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Piazza Italia diventa un’enorme rotatoria quadrata

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nuovo piano traffico piazza italia

Varato il nuovo piano traffico per sanare le criticità emerse dopo la costruzione delle piste ciclabili in Piazza Italia. La soluzione escogitata prevede un unico senso di marcia su tutte le strade che costeggiano la piazza. Questo dovrebbe riuscire a risolvere i pesanti ingorghi che, soprattutto il sabato mattina in coincidenza con il mercato settimanale, si formano lungo gli incroci che intersecano con la piazza.

Via acquarelli diventa dunque a senso unico per un breve tratto, quello che porta da via Martiri d’Ungheria a via Mura Messapiche, stessa sorte per via ancona che parallelamente diventa a senso unico nel senso opposto, sempre fino a via Martiri d’Ungheria.

Una soluzione curiosa vista l’enorme carreggiata che ha sempre contraddistinto le strade lungo questa piazza, importante non solo per il mercato del sabato, ma anche per le numerose attività commerciale che ci lavorano tutti i giorni.

Evidente è come i recenti lavori di costruzione delle piste ciclabili hanno inevitabilmente compromesso il traffico della zona, costringendo l’amministrazione a questa scelta. Ma a questo punto la domanda è: valeva la pena stravolgere il traffico di questa importante piazza solo per prendere un finanziamento da 600mila euro dalla comunità europea?

Nuove giostrine in Piazza Immacolata

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nuove giostrine

I cittadini che vivono nei pressi di Piazza Immacolata , avranno sicuramente notato che accanto al monumento in memoria dei caduti della Guerra, sono stati collocati dei giochi per bambini.
Ma non sono giochi uguali agli altri; hanno la particolarità che sono giochini che possono essere utilizzati da bambini affetti da disabilità.
Muniti di rampe per consentire al bambino disabile la possibilità di poter sedere sulla sedia del gioco il “ Girasole “


È stato posto un cartello nei pressi del gioco che spiega dettagliatamente le modalità e le norme di sicurezza affinché il bambino possa vivere una esperienza di gioia e di felicità in completa sicurezza sempre sotto la supervisione del proprio genitore.
Sulla giostrina “ Girasole” appare la scritta “ Giochiamo tutti insieme “.
La breve frase è fortemente indicativa di un invito e allo stesso tempo sottolinea quella che dovrebbe essere la normalità in un contesto sociale come può essere lo scenario ludico dove bambini di differenti fasce d’età e di provenienza familiare differenti, accomunati solo dalla carrozzina , si incontrano per vivere un momento di serenità.

La festa è finita. Con meno turisti dobbiamo tornare a lavorare davvero

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La notizia è di quelle che fa tremare i polsi: è iniziata l’inversione del trend turistico in Puglia, come ampiamente predetto da più parti e non solo da esperti del settore. Fatto sta che oggi il dato è ufficiale ed è testimoniato dal 1° REPORT DI ANALISI ECONOMICO -TERRITORALE PER UNIONCAMERE PUGLIA

I numeri sembrano testimoniare una sensibile contrazione delle richieste e prenotazioni. Un fenomeno che si spiega facilmente nella voglia dei vacanzieri di tornare alle mete di un tempo, precluse da due anni di pandemia. Ma non solo.

Gli ultimi due anni hanno segnato un vero e proprio exploit del turismo in Puglia. Numeri drogati da flussi che mai torneranno e che qualcuno ha maliziosamente spacciato per turismo duraturo. Ma le bugie come si sa hanno le gambe corte ed oggi iniziamo a leggere i primi dati reali che ci riportano alla dura realtà: la Puglia e più nello specifico il Salento si sta riassestando su numeri reali, ben lontani da quanto auspicato dai più miopi, coloro che profetizzano uno sviluppo senza fine e senza regole che dovrebbe portare le nostre spiagge a competere con la riviera romagnola.

La realtà è invece ben diversa: un mercato turistico mordi e fuggi, basato su 40 giorni di pieno lavoro e la pretesa di un incasso bastevole per l’esigenze di un intero anno, passato ad aspettare a braccia incrociate la prossima stagione.

In Puglia 1 impresa ricettiva su 2 stima di avere perdite in

bilancio, in linea con la media Italia (54%).

Tale orientamento risulta coerente con quanto evidenziato

in precedenza: la concentrazione dei flussi turistici nei soli

mesi di luglio ed agosto, nonché le problematiche

riscontrate nella gestione delle misure di sicurezza imposte

dalla pandemia e nel reperimento del personale

stagionale, spingono le imprese verso pronostici orientati

alla cautela.

