Questa mattina, nel canale Suddenna di Torre San Giovanni, è emersa con drammatica evidenza una crisi ambientale che probabilmente non sorprende chi segue da anni le condizioni dei canali e dei bacini della zona: migliaia di pesci intrappolati nell’acqua stagnante, incapaci di trovare il percorso verso il mare, alcuni già in abbandono, se non morte, per mancanza di ossigeno.
Dietro il colpo visivo, c’è una realtà molto più cruda: quella di un sistema idraulico e ambientale che da troppo tempo è trascurato. E non si tratta solo di eventi episodici, ma di processi concatenati che hanno le loro radici in responsabilità istituzionali precise.
Al di là del singolo evento, ci sono alcuni fattori chiave che hanno favorito la condizione di ipossia nel canale Suddenna:
- Ostacoli al ricambio dell’acqua, creati dall’accumulo massiccio di Poseidonia, alghe, fango: il canale è diventato quasi un invaso chiuso, dove l’acqua non può muoversi verso il mare.
- Materia organica in decomposizione → la Poseidonia morta, residui vegetali e sedimenti consumano ossigeno mentre si decompongono, soprattutto in assenza di ventilazione o ricambio.
- Acque poco profonde → la temperatura sale, la solubilità dell’ossigeno diminuisce, il metabolismo degli organismi aumenta la richiesta di ossigeno.
- Scarsa manutenzione → il tappo che blocca lo sbocco, cioè la parte verso il mare, non è stato rimosso in tempo, non sono stati realizzati interventi strutturali che permettessero un drenaggio regolare.
Le responsabilità istituzionali: Consorzio di Bonifica e Comune di Ugento
Chi deve intervenire, a che titolo, e cosa non ha fatto finora?
- Il Consorzio di Bonifica, nella veste attuale di ente unico che dal 1° gennaio 2024 ha assorbito il precedente Consorzio Ugento e Li Foggi, ha la competenza sulla rete di canali di bonifica, compresi quelli che raccolgono le acque pluviale, agricole, reflue, dove il ricambio idraulico è essenziale per evitare accumuli stagnanti di materia organica.
- Secondo le denunce del consigliere regionale Paolo Pagliaro, i canali e bacini dell’agro di Ugento sono da tempo “abbandonati”: sporchi, ostruiti, in alcuni tratti danneggiati, senza il necessario mantenimento
- Il consorzio è anche chiamato in causa in casi giudiziari, come nel recente deposito incontrollato di posidonia e sabbia in area demaniale vincolata, che ha portato a condanne confermate dalla Cassazione per ex dirigenti. Anche se non riguarda direttamente l’evento odierno, segnala un modus operandi di gestione inadeguata.
- Il Comune di Ugento, in quanto ente locale che governa la frazione Torre San Giovanni, ha competenze e responsabilità correlate: tutela ambientale, controllo del territorio, regolazione degli interventi, richieste di manutenzione dei canali e delle foci.
- Più volte il Comune, insieme ai cittadini, ha segnalato lo stato di degrado dei canali: vegetazione spontanea, sedimenti, rifiuti, accumulo che impedisce il deflusso naturale.
- Tuttavia, le azioni effettive finora sembrano insufficienti: le sollecitazioni, le interrogazioni, i sopralluoghi non hanno prodotto un programma strutturato né risorse adeguate per affrontare la causa alla radice (ossia la manutenzione regolare, la pulizia e ripristino degli sbocchi verso il mare).
Da queste premesse emerge che quanto accaduto nel Suddenna non è stato un incidente isolato, ma la conseguenza logica di anni di incuria, di interventi saltuari, non programmati, di risorse non dedicate correttamente.
Quando il canale si ottura, quando non c’è chi provvede a liberare lo sbocco ostacolato da Poseidonia o fango, l’acqua stagnante diventa un limbo tossico: l’ossigeno si esaurisce, i pesci non possono muoversi, muoiono. Sono i sintomi più visibili di un sistema che manca di cura.
Cosa dovrebbe essere fatto subito
- Intervento urgente per liberare lo sbocco verso il mare del canale Suddenna: rimozione di Poseidonia, dragaggio, pulizia di fango e alghe.
- Pianificazione strutturata e manutenzione periodica, da parte del Consorzio, con un calendario di interventi programmati per tutti i canali di Ugento, per evitare che una situazione simile si ripeta.
- Coinvolgimento del Comune per monitoraggio locale, segnalazioni, ordinanze che obblighino il consorzio ad agire, e pianificazione dei lavori con fondi comunali/regionali.
- Trasparenza e partecipazione pubblica: rendere noti gli interventi pianificati, i fondi stanziati, lo stato dei canali, coinvolgere cittadini e associazioni ambientali.
- Controlli ambientali regolari sulla concentrazione di ossigeno nelle aree chiuse, sulla qualità dell’acqua, sulla biomassa vegetale, per avere dati certi e puntuali.
L’episodio di Suddenna è stato drammatico, ma non dovrebbe essere una sorpresa. È piuttosto il segnale che il modello finora seguito non funziona: non basta pulire “quando serve”, ma serve prendersi cura continuamente, fare manutenzione, prevenire.
Il Consorzio di Bonifica ha gli strumenti e il dovere istituzionale di assicurare il mantenimento dei canali; il Comune di Ugento ha la responsabilità politica e amministrativa di sollecitare, vigilare, garantire che quei servizi vengano erogati.
Se non si cambia registro presto — con volontà, risorse, responsabilità chiare — rischiamo che altri spettacoli simili diventino la regola, con danni non solo per gli ecosistemi ma anche per la salute, il turismo, la vivibilità di questi luoghi.




























































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