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Forza Italia: nuovi ingressi in arrivo in Puglia

Forza Italia sta registrando una significativa crescita in tutta la Puglia. Nel corso dell’assemblea nazionale degli Enti Locali, che si è svolta oggi a Roma, il deputato e segretario regionale di Forza Italia, Mauro D’Attis, ha annunciato che il partito sta raccogliendo “i copiosi frutti del lavoro sul territorio” – aggiungendo – “Nelle prossime settimane comunicheremo tanti nuovi ingressi di amministratori locali”. Tra i temi discussi, si è parlato dei riflessi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sui Comuni e delle riforme in discussione al Parlamento, con una partecipazione massiccia di amministratori pugliesi provenienti dai vari livelli istituzionali.

Uno degli aspetti più rilevanti di questa crescita è l’arrivo di nuovi circoli di Forza Italia, pronti a radicarsi ulteriormente nel territorio pugliese. Tra questi, anche Ugento si prepara ad accogliere una nuova sede del partito, un segno del rafforzamento della presenza forzista anche nelle realtà locali.

L’apertura del circolo a Ugento, che sarà coordinato come tutti dal responsabile regionale delle adesioni Antonio Raone, non è ancora ufficiale, ma rappresenta un’anticipazione di quanto il partito stia cercando di consolidare anche nel Salento. Raone, infatti, avrà il compito di seguire e coordinare tutte le adesioni al partito in Puglia, e la sua nomina sottolinea l’impegno di Forza Italia nel coinvolgere sempre più cittadini e amministratori locali nel progetto del partito.

Con l’avvio di nuovi circoli, Forza Italia punta a consolidare la sua rete di sostenitori e a rafforzare la propria posizione in vista delle prossime sfide politiche. Il circolo di Ugento rappresenterà una tappa importante di questo percorso, come ha evidenziato D’Attis quest’oggi.

21° Trofeo Caroli Hotels Under 14: lunedì 17 febbraio la presentazione in Provincia

La Sala Consiliare di Palazzo dei Celestini a Lecce si prepara ad accogliere, lunedì 17 febbraio, la presentazione del 21° Trofeo Caroli Hotels Under 14. L’appuntamento, come riporta il sito della Provincia di Lecce, è fissato per le ore 10.30.

Organizzato dalla ASD Capo di Leuca, il trofeo si svolgerà dal 27 febbraio al 4 marzo e vedrà la partecipazione di 36 squadre provenienti anche da altre nazioni, per un totale di 1440 persone coinvolte tra giocatori, staff, genitori e addetti ai lavori. Un evento importante per la categoria a livello nazionale e internazionale, con 115 gare in programma e 20 Comuni del Salento coinvolti.

Un progetto speciale che unisce sport, solidarietà, promozione del territorio, accoglienza e scambio culturale, grazie alla collaborazione con la Provincia di Lecce e l’Unicef.

Tra le squadre partecipanti, figurano nomi prestigiosi come Lazio, AZ Alkmaar, Fiorentina, Juventus, Roma, Milan, Torino, Sassuolo, Bologna, Monza, Genoa, Lecce, Odense, Rimini, Red Bull New York, e tanti altri. I campi di gioco saranno sparsi in 20 diversi Comuni, tra i quali figura anche Ugento.

Proprio per Ugento e il suo territorio, questa manifestazione rappresenta un’occasione importante. In primis, la partecipazione al torneo offre la possibilità di mettere in luce i talenti emergenti del calcio locale, favorendo il confronto con realtà sportive di rilievo nazionale e internazionale. Inoltre, l’inclusione del Comune tra le sedi delle partite contribuirà a incrementare la visibilità del territorio, attirando visitatori e favorendo l’indotto locale.

Non ci resta che attendere l’inizio di questa avvincente competizione sportiva, che, a partire dalla presentazione di lunedì prossimo, promette di regalare grandi emozioni e di contribuire significativamente alla valorizzazione del Patrimonio del Salento.

Noleggiava ombrelloni sulla spiaggia libera: gestore balneare condannato

La spiaggia libera deve rimanere tale, anche se gli ombrelloni vengono rimossi a fine giornata. È questo il principio ribadito dalla Corte di Cassazione in una recente sentenza che ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto per un gestore balneare pugliese, colpevole di aver occupato abusivamente il demanio marittimo.

La vicenda si è svolta sulla costa salentina, precisamente a San Giovanni, nel comune di Ugento, dove il gestore di un noto lido locale aveva allestito due vere e proprie appendici al suo stabilimento balneare, occupando illegalmente 672 metri quadrati a nord e 711 a sud della sua area autorizzata.

