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Padel dal destino incerto. Facciamo chiarezza

Arriva dalla sua pagina social la risposta del consigliere comunale Vincenzo Scorrano per quanto riguarda il campo di Padel di Ugento. Una risposta che in parte conferma quanto già scritto su questa testata e che comunque non smentisce il titolo dell’ultimo articolo, non fornendo una data certa sulla riapertura dell’impianto.

Ma è giusto fare chiarezza per poter chiarire ogni minimo dubbio innescato dalla risposta sommaria del consigliere Scorrano.

La leggerezza commessa nell’ultimo pezzo è stata quella dell’uso di foto di repertorio riprese dal primo articolo di un anno fa, che è stato comunque linkato e citato correttamente nella prima parte dell’articolo. Un passaggio che non è bastato a esplicitare la natura delle foto pubblicate che comunque non tolgono niente al tenore della notizia, che rimane il dato di fatto di questa vicenda, che il campo di padel rimane ad essere chiuso.

Ora dopo la risposta del consigliere comunale sono 3 le domande che a tutti sorgerebbero spontanee:

  • se ci sono stati dei lavori di ripristino evidentemente il campo avrà avuto dei problemi sicuramente non inerenti al suo consumo naturale, visto il tempo di attività dell’opera. Questo dunque non conferma quanto scritto su questa testata?
  • se questi lavori sono stati certificati a marzo 2023 come mai il campo è ancora chiuso?
  • ci risulta che la gestione degli impianti sportivi sia stata recentemente assegnata al precedente gestore. Come mai nel suo post si legge di una procedura ancora in essere?

Sarebbe utile allora sapere, ancora, se per l’assegnazione di questo campo si stia portando avanti una procedura diversa dagli altri impianti, che rientrano tutti in un unica gestione. A questo punto, se fosse così, sarebbe curioso sapere il perché di questo trattamento speciale, considerando che un’associazione cittadina ha già avanzato da tempo la richiesta di gestione di questo campo.

Il dato di fatto rimane comunque sempre quello, il campo rimane chiuso.

Per questo non possiamo che rimandare al mittente le stucchevoli considerazioni sull’informazione, invitando il consigliere Scorrano a leggere bene gli articoli senza soffermarsi solo sulle immagini.

Nasce il circolo di Fratelli d’Italia a Ugento

L’annuncio dei promotori Alberto Ghezzi e Eugenio Ozza è arrivato via social: domani venerdì 15 settembre 2023 ci sarà la prima riunione del gruppo politico di Fratelli d’Italia Ugento alla presenza dell’On.le Erio Congedo e il Cons. Reg.le Antonio Gabellone.

La prospettiva è quella dell’apertura di un circolo cittadino che possa da subito avere un ruolo attivo nella politica cittadina, contando su tesserati illustri anche all’interno della giunta comunale. Sono infatti due gli assessori che sembrano aver aderito al partito della premier Meloni, spostando dichiaratamente a destra l’asse d’azione della maggioranza.

Una notizia sicuramente non di secondo piano e che rischia di avere contraccolpi fattivi sula tenuta della maggioranza di governo a Ugento, che dopo essersi accostata al Pd di Loredana Capone rappresentata dal consigliere Vincenzo Scorrano, vede ora l’ufficialità della presenza al suo interno di tesserati di un movimento avverso al PD.

Si va così alla creazione di un “cosa strana”, un inguacchio politico di proporzioni bibliche che vedrà il governo di Ugento essere retto da un’alleanza PD- Fratelli d’Italia, in quello che rischia di essere un unicum nazionale sacrificato sull’altare del potere. Ma la cosa più strana sarà l’eventualità di avere esponenti dello stesso movimento seduti sia in maggioranza che in opposizione, sottolineando ancora di più la schizofrenia di un sistema politico che a Ugento sembra aver perso la bussola.

Con queste premesse non resta che aspettare l’incontro di domani, con le parole di Congedo e Gabellone che potrebbero sancire uno spartiacque nella vita politica cittadina. Una svolta che dipenderà sicuramente anche dal successo numerico delle adesioni di questo movimento che fino ad ora sembra aver attirato l’attenzione di molti cittadini impegnati a Ugento, anche tra coloro che in passato hanno già seduto in consiglio comunale a Ugento.

