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Un’altra giornata di fuoco per Ugento

Un pomeriggio di paura e apprensione si è vissuto oggi nella zona che collega Ugento a Racale. Intorno alle ore 14 è giunta alla redazione di Ozanews la prima segnalazione di un incendio sulla strada provinciale. All’arrivo sul posto, le fiamme apparivano circoscritte a un piccolo focolaio che stava percorrendo il bordo strada.

La situazione, però, è rapidamente peggiorata: nel giro di un’ora sono divampati altri incendi, innescati da punti diversi della stessa area. La moltiplicazione dei roghi ha fatto temere conseguenze ben più gravi, soprattutto per la sicurezza degli automobilisti in transito, messi in seria difficoltà da un denso fumo che riduceva la visibilità a pochi metri.

Intorno alle 17.30 è stato necessario l’intervento congiunto dei vigili del fuoco del distaccamento di Gallipoli e della protezione civile di Alliste. Grazie al loro tempestivo lavoro, le fiamme sono state circoscritte e l’area messa in sicurezza, scongiurando il rischio di un disastro più esteso.

Resta alta l’attenzione, poiché la dinamica e la rapida diffusione degli incendi fanno pensare a più inneschi e non a un singolo episodio isolato. Ancora una volta, dunque, Ugento e il suo territorio si trovano a fare i conti con l’emergenza incendi, che mette a dura prova l’ambiente, la sicurezza dei cittadini e la viabilità locale, soprattutto in questo caso, con le fiamme che hanno lambito alcune abitazioni.

Cassazione: confermate le condanne per il deposito incontrollato di posidonia a Ugento

La Terza Sezione penale della Corte di Cassazione ha depositato la sentenza n. 29543 con la quale ha confermato, salvo limitati aspetti, le condanne nei confronti di quattro ex dirigenti del Consorzio di Bonifica “Ugento – Li Foggi” per il deposito incontrollato di posidonia e sabbia lungo il litorale di Ugento.

I giudici hanno riconosciuto la responsabilità di Vito Caputo (direttore generale), Alfredo Borzillo (commissario del Consorzio), Giuseppe Corti (direttore dell’area tecnica) ed Edoardo Lannocca (capo settore tecnico e Rup), accusati di aver gestito per anni, senza autorizzazioni, gli accumuli di posidonia derivanti dalla disostruzione del cosiddetto “canale a marea” che collega Torre Mozza e Torre San Giovanni al mare.

Secondo l’accusa, confermata in buona parte anche dai giudici di legittimità, il materiale – circa 80 metri cubi di sabbia e posidonia – era stato depositato con mezzi meccanici in area demaniale sottoposta a vincolo SIC (Sito di Interesse Comunitario), deturpando le bellezze naturali del “Litorale di Ugento”( da notare come il materiale si trova ancora oggi nel medesimo posto).

Il Tribunale di Brindisi, nel luglio 2024, aveva inflitto pene pecuniarie tra i 4.500 e i 6.500 euro di ammenda per i diversi imputati, escludendo responsabilità penali solo per Silvia Palumbo, all’epoca direttrice tecnica, assolta perché “non aver commesso il fatto”.

La Cassazione ha respinto gran parte dei ricorsi difensivi, chiarendo che:

  • la posidonia spiaggiata, se non gestita correttamente, rientra a pieno titolo nella disciplina dei rifiuti;
  • le linee guida regionali non possono derogare alla normativa statale in materia ambientale;
  • i dirigenti e i vertici del Consorzio avevano l’obbligo di vigilare e di assicurare la regolare gestione del materiale rimosso, non potendo giustificarsi con la semplice emergenza o con la mancanza di poteri diretti.

Accolti, invece, i rilievi difensivi solo in parte: la Suprema Corte ha escluso la sussistenza del reato di danneggiamento del paesaggio (art. 734 c.p.) e ha disposto un nuovo esame in merito alla concessione dei cosiddetti “doppi benefici” (sospensione condizionale della pena e non menzione).

