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Il consiglio di stato condanna il Comune di Ugento

annullata illegitimamemnte una licenza commerciale a lido marini

Il 12 gennaio 2024, il Consiglio di Stato ha emesso la sentenza N. 00407/2024REG.PROV.COLL., pronunciandosi su un ricorso in appello presentato da Impegno Popolare, una società cooperativa a responsabilità limitata. La sentenza ha riguardato l’annullamento di una licenza commerciale da parte del Comune di Ugento e ha portato a una significativa riforma della decisione del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia.

I Fatti

La vicenda ha avuto inizio con il Comune di Ugento che, in autotutela, ha annullato la licenza commerciale concessa alla società cooperativa Impegno Popolare per l’esercizio del commercio su un’area pubblica. La revoca è stata motivata dalla precedente soppressione del posteggio assegnato alla cooperativa, situato in un’area demaniale marittima. Tale revoca è stata contestata dalla cooperativa, che ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale.

La Decisione del Tribunale

Inizialmente, il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia ha respinto il ricorso, tranne per la richiesta di indennizzo da revoca legittima. La sentenza ha ritenuto infondate le censure procedimentali e sostanziali avanzate dalla cooperativa, sostenendo che le ragioni della revoca erano legittime.

La Sentenza del Consiglio di Stato

L’appello presentato da Impegno Popolare è stato accolto dal Consiglio di Stato, che ha riformato la decisione di primo grado. La sentenza ha evidenziato alcune criticità nel procedimento adottato dal Comune di Ugento. In particolare, il Consiglio di Stato ha sottolineato che la revoca del posteggio e, di conseguenza, dell’assegnazione della licenza commerciale doveva essere preceduta da un adeguato contraddittorio procedimentale. La mancanza di partecipazione della cooperativa nel processo decisionale è stata ritenuta una violazione dell’art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Gli Aspetti Rilevanti

La sentenza ha enfatizzato che la revoca del posteggio non poteva considerarsi un atto generale di carattere programmatico ma aveva inciso direttamente sulle determinazioni specifiche del documento programmatico del Comune. Pertanto, la procedura di revoca doveva rispettare le garanzie partecipative previste dalla legge generale sul procedimento amministrativo.

Le Implicazioni

Con questa sentenza, il Consiglio di Stato ha dichiarato la non conformità della procedura adottata dal Comune di Ugento e ha annullato gli atti connessi alla revoca della licenza commerciale. La cooperativa Impegno Popolare sarà ora autorizzata a esporre le ragioni per la compatibilità della propria attività con l’area originariamente individuata dall’amministrazione comunale.

Questa decisione del Consiglio di Stato dimostra l’importanza del rispetto delle norme procedurali nelle decisioni amministrative. La sentenza sottolinea il ruolo cruciale del contraddittorio procedimentale e della partecipazione degli interessati nelle fasi decisionali, evidenziando la necessità di bilanciare gli interessi pubblici con quelli privati.

Ancora problemi per i lavoratori Ecotecnica

ancora problemi per i lavoratori ecotecnica

Un’ondata di scontento e preoccupazione si sta diffondendo tra i lavoratori della ditta Ecotecnica, appaltatrice dei servizi d’Igiene Ambientale nei comuni dell’Aro Le/3-4 nella provincia di Lecce, a seguito del mancato pagamento della tredicesima mensilità. In una dichiarazione ufficiale, i dipendenti esprimono la loro frustrazione e chiedono un intervento urgente per garantire i loro diritti.

Secondo quanto stabilito dall’art. 31 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), la tredicesima mensilità doveva essere erogata entro il 20 dicembre dello scorso anno. Tuttavia, a oggi, i lavoratori non hanno ricevuto alcun pagamento, alimentando crescenti preoccupazioni sulla stabilità finanziaria delle famiglie monoreddito dei dipendenti.

