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Scomparsa di Donato Negro: in volo l’elicottero dei Vigili del Fuoco

Si fa sempre più serrata la ricerca di Donato Negro, 89enne di Collepasso scomparso da ieri mattina. Una nuova e importante pista, confermata da telecamere di videosorveglianza comunali, ha riacceso la speranza e spostato il centro delle operazioni a Ruffano, dove alle 9:50 di ieri è stato ripreso il passaggio dell’Ape Piaggio verde targata BE63069, mezzo riconducibile all’anziano.

La notizia ha portato all’attivazione immediata del Centro Operativo Comunale (COC) anche sul territorio di Ruffano, dove si sono già concentrate le forze dell’ordine. In volo anche l’elicottero Drago AB212 dei Vigili del Fuoco, operativo come parte del sistema SAR (Search and Rescue), che ha già effettuato i primi sorvoli e lanci di ricerca.

Una scomparsa che preoccupa

L’allarme è scattato nella giornata di ieri, quando Donato non ha fatto rientro a casa all’ora di pranzo, come da sua abitudine. La figlia, dopo averlo cercato invano, ha lanciato l’allerta con un post social e subito dopo ha sporto denuncia di scomparsa ai Carabinieri. La comunità si è subito mobilitata: centinaia di condivisioni e decine di persone coinvolte attivamente nelle ricerche, supportate da Protezione Civile e volontari.

Donato era solito recarsi in campagna ogni mattina, ma ieri, a causa di lavori stradali nella zona periferica di Collepasso, è stato costretto a deviare dal percorso abituale. Si ipotizza che l’anziano, in uno stato di disorientamento, possa aver perso l’orientamento finendo nei pressi di Ruffano.

Una corsa contro il tempo

A preoccupare di più è lo stato di salute dell’uomo: Donato non assume da ore la sua terapia, non ha mangiato né bevuto e il caldo di queste giornate estive non aiuta. Anche per questo è stato richiesto l’intervento dei cani molecolari, che potrebbero entrare in azione nel caso in cui venga ritrovato il mezzo su cui viaggiava.

Appello alla cittadinanza

Le forze dell’ordine chiedono la massima collaborazione da parte della popolazione. Chiunque abbia informazioni certe e verificate è invitato a contattare il Numero Unico per le Emergenze 112. Donato indossa una camicia bianca con righe verticali ed è a bordo dell’Ape Piaggio verde targata BE63069.

Tutti sperano in un lieto fine per questa vicenda che ha commosso e unito un intero territorio. La comunità continua a fare quadrato attorno alla famiglia Negro, in una gara di solidarietà che dimostra ancora una volta la forza del Salento nei momenti difficili.

Burgesi, il TAR respinge il ricorso: rifiuti ancora in arrivo a Ugento

Alla fine è arrivata la sentenza. Il TAR di Bari ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Presicce-Acquarica contro la riattivazione dell’impianto di biostabilizzazione di Burgesi, rigettando anche l’istanza cautelare con cui si chiedeva la sospensione del conferimento dei rifiuti. Di fatto, dunque, il sito ugentino continuerà a ricevere – almeno fino al 31 luglio – i rifiuti indifferenziati e derivanti dallo spazzamento stradale di 17 comuni salentini, così come stabilito dalla nota AGER del 27 giugno.

Un verdetto che pesa come un macigno, soprattutto per chi in questi mesi aveva sollevato dubbi e preoccupazioni sulla riapertura della discarica chiusa formalmente da dicembre 2024.

Una decisione attesa ma non per questo meno amara

Il TAR, nel decreto firmato dal presidente Leonardo Spagnoletti, ha sottolineato che il “pregiudizio paventato” dal Comune ricorrente non presenta “caratteri di gravità e irreparabilità tali da non poter tollerare il differimento dell’istanza cautelare alla sede collegiale”. La decisione sul merito è stata dunque rinviata a settembre.

Nel frattempo, resta valido il provvedimento AGER che impone il trattamento dei rifiuti a Burgesi, nonostante la manifesta contrarietà di molte amministrazioni locali, comitati e cittadini. A nulla è valso il fronte istituzionale creato da Presicce-Acquarica, Ugento e numerose realtà del territorio.