Il campo di padel di Ugento non riaprirà

È con un senso di profonda amarezza e indignazione che apprendiamo la notizia che ormai era nell’aria: il campo di Padel di Ugento, un luogo che poteva rappresentare il cuore pulsante della nostra comunità sportiva, non riaprirà mai più le sue porte. Dopo aver letto l’articolo pubblicato su ozanews.it, è passato più di un anno e solo ora iniziano a circolare notizie ufficiose circa la sorte del campo di Padel di Ugento che a quanto pare non riaprirà più per le ingenti spese occorrenti alla sua risistemazione.

Sono stati spesi centinaia di migliaia di euro per la costruzione e il rinnovo del campo di Padel di Ugento. Si tratta di una somma incredibilmente ingente, che dovrebbe aver portato a un’infrastruttura sportiva di prim’ordine, accessibile a tutti i cittadini e un punto di orgoglio per la nostra comunità.

Tuttavia, la realtà è ben diversa. Nonostante questi enormi investimenti, il campo di Padel è rimasto chiuso e in stato di abbandono. Le promesse di un futuro radiante per gli amanti di questo sport sono state tradite, e i cittadini di Ugento sono stati privati di un luogo di aggregazione, di divertimento e di competizione.

padel di ugento
una foto dall’alto del campo di padel di Ugento

La Mancanza di Giustificazioni Plausibili

Ciò che rende ancora più inaccettabile questa situazione è la mancanza di spiegazioni chiare e plausibili da parte delle autorità competenti. Come cittadini di Ugento, abbiamo il diritto di sapere come e perché un progetto così ambizioso e costoso sia stato abbandonato.

Non possiamo accettare il silenzio come risposta. È nostro dovere esigere trasparenza e responsabilità da parte delle istituzioni che gestiscono le risorse pubbliche. Chiediamo che venga condotta un’indagine approfondita per fare chiarezza su come siano stati spesi i fondi e perché il campo di Padel non sia stato aperto al pubblico come previsto.

Questa situazione va oltre l’aspetto finanziario. Il campo di Padel era un luogo dove le persone potevano praticare uno sport sano, socializzare e creare legami all’interno della comunità. La sua chiusura ha un impatto negativo sulla salute fisica e mentale dei cittadini, oltre a togliere un’opportunità di sviluppo e crescita per i giovani.

Il campo di Padel di Ugento rappresentava una promessa di crescita e sviluppo per la nostra città. La sua chiusura è un tradimento delle aspettative dei cittadini e una violazione della fiducia che abbiamo riposto nelle istituzioni. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questa ingiustizia. Dobbiamo lottare per il ripristino del nostro campo di Padel e per una maggiore responsabilità nell’uso dei fondi pubblici.

Non c’è due senza tre: le coste prese d’assalto dalla criminalità

Nei mesi scorsi abbiamo scritto che oltre ad essere secondi nella classifica nazionale per le bandiere blu 2023, la nostra regione vanta anche il non meno brillante secondo posto nella classifica stilata da Legambiente nell’ultimo Rapporto Ecomafia 2023, per quanto riguarda la “pressione” dell’illegalità sull’ambiente. 

Si dice spesso che “non c’è due senza tre”. Ed in effetti, possiamo vantare un ulteriore secondo posto, assegnatoci sempre da Legambiente che ha recentemente pubblicato il suo annuale dossier “Mare Monstrum 2023”, ove viene analizzata l’illegalità perpetrata a danno del mare.
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Il “mare violato”, oltre a concentrarsi nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa, registra il primato della Campania con 3345 reati, seguita dalla Puglia con i suoi 2492 reati. Tutte violazioni che riguardano i seguenti settori: ciclo illegale dei rifiuti e mare inquinato; pesca di frodo, illegalità nel ciclo del cemento e violazioni del codice della navigazione, del codice della nautica da diporto e della normativa sulle aree protette. Se le violazioni penali sono cresciute del 3,1%, le violazioni amministrative hanno subito un incremento del 13.1%, segnale di evidenti fenomeni di aggressione al patrimonio naturale delle regioni costiere. Ragionando in termini economici, l’attività repressiva posta in essere dal Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera e della Forze di polizia, riferibile ai sequestri ed alle sanzioni amministrative, ammonta a 486 milioni di euro.  