Infatti, il 31% delle imprese ricettive stima di raggiungere

almeno il pareggio (Italia 26,7%); mentre solo il 19,6%

prevede utili (Italia 19,3%).

Superiore rispetto alla media nazionale la flessione della

stima dei ricavi rispetto al 2020: pari al -13% per la Puglia

e al -9,6% per l’Italia.

un estratto dal report
Report-sul-turismo-2-1

Il dato che più preoccupa nel report è sicuramente il -13% di strutture che operano sulla piattaforma Airb&B , che se da una parte può far intravedere una crisi del settore, dall’altro mette in luce un altro odioso fenomeno del turismo salentino: l’affitto clandestino di case vacanze. Un fenomeno che uccide il mercato, abbassa la qualità e soprattutto mette in cattiva luce un intero comparto che da anni lotta per il miglioramento dell’offerta turistica del nostro paese.

Il timore è che inizino a venire al pettine problemi annosi del nostro territorio, messi sotto lo zerbino e fatti dimenticare da un’economia turistica basata sullo sciacallaggio più che sulla valorizzazione del territorio.

L’inadeguatezza delle infrastrutture, la costante carenza di personale qualificato e il dilagante fenomeno dell’evasione fiscale potrebbero presto deflagrare nel collasso di un sistema che sta tenendo in piedi l’economia di una regione intera.

Ma come porre rimedio a questa situazione e tentare di invertire un trend che sembra ormai consolidarsi? Molto difficile dirlo. Gli studi e l’attenzione sul settore continuano ad aumentare e le ricette sembrano concordare tutte su un punto: bisogna alzare l’asticella della qualità della nostra offerta turistica, puntando soprattutto sui giovani.

Il caso di Ugento è di per se quanto mai significativo: 20 anni fa si è scelto di puntare sul turismo famigliare. Oggi Ugento è la seconda meta per presenze in Puglia rimanendo l’ottavo paese più povero della provincia (dati Istat) con un pil pro-capite rimasto sostanzialmente invariato (11 896€), al contrario di altre località turistiche che hanno visto aumentare sensibilmente la ricchezza del loro tessuto sociale (Gallipoli era a quasi 16mila euro nel 2015).

i dati del 2015

L’indice di pressione turistica misura l’impatto che i flussi

turistici hanno sul territorio e sulla popolazione residente

nonché sul turista stesso. L’indicatore percentuale è

calcolato come rapporto tra le presenze turistiche diviso la

popolazione residente, moltiplicate per 365 giorni.

La Puglia registra un indice di pressione turistica pari allo

0,7, valore prossimo alla media nazionale.

A livello provinciale, Foggia e Lecce registrano valori

dell’indice (rispettivamente 1,4 e 1,2) superiori non solo alla

media regionale ma anche a quella nazionale.

Tali valori, come analizzato in precedenza, dipendono

dall’«affollamento estivo» dovuto alla concentrazione dei

flussi turistici nei soli mesi di luglio ed agosto. Infatti, se si

considerassero solo le giornate dei due mesi estivi (60),

invece che su tutto l’arco dell’anno, la pressione sarebbe più

rilevante tale da provocare, inevitabilmente, effetti negativi

sia nella percezione dei turisti che della popolazione locale.

dal report

Una realtà sotto gli occhi di tutti: Ugento in 20 anni ha visto perdere i suoi giovani, con una situazione che si è tradotta in un’economia gerontocentrica che sta portando il nostro territorio ad una lenta morte per asfissia dovuta anche ad una pressione antropico-turistica ormai insostenibile, come testimoniato anche dal report.

In quest’ottica il turismo, quello buono e ben fatto, potrebbe essere la nostra ultima occasione per mettere finalmente a frutto le competenze maturate dai nostri giovani eccellenti, costretti a emigrare da un sistema che invece di valorizzarli li svilisce con paghe da fame e metodi caporalistici.

Sembra venuto il tempo da parte delle vecchie generazioni di passare la mano. Questo non è più un auspicio, ma una reale questione di vita o di morte. Il nostro territorio grida questo, sta a noi ascoltarlo.

Le zeppole di San Giuseppe

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zeppole di san giuseppe

Ciao beddhazziiii
Il numero di marzo non puo’ che essere dedicato alla regina dei dolci fritti salentini che si prepara il giorno di San Giuseppe per la festa del papà: la zeppola di San Giuseppe.
I forni e le pasticcerie salentine sono in fermento durante la settimana che precede la festa per la preparazione di questa dolcissima delizia che ora si consuma tutti i giorni dell’anno in versione mignon, ma trova tutto il suo fascino e il suo perchehè nel formato originale e proprio nel giorno della festa del papà: il 19 marzo.