La reazione del sindaco e la “mezza verità” della lavorazione senza conferimento

Nei giorni scorsi, il sindaco di Ugento Salvatore Chiga aveva provato a rassicurare l’opinione pubblica con una nota in cui chiariva che Burgesi sarebbe stata “riattivata solo per il trattamento, e non per il conferimento diretto dei rifiuti”.

Una precisazione che, però, non ha placato le polemiche. Come già anticipato da Ozanews nelle settimane precedenti, l’impatto della riapertura non si misura solo nel conferimento fisico, ma nel costante e massiccio via vai di mezzi pesanti, che attraverseranno quotidianamente l’abitato di Gemini e le zone rurali limitrofe.

Lisi (FI): “Una scoppola per il territorio”

A caldo è arrivata anche la reazione del consigliere comunale Giulio Lisi, che ha parlato di “una scoppola che la giustizia amministrativa ha inferto al nostro territorio”.

“Siete sorpresi? Io no – ha commentato Lisi – anche se sono mortificato e preoccupato. Si sapeva che il rischio era altissimo, eppure poco o nulla è stato fatto nei tempi giusti”.

L’attacco della minoranza: “Contraddizione istituzionale”

Ma è l’intera opposizione a firmare nei giorni scorsi un durissimo documento politico:

“Non vogliamo fare allarmismo né addossare responsabilità strumentali – scrivono – ma non possiamo ignorare la contraddizione clamorosa di un’amministrazione che da un lato ricorre contro il gestore dell’impianto e dall’altro, fino a marzo 2025, accettava da quello stesso gestore una sponsorizzazione per finanziare il proprio periodico istituzionale”.

Secondo la minoranza, la gestione dell’intera vicenda dimostra un’assenza di visione, se non addirittura una strategia taciuta ai cittadini.

“Dal dicembre 2024 l’impianto era chiuso, e dal novembre 2024 la concessione di gestione era formalmente scaduta. Era quello il momento per riappropriarsi dell’area e avviare un dialogo con la Regione. Invece – accusano – il Comune ha preferito incassare qualche migliaio di euro per stampare un giornale, mentre il gestore lavorava dietro le quinte per la riapertura.”

Il rischio reale: il traffico e l’inquinamento ambientale

Come già evidenziato in una precedente inchiesta di Ozanews, il problema maggiore è proprio il traffico. Dalla determina dirigenziale n. 166 del 27/06/2025, si evince che l’impianto tratterà rifiuti provenienti da tutti i 17 comuni dell’Aro Lecce 3. Questo comporterà – per almeno un mese – il passaggio di decine di mezzi pesanti al giorno, per un totale stimato di oltre 3.000 transiti nell’arco dell’operazione.

Un impatto devastante per un territorio rurale, già fragile e segnato da gravi vulnerabilità ambientali.

In questo contesto, molti cittadini tornano a ricordare le storiche proteste che già negli anni passati denunciavano l’impatto sanitario e ambientale del continuo traffico di tir nella zona residenziale di Gemini. Allora si parlava di aumento di polveri sottili, disturbi respiratori e rumore. Oggi, quegli allarmi tornano di drammatica attualità.

Prossime mosse: settembre sarà decisivo

Ora si attende la discussione di merito a settembre. Ma per molti, il danno è già fatto. Proprio per questo si stanno organizzando altre iniziative pubbliche, tra cui quella del movimento “Salento Libero”

Intanto, Burgesi è tornata operativa. E con lei, il rumore dei tir, l’odore dei rifiuti e la rabbia di un territorio che si sente tradito.

I bambini e la “rivoluzione” di Torre Mozza



Dove l’asfalto diventa campo da calcio i bambini ci restituiscono speranze nel futuro scrivendo la prima pagina di una rivoluzione silenziosa.

C’è un momento magico, quando il sole bacia l’orizzonte e il mare restituisce alla terra i suoi piccoli pirati dalle gambe abbronzate, in cui accade qualcosa di straordinario. Qualcosa che sa di ribellione dolce, di nostalgia che si fa presente, di futuro che bussa alle porte del cuore.