La vicenda riporta al centro il tema della gestione della posidonia oceanica, considerata al tempo stesso una risorsa naturale fondamentale per la difesa delle coste e una sostanza che, se accumulata in maniera incontrollata, diventa rifiuto da smaltire secondo le regole.

Con questa decisione la Cassazione ribadisce che la tutela dell’ambiente, specialmente in aree sottoposte a vincolo, deve prevalere sulle prassi emergenziali e che anche enti pubblici come i Consorzi di bonifica non possono sottrarsi alle responsabilità penali derivanti da una gestione impropria.

Margherita Cavallo premiata con lo Young Histochemist Award

C’è un po’ di Salento tra i protagonisti della ricerca scientifica internazionale. Margherita Cavallo, giovane dottoranda in Genetica, Biologia Molecolare e Cellulare presso l’Università di Pavia, è stata premiata con lo Young Histochemist Award in occasione del 17° Congresso Internazionale di Istochimica e Citochimica, svoltosi per la prima volta in Italia.

Il Congresso, che si tiene ogni quattro anni, rappresenta il più importante appuntamento mondiale per gli studiosi e i ricercatori che si occupano di istochimica e citochimica, discipline fondamentali per lo studio delle cellule e dei tessuti attraverso tecniche di microscopia avanzata. Quest’anno, i riflettori si sono accesi sui progressi dell’imaging biomedico, dall’introduzione di nuove tecnologie fino all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di analisi. Temi di frontiera che hanno un impatto diretto su campi strategici come la medicina rigenerativa, la nutrizione e l’innovazione diagnostica.

In questo contesto di altissimo livello, il lavoro di Margherita Cavallo – svolto nel laboratorio di Biologia Cellulare e Neurobiologia diretto dal professor Marco Biggiogera – ha suscitato grande interesse. La giovane ricercatrice studia infatti gli effetti dell’ipossia sull’architettura nucleare, per comprendere se esistano meccanismi epigenetici o dinamiche sconosciute dell’RNA che permettono alle cellule di sopravvivere in condizioni di scarsità di ossigeno, una condizione tipica sia di contesti fisiologici che patologici.

Lo Young Histochemist Award, assegnato dalla Federazione Internazionale delle Società di Istochimica e Citochimica, è un riconoscimento di enorme prestigio: ogni edizione vengono candidati solo pochi giovani ricercatori under 40, selezionati dai membri della federazione in base al carattere innovativo dei loro studi e al potenziale impatto dei risultati. Vincere questo premio significa entrare di diritto tra le promesse più brillanti della ricerca mondiale.

Margherita Cavallo, cresciuta tra Ruffano e Torre San Giovanni, dove la sua famiglia gestisce lo storico Hotel Il Veliero, ha portato con sé un pezzo di Salento in un evento che guarda al futuro della scienza. Un traguardo che testimonia come passione, talento e determinazione possano trasformare le radici locali in una forza capace di farsi strada nei più importanti scenari internazionali.

Torre Mozza, pino cade sulla carreggiata

Attimi di paura quest’oggi a Torremozza, nella zona di Rottacapozza, dove intorno alle ore 15:00 un albero di pino è improvvisamente crollato sulla carreggiata. Solo per puro caso non si sono registrati danni a persone o a veicoli in transito.

Giunti sul posto, abbiamo potuto constatare che il pino – ormai morto e marcio da tempo – è stato completamente sradicato alla base. Con ogni probabilità l’albero era stato compromesso dall’incendio che due anni fa devastò la stessa area, bruciando ettari di boscaglia.

Un albero che, per motivi di sicurezza, avrebbe dovuto essere abbattuto già da tempo: non solo per evitare rischi agli automobilisti, ma anche per la tutela stessa del parco. La situazione appare ancora più preoccupante considerando che, nelle vicinanze, sono presenti altri pini pericolanti, alcuni dei quali si reggono ormai sui fili dell’alta tensione. Una condizione che costituisce un serio pericolo: basterebbe la rottura di un cavo o una scintilla per innescare nuovi incendi in una zona già pesantemente colpita in passato.