Ma perchè solo e proprio in quel giorno?
La risposta la troviamo andando molto indietro nel tempo.. “in quel tempo” come recita il Vangelo, quando San Giuseppe si narra vendesse della pasta fritta girata nello zucchero, sul suo carretto durante il viaggio verso Nazareth in cambio di frutta o di altri beni necessari alla sopravvivenza.
Ma la pasta choux di cui si compongono le zeppole trova origini assume versioni diverse nel tempo e nella storia passando dalle corti napoletane a quelle fiorentine, dove i pasticceri di corte delizia amo il palato dei loro signori con bignè alla crema, alla frutta e al cioccolato o semplicemente con frittelle allo zucchero.
Ma veniamo ai giorni nostri.

Ingredienti
100gr. acqua
100gr. farina tipo 0
100gr. uova (circa 2 uova intere)
50gr. burro o margarina o strutto
Un pizzico di sale
Un pizzico di cannella
Un cucchiaino di zucchero

Crema pasticcera per zeppole
Un lt di latte intero o di panna liquida
Oppure 500ml latte e 500ml panna
120gr. amido di mais
6 tuorli d’uovo
250gr. zucchero


Per ottenere la crema al cioccolato basta aggiungere un po’ di cacao amaro setacciato alla crema fredda fino al colore fino al colore desiderato.
Per i piu’ golosi aggiungete un po’ di crema alla nocciola (la più famosa Nutella).

Vi serviranno:
2 sacapoche di stoffa
3 beccucci a stella di cui 2 n°16 (per dare forma alla zeppola e per la crema) e 1 n°14 (per i ciuffetti al cioccolato)

Procedimento
Mettiamo sul fuoco acqua e burro con sale, zucchero e aromi.
Portiamo a bollore. Aggiungiamo la farina precedentemente setacciata, la aggiungiamo tutta d’un colpo e la amalgamiamo energicamente al liquido.
Spegniamo il fuoco e spostiamo la pentola. Aspettiamo qualche minuto che si raffreddi.
Aggiungiamo le uova una alla volta. Questo passaggio è il più importante ed è quello che determina la buona riuscita o il fallimento della pasta choux.
Aggiungo un uovo e giro con cucchiaio di legno per non alterare la temperatura. Una volta che è perfettamente assorbito dall’impasto e asciutto aggiungo l’altro uovo Vi consiglio di pesare le uova, di sbatterle con la frusta e di unirle al composto “a filo”. Un filo per volta, man mano si assorbe. Così non sbaglierete!


Tutto qui! La nostra pasta choux è pronta. Facile no?
Ora la parte più divertente. Rilassatevi. Il grosso del lavoro è fatto. Adesso fate un sorriso e datevi una pacca sulla spalla. Siete state brave e avete appena realizzato una base da vera pasticceria!
Ora divertitevi con i vostri bimbi a preparare la crema pasticcera!
Lavorate con una frusta o un cucchiaio tuorli e zucchero, aggiungete poi l’amido. Girate a freddo fino a formare una cremina senza grumi. Ora scaldate (non bollite mi raccomando) il latte o la panna sul fuoco con dei semi di bacca di vaniglia in una casseruola di acciaio.
Versate ora il composto preparato prima e cominciate a girare con la frusta sempre da un lato a fuoco medio senza mai spostarvi. Ci vorranno circa tre minuti perche’ vada a bollore. Ma non muovetevi. Appena compaiono le prime bolle, quelle grandi, la crema è pronta. Spegnete e spostate subito dal fuoco. Coprite direttamente la crema con la pellicola la crema, non sulla pentola. Attaccate la pellicola sulla crema in modo che non si formi quella fastidiosa patina gelatinosa una volta raffreddata. Laciamo raffreddare per bene la crema e andiamo a realizzare le nostre zeppole. Ritagliamo dei quadrati di carta forno della dimensione di circa 15×15 cm.
Riempiamo di pasta la sacca con beccuccio n°16 e spingiamo forte sulla carta per creare un cerchio dello spessore di circa 2cm. Al centro del cerchio tracciamo allo stesso modo una striscia.
Mettiamo a scaldare in una casseruola alta e capiente abbondante olio di semi di girasole o di arachidi.
Raggiungiamo il punto di fumo sui 180° e cominciamo a friggere le nostre zeppole prendendole insieme al quadratino di carta dove sono posizionate e capovolgiamole nell’olio. Dopo qualche secondo la carta si staccherà da sola. Possiamo rimuoverla e continuare la cottura. Girando la zeppola da un lato e dall’altro fino a quando avrà raggiunto un colore dorato. Scolare in abbondante carta assorbente da cucina.
Per una cottura leggera non unta vi consiglio di testare prima la temperatura dell’olio: appena appaiono le venature immergiamo un pezzettino di pasta.. Se risale subito, l’olio è pronto altrimenti è il caso di aspettare un po’.
Mettete poche zeppole alla volta altrimenti la temperatura di abbasserà (ecco perchè le sentite poi piene di olio).
E quelle al forno? Detto fatto! Per quelle al forno non avete bisogno di posizionare le zeppole sui quadrati di carta forno ma formatele pure su un unico foglio su una teglia, distanziate una dall’altra di 3 cm. Infornate a forno preriscaldato a 220° per 5 minuti, abbassate poi a 190° per 15 minuti, e poi spiffero x 5 minuti. Cos’è lo spiffero? Forno spento e porta socchiusa da un cucchiaio di legno.
Lo spiffero è molto importante per l’asciugatura della pasta.
Il forno statico è meglio. Con queste temperature e questo sistema vi assicuro zeppole alte, gonfie e vuote all’interno. Lo stesso risultato lo otterrete con i bignè. Provare per credere!
Passiamo alla farcitura, che in questo caso è più una guarnizione visto che viene fatta all’esterno della pasta.
Passiamo le zeppole fritte nello zucchero semolato.
Riempiamo la sacapoche con beccuccio n°16 di crema pasticcera e con le stessi movimenti e la stessa pressione eseguita per creare la zeppola ne delineiamo i contorni. Ora facciamo i ciuffetti al cioccolato con un altra sacapoche con beccuccio n°14.
Per le zeppole al forno procediamo allo stesso modo ma prima di guarnire con la crema diamo una spolverata di zucchero a velo.
Le nostre zeppole sono pronte!

