Puglia, nuove regole per rimuovere i nidi di Parrocchetto monaco

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La Regione Puglia prende posizione contro un problema emergente: l’espansione del Parrocchetto monaco, una specie aliena invasiva che sta creando non pochi grattacapi sul territorio. Con la Deliberazione n. 577 del 12 maggio 2026, la Giunta Regionale ha approvato le prime linee di indirizzo per la gestione e la rimozione dei nidi di questi uccelli, in attesa di un Piano Regionale completo. Ma perché è così urgente intervenire? I danni sono concreti: dalle produzioni frutticole devastate nelle campagne salentine e pugliesi, ai rischi strutturali per infrastrutture e monumenti, fino a pericoli per la pubblica incolumità causati da nidi coloniali enormi e instabili.

La situazione è seria. I nidi, spesso costruiti su alberi o tralicci, possono crollare su strade e aree frequentate, mentre l’accumulo di deiezioni rappresenta un rischio biosanitario. Per non parlare dei danni economici agli agricoltori, che vedono le loro colture compromesse da questi volatili in rapida espansione. La Regione ha quindi stabilito regole chiare: la rimozione dei nidi è autorizzata solo in casi eccezionali, come pericolo per le persone, danni gravi a infrastrutture o impatti pesanti sull’agricoltura.

Ma attenzione, non si può agire in autonomia. Per intervenire, che si tratti di aree pubbliche o private, è obbligatorio richiedere un’autorizzazione alla Sezione Gestione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali. Come fare? Serve un’istanza formale via PEC, utilizzando il Modello 1, con tanto di documentazione fotografica che dimostri la criticità. La Regione verifica che nei nidi non ci siano specie autoctone protette prima di dare il via libera. Gli interventi, poi, devono essere eseguiti da personale qualificato: i Comuni gestiscono le aree pubbliche, mentre per le proprietà private la responsabilità ricade sui proprietari.

Un aspetto cruciale riguarda lo smaltimento. I nidi non possono finire nei rifiuti urbani o verdi: sono considerati Sottoprodotti di Origine Animale (SOA) e devono essere conferiti a ditte autorizzate, per evitare rischi igienico-sanitari. Questo dettaglio sottolinea quanto la questione sia delicata e richieda attenzione a ogni livello.

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Il Salento e la Puglia intera guardano con apprensione a questa invasione silenziosa. La collaborazione tra cittadini, enti locali e Regione sarà fondamentale per contenere il fenomeno senza danneggiare l’equilibrio naturale del nostro territorio. Restiamo in attesa del Piano Regionale definitivo, sperando che porti soluzioni ancora più efficaci per proteggere le nostre campagne e la sicurezza di tutti. Continuate a seguirci su Ozanews.it per aggiornamenti su questa e altre questioni che toccano da vicino la nostra terra.

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