Due transenne arrugginite, abbandonate come relitti di un’estate passata, diventano le nuove barriere che tengono fuori una civiltà malata restituendo una nuova speranza. Non quella delle strisce blu che hanno colonizzato ogni angolo di paradiso, non quella dei parcheggi a pagamento che hanno trasformato la sabbia in moneta sonante. Ma quella dell’infanzia che si riprende il mondo, un pallone alla volta.

I bambini – dai 9 ai 13 anni, con gli occhi ancora pieni di meraviglia – compiono un gesto che è insieme ingenuo e rivoluzionario. Trascinano quelle transenne al centro della strada, disegnano con i loro corpi una frontiera invisibile tra il mondo degli adulti e quello dei bambini. E iniziano a giocare.

Non sanno di scrivere il primo capitolo di una storia più grande. Non sanno che quel loro gesto spontaneo è il primo sintomo di un risveglio che dovrebbe far tremare le fondamenta di ogni municipio. Stanno semplicemente riconquistando ciò che ogni generazione prima di loro ha sempre avuto: il diritto di essere bambini nei luoghi dove sono nati.

Ma ecco la poesia nascosta nell’apparente caos: mentre loro giocano, il mondo degli adulti va in tilt. Le auto devono deviare, i turisti si smarriscono, la viabilità si contorce in nodi impossibili. È il primo segno che qualcosa si sta muovendo nelle profondità dell’estate. È il mare che cambia marea.

Perché quei bambini non stanno solo giocando a calcio. Stanno praticando un atto d’amore verso il loro territorio. Stanno dicendo, senza parole, che Torre Mozza non è solo una cartolina da vendere, non è solo un parcheggio con vista mare, non è solo un bancomat a cielo aperto per il turismo mordi e fuggi.

Torre Mozza è casa. È il posto dove cresci, dove impari a sognare, dove ogni pietra conosce il tuo nome.

E allora, in quella strada bloccata da due transenne e dal coraggio di pochi metri quadri di libertà, si consuma la prima, silenziosa rivoluzione. Non contro qualcuno, ma per qualcosa. Per il diritto di esistere nei luoghi che ti hanno visto nascere. Per il diritto di trasformare l’asfalto in erba, la strada in campo, il presente in futuro.

Gli adulti passano, guardano, sospirano. Alcuni sorridono con tenerezza, altri sbuffano per l’inconveniente. Ma pochi, troppo pochi, colgono il messaggio che quei piccoli ribelli stanno lanciando al mondo: “Questo posto è nostro. E ce lo stiamo riprendendo.”

È l’inizio di qualcosa che va oltre una partita di calcio. È il primo vagito di una generazione che non vuole essere espulsa dalla propria infanzia, dalla propria terra, dai propri sogni. È il primo atto di una resistenza che sa di sale, di vento, di estate infinita.

E mentre il sole tramonta dietro le transenne arrugginite, mentre i bambini si passano il pallone con la serietà di chi sta scrivendo la storia, Torre Mozza diventa improvvisamente più grande. Diventa simbolo. Diventa speranza.

Diventa il posto dove i bambini hanno iniziato a insegnare agli adulti cosa significa davvero amare un territorio.

Il primo sintomo di un risveglio che potrebbe cambiare tutto.

Se solo gli adulti imparassero ad ascoltare il linguaggio universale di due transenne e di un pallone che rotola sull’asfalto verso il futuro…

Burgesi riapre “solo per il trattamento” ma l’impatto ambientale è pesantissimo

Dopo l’anticipazione di Ozanews, che per prima ha anticipato le reali intenzioni della Regione Puglia sulla riattivazione della discarica Burgesi, arriva la conferma: il sito riapre ufficialmente. Lo ha annunciato il sindaco di Ugento, dopo giorni di attesa e polemiche, con una nota diffusa pubblicamente (sulla sua pagina politica su Facebook, ma con il vessillo comunale esposto), confermando quanto già denunciato da questa testata nella giornata di ieri: Burgesi non sarà riaperta per il conferimento diretto dei rifiuti, ma per il trattamento dei rifiuti indifferenziati provenienti da 17 comuni salentini, prima della loro destinazione finale.