La situazione si è ulteriormente complicata il 15 gennaio 2024, quando, secondo quanto previsto dall’art. 30 del CCNL, avrebbe dovuto essere erogata la mensilità di dicembre. La mancanza di comunicazioni ufficiali da parte dell’azienda ha intensificato le preoccupazioni, lasciando i dipendenti nell’incertezza riguardo al proprio futuro finanziario.

Di fronte a questo scenario, i lavoratori hanno dichiarato ufficialmente lo stato di agitazione e hanno rivolto una richiesta urgente alla Confindustria, chiedendo l’applicazione dell’art. 2 della legge n. 146/90, noto come “Procedure di raffreddamento”. Tale normativa prevede un periodo di mediazione tra le parti coinvolte in situazioni di tensione, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione negoziata.

Nella stessa comunicazione, i lavoratori pongono all’attenzione delle autorità sindacali e aziendali tre punti chiave:

  1. Rispetto delle date di erogazione delle mensilità;
  2. Situazione dei versamenti del TFR ai Fondi Complementari Esterni e delle rate non versate alle Banche e Finanziarie;
  3. Pagamento delle rateazioni ai lavoratori ex-dipendenti per il TFR non saldato nei cantieri di Corigliano, Cursi e Melendugno.

Il comunicato si conclude con le firme autografe dei rappresentanti sindacali FP-CGIL, FIT-CISL, UILT, UIL, e FIADEL, che sottolineano l’unità e la determinazione dei lavoratori nel perseguire i propri diritti.

In una missiva separata, il sindacato FALPIS, rappresentato da Cosimo Scarlino, ha sollecitato per l’ennesima volta una riunione urgente con le autorità locali, i rappresentanti di Ecotecnica e il responsabile del settore ambiente, Massimo Lecci. La richiesta evidenzia l’importanza di un dialogo costruttivo per affrontare le problematiche in atto e trovare soluzioni condivise per garantire la stabilità del settore e dei lavoratori.

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Ugento l’isola felice del calcio pugliese

L’appassionante cavalcata dell’Ugento Calcio in questo campionato ha affascinato tutti coloro che seguono con entusiasmo questa avventura sportiva. In un contesto in cui altrove si verificano episodi poco lusinghieri per il mondo del calcio, l’Ugento ha dato vita a un’esperienza di forza che coinvolge sempre più l’intera comunità.

Il capitano David Ruiz che guida la squadra nei festeggiamenti post partita

Gli ultras, sempre più numerosi e instancabili nel loro supporto, insieme ai tifosi di sempre e ai giovani che vivono questo sogno con occhi pieni di meraviglia, creano un legame speciale con la squadra. È essenziale non dimenticare la vera realtà dell’Ugento Calcio, una squadra provinciale che, sin dall’inizio, ha sfidato le “big” con passione e tenacia, compensando il divario tecnico con il cuore.

La società stessa ha dimostrato tenacia nel credere in un nuovo progetto, affrontando le sfide di un campionato contro squadre più attrezzate e città di maggiore respiro. Una differenza di competenza ma anche di stile, che mai come in questa giornata si staglia in tutta la sua nettezza. Un low profile quello intrapreso dall’Ugento Calcio che appare antitetico allo stucchevole protagonismo della dirigenza del Manduria Calcio, che pochi minuti dopo l’ultima sconfitta ha annunciato le dimissioni in blocco, attraverso i canali social del presidente Vinci.

Tuttavia, la luce positiva che emana dall’Ugento è in netto contrasto con gli spiacevoli episodi verificatisi altrove.

A Sava e Ginosa, durante le partite di Manduria e Racale, si sono verificati incidenti deplorevoli. L’ex allenatore dell’Ugento, Andrea Salvadore, è stato aggredito da un tifoso a seguito della sconfitta del Manduria contro il Novoli. Nel secondo caso, durante la partita tra Ginosa e Racale, una rissa è scoppiata tra il massaggiatore del Ginosa e un giocatore del Racale, culminando in un violento pugno al volto dell’operatore sanitario.