Il ciclo illegale del cemento, ovvero la realizzazione abusiva di immobili e l’occupazione di suolo demaniale, è strettamente legato al mercato delle costruzioni ove si intrecciano violazioni in materia di urbanistica, gestione illecita di cave e paesaggistico – ambientale. Sembra non arrestarsi il fenomeno di tanti assaltatori delle coste, spesso con il beneplacito ed il silenzio della pubblica amministrazione, che non rinunciano alla passione per la villetta vista mare od alla realizzazione illegale di strutture balneari prive di qualsiasi legittimità legale. Fenomeno, peraltro, molto frequente e ben noto nel Salento.

Tra le proposte avanzate da Legambiente, di interesse sono quelle relative alla possibilità, tramite modifica normativa, di conferire al Prefetto il compito di demolire le costruzioni abusive oggetto di ordinanze di demolizione emesse dai comuni e spesso non eseguite. Vi è poi la richiesta di adozione di adeguati strumenti normativi contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata. Sarebbe auspicabile la previsione di adeguate sanzioni pecuniarie con la chiusura immediata per un tempo ristretto della pescheria o di quel ristorante, i cui titolari avessero acquistato prodotti ittici da pescatori sportivi. 

Concessioni demaniali, spiagge libere e discrezionalità di un comune costiero

Il Consiglio di stato si è recentemente espresso su una vicenda relativa ad una richiesta di un imprenditore turistico di ampliare l’area demaniale marittima già in concessione. Il Tar Lecce gli aveva già rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento di diniego dell’Ente locale. Non veniva accolta neanche la domanda di risarcimento per il danno che gli sarebbe derivato.

Intanto per i giudici leccesi l’Amministrazione comunale esperisce valutazioni che rispondono a criteri di ampia discrezionalità, sindacabili solo se irragionevoli ed illogici, di modo che la scelta di concedere spazi di arenile va fatta considerando sempre il superiore interesse pubblico a garantire la libera balneazione. Ciò che è opportuno evidenziare, in quanto principio confermato dal Consiglio di Stato interessa l’ampia discrezionalità di un comune costiero in ragione del coinvolgimento di interessi pubblici collettivi fondamentali. 

Il lido del mare e le spiagge sono beni pubblici puri, in quanto non rivali, né escludibili, essendo accessibili a tutti e suscettibili di godimento congiunto simultaneo di più soggetti. L’uso ad opera di taluno non esclude il pari utilizzo contemporaneo ad opera di altri.

Una concessione demaniale, per la quale si chiede l’ampliamento, esclude o limita l’uso generale della collettività. Il Comune preposto all’esercizio delle funzioni amministrative sul demanio marittimo (gestione!) deve necessariamente valutare le esigenze del pubblico uso (ad esempio coloro che con ombrelloni e sdraio frequentano la spiaggia libera) e che il concessionario versi un canone in funzione del vantaggio che gli deriva dall’utilizzo esclusivo di quel tratto di spiaggia, oltrechè in ragione di un compenso connesso al pregiudizio sofferto dalla collettività per la sottrazione, ovvero limitazione del libero uso del litorale. 

Una concessione demaniale è una limitazione dell’uso esclusivo di una parte di spiaggia, che è e rimane un bene pubblico, a favore di un soggetto privato che persegue su quella spiaggia, per mezzo di un’organizzazione privatistica, finalità pubblicistiche. Elemento imprescindibile di ogni concessione di beni pubblici in quanto scopo e ragione essenziale. Già l’art. 37 cod. nav. stabiliva che laddove vi siano più richieste di concessione, è rimessa al giudizio discrezionale, ora del comune costiero, la valutazione in ordine alla migliore rispondenza di un certo utilizzo anziché di un altro rispetto ad un più rilevante interesse pubblico. 

Un’amministrazione comunale deve “bilanciare” le esigenze connesse al vantaggio per la collettività in ragione delle finalità pubbliche, per le quali il bene è concesso in uso ad altri, e gli effetti legati allo svantaggio che deriverebbe per la stessa collettività a causa della temporanea sottrazione del bene all’uso libero e generalizzato. Un uso appunto libero e generalizzato cui la spiaggia è naturalmente o potenzialmente destinata. 

Questa sentenza è importante perché stabilisce che un comune costiero è legittimato a ritenere il libero utilizzo della spiaggia maggiormente utile per la collettività rispetto all’affidamento in concessione. L’interesse pubblico legato ad un utilizzo libero di un tratto di arenile è preminente rispetto alle finalità economiche ed imprenditoriali e alle utilità pubbliche per la collettività derivanti da un atto concessorio. Non è censurabile l’azione pubblica di un ente locale che voglia/decida di mantenere un utilizzo degli arenili tale da soddisfare appieno l’interesse pubblico, prevedendo maggiori spiagge libere. 