Il coraggio di denunciare

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il coraggio di denunciare

Quando si parla di donne e di pari opportunità non può non prendersi in considerazione il problema, a dire il vero storico, della condizione sociale della donna. Fin troppo spesso vittima di violenze, le donne ha vissuto un periodo di maggiore criticità durante il periodo di pandemia: infatti, le convivenze forzate dalle restrizioni adottate dal governo hanno determinato un aumento del 10 – 15 % gli episodi di violenza.

Da diversi anni a questa parte il legislatore ha inteso rafforzare la tutela della donna vittima di violenze. In questo senso si dirige il c.d. “Codice Rosso”: infatti, la Legge 19 luglio 2019, n. 69, contenente “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alle altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, è composta da 21 articoli i quali individuano un catalogo di reati attraverso i quali si esercita la violenza domestica e di genere. Tali norme, da un lato inaspriscono le pene per numerosi reati in cui la donna è vittima di violenze, dall’altro prevede una corsia preferenziale in ambito processuale al fine di accelerare i tempi di giustizia.

In tutto questo, tuttavia, il vero problema è rappresentato dal coraggio: il coraggio di denunciare, il coraggio di raccontare, il coraggio di doversi “confidare”, il coraggio di chiedere aiuto. Non è facile. Fin troppo spesso subentrano le paure: la paura di ritorsioni da parte del convivente e la paura di non poter trovare “giustizia”.

Ma non è così. Bisogna avere fiducia nelle istituzioni e bisogna denunciare! Solo in questo modo è possibile recuperare la serenità e la dignità ingiustamente perdute. Avere il coraggio di denunciare e di chiedere aiuto non può che essere di sollievo e costituire il primo passo verso la serenità di cui tutte le Donne hanno bisogno.

Troppo Martina per l’Ugento. Lo scontro al vertice finisce 3-0

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martina ugento eccellenza

Troppo forte il Martina per l’Ugento, che prende tre gol in casa della capolista. Un risultato che permette a Sava e Gallipoli di agganciare ASD Ugento in seconda posizione con 39 punti.

Il coraggio che manca

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È molto frequente che in piccole realtà come la nostra, chi amministra la cosa pubblica tenda a far apparire ciò che in realtà non corrisponde alla realtà delle cose. Non c’è dubbio sulla buona fede, ma occorrono alcune riflessioni che aiutino ogni ugentino a rendersi conto di come vengano spesi i suoi soldi. Volutamente o per pura “sopravvivenza” dimentica il suo diritto ed il suo dovere di contribuente di interessarsi del perché, dove, quando e del come vengano spesi i suoi denari. Se tali spese abbiano o meno apportato un giovamento alla collettività.

Non è più il tempo di coloro che Antonio Gramsci definiva “indifferenti”. Di coloro che si lamentano in piazza, al bar o sui social. I cosiddetti “leoni da tastiera”. Che non partecipano ai lavori di un