È interessante notare come nello stesso momento si stesse consumando un potenziale dramma sportivo per l’Ugento Calcio. Un gol di Medina, apparentemente regolare, è stato annullato per presunto fuorigioco, generando un grave errore tecnico da parte della terna arbitrale e portando l’Ugento in svantaggio poco dopo.

Nonostante ciò, i giocatori in campo sono riusciti a recuperare, supportati da un tifo appassionato ma corretto che ha continuato a sostenere la squadra nonostante un arbitraggio discutibile. Anche i bambini sugli spalti hanno partecipato all’emozione, creando un’atmosfera che ha raggiunto l’apice al novantesimo minuto, con la notizia della sconfitta del Manduria e l’Ugento a +7! Una felicità che ha coinvolto tutti con un piccolo carosello di auto suonanti che ha proseguito fino al centro del paese.

Il piccolo tifoso vincitore della lotteria domenicale dell’Ugento Calcio

L’Ugento Calcio si trova ora in una posizione inaspettata, ma il merito è tutto suo. Il primo posto in classifica, con un ampio margine, è il risultato di sacrifici dentro e fuori dal campo. Giocatori, staff e dirigenza inseguono un sogno comune: la Serie D. Questa squadra e la sua comunità dimostrano il lato più bello del paese, fatto di passione, competenza, generosità e volontà di contribuire al bene di tutti. Ma è anche la dimostrazione che Ugento ha una grandissima potenzialità da esprimere, fatta di centinaia di persone, famiglie, ragazzi, che ogni domenica si ritrovano al campo per condividere una sana passione che mai come quest’anno è anche un vero e proprio collante sociale.

L’incendio giallorosso, alimentato da questa fiamma, sta crescendo di domenica in domenica, trasformando la stagione dell’Ugento in un’avventura straordinaria da leggere negli occhi dei nostri piccoli tifosi, i veri “patron” di questa squadra.

Ugento che cresce nella riscoperta della tradizione culturale

A Caremma pizzicotta, face u casu e la ricotta

e li face scusi, scusi cu nu lla vitine i carusi,

e li face chianu chianu, cu nu lla vite u guardianu.  Cit.

Una rima pregna di quel significato storico e culturale che a mio modo di vedere è stato ben colto dalla Proloco Ugento e marine e dall’Associazione culturale Gemini, che con il concorso “Premiamo la caremma più brutta” intendono rispolverare questo antico costume, premiando la Caremma più simpatica, più originale, più grande … la Caremma più insomma. Concluso il periodo natalizio, a mio modo di vedere è fondamentale continuare a stimolare i cittadini con momenti di rivitalizzazione (Ugento, Gemini e marine!), creando dinamiche di incontro sociale e di scambio culturale lungo la scia della tradizione dei costumi locali.

Un’antichissima tradizione vuole che la Caremma venisse realizzata in tutto il territorio comunale due volte all’anno. La prima, la più conosciuta, durante il periodo che precede la Pasqua e la Settimana Santa; per la seconda, invece, le Caremme erano preparate vicolo per vicolo, oppure casa per casa già a gennaio, subito dopo la festa di San Vincenzo, patrono di Ugento e dell’intera diocesi (la mia mamma segue questa linea!). In questo caso, la Caremma aveva valenza di protezione per le famiglie che abitavano in quella strada e, soprattutto, per la famiglia che l’aveva realizzata ed appesa sul proprio terrazzo: protezione da sciagure, malanni, ingiurie e respingimento di ogni male. Questa Caremma poi veniva issata sulle tante focareddhre che animavano la festa del 19 marzo, la festa di San Giuseppe a conclusione di un rito che doveva appunto bruciare definitivamente ogni forma di negatività e portare ad un periodo di meditazione e rinascita. 