Al di là dell’esistenza o meno di un piano delle coste approvato, rimanendo comunque applicabili le indicazioni del piano regionale che predilige prevalentemente e prioritariamente gli interessi della collettività a ridosso dei centri abitati, ogni comune costiero può effettuare delle scelte rimanendo vincolato al più proficuo utilizzo del demanio marittimo. Il futuro delle nostre spiagge, con gli inevitabili risvolti politici, costituiranno una sfida ed un banco di prova per chi amministrerà il nostro territorio, essendo ormai improcrastinabili gli obblighi ed i vincoli dell’Unione europea in tema di “concessioni demaniali”, per le quali non vi potranno più essere provvedimenti di proroga. Dal 1° gennaio 2024 tutto dovrà cambiare.

Ma rispettiamo davvero i nostri emigranti?

Negli ultimi tempi, il dibattito sulla tutela degli emigranti ha assunto un significato ancora più profondo, soprattutto alla luce di storie come quella dei coniugi Greco, che ci richiamano all’importanza di trattare con rispetto e giustizia coloro che hanno scelto di lavorare lontano dalla propria terra natia. L’esperienza di migliaia di Ugentini iscritti al registro AIRE è un patrimonio da preservare e valorizzare, poiché rappresenta un legame speciale con la nostra comunità. La recente introduzione della festa dell’emigrante a Ugento è un passo nella giusta direzione, ma dobbiamo andare oltre le celebrazioni e assicurarci che gli emigranti siano adeguatamente tutelati e rispettati. Queste persone hanno abbandonato il conforto delle loro case e delle loro famiglie, spesso lavorando duramente in terre straniere per garantire un futuro migliore per sé stessi e per i loro cari.

Il registro AIRE testimonia la numerosa presenza di quasi 3500 Ugentini d’origine che hanno fatto questa scelta coraggiosa. Questo dato non può essere solo un numero su una pagina, ma dovrebbe ispirarci a riflettere sul valore di ciascuna di queste storie di vita.
Le celebrazioni sono meritate e dobbiamo onorare l’impegno di coloro che, con sacrificio e dedizione, hanno contribuito all’arricchimento sociale, culturale ed economico del nostro paese.
La storia dei coniugi Greco, però, ci offre anche una lezione importante sulla responsabilità della politica. Non possiamo permettere che le promesse elettorali rimangano solo parole al vento. È compito della politica vera e autentica che le persone siano trattate con giustizia, che le loro lotte non siano ignorate e che i loro diritti protetti siano. Ma è anche compito di noi elettori rivendicare tutto ciò, vigilando costantemente sull’operato di chi è chiamato a rappresentare la nostra comunità nelle istituzioni. La tutela degli emigranti dovrebbe essere un impegno collettivo: istituzioni, comunità e singoli cittadini devono
collaborare per garantire che ogni persona che abbia scelto di allontanarsi dalla propria terra abbia l’opportunità di essere accolta con rispetto e considerazione quando decide di tornare.


Mentre celebreremo la festa dell’emigrante e onoreremo le storie di successo degli emigranti Ugentini, ricordiamoci sempre che il vero segno di rispetto e gratitudine sta nell’assicurare che le loro speranze, i loro sforzi e le loro sfide non verranno mai dimenticati. Questa è la strada da percorrere per creare una comunità forte, inclusiva e solidale, che guarda al futuro senza dimenticare il passato. Per questo l’esproprio di AQP d cui parleremo in questo numero non può che rappresentare una profonda ferita che segna per sempre la nostra comunità, una ferita che impiegherà anni a rimarginarsi e di cui in pochi potranno dimenticare. Ma c’è ancora tempo per rimediare, se solo le istituzioni del nostro paese andassero nella giusta direzione, quella cioè della tutela e della difesa dei nostri emigranti.

Continua la telenovela dello smaltimento rifiuti a Ugento: revocato il contratto

Nella lotta contro l’inquinamento ambientale e l’inefficienza amministrativa, la vicenda dell’appalto dei servizi di gestione integrata dei rifiuti solidi urbani a Ugento emerge come una rappresentazione lampante delle complesse sfide che le comunità e le autorità locali devono affrontare.