L’operazione della Capitaneria di Porto di Gallipoli, condotta all’alba del 29 luglio 2020, ha colto sul fatto un dipendente del lido mentre completava l’allestimento di un’impressionante distesa di attrezzature balneari: 110 ombrelloni, 75 lettini, 6 sdraio e 23 sedie, il tutto completato da due pali dotati di fari per l’illuminazione serale. Un’organizzazione tutt’altro che improvvisata, come ha sottolineato la Corte nella sentenza n. 4149 del 31 gennaio 2025.

La difesa ha tentato di giustificare l’occupazione sostenendo di possedere una SCIA regolare per il noleggio di attrezzature balneari e che gli ombrelloni erano stati prenotati da alberghi convenzionati. Ha inoltre insistito sul fatto che le attrezzature venivano posizionate poco prima dell’arrivo dei clienti per evitare assembramenti e rimosse a fine giornata. Ma questi argomenti non hanno convinto i giudici della Suprema Corte.

“Non è possibile equiparare questa attività a quella dei normali fruitori della spiaggia libera”,

hanno stabilito i magistrati, evidenziando due elementi chiave: la continuità dell’occupazione e la sua natura commerciale. La Cassazione ha infatti rilevato come l’allestimento completo dell’area nelle prime ore del mattino, in totale assenza di clienti, e il numero sproporzionato di attrezzature rispetto alle prenotazioni effettive, dimostrassero la volontà di occupare stabilmente lo spazio pubblico.

Particolarmente grave è stata considerata l’installazione dei pali per l’illuminazione, infissi nel cemento e quindi non rimovibili, che hanno contribuito a far respingere la richiesta di oblazione, ovvero la possibilità di estinguere il reato attraverso il pagamento di una somma di denaro. A pesare su questa decisione anche i precedenti penali dell’imputato, tra cui uno specifico per reati analoghi.

La sentenza si inserisce in un filone giurisprudenziale consolidato: già in passato la Cassazione aveva condannato pratiche simili nei casi Pazzaglia (2006), Sorreca (2018) e Farci (2011), stabilendo che l’occupazione del demanio marittimo costituisce reato anche quando temporanea, se finalizzata ad attività commerciali che impediscono la libera fruizione della spiaggia.

La sentenza arriva in un momento cruciale per il settore balneare italiano, già al centro di dibattiti per la questione delle concessioni demaniali, e ribadisce l’importanza di un equilibrio tra servizi turistici e libero accesso al mare, diritto costituzionalmente garantito.

Il sindaco di Manduria contro l’ampliamento della discarica

Mentre a Manduria l’amministrazione comunale ha scelto di impugnare la delibera regionale che dispone l’ampliamento della discarica Manduriambiente, a Ugento la situazione sembra muoversi in un silenzio inquietante. Il provvedimento della giunta regionale, che impone sacrifici ai territori senza una concreta politica di riduzione dei rifiuti, colpisce anche Ugento, ma il sindaco e l’amministrazione sembrano rimanere chiusi in un mutismo selettivo, lasciando i cittadini senza risposte e senza prospettive.

A Manduria, il sindaco Pecoraro e l’assessora all’Ambiente Fusco hanno preso una posizione chiara:

“La riattivazione dell’impianto senza ridurre la produzione dei rifiuti non è la soluzione giusta”.

Una dichiarazione forte, che sottolinea la necessità di ripensare la gestione dei rifiuti in maniera strutturale, senza ricorrere sempre e solo all’ampliamento delle discariche come soluzione emergenziale. A Ugento, invece, il primo cittadino non ha ancora espresso una posizione ufficiale. E questo silenzio pesa.

Cosa farà Ugento?

I cittadini si chiedono quale sia la strategia dell’amministrazione di fronte a una decisione che, come a Manduria, rischia di compromettere la qualità della vita e la salute pubblica. Le promesse di monitoraggi più stringenti, già annunciate dalla Regione, non sono una garanzia sufficiente, soprattutto in un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali. L’impianto di Ugento, da anni al centro di polemiche e preoccupazioni, vede ora profilarsi un ulteriore aggravamento della situazione senza che vi sia una risposta politica concreta da parte del Comune.

La domanda è chiara: Ugento accetterà passivamente questa decisione o seguirà l’esempio di Manduria impugnando la delibera regionale? I cittadini meritano risposte, e il silenzio dell’amministrazione non può essere l’unica risposta possibile. Il tempo delle scelte è adesso.

“Non è uno scherzo”: lancio della campagna contro il catcalling

C’avete mai sentito parlare di catcalling? Non è certo una pratica da minuetto nel XVIII secolo, ma un brutto tormentone che affligge il nostro secolo. Si tratta di quell’attenzione indesiderata, non consensuale, che prende la forma di gesti, fischi, commenti, strombazzate d’auto o allusioni sessuali più o meno volgari, a carico delle donne. Una forma di violenza di genere, spesso minimizzata come innocua, ma che in realtà può avere pesanti ripercussioni sulla psiche e sulla vita delle vittime: ansia, depressione, problemi di autostima, interferenze con la vita personale, professionale e relazionale.