Resta difficile comprendere come, nel cuore del Parco naturale regionale Litorale di Ugento – dove ogni anno vengono spesi ingenti fondi per interventi – non venga garantita un’adeguata manutenzione del patrimonio arboreo. L’ordinaria amministrazione, come la messa in sicurezza di alberi a rischio, dovrebbe rappresentare il minimo per preservare la sicurezza pubblica e l’ambiente.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Ugento che hanno provveduto a chiudere la zona in attesa dell’arrivo dei tecnici Enel per la messa in sicurezza dei cavi elettrici.

Galatina dall’Alto: la città vista da prospettive insolite

Esperienze a ritmo lento nel cuore del Salento

Scoprire una città non è solo camminare tra le sue strade, ma lasciarsi sorprendere da prospettive inaspettate. A Galatina, cuore pulsante del Salento, nasce Galatina dall’Alto, un progetto che invita viaggiatori e curiosi a esplorare il centro storico da un punto di vista unico: i tetti e le terrazze che custodiscono panorami mozzafiato.

Questa innovativa esperienza, frutto di sinergie tutte galatinesi, offre l’accesso esclusivo a dimore private, hotel selezionati e luoghi solitamente non aperti al pubblico. Così, tra scorci barocchi, campanili eleganti e strade labirintiche, i partecipanti vivranno una passeggiata che è molto più di una semplice visita guidata: un viaggio nella storia, nella cultura e nelle emozioni.

Ad accompagnare i visitatori c’è sempre una guida turistica autorizzata dalla Regione Puglia, pronta a raccontare leggende, curiosità e aneddoti che fanno di Galatina un tesoro da custodire. È un percorso che intreccia bellezza architettonica, autenticità e ospitalità, reso possibile dalla fiducia di chi apre le proprie porte per condividere l’anima più intima della città.

“L’idea di Galatina dall’Alto nasce dal desiderio di far scoprire l’anima del territorio da un’altra prospettiva. Non solo fisica, ma anche emotiva e riflessiva”, racconta Barbara Perrone, ideatrice del progetto e comunicatrice di viaggio. “Dopo anni trascorsi in giro per il mondo, ho voluto unire la mia passione per le viste dall’alto con quella per un Salento che merita di essere raccontato oltre i luoghi comuni”.

Fondamentale anche il lavoro di Francesca Marra, archeologa e anima organizzativa del progetto: “Promuovo da anni il territorio oltre i siti più conosciuti e Galatina dall’Alto continua a emozionarmi ogni volta. È un’esperienza che sorprende tanto chi la vive quanto chi la organizza”.

Un’iniziativa che ha trovato il pieno sostegno dell’Associazione Imprese Galatinesi, guidata da Matteo Costantini: “Siamo entusiasti di supportare un progetto che valorizza la città e coinvolge professionisti, imprenditori e gestori dell’accoglienza. È un esempio concreto di come si possa fare rete per il bene del territorio”.

📍 Il prossimo appuntamento con Galatina dall’Alto è fissato per domenica 7 settembre alle ore 17:30. La passeggiata si concluderà con una sorpresa speciale per tutti i partecipanti.

📞 Per prenotazioni e informazioni: 339 345 3623

Discarica Burgesi, il TAR rinvia al merito: «Questione complessa, la salute dei cittadini al centro»

Si è svolta lo scorso 3 settembre, presso il TAR di Bari, l’udienza in Camera di Consiglio sui ricorsi presentati dai Comuni di Presicce-Acquarica e Ugento contro il provvedimento dell’AGER Puglia che autorizza il conferimento di rifiuti nella discarica di Burgesi, collegata all’impianto di biostabilizzazione.

Al fianco delle amministrazioni locali si è costituito anche il Comitato “No Burgesi”, affidando la propria difesa all’avvocato Giacomo Massimo Ciullo e presentando un intervento ad adiuvandum a sostegno dei ricorsi contro Regione Puglia, AGER e la società Progetto Ambiente Bacino Lecce Tre S.u.r.l., concessionaria della gestione dell’impianto.