Una distinzione che, se da un punto di vista tecnico può sembrare rassicurante, non lo è affatto dal punto di vista ambientale, logistico e sanitario. Perché, in realtà, il vero problema non è tanto dove finiranno i rifiuti, ma il traffico pesante che transiterà ogni giorno lungo le strade che collegano la zona industriale e Burgesi al resto del Salento.

L’impatto ambientale stimato: oltre 240 tonnellate di CO₂ l’anno

Abbiamo provato a schizzare un dato tangibile sull’inquinamento prodotto sulla base di dati medi del settore trasporti:

  • Si prevede il transito quotidiano di almeno 30 TIR al giorno, per le operazioni di carico, scarico e trasporto dei rifiuti da trattare (TMB Ugento:28.000 ton -EER 19.12.12- 25.000 ton -EER 19.05.01-)
  • Ogni camion produce in media 1,1 kg di CO₂ per km.,
  • Con una tratta media di 20 km intorno al centro abitato fino alla discarica, ciascun TIR produce circa 22 kg di CO₂ a viaggio nei pressi di Ugento.

Totale stimato:

  • 660 kg di CO₂ al giorno (0,66 tonnellate)
  • 19.800 kg di CO₂ al mese (19,8 tonnellate)
  • 240.900 kg di CO₂ all’anno (240,9 tonnellate)

Una quantità impressionante, alla quale vanno aggiunti l’inquinamento acustico, le polveri sottili, l’usura delle strade e il rischio incidenti nelle zone urbane e rurali attraversate, come la frazione di Gemini, che sarà direttamente investita dal flusso veicolare.

Le proteste di via Firenze: il passato che ritorna

Non si può dimenticare che già oltre dieci anni fa, furono proprio i residenti della zona di via Firenze, per un periodo lungo la strada della discarica Burgesi, a denunciare pubblicamente i rischi legati al passaggio continuo di autoarticolati che trasportano rifiuti, che compromettevano la vivibilità del quartiere e alimentavano serie preoccupazioni sanitarie. Il comitato cittadino nato allora segnalava i casi di patologie respiratorie e oncologiche, documentava l’inquinamento atmosferico e l’aumento del rumore nelle ore notturne. Quelle battaglie, purtroppo, sembrano non essere mai servite: oggi lo spettro di quel passato torna più minaccioso che mai.

Le date non tornano.

Il comunicato del sindaco parla di un ulteriore ricorso depositato in data odierna. Ma i documenti ufficiali hanno date già vecchie: la nota AGER che conferma la gara è datata 27 giugno, e già il primo di luglio si parlava ufficialmente della riattivazione del sito. Un elemento che mette in dubbio la narrazione “tranquillizzante” fornita dalla giunta, e che conferma invece la gravità e la tempestività con cui è stato attivato l’intero iter.

Infatti la determina dirigenziale n.166 del 27/06/2025 che approva il nuovo capitolato tecnico, definiva con chiarezza che i rifiuti saranno conferiti nel sito per le operazioni di selezione, triturazione, deferrizzazione, vagliatura e trasporto presso impianti terzi. Un via vai di mezzi che, per i cittadini, equivale esattamente a ciò che tutti temevano, e non si capisce che senso abbia presentare oggi ricorso contro un’altra determina AGER, datata 9 maggio 2025 e che non cambia comunque la realtà: Burgesi riapre nei fatti fino alla prossima battaglia legale.

La beffa ambientale è servita

Si è voluto giocare con le parole, ma la realtà è semplice: la discarica torna attiva e i cittadini del basso Salento, e in particolare di Ugento, pagheranno un prezzo altissimo, in termini di qualità della vita, traffico, inquinamento e rischio sanitario.