Si è pensato, bene, a Lecce di sensibilizzare il pubblico su questo problema, a Palazzo Adorno, venerdì 14 febbraio, alle ore 12. Viene lanciata la campagna contro il catcalling dal titolo “Non è uno scherzo”, una proposta dell’Aps Pari, supportata dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Lecce.

All’incontro saranno presenti Anna Toma, presidente Cpo della Provincia di Lecce, Maria Chiara Spagnolo, docente di Sociologia di Unisalento e Lorenzo Zito dell’associazione Pari, che illustreranno i dettagli dell’iniziativa.

Questa campagna non è nata dalla notte al giorno, ma è fresca frutto di un lungo lavoro svolto nei mesi scorsi dall’associazione Pari in alcune scuole del Salento. Si propone di veicolare un contenuto informativo sul fenomeno del catcalling e riportare testimonianze di ragazze tra 12 e 18 anni, che hanno condiviso le loro esperienze personali, in esperienza anonima.

Grazie all’appoggio della Cpo provinciale, che si impegna costantemente su temi di violenza di genere, tutti i Comuni della provincia di Lecce sono stati invitati a partecipare e a divulgare il contenuto di questa campagna attraverso i loro canali di comunicazione.

Un’azione di questa portata ha una rilevanza cruciale anche per Ugento e il suo territorio. Questo genere di violenza, ad esempio, non ha confini geografici e può toccare tante giovani ragazze della nostra comunità. È importante far capire che non si tratta di un comportamento innocuo, ma di un anello della catena della violenza di genere, che sfocia in casi estremi, come il femminicidio.

Per maggiori dettagli sull’iniziativa: https://www.provincia.le.it/non-e-uno-scherzo-a-palazzo-adorno-il-lancio-della-campagna-contro-il-catcalling-promossa-da-aps-pari-e-cpo/

E all’improvviso tutto andò bene

Sono passati sette anni dall’ultima grande mobilitazione su Burgesi, quando un manipolo di coraggiosi cittadini del Sud Salento (così come definiti nell’articolo di Lecceprima) si presentò sotto la Regione Puglia per reclamare risposte, trasparenza e interventi urgenti. Si parlava di un milione di euro stanziato per il monitoraggio e la bonifica della discarica. Oggi possiamo serenamente dire che tutto è cambiato: nessuno parla più della discarica. Nessuno chiede più di quel milione di euro. Nessuno sa dove sia finito. Il problema ambientale? Sfumato. La salute pubblica? Sorvoliamo.

Nel frattempo, gli indici di mortalità per neoplasie nel Salento continuano a parlare chiaro, come confermato dall’Atlante dei Tumori pubblicato pochi giorni fa. Ma si sa, in certe faccende è sempre meglio non guardare troppo da vicino: il rischio è di scoprire verità scomode.

Ma torniamo a quel mitico milione di euro. Ah, il fascino dei fondi pubblici! Quella somma, tanto reclamata, avrebbe davvero risolto il problema? Ovviamente no. Ma perché bonificare quando si può trasformare un’emergenza in un perenne bacino di finanziamenti? Consulenze, piani strategici, studi di impatto ambientale, tavoli tecnici… e poi? Nulla. Ma almeno qualcuno ci ha guadagnato e nulla serve oggi chiedersi chi era il vero mandante di quelle proteste, anche perché i fatti sono lì a dimostrare senza ombra di dubbio la sua identità politica.

E le associazioni che un tempo riempivano striscioni e megafoni? Silenzio assoluto. È una vecchia storia: l’ambiente fa sempre comodo quando c’è da intercettare qualche contributo pubblico, meno quando c’è da sporcarsi le mani per ottenere veri risultati. Una questione che riguarda da vicino soprattutto le associazioni cittadine citate in quell’articolo di 7 anni fa e cioè ProLoco Beach di Gemini, AttivaMente di Ugento, Fidas di Ugento, associazione culturale Gemini, ProLoco Ugento e Marine, Comitato per Torre San Giovanni e la Lilt sezione di Ugento, che a questo punto sono chiamate per prime a riaprire questa questione mai superata.

E così, mentre la discarica resta dov’è, mentre le falde restano minacciate, mentre le istituzioni restano indifferenti e i cittadini rassegnati, possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo: in questa vicenda, almeno qualcuno è riuscito a trarne vantaggio. Per tutti gli altri, beh… tranquilli, tanto va tutto bene.