L’annuncio della revoca del contratto di appalto all’Ecotecnica srl ​​/ Axa srl, con l’obbligo per l’azienda di garantire l’esecuzione del servizio in attesa del subentrante, sembra un passo avanti verso una migliore gestione delle risorse ambientali, duramente messe alla prova da anni di inerzia e disservizi che si traducono in un territorio mai come ora inondato dai rifiuti. Tuttavia, il dietro le quinte di questa vicenda racconta una storia di procedure opache e di interessi economici, che richiede una riflessione più approfondita.

La storia inizia nel 2013, con la costituzione dell’Associazione di Raccolta degli Oneri (ARO) tra i comuni di Acquarica del Capo, Presicce, Taurisano ed Ugento. L’obiettivo era quello di creare una gestione integrata dei rifiuti che tenesse conto delle specificità territoriali e socio-economiche di questi comuni. Nel 2016, venne approvato un piano industriale che avrebbe dovuto guidare l’intero processo.

Tuttavia, il percorso verso un sistema di gestione adeguato è stato segnato da ostacoli e questioni giuridiche. La gara d’appalto indetta nel 2016, che avrebbe dovuto premiare l’offerta più vantaggiosa per il “porta a porta”, ha visto l’aggiudicazione dell’ATI Ecotecnica-Axa. Ma le controversie legali si sono gettate ombre sulla regolarità di questo accordo.

La sentenza del Consiglio di Stato nel 2020 ha rilevato l’irregolarità contributiva dell’ATI aggiudicataria. Questo ha aperto la strada alla risoluzione anticipata del contratto, ma anche a una serie di ricorsi, diffide e interventi legali da parte delle parti coinvolte. Nel frattempo, l’ARO ha cercato un nuovo subentrante, ma l’ATI Gial Plast ha rifiutato le condizioni, portando al coinvolgimento dell’ATI Sangalli-Teorema.

L’ATI Sangalli ha mostrato disponibilità a subentrare, ma a condizioni che riflettessero la complessità della situazione e la quantificazione degli impegni finanziari. Questo passo avanti sembra indicare una via d’uscita dalla situazione di stallo, ma resta il fatto che tutto ciò ha richiesto tempo e risorse considerevoli, con diversi servizi già pagati dai cittadini di Ugento che non sono stati effettivamente erogati.

La vicenda di Ugento mette in evidenza le sfide della gestione dei servizi pubblici, soprattutto in ambiti delicati come l’ambiente. Le procedure di gara devono garantire trasparenza e concorrenza legale, evitando le pieghe oscure delle controversie legali. Inoltre, le autorità dovrebbero essere in grado di agire in tempi rapidi per risolvere situazioni di stallo, evitando ulteriori ritardi e inefficienze.

Una constatazione quanto mai attuale soprattutto a Ugento, dove importanti gare legate alla gestione degli impianti sporti e dei beni museali sono ormai alle porte. L’interesse pubblico dovrebbe essere la stella polare che guiderà l’amministrazione nell’assegnazione di questi importantissimi assets cittadini, dai quali dipendono direttamente le vite di diversi cittadini. Sarebbe importante riuscire ad invertire una tendenza che vede importanti fondi pubblici finire in aziende di fuori paese, riuscendo a valorizzare l’impegno cittadino.

Ma la questione deve essere approfondita soprattutto dal punto di vista politico, con l’appalto che ha portato alla gestione Ecotecnica che non è stato mai effettivamente rispettato, per colpe che continuano ad essere rimpallate tra il pubblico e il privato, evidenziando come il vulnus non può che essersi verificato in fase progettuale, con un bando scritto male e finito molto peggio.

I risultati di questa gestione sono sotto gli occhi di tutti: eco centri che funzionano a singhiozzo e ranghi ridotti, campagne invase dai rifiuti, bordi strada ridotti a cloache, marciapiedi invasi dall’erbacce, topi e scarafaggi che camminano indisturbati nel centro storico e nelle marine di Ugento. Una situazione che è troppo semplice imputare solo all’azienda che oggi è stato ufficialmente sollevata dall’incarico, nella speranza che la situazione in futuro possa migliorare.

A tutto questo si aggiunga lo stato di agitazione ormai perenne in cui sono costretti alcuni lavoratori del settore, una vicenda di cui già più volte abbiamo scritto.

In definitiva, la vicenda di Ugento non è solo una storia di contratti revocati e subentranti, ma è un richiamo all’importanza di una governance efficace, trasparente e responsabile.

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