E mentre l’amministrazione cerca di sminuire la portata del problema, i numeri parlano chiaro.

ecco il testo intero del comunicato del sindaco:

Carissimi concittadini,

nelle scorse ore molte testate giornalistiche rendevano nota la circostanza di come il Direttore dell’Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione dei Rifiuti (AGER) avesse disposto, con decorrenza dal 2 e sino al 31 luglio 2025, il conferimento nell’impianto di biostabilizzazione di Ugento, sito in località Burgesi, dei rifiuti indifferenziati e di quelli raccolti durante la pulizia dei cigli stradali nei diciassette comuni all’uopo individuati. ♻️

Non si trattava, quindi, di riaprire la discarica di servizio – soccorso annessa all’impianto medesimo ma di trattare e trasferire altrove le predette tipologie di rifiuti.

Come ricorderete, infatti, il 2 aprile 2025 il Comune di Ugento depositava un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale chiedendo a quest’ultimo di annullare la delibera n°130 dell’11.02.2025 attraverso la quale la Giunta Regionale aveva disposto la delocalizzazione di 190.000,00 mc di rifiuti proprio presso la predetta discarica di servizio – soccorso. ⚖️

La data di discussione dell’udienza non risulta essere stata fissata ma, ad ogni buon conto, occorre sempre rammentare come nessun conferimento potrà mai avvenire in predetto sito se non sarà emesso il Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale (PAUR) il cui sotteso iter non risulta, alla data odierna, essere stato ancora attivato. 🚫

Nel tardo pomeriggio di oggi, 7 luglio, l’amministrazione comunale, in conformità a quanto statuito dalla Giunta con delibera n°151 del 20.06.2025, ha depositato un ulteriore ricorso al TAR avverso la determinazione n. 122 del 09 maggio 2025, attraverso la quale AGER aveva accertato una diversa durata del rapporto concessorio dell’impianto in parola estendendola, di fatto, dal 30.10.2024 al 2.05.2026. 📄📆

In calce allo stesso ricorso è stata formalizzata istanza cautelare di sospensiva adducendo un danno grave ed irreparabile per l’ente non solo legato a ragioni interpretative del contratto ma, ovviamente, alle conseguenze di carattere ambientale che potrebbe comportare la riattivazione e prosecuzione dell’esercizio della piattaforma impiantistica per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. 🌍❗

Proprio per quest’ultima motivazione, il Comune di Ugento ha chiesto al Tribunale che venisse disposta la sospensione dell’attività impartita da AGER il primo luglio scorso, anche in considerazione del fatto che l’impianto di Ugento non risulta essere indicato tra quelli indispensabili per la gestione del fabbisogno dei volumi di raccolta indifferenziata dei rifiuti urbani destinati al trattamento meccanico biologico. 🏛️🛑

Questa la verità documentata!!! 📢📚

Burgesi, Raone (Forza Italia): “Una bomba ecologica. Emiliano ritiri subito la delibera”

“Atto di forza, una violenza mascherata da burocrazia”: parole dure quelle pronunciate dal consigliere regionale di Forza Italia Antonio Raone, che scende in campo contro il provvedimento della Giunta Emiliano e dell’AGER che ha disposto la riapertura e il sopraelevamento della discarica di Burgesi, nel territorio di Ugento.«Conosco palmo a palmo quelle zone», afferma Raone in una nota stampa, «e posso dire con assoluta certezza che Burgesi è oggi una bomba ecologica.

Riaprirla e addirittura sopraelevarla significa riaccendere un focolaio di rischio ambientale e sanitario per l’intero basso Salento».Il provvedimento, reso noto ufficialmente con una comunicazione dell’AGER indirizzata a 17 comuni salentini coinvolti nel conferimento del rifiuto indifferenziato, ha scatenato una valanga di polemiche e reazioni politiche trasversali.

Dopo gli interventi di Cristian Casili (M5S) e Paolo Pagliaro (FdI), è ora la volta di Forza Italia, che chiede a gran voce il ritiro immediato della delibera regionale.«Pensare che il Salento possa essere trattato come un immondezzaio è inaccettabile», incalza Raone, «ed è la conferma di una visione miope da parte di una Giunta che dimostra, ancora una volta, di non avere a cuore la salute dei cittadini né il rispetto dei territori. Siamo davanti a una decisione calata dall’alto, nel silenzio e nel disprezzo delle comunità locali, già pesantemente provate da anni di inquinamento e patologie ambientali».