Questa nostra tradizione s’innesta in quella più generale per la quale, storicamente la Caremma viene appesa sin dalla prima domenica di Quaresima e lì rimane fino a Pasqua, quando esattamente a mezzogiorno viene fatta esplodere e bruciare, come un rito pagano di esorcizzazione. Il rito del rogo della vecchia si accompagna a quello della “purificazione” che avviene nelle case, un rito che a dir la verità oggi compiono solo i più tradizionalisti o i più anziani. Consiste nell’aprire la porta di casa e “scacciare” il demonio con queste parole ”Essi tristu e fanne trasire Cristu!“, che vuol dire “Esci malvagio e fai entrare Cristo!” dopo di che il capo famiglia dava il via ai festeggiamenti e la tavola veniva addobbata a festa. È simbolo anche dell’attesa. Il suo abito nero la rende poi ancora più inquietante e soprattutto ai bambini incute terrore e spavento. Secondo i significati tradizionali, ogni suo elemento esprime un simbolo: il nero perché in lutto; nella mano destra regge il fuso e la lana da filare per indicare il tempo che trascorre tra le faccende quotidiane; nella mano sinistra un’arancia amara, come la sofferenza, nella quale sono conficcate sette piume di gallina a simboleggiare o i sette peccati capitali o le sette settimane che dividono dalla Pasqua e dalla purificazione; ogni settimana viene tolta una piuma fino al giorno della Resurrezione, quando la caremma appesa ad un palo veniva appunto completamente bruciata. Il nuovo ciclo di vita rigenerato poteva così ricominciare (avviene così ad esempio a Gallipoli, Alessano!). 

Si diceva dell’attesa. 

Il giorno di Pasqua, atteso come il giorno della liberazione, è quello in cui finalmente la vecchia strega non sarà più visibile e non potrà più nuocere (anche se solo nell’immaginario) a nessuno. Simbolo quindi della penitenza quaresimale, il grande cammino interiore della purificazione dal peccato e dagli eccessi del Carnevale appena passato. Peraltro, la tradizione popolare vuole che la caremma rappresentasse la moglie del Carnevale morto il Martedì Grasso, la cui appensione avveniva il Mercoledì delle Ceneri per tutto il periodo della Quaresima. La sua figura vuole ancora ricordare ai cristiani il periodo di penitenza e di digiuno che precedeva la Pasqua. 

Un ringraziamento è doveroso ai sodalizi organizzatori e a tutti i volontari per questa brillante occasione di riscoperta dei nostri costumi e delle nostre tradizioni. Aspettiamo il bando ed il regolamento di partecipazione. Non ci resta che sfidarci numerosissimi nel creare ognuno la propria caremma, sforzandoci di farla quanto più brutta possibile. Buona caremma a tutti. 

La legge “Codice Rosso”

