale di Ugento per l’ottenimento del finanziamento POR di 170 mila euro per l’adeguamento del campo comunale di località fontanelle e la realizzazione ex-novo di un campetto di calcio a 5.

Si tratta in realtà di un progetto già annunciato e dato per certo il 4 agosto 2020 dall’allora assessore allo sport Graziano Greco, che su un articolo apparso sulla testata locale PiazzaSalento annunciava l’avvio dei lavori oltre a nuovi progetti per il pallone tensostatico di Torre San Giovanni:

“In questi anni il lavoro dell’assessorato che mi onoro di rappresentare è stato prevalentemente incentrato sulla realizzazione di nuove strutture sportive e sul miglioramento strutturale e funzionale di quelle già esistenti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Prova ne sia che a breve consegneremo alla pubblica fruizione la palestra polivalente di via Caduti sul lavoro a Gemini, integrata da un campetto esterno di basket e pallavolo, dopo aver ristrutturato da pochi mesi il Palaozan ‘Tiziano Manni’ a Ugento”.

“Si sta lavorando – prosegue Greco – per cercare di addivenire in tempi brevi a una soluzione strutturale anche per il Pallone Tensostatico, su cui c’è una particolare attenzione da parte del Comune. Riteniamo che sia imprescindibile, da parte di un’Amministrazione responsabile, garantire allo sport di esercitare la sua funzione educatrice e pedagogica in ambienti sicuri e adeguati”.

le dichiarazioni di Graziano Greco a piazzasalento

In realtà leggendo la determina 212 del 30/03/2022 si apprende che la Regione Puglia – DIPARTIMENTO PROMOZIONE DELLA SALUTE, DEL BENESSERE SOCIALE E DELLO SPORT PER TUTTI SEZIONE AMMINISTRAZIONE, FINANZA E CONTROLLO IN SANITA’ – SPORT PER TUTT, con nota protocollo n. A00_168/PROT/29/12/2021/4655 ha chiesto che la documentazione trasmessa dal comune di Ugento a corredo dell’istanza di ammissione a finanziamento sia integrata con il parere preventivo rilasciato dal CONI.

E’ stato per questo avviato l’ter per il rilascio del parere preventivo del CONI, con il pagamento di 150 euro di diritti amministrativi da parte dell’ente.

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Fatto sta che due interventi annunciati e dati per certi quasi due anni fa, giacciono ancora nei cassetti del burocrate di turno e di fatto, ancora oggi, non se ne può annunciare neanche vagamente una data d’avvio.

l’area prevista per la realizzazione del campetto a T.S.Giovanni
il campo comunale di località Fontanelle

109 mila euro per la promozione del parco di Ugento

promozione del parco

Piovono soldi sul parco litorale di Ugento, questa volta si tratta di 108.708,29 euro, cofinanziati dalla provincia per un “PROGETTO DI PROMOZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PARCO NATURALE REGIONALE LITORALE – PROMOZIONE SUL TERRITORIO DEL SISTEMA CONSERVAZIONE DELLA NATURA”

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si tratta per la precisione di :

  • € 97.065,37 per la realizzazione di nuovi sentieri e la manutenzione straordinaria dei sentieri esistenti, ivi compresa la fornitura e posa in opera di pannelli didattico-informativi, segnaletica, servizi tecnici, ecc.;
  • € 5.373,66 per la produzione di opuscoli informativi, roll up, stampe fotografiche, ecc.;
  • € 6.269,26 per la fornitura dei contenitori per la realizzazione di un’isola ecologica;

Un progetto finanziato nel 2020 ma che stenta a partire, tanto è che il comune di Ugento è stato costretto ad anticipare 54 mila euro accantonati per non perdere il finanziamento.

Occhi puntati dunque sul Parco Litorale di Ugento e sul suo piano di promozione, attendendo fiduciosi di vedere spesi questi soldi, soprattutto i 5 373.66 euro destinati alla produzione di opuscoli e stampe fotografiche, augurandoci che questo compito sia affidato a ditte qualificate del territorio, le uniche a poter valorizzare un territorio che conoscono davvero.

Sabato amaro: l’appello degli ambulanti del mercato e della popolazione.

protestano i commercianti del mercato

Sabato amaro: l’appello degli ambulanti e della popolazione riguardo la posizione del mercato settimanale.

Mercato settimanale Ugento

Lo scorso sabato non ha avuto lo stesso sapore. La popolazione ugentina e gli ambulanti mercatali si sono visti riposizionare il mercato settimanale. Un ritorno alle origini che non ha fatto felice nessuno.

Passeggiando per via Marchesi, la vecchia strada che ospitava gli alimentari, era un brulicare di lamentele: tutti erano poco contenti del riposizionamento del mercato; chi non lo sapeva e dichiarava la sua sorpresa; chi incredulo non ne capiva il motivo, chi si chiedeva il perché quando Piazza Italia si era rivelata una manna da cielo per tutti.

Marco ci ha contattati per esprimere e rendere pubblico il disagio di chi come lui ha trovato non poche difficoltà al ritorno in via Marchesi; ci ha spiegato, come altri ambulanti, che da tempo cercano di trovare una soluzione per accomunare e rendere unico lo spazio mercatale di Ugento; ne gioverebbe per tutti: cittadini e ambulanti

Abbiamo cercato di riassumere le richieste di Marco e i suoi colleghi per il mercato settimanale:

  • Lo spazio: la paura covid è ancora forte e per coloro che necessitano di contatto diretto con il pubblico è un rischio maggiore; Piazza Italia è molto più spaziosa e offre maggior rispetto del distanziamento; la stessa larghezza della zona in genarle permette maggiore comodità per mercanti e clienti;
  • Motivi di sicurezza: se dovesse essere necessaria un’ambulanza non c’è lo spazio materiale per permettere i soccorsi. D’estate con un afflusso triplicato sarebbe ancora peggio e il malcapitato potrebbe essere vittima di qualcosa di prevedibile;
  • Impossibilità di usufruire delle risorse pubbliche come elettricità, servizi igienici o acqua: il necessario riposizionamento, dovuto alla pandemia, ha lasciato dei buchi nei servizi; il ritorno preannunciato non è stato tempestivamente predisposto ad offrire i servizi necessari; cosa che non sussisteva in Piazza Italia, che era attrezzata con bagni chimici e quant’altro per acquirenti e venditori.
  • Disponibilità a nuova disposizione: gira voce di una futura o probabile ridislocazione dell’intera area marcatale che necessita sicuramente di tempo per essere approvata; nel frattempo gli alimentari sarebbero penalizzati in quanto non godono più della comodità di approvvigionamento dei cittadini ai loro prodotti; restare in Piazza almeno fino al 31 dicembre sembra essere la cosa più logica.
  • Stare tutti insieme: alimentari abbigliamento casalinghi e scarpe ecc; il mercato è “occasione”: compri il giubbotto e passi dall’agricoltore locale e prendi qualcosa, poi ti ricordi che hai da fare un regalo oppure di un nuovo paio di calzini, nel frattempo ti è venuta fame e decidi di mangiare pollo a pranzo, questo è il concetto alla base del mercato settimanale. Tutti ci guadagnano, ha poco senso essere divisi.

I mercanti capiscono bene le difficoltà amministrative rigurado la gestione complicata di qualcosa di molto importante come il mercato. Cosa si chiede?

Una sistemazione temporanea in Piazza Italia, senza interferire sulla viabilità o sulla fruizione delle piste ciclabili.

“In tutto siamo solo 10 operatori alimentari. Sentiamo voci di una possibile riallocazione ma nel frattempo noi saremmo penalizzati inutilmente, a maggior ragione dato il contesto storico fatto di rincari su ogni bene, benzina, spesa, bollette e dato dalla situazione sanitaria che seppur migliorata resta poco rassicurante. Siamo disposti a tutto. Chiediamo un incontro per poter essere tutti d’aiuto a mettere d’accordo necessità economiche e istituzionali. Non vogliamo fare polemiche che non servono a nulla. abbiamo raccolto il parere degli altri ambulanti e fatto una raccolta firme: esiste la possibilità di poter vendere tutti sulla piazza; questo chiediamo.” L’appello di Marco che si è fatto portavoce.

La richiesta appare concreta, senza pretese e che ricerca la miglior soluzione per tutti, ossia poter offrire il miglio servizio possibile alla popolazione, venendo incontro alle necessità degli ambulanti tutti.

Gli anziani, per esempio, che sono i clienti più assidui del mercato settimanale e hanno non poche difficoltà a raggiungere il loro banco di fiducia. Difficoltà palesate passeggiando per via Marchesi sabato scorso. Moltissime lamentele.

Marco è stato il portavoce del malessere degli altri ambulanti alimentari, che hanno trovato scomodo e controproducente il ritorno alla normalità dato che la postazione in Piazza Italia si era rivelata azzeccata e comoda per tutti.

Il vociare del mercato era unisono, tutti vogliono che il mercato resti in Piazza Italia.

Speriamo si possa creare un dialogo proficuo con l’amministrazione, per risolvere questo problema nel minor tempo possibile.

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