Raone annuncia battaglia nelle sedi istituzionali: «Farò la mia parte accanto agli amministratori locali, a chi vuole scongiurare questo scempio. Non si possono affrontare emergenze con scorciatoie burocratiche. Ci sono soluzioni alternative, più giuste, più efficaci. Serve solo la volontà politica di attuarle».Il consigliere azzurro si unisce così a un coro sempre più ampio di opposizioni regionali che chiede la revoca della delibera, e lo fa evidenziando non solo la questione ambientale, ma anche l’ingiustizia sociale e territoriale: «Il Salento merita rispetto, non imposizioni. Siamo stanchi di pagare per colpe non nostre.

Basta con i piani improvvisati e le decisioni d’ufficio: serve una programmazione seria, trasparente, condivisa. Per Burgesi, per Ugento, per l’intero Salento».In attesa di un segnale dalla Regione, la mobilitazione politica e civile non accenna a diminuire. E anche le prossime settimane si preannunciano cariche di tensione e proteste. La bomba Burgesi, oggi più che mai, è pronta a riesplodere.

Diamo un encomio ai nostri operatori ecologici

In questi giorni di afa asfissiante, in cui il caldo sembra non dare tregua, c’è una categoria di lavoratori che continua a operare in silenzio, lontano dai riflettori, ma con un ruolo fondamentale per la nostra comunità: gli operatori ecologici.

Mentre ci lamentiamo dell’umidità, del traffico o del tempo d’attesa al supermercato, loro sono già da ore sotto il sole cocente, spesso senza nemmeno una pausa vera. Li vediamo, a volte di sfuggita, passare con i mezzi o con una scopa in mano, intenti a raccogliere ciò che altri hanno lasciato dietro. E nonostante tutto, lo fanno con un senso del dovere che commuove.

Questo articolo arriva dopo decine di articoli già pubblicati per denunciare la grave situazione in cui versa il nostro territorio, più volte segnalata anche dai nostri lettori che continuano a scrivere in redazione, indignati e preoccupati. Abbiamo raccontato di strade sporche, contenitori traboccanti, marine trascurate. Ma è importante chiarire una cosa: la colpa non è degli operatori ecologici. Anzi.

I numeri parlano chiaro. Su 38 operatori assunti, ci risultano in servizio effettivo, in questi giorni, appena 16 persone operative a Ugento. Solo sedici, chiamate a coprire non solo l’intero territorio comunale – incluse le marine – ma anche altri comuni dell’ARO. Una mole di lavoro impressionante, che metterebbe in crisi anche una squadra al completo.

Eppure, è proprio la volontà e il senso del dovere di questi operatori a riuscire, con enorme spirito di sacrificio, a sopperire a una situazione che possiamo definire senza esagerare di emergenza. Una condizione difficile non solo per la carenza cronica di personale, ma anche per la scarsità di mezzi, più volte denunciata dai sindacati di categoria. Una criticità seria, che sarà oggetto di confronto nella prossima assemblea sindacale, di cui abbiamo già ricevuto comunicazione in redazione.

Sono sempre loro: gli stessi che durante l’inverno svolgono con serietà e costanza il servizio di raccolta porta a porta. Gli stessi che ora, senza rinforzi estivi, stanno anche garantendo la pulizia delle strade e delle marine, in un periodo in cui il flusso turistico moltiplica il carico di lavoro.

Li abbiamo visti, con i nostri occhi, lavorare oltre l’orario, spesso senza straordinari retribuiti, affrontando condizioni limite, tra contratti precari e mansioni che metterebbero in difficoltà chiunque. Eppure loro sono lì. Ogni giorno. Senza clamori. Con umiltà. E con una dignità che meriterebbe un monumento.

È ora che questa comunità apra gli occhi. Che le istituzioni locali prendano atto del sacrificio di questi lavoratori. Che ci sia un riconoscimento vero: morale, simbolico ma anche economico. Serve un encomio ufficiale, una pubblica benemerenza, un incentivo concreto. Non solo per motivarli, ma per ridare valore a una professione spesso dimenticata, quando invece è alla base della vivibilità dei nostri spazi.

