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Pomodoro da industria, manca ancora l’intesa sul prezzo: Cia Puglia parla di ritardi penalizzanti per i produttori

Pomodoro da industria in fase di maturazione
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FOGGIA – Al Centro Sud il prezzo del pomodoro da industria non è ancora stato definito e in Puglia cresce la preoccupazione tra i produttori, già impegnati da una settimana nelle operazioni di trapianto. A lanciare l’allarme è la Cia, che parla di una situazione di stallo capace di penalizzare soprattutto la provincia di Foggia, cuore della produzione regionale e uno dei principali bacini italiani della filiera.

Se al Nord l’accordo quadro ha fissato già a marzo il prezzo a 137 euro a tonnellata, nel Centro Sud le trattative non hanno ancora portato a un’intesa. Un ritardo che coinvolge non solo il Foggiano, ma anche Brindisi, Taranto, Lecce e la Bat, territori interessati da superfici coltivate importanti.

«È una situazione di stallo che aumenta le incertezze e le difficoltà del settore», spiega Rino Mercuri, presidente di Cia Capitanata. «Senza un prezzo di riferimento, i produttori non possono farsi i conti in tasca e sono in grande difficoltà. Sono aumentati i costi dell’acqua, del carburante e dei concimi azotati. In questo modo è impossibile programmare».

Nel 2025, ricorda la Cia, la campagna del pomodoro aveva subito un forte contraccolpo per la siccità, con una riduzione della redditività e tensioni tra parte agricola e industria. Nell’aprile dello scorso anno, l’intesa era arrivata solo successivamente, con prezzi pari a 147,5 euro a tonnellata per il tondo e 155 euro per il lungo. Quest’anno, però, lo scenario appare ancora più complesso per l’aumento dei costi di produzione e per le proposte dell’industria considerate orientate al ribasso.

La richiesta di Cia Puglia

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Il presidente di Cia Agricoltori Italiani di Puglia, Gennaro Sicolo, chiede di superare rapidamente la fase di stallo: «Occorre trovare quanto prima un accordo sul valore che la parte industriale deve riconoscere ai produttori. Serve un’intesa che garantisca la giusta redditività agli agricoltori, tenendo presenti i parametri economici dei costi di produzione, che al Sud sono purtroppo molto più alti rispetto al Nord».

Sicolo richiama anche i dati elaborati dal CREA, secondo cui al Sud incidono maggiormente il costo del lavoro, quello delle macchine e l’acquisto delle sementi. Le differenze più marcate riguardano sementi e piantine (+48% rispetto al Nord), agrofarmaci (+59%), risorse idriche (+71%), macchine (+68%) e lavoro (+58%), soprattutto per il maggiore impiego di manodopera nella raccolta.

Per gli agricoltori pugliesi, il nodo del prezzo resta quindi decisivo. Con il trapianto in corso e una stagione che si annuncia onerosa, la richiesta è quella di arrivare in tempi rapidi a un’intesa che consenta di programmare la campagna con maggiore certezza e sostenibilità economica.

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