La decisione del TAR

Il Collegio giudicante non si è espresso sulla richiesta di sospensiva, rinviando la questione alla fase di merito. Durante l’udienza, il Presidente del TAR ha sottolineato la complessità del caso e l’impatto che esso può avere sul destino e sulla salute delle comunità locali. Riconosciuta anche la rilevanza dell’intervento del Comitato, che ha contribuito a dimostrare la sensibilità e l’interesse collettivo sul tema.

L’avv. Ciullo ha chiesto inoltre l’adozione di un’ordinanza istruttoria per disporre accertamenti indipendenti sugli effetti ambientali e sanitari dell’impianto, invocando un’analisi terza e imparziale. Il Presidente ha ritenuto la richiesta meritevole di considerazione, ma ha chiarito che potrà essere valutata solo nella fase di merito.

Al termine della seduta è stato annunciato che prossimamente verrà fissata un’udienza pubblica, data l’urgenza e la rilevanza della vicenda. Intanto, mentre la Regione Puglia non si è costituita in giudizio, le difese di AGER e della società Progetto Ambiente Lecce S.u.r.l. hanno chiesto il rigetto dei ricorsi e dell’intervento delle associazioni.

La voce del Comitato

«Il rinvio al merito è per noi un segnale positivo» – ha dichiarato Antonio Nuzzo, referente del Comitato “No Burgesi”. «Il TAR ha riconosciuto la complessità della vicenda e la sua rilevanza per la salute dei cittadini. Continueremo a vigilare e a batterci, certi che la verità sull’impatto della discarica emergerà con chiarezza».

Il Comitato ribadisce il proprio impegno costante nella difesa del territorio e invita cittadini e istituzioni a mantenere alta l’attenzione su una vertenza che tocca da vicino salute pubblica e tutela ambientale.

Da padroni a casa in affitto

Quella di oggi al campo sportivo di Ugento non è stata una partita qualunque. Non solo perché si è trattato del primo derby in Eccellenza tra Taurisano e Ugento, ma perché quanto accaduto resterà a lungo nella memoria, forse più per ciò che è avvenuto fuori dal campo che non per i novanta minuti di gioco.

Le due squadre arrivavano a questo appuntamento con sentimenti profondamente diversi. L’Ugento portava ancora addosso le ferite fresche di una retrocessione dalla Serie D, una retrocessione che molti considerano ingiusta e immeritata, frutto di una stagione difficile che non ha reso onore al valore reale della squadra. Dall’altra parte il Taurisano cavalcava l’onda dell’entusiasmo: neopromosso, reduce da un campionato di Promozione dominato, con l’orgoglio e l’adrenalina di chi approda a una nuova categoria con la convinzione di poter dire la sua.

Eppure, queste due anime contrapposte non si sono viste davvero sul terreno di gioco. La partita, infatti, è stata bloccata, segnata dalle emozioni, dal peso dell’attesa, dalla tensione che si respirava sugli spalti e fuori. È stata una gara “bruttina”, tattica e contratta, che si è sbloccata solo nella seconda parte della ripresa, quando l’Ugento ha trovato le due reti decisive che hanno fissato il risultato sul 2-0 finale.

Un successo importante, certo, ma che passa in secondo piano rispetto a quanto accaduto oltre il perimetro del rettangolo verde.

La vera notizia di oggi è la protesta dei tifosi giallorossi. Gli ultras dell’Ugento, infatti, non sono entrati nello stadio. Non per mancanza di passione, non per indifferenza, ma per scelta. Per dignità. Perché a loro dire la Questura li ha trattati come “ospiti” nel loro stesso campo.

Il paradosso nasce da una situazione ben precisa: il Taurisano, il cui stadio è in ristrutturazione, gioca le partite casalinghe al campo di Ugento, grazie a una concessione gratuita del Comune. Questo significa che, formalmente, la squadra “di casa” oggi era il Taurisano, mentre i tifosi giallorossi sono stati relegati al settore ospiti, come se fossero estranei. E lì non sono voluti entrare. Hanno preferito fermarsi nel parcheggio, rimanere fuori, alzare i cori e sostenere la squadra dalla distanza.