Le ultime notizie che arrivano da Bari paventano l’ampliamento della nuova discarica di Burgesi, nonostante tutto quel che ha dovuto pagare il Comune di Ugento in questi ultimi vent’anni. Trovano allora giustizia le parole pronunciate dall’avvocato Antonio Lupo, che in un consiglio comunale del 4 febbraio 1991 disse:

“Questo progetto, depositato sul Comune di Ugento alla fine del 1989, è rimasto fermo per oltre un anno e poi, con solerzia più unica che rara, tirato fuori dal presidente della commissione edilizia nella seduta del 11-12-90 […] state mettendo le basi per trasformare Ugento nella pattumiera del Salento”.

D-del-CC-nr9-1991

Ampliamento Burgesi, interviene Paolo Pagliaro

Il dibattito sull’ampliamento delle discariche in Puglia si accende con le dichiarazioni del consigliere regionale Paolo Pagliaro, che si oppone fermamente alle decisioni della Giunta Emiliano in merito all’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti.

Secondo Pagliaro, la strategia adottata dalla Regione contraddice quanto previsto nel Piano di gestione approvato nell’ottobre del 2021, che prevedeva la progressiva chiusura delle discariche. Invece, si sta optando per il loro ampliamento. “Anziché chiudere le discariche, la Regione decide di ampliarle. Siamo allibiti dalle decisioni della Giunta Emiliano con l’aggiornamento del Piano Rifiuti. Si continua a mettere una toppa ad un enorme problema ambientale e di salute pubblica, senza assumersi la responsabilità politica di scegliere. E scegliere non vuol dire imporre, ma confrontarsi con i territori a viso aperto, per trovare insieme le localizzazioni idonee per nuovi impianti. Se invece si pretende di realizzarli – com’era stato deciso in provincia di Lecce – a ridosso di beni monumentali come l’abbazia di Cerrate, la levata di scudi della popolazione locale è inevitabile e giusta. Gli impianti si facciano, ma nelle aree già compromesse e sfruttate, senza ulteriore consumo di suolo e senza deturpare il paesaggio o incombere sugli abitati. Il Salento, bersagliato dall’inquinamento, ha già pagato un prezzo altissimo con tassi allarmanti di patologie correlate.”

Particolarmente critico è il punto che riguarda lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati. “È folle il piano della giunta Emiliano, che sposta la spazzatura indifferenziata da Autigno ad altre tre discariche, aumentandone le volumetrie disponibili. Parliamo di Ugento, Manduria e Deliceto. Ma non basta, torna ancora l’ipotesi di mettere in funzione la discarica di Corigliano d’Otranto, che dopo tante battaglie credevamo archiviata per sempre. Parliamo di un impianto costruito sciaguratamente sulla falda acquifera che fornisce l’80% di acqua potabile in provincia di Lecce. Un impianto su cui anche il Cnr ha lanciato l’allarme, confermando i nostri timori più che fondati di rischi per la salute e l’ambiente. Non ci rassicurano le condizioni vincolanti scritte nella delibera di giunta che aggiorna il Piano Rifiuti, perché non bastano a disinnescare un impianto che rappresenta una vera e propria bomba ecologica.”

Pagliaro critica anche l’operato dell’assessora regionale all’Ambiente, Serena Triggiani, accusandola di non aver affrontato adeguatamente la questione rifiuti nei dieci mesi trascorsi dal suo insediamento. “L’assessora Triggiani, insediatasi ad aprile scorso ma finora latitante sulla gestione rifiuti, sostiene che queste misure siano necessarie e urgenti. E dunque inevitabili. Noi invece diciamo che, in ben dieci mesi, avrebbe potuto e dovuto prendere in mano la situazione e imprimere un indirizzo politico che è mancato. E così ci ritroviamo al punto di partenza, come nel gioco dell’oca: in mano ai privati che gestiscono le discariche e, dopo la delibera Arera del dicembre 2023 sugli impianti minimi, non hanno più un tetto al prezzo per le tariffe e quindi battono cassa per gli arretrati, con l’avallo di Ager, facendo schizzare la Tari a carico dei cittadini.”

A fronte di queste problematiche, il consigliere annuncia iniziative istituzionali per contrastare l’aggiornamento del Piano Rifiuti. “Sull’aggiornamento del Piano rifiuti della Regione presenterò un’interrogazione urgente e una richiesta di audizione in Commissione Ambiente, perché sull’ampliamento della discarica di Ugento e sulla possibile apertura dell’impianto di Corigliano il Salento dice no. Ed è un no irrevocabile.”

La battaglia politica e ambientale sulle discariche pugliesi è quindi tutt’altro che chiusa. Le comunità locali e le istituzioni sono chiamate a confrontarsi su un tema che tocca la salute pubblica e la tutela del territorio, in un momento cruciale per la gestione dei rifiuti nella regione.

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