Perché senza di loro le nostre strade non sarebbero pulite. I nostri rifiuti resterebbero davanti alle porte. Le nostre marine sarebbero sporche e invivibili. Senza di loro, il volto del nostro territorio sarebbe molto più cupo.

Un grazie non basta. Serve un’azione concreta.
È tempo di smettere di ignorare e iniziare a premiare.

Burgesi: a Ugento solo trattamento, non smaltimento?

Un fiume di rifiuti lavorati a Ugento ma destinati altrove. Decine di mezzi in arrivo e partenza ogni giorno per un impianto che torna al centro dell’attenzione pubblica.


L’impianto TMB (trattamento meccanico biologico) di Ugento torna sotto i riflettori. Non per un nuovo progetto di ampliamento, ma per la sua riconfermata centralità logistica e operativa all’interno della rete regionale dei rifiuti. Con la determina dirigenziale n. 166 del 27 giugno 2025, l’AGER (Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione dei Rifiuti) ha dato il via all’indizione di una gara europea per il carico, trasporto e conferimento finale dei rifiuti in uscita dagli impianti TMB di Poggiardo e Ugento. Siamo infatti riusciti ad avere a disposizione il disciplinare di gara targato Ager, che presagisce quello che succederà a Ugento, riuscendo a darvi la notizia comprovata dai documenti prima di altri.

Una gara da quasi 19 milioni di euro, suddivisa in due lotti:

  • Lotto 1 (Poggiardo): 12,9 milioni €
  • Lotto 2 (Ugento): 6,04 milioni €

L’impianto ugentino – gestito dalla società Progetto Ambiente Bacino Lecce Tre Surl – continuerà a trattare i rifiuti indifferenziati conferiti dai Comuni, ma non li smaltirà in loco. Dopo il trattamento, il materiale (codici EER 191212 e 190501) verrà caricato su camion e trasportato in discariche o impianti di produzione di CSS (Combustibile Solido Secondario) in tutta la regione.

Solo transito, ma con un impatto reale

In altre parole: i rifiuti verranno solo “lavorati” a Ugento, poi spediti altrove. Ma nonostante l’assenza di smaltimento sul posto, l’impatto sul territorio sarà significativo, soprattutto per il via vai di mezzi pesanti che attraverseranno quotidianamente le arterie già congestionate dal traffico estivo.

I numeri della determina

Secondo la documentazione allegata:

  • Il servizio durerà fino al 31 dicembre 2026 per Ugento;
  • L’importo a base di gara per il solo impianto ugentino è di 6.048.771,20 euro;
  • Il servizio comprende carico, trasporto e conferimento dei rifiuti trattati verso discariche o impianti CSS, non meglio precisati ma indicati come “pugliesi”;
  • I costi saranno a carico dei singoli Comuni conferitori, secondo quanto disciplinato nei contratti attuativi.

Nessuno scarico a Burgesi, ma…

L’impianto di Ugento non tornerà – almeno per ora – a scaricare i propri rifiuti in loco, nella tanto discussa discarica di Burgesi. Tuttavia, la riattivazione della struttura come snodo di trattamento impone riflessioni serie su viabilità, salute pubblica, sicurezza ambientale e soprattutto trasparenza.

Nel frattempo, l’appalto attivato da AGER prevede che l’affidamento venga gestito tramite la piattaforma EMPULIA e che le imprese concorrenti presentino offerte economicamente più vantaggiose, basate su qualità e prezzo.

Senza dubbio, il TMB di Ugento non sarà il “cimitero dei rifiuti”. Ma tornerà ad essere un crocevia strategico, con camion in entrata e uscita, con odori e polveri, con lavorazioni interne che preoccupano i residenti delle zone limitrofe.

Ancora una volta, la questione non è solo tecnica. È politica, sociale e culturale. Ugento tratta, ma non decide. Una storia già vista, ma che sembra destinata a continuare.

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