Questa decisione stride fortemente con quanto vissuto dall’Ugento lo scorso anno. Per disputare le proprie gare interne a Gallipoli, la società giallorossa dovette affrontare spese enormi, migliaia di euro che hanno pesato sulle casse e messo in difficoltà la gestione. Oggi, invece, al Taurisano viene concessa gratuitamente la possibilità di giocare a Ugento. Due pesi e due misure che fanno riflettere e che non possono lasciare indifferenti chi ama questi colori.

In più, c’era un elemento che avrebbe potuto evitare lo scontro: il rapporto di amicizia tra le due tifoserie. Gli ultras di Ugento e quelli di Taurisano, legati da anni di rispetto reciproco, avevano trovato un’intesa per permettere ai giallorossi di occupare il loro storico settore, la tribuna che da sempre li ospita. Ma per i tifosi la Questura ha scelto diversamente, imponendo una decisione calata dall’alto che ha spezzato ogni buon senso.

La reazione dei tifosi dell’Ugento è stata dura ma coerente. Non hanno protestato soltanto contro la Questura e la Lega, viste come responsabili dirette dell’accaduto. Hanno puntato il dito anche contro il Comune di Ugento, accusato di non averli rappresentati, di non aver difeso la loro dignità, di non aver alzato la voce per tutelare chi vive lo stadio come una seconda casa.

Non è la prima volta che i tifosi giallorossi prendono posizione contro l’amministrazione locale. Già in passato hanno manifestato malumori e disappunto verso una politica cittadina che, a loro avviso, non è capace di intercettare i bisogni più autentici della comunità. La partita di oggi è stata solo l’ennesima conferma: secondo loro, chi governa non riesce a comprendere, né tantomeno a rappresentare, le istanze più profonde della società civile.

I tifosi hanno detto chiaramente ciò che molti pensano: a Ugento esiste un problema di competenza. Al timone della città ci sono persone che non riescono a difendere ciò che davvero conta, che non ascoltano i giovani, che non riconoscono il valore di chi sacrifica tempo, energie e passione per sostenere i colori giallorossi.

Una lezione di dignità che vale per tutti

Quella di oggi non è stata soltanto una protesta calcistica. È stata una lezione di vita. I tifosi dell’Ugento hanno dimostrato che il calcio non è soltanto un gioco, non è solo una questione di risultato. È identità, è appartenenza, è dignità.

Restando fuori dal loro stesso stadio, hanno scelto di rinunciare a un pezzo di tifo per affermare un principio più grande: che non si può accettare di essere trattati da ospiti nella propria casa. Che non si può rimanere in silenzio davanti a decisioni ingiuste e miopi.

Questo esempio deve valere per tutti, soprattutto per quei “dinosauri” che governano Ugento da trent’anni e che ieri hanno ricevuto una lezione di vita da dei ragazzi spesso giudicati con leggerezza, troppo facilmente etichettati. Ragazzi che, sotto il profilo umano, hanno dimostrato di essere una spanna sopra chi oggi rappresenta politicamente la nostra comunità.

Se è vero che la verità conta più di tutto, oggi i tifosi dell’Ugento hanno dimostrato di essere uomini veri. Hanno messo da parte l’istinto di tifare e hanno messo al centro della loro esistenza un valore che a Ugento sembra essersi smarrito: la dignità.

Ecco perché, al di là del 2-0, questo derby verrà ricordato come il giorno in cui i tifosi giallorossi hanno dato un esempio a tutti. Un esempio di coerenza, di coraggio, di amore per la propria città. Un esempio che racconta meglio di qualsiasi cronaca sportiva chi sono davvero i nostri ragazzi, la parte più viva e sincera della comunità.

lo striscione con il quale i tifosi, lo scorso anno, denunciarono il comune

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