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Ambiente e Territorio

Ugento che cresce nella riscoperta della tradizione culturale

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A Caremma pizzicotta, face u casu e la ricotta

e li face scusi, scusi cu nu lla vitine i carusi,

e li face chianu chianu, cu nu lla vite u guardianu.  Cit.

Una rima pregna di quel significato storico e culturale che a mio modo di vedere è stato ben colto dalla Proloco Ugento e marine e dall’Associazione culturale Gemini, che con il concorso “Premiamo la caremma più brutta” intendono rispolverare questo antico costume, premiando la Caremma più simpatica, più originale, più grande … la Caremma più insomma. Concluso il periodo natalizio, a mio modo di vedere è fondamentale continuare a stimolare i cittadini con momenti di rivitalizzazione (Ugento, Gemini e marine!), creando dinamiche di incontro sociale e di scambio culturale lungo la scia della tradizione dei costumi locali.

Un’antichissima tradizione vuole che la Caremma venisse realizzata in tutto il territorio comunale due volte all’anno. La prima, la più conosciuta, durante il periodo che precede la Pasqua e la Settimana Santa; per la seconda, invece, le Caremme erano preparate vicolo per vicolo, oppure casa per casa già a gennaio, subito dopo la festa di San Vincenzo, patrono di Ugento e dell’intera diocesi (la mia mamma segue questa linea!). In questo caso, la Caremma aveva valenza di protezione per le famiglie che abitavano in quella strada e, soprattutto, per la famiglia che l’aveva realizzata ed appesa sul proprio terrazzo: protezione da sciagure, malanni, ingiurie e respingimento di ogni male. Questa Caremma poi veniva issata sulle tante focareddhre che animavano la festa del 19 marzo, la festa di San Giuseppe a conclusione di un rito che doveva appunto bruciare definitivamente ogni forma di negatività e portare ad un periodo di meditazione e rinascita. 

Questa nostra tradizione s’innesta in quella più generale per la quale, storicamente la Caremma viene appesa sin dalla prima domenica di Quaresima e lì rimane fino a Pasqua, quando esattamente a mezzogiorno viene fatta esplodere e bruciare, come un rito pagano di esorcizzazione. Il rito del rogo della vecchia si accompagna a quello della “purificazione” che avviene nelle case, un rito che a dir la verità oggi compiono solo i più tradizionalisti o i più anziani. Consiste nell’aprire la porta di casa e “scacciare” il demonio con queste parole ”Essi tristu e fanne trasire Cristu!“, che vuol dire “Esci malvagio e fai entrare Cristo!” dopo di che il capo famiglia dava il via ai festeggiamenti e la tavola veniva addobbata a festa. È simbolo anche dell’attesa. Il suo abito nero la rende poi ancora più inquietante e soprattutto ai bambini incute terrore e spavento. Secondo i significati tradizionali, ogni suo elemento esprime un simbolo: il nero perché in lutto; nella mano destra regge il fuso e la lana da filare per indicare il tempo che trascorre tra le faccende quotidiane; nella mano sinistra un’arancia amara, come la sofferenza, nella quale sono conficcate sette piume di gallina a simboleggiare o i sette peccati capitali o le sette settimane che dividono dalla Pasqua e dalla purificazione; ogni settimana viene tolta una piuma fino al giorno della Resurrezione, quando la caremma appesa ad un palo veniva appunto completamente bruciata. Il nuovo ciclo di vita rigenerato poteva così ricominciare (avviene così ad esempio a Gallipoli, Alessano!). 

Si diceva dell’attesa. 

Il giorno di Pasqua, atteso come il giorno della liberazione, è quello in cui finalmente la vecchia strega non sarà più visibile e non potrà più nuocere (anche se solo nell’immaginario) a nessuno. Simbolo quindi della penitenza quaresimale, il grande cammino interiore della purificazione dal peccato e dagli eccessi del Carnevale appena passato. Peraltro, la tradizione popolare vuole che la caremma rappresentasse la moglie del Carnevale morto il Martedì Grasso, la cui appensione avveniva il Mercoledì delle Ceneri per tutto il periodo della Quaresima. La sua figura vuole ancora ricordare ai cristiani il periodo di penitenza e di digiuno che precedeva la Pasqua. 

Un ringraziamento è doveroso ai sodalizi organizzatori e a tutti i volontari per questa brillante occasione di riscoperta dei nostri costumi e delle nostre tradizioni. Aspettiamo il bando ed il regolamento di partecipazione. Non ci resta che sfidarci numerosissimi nel creare ognuno la propria caremma, sforzandoci di farla quanto più brutta possibile. Buona caremma a tutti. 

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