Secondo la Dichiarazione dei diritti umani, quello alla vita ne rappresenta uno di quelli
inalienabili che ogni essere umano possiede. A quanto pare, una notevole quantità di
uomini, in particolar modo in questo periodo, sembra sia convinto del fatto che possa
avere il potere su questo diritto, dal momento che la decisione ultima sul consentire di
lasciare il dono della vita nelle mani della donna che ha accanto o toglierlo per sempre
spetta a lui. La violenza contro le donne rappresenta un problema di salute di proporzioni
globali enormi. Nel corso di quest’anno, sono arrivati a più di100 i femminicidi in Italia.
Teresa, Pinuccia, Chiara, Gessica, Malaj, Giuseppina, Agnese, Norma, Giulia, sono solo
alcuni dei nomi di donne e quest’anno più della metà, la cui vita è stata spezzata.
Massacrate da mariti, fidanzati, compagni ed ex, amanti, figli o vicini di casa, per le “solite”
ragioni, inaccettabili: gelosia, possesso, incapacità di accettare la separazione o le libere
scelte delle partner, vendette, dimostrazione di potere, più raramente per questioni
economiche. Secondo l’Istat, nel 2022 il numero delle vittime di genere femminile è stato
segnato a 120, di cui l’ultima in ordine temporale il 24 dicembre. Una scia di sangue che
non accenna a fermarsi. La legge 19 luglio 2019, n. 69, nota come “Codice Rosso”, della
Repubblica Italiana, rafforza la tutela di tutti coloro che subiscono violenze, per atti
persecutori e maltrattamenti. Il nostro Codice penale, nel Libro Secondo, presenta delitti in
particolare, contro la persona e la libertà individuale, tra cui: maltrattamenti contro familiari
e conviventi; violenza sessuale, aggravata e di gruppo; atti sessuali con minore;
corruzione di minorenne; atti persecutori; lesioni personali aggravate da legami familiari e
deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. Inoltre, tanti
sono i servizi offerti oggi, per la tutela e salute delle donne in difficoltà, dal chiamare il 112,
piuttosto che il pronto soccorso, consultori, centri antiviolenza mediante siti web del
Dipartimento delle Pari opportunità, o telefonando il numero antiviolenza e anti-stalking
1522, o utilizzando l’App YouPol, collegata direttamente con la Polizia di Stato.
Evidentemente però, non sono sufficienti, visto che una gran percentuale di donne non
denuncia. Solo il 10% ha denunciato alla polizia l’episodio di violenza più grave subito dal
partner, percentuale che scende al 13% per i casi in cui l’aggressore non era il partner. I
motivi di questa reticenza sono stati il senso di vergogna e di imbarazzo, mancanza di aiuti
effettivi, non avere nessuno con cui parlare o essere accompagnati nella scelta di fare un
passo così importante. Una donna su tre, il 27 %, ha subito violenza fisica e/o violenza
sessuale dai 15 anni in su, percentuale che sale al 33% nei casi di violenza psicologica. A
questo punto quindi, su cosa dobbiamo puntare la nostra attenzione? Una pena severa e
giusta? Fare giustizia da soli? Cosa farebbe un uomo per proteggere sé stesso o un padre
la propria figlia, un fratello la propria sorella, un figlio la propria madre? Esistono ancora
mariti, fidanzati, compagni in grado di proteggere la donna che hanno accanto? Ma
soprattutto: cosa deve fare una donna per vivere libera da ogni paura e non temere la
mano dell’uomo che inaspettatamente la aggredirà (anche se spesso di inaspettato non
c’è proprio niente)? Di giusto non c’è poi così tanto in questa società. Ci si ritrova spesso,
in qualche località del nostro Paese, a riunirsi per, ormai, le famosissime fiaccolate.
Quanto è triste sapere già lo scenario: lui uccide lei, la comunità si riunisce per una
fiaccolata, minimo due famiglie distrutte, si dipingono di rosso nuove panchine ed i social
ne parlano per qualche settimana e man mano si smetterà di farlo, fino a quando non
accadrà ancora. Non sarebbe meglio educare oggi gli adulti del futuro anziché punirli una
volta diventati tali? Certo, nessuno garantisce che l’educazione fornita ai bambini sia
realmente giusta e corretta, un compito estremante difficile per genitori ed insegnanti.
Viviamo in una società troppo omologata che non è più “viva”. Una società viva, infatti, ha
bisogno di persone capaci di pensare fuori dagli schemi e fare cose eccezionali, e questo,
oggi, manca.

Riflettere, ragionare, dialogare per costruire la nostra comunità

rivoluzione nel volley di ugento

Nella bella cornice del cine-oratorio, ove si è registrata una nutrita partecipazione della cittadinanza, il che fa ben sperare per la nostra comunità, è stato presentato il volume di Don Luca De Santis – “Introduzione alla dottrina sociale della Chiesa. Origini e Principi”. Un’occasione di profonda, seria e quanto mai necessaria riflessione sulla “questione sociale” e sui tempi difficili che oggi stiamo vivendo. Un momento di assoluto realismo, utile a seminare, così come evidenziato nel corso dei lavori, un piccolo seme che dovrà germogliare con l’impegno di tutti, sull’esempio di due grandi maestri di passione civile, sociale e religiosa: Don Leopoldo De Giorgi e Don Tonino Bello.  

Alcuni anni fa ebbi l’opportunità di partecipare al corso triennale di formazione socio-politica sulla Dottrina sociale della Chiesa organizzato dall’ Arcidiocesi di Udine e dal Centro Internazionale studi “Luigi Sturzo”. Mi appassionai alla figura del prete di Caltagirone, fondatore del Partito Popolare Italiano, che in molti suoi scritti non ha mai esitato a sottolineare: “Non è farina del mio sacco, devo tutto al Vangelo e alla Rerum novarum”. Povertà e ingiustizia sociale produssero la teoria rivoluzionaria di Marx. Considerato non a caso un “sociologo classico”, ispiratore delle teorie sociologiche conflittualiste. Leone XIII, autore della Rerum Novarum, giudicò la soluzione marxista come una “medicina” peggiore del male che voleva curare, dacché la vera cura doveva essere fornita dal Cristianesimo, portatore di valori e di principi dotati di “ricchezza di forza meravigliosa”, come orgogliosamente veniva affermato nell’enciclica che portò alla luce “le cose nuove” (Rerum novarum). 

La vastità dell’argomento meriterebbe ben altri tempi e momenti. I principi della Dottrina sociale si sussumono in una forza propulsiva, di indirizzo e di guida etico – morale. Leone XIII ha tracciato il solco dell’essenzialità di un impegno civico da parte dei cittadini. Alla soluzione rivoluzionaria di Marx è seguita la successiva soluzione, per quel tempo altrettanto rivoluzionaria (siamo nel 1891!), di proporre una cura da molti ritenuta utopistica, ossia che la questione sociale si poteva risolvere con efficacia e giustizia non con il duro conflitto tra imprenditori e lavoratori, come voleva Marx, ma con la stretta alleanza tra imprenditori e lavoratori. In effetti, possiamo facilmente renderci conto dell’assoluta attualità di tal questione. Non solo sul piano politico – istituzionale, vedasi il dibattito sul salario minimo, ma anche a livello locale dove si registrano ancora conflitti per il riconoscimento/difesa del diritto ad una retribuzione equa e giusta per il lavoratore, al pari del diritto all’impresa ed all’iniziativa privata dell’imprenditore. 

Le riflessioni e gli spunti espressi da Don Luca, anche nel suo libro, meritevole di essere letto da tutti perché è un toccasana alla disintossicazione dalle nocività mediatiche dei social e della cattiva informazione, si sincronizzano con alcuni paradigmi di un recente libro di Enrico Mauro: “Contro la società del soprasso. Il pensiero antimeritocratico di Don Tonino Bello”. C’è un passaggio che riprende quanto il venerabile vescovo scrisse nel suo celebre “Stola e Grembiule”, che ritengo sia un continuum teologico, filosofico e politico – sociale tra i passaggi nella storia dottrinale: «Le nostre comunità cristiane devono promuovere una strategia nuova di coscientizzazione, di educazione alla giustizia e alla carità, di stimolo alla partecipazione, di rottura con la mentalità individualistica che inquadra tutti i problemi sempre nell’ottica degli interessi personali». Quale insegnamento trarre quindi dalla lettura di questo volume?

Prendere coscienza che il Cristianesimo è una “forza meravigliosa”, per migliorare la nostra vita spirituale, interrogandoci per riscoprire chi siamo e dove vogliamo andare, non demandando alle fantasie nichilistiche della società digitale, che rendono la “persona” certamente più connessa, ma irrimediabilmente più sola, irrequieta e insicura. Come diceva Don Tonino, esistono molte forme di impegno sociale. Occorre spendersi, essere protagonisti. Sporcarsi le mani a costo della pelle! A costo della vita! Questo serve per far crescere la nostra comunità, sia religiosa che morale e sociale. 

L’auspicio è che occasioni come questa possano diventare per tutti appuntamenti puntuali e imperdibili.

Museo di Ugento: la commedia delle finanze tra cifre e cultura

Il palcoscenico finanziario del Comune di Ugento offre uno spettacolo in cui le cifre ballano una danza imprevedibile, lasciando il pubblico a chiedersi se si tratti di una commedia brillante o di un dramma finanziario.

In questo teatro finanziario, il Museo di Ugento emerge come protagonista di una storia contraddittoria, incassando €7.727,00 in 3 mesi (quelli della stagione estiva), mentre il sipario si chiude su un Comune che affronta spese annuali di €160.000,00.

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Per stimare le entrate annuali basate sulla cifra di €7.727,00 incassata in 3 mesi, si può utilizzare una semplice proporzione. Considerando che i 3 mesi rappresentano un quarto dell’anno, puoi moltiplicare l’importo incassato per 4 per ottenere una stima approssimata delle entrate annuali:

�×4EntrateAnnuali =Importo Incassato in 3Mesi×4

�= €7.727,00×4EntrateAnnuali= €7.727,00×4

�= €30.908,00EntrateAnnuali = €30.908,00

Quindi, con un’incassato di €7.727,00 in 3 mesi, la stima delle entrate annuali potrebbe essere di circa €30.908,00. Tuttavia, questa è una proiezione semplice che presuppone una costanza nei livelli di visitatori e tariffe durante tutto l’anno. In pratica, le entrate potrebbero variare in base alla stagionalità, agli eventi speciali, alle variazioni del numero di visitatori e ad altri fattori. Essendo i tre mesi quelli centrali della stagione di Ugento, si tratta quindi di una stima ben più che ottimistica.

Per calcolare la perdita netta del Comune, bisogna sottrarre le spese totali dalle entrate totali.

In questo caso, abbiamo stimato le entrate annuali a circa €30.908,00. Considerando che il Comune spende circa €160.000,00 in un anno, la formula per la perdita netta ((PN)) è:

[ PN = Entrate \, Annuali – Spese \, Annuali ]

[ PN = €30.908,00 – €160.000,00 ]

[ PN = -€129.092,00 ]

La perdita netta stimata è di €129.092,00. Un valore negativo indica una perdita, il che significa che le spese superano le entrate. In questa situazione, il Comune di Ugento sta operando con una perdita netta di circa €129.092,00 all’anno.

In questo scenario finanziario, Ugento sembra sfidare le leggi della logica economica, trasformando il bilancio comunale in una sorta di commedia improvvisata. Mentre il Museo si sforza di brillare sotto i riflettori della cultura, il Comune, nelle sue spese generose, sembra disegnare una coreografia finanziaria al di fuori degli schemi convenzionali.

Il palco della cultura, purtroppo, è spesso teatro di scontri tra l’arte e le finanze, e Ugento, con la sua commedia finanziaria, non fa eccezione. La cultura, come un attore resiliente, tenta di emergere dal labirinto di numeri e bilanci, ma la realtà finanziaria sembra spesso resistere agli sforzi di una performance armoniosa.

La vera domanda che si pone è se questa commedia finanziaria sia una scelta voluta o una improvvisa deviazione dal copione. Ugento sembra intraprendere una rappresentazione che mescola con audacia le risorse culturali e il mondo finanziario, offrendo allo spettatore un’esperienza unica densa di interrogativi, che di certo non toccano la cooperativa che gestisce il patrimonio storico ugentino, unico ente che sembra trarre giovamento da questa situazione in cui il guadagno netto è garantito aldilà di risultati e prestazioni lavorative.

In un contesto in cui la parola d’ordine è “austerità”, Ugento si distingue per la sua audacia nel presentare una commedia finanziaria, dimostrando che, anche quando le cifre sembrano danzare fuori dal tempo, la cultura continua ad essere la protagonista indiscussa. Chiudendo il sipario su questa commedia finanziaria, lasciamo che il pubblico giudichi se Ugento sta scrivendo una storia di successo o se il suo bilancio è destinato a rimanere un mistero inspiegabile.

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