Less is more: meno informazione ma di qualità.
Less is more è una tendenza della moda che ha caratterizzato un recente passato che dopo l’ultima settimana della moda sempbra stata essere superata da “more is more”; indica il concetto che la semplicità e la non abbondanza vince. Cercheremo di applicarla all’informazione.
Siamo abituati al “bombardamento” mediatico, termine infelice che oggi ci tocca da vicino.
La quantità e la disponibilità delle informazioni online è oltremodo smisurata e, spesso, la corsa delle testate giornalistiche è rivolta alla news, a chi primo arriva; quantità informazione non qualità.
Questo poteva valere nei contesti socio-culturali non così permeati dai social network e canali di messaggistica.
La rincorsa alla notizia ha permesso quelle che oggi si chiamano Fake News, in modo indiretto; perchè si è trvisato il concetto di news, esasperato da coloro che lo utilizzano per fare marketing.
Dal mio punto di vista il lavoro del giornalista è qualcosa di più che un semplice rincorrere la notizia, mi spiego meglio:
“Il giornalista (anche reporter, dalla lingua inglese) è un soggetto che opera nel settore dell’informazione; si occupa di scoprire, analizzare, descrivere e scegliere notizie per poi diffonderle” così riportato su Wikipedia.
- Scoprire: è un termine familiare che è molto semplice da intuire nella sua utilizzazione, compito fondamentale del giornalista è fare attenzione alla realtà che lo circonda;
- Analizzare: questo è meno intuitivo; sottointende il lavoro di verifica delle fonti e della vicenda in se; analizzare chi ha scritto o prodotto un messaggio? Perchè e come lo ha fatto? La ricerca di una risposta a queste domande può aiutarci a distinguere una notizia vera da una falsa. Le Fake News producono effetti sull’opinione pubblica nel breve periodo e questo è ciò che spinge gli attori di queste messe in scena a disporre i maniera così antimorale dei canali di informazione.
- Descrizione: la fase che succede all’analisi; semplificando è la risposta del giornalista alla domanda posta a se stesso “come posso dirlo nel modo più chiaro possibile?”; studiare gironalismo permette una base in molte scienze, competenze che difficilmente appartengono a chi mai si è informato di un argomento e persino a coloro i quali sono specializzati in un solo ambito; l’umiltà nel riconoscerlo permette a chi scrive e a chi legge di porre il piano informativo in un sistema, sì fiduciario, ma critico.
- Scelta: la scelta è più che ovvia e comprende un discorso di temporalità che rende la notizia “notiziabile”, ossia che abbia senso essere letta, che possa risultare utile al lettore nel momento, hic et nunc, in cui viene fruita.
Cosa voglio dire con questo catechismo? Che il lavoro del giornalista non è far rimbalzare le notizie e il compito del lettore non è subire in modo passivo la notizia.
L’impegno dei professionisti dovrebbe puntare alla qualità dell’informazione; puntare alla profondità del servizio, di chiarezza di questo, che mira all’arricchimento morale e informativo del lettore; lettore che dovrà sforzarsi di metttere alla prova quello che legge, avendo il coraggio di mettere in crisi le proprie certezze, aguzzando il proprio senso critico, senza affidarsi ciecamente a ciò che gli viene propinato.
Attenzione, però, l’ultimo passo è anche la maggiore posizione chi chi professa proprio quelle informazioni che sono frutto di mezze verità che servono a confondere: i complottismi, la comunicazione di regime e il “non ce lo dicono” sono sempre esistiti ma, adesso, hanno molto appeal proprio per il fatto che la vendibilità della notizia ha fatto scendere la qualità della stessa.
La colpa è da ricercarsi, in primis, nel nostro lavoro; non abbiamo saputo coniugare la ricerca etica di qualità con la necessità economica di quantità.
OzaNews ha ben chiaro questa missione e noi redattori cerchiamo sempre di fare il nostro meglio per offrire qualità e approfondimenti.
Less is more dovrebbe essere il paradigma portante di ogni testata giornalistica, dato il valore assoluto e la necessità dell’informazione di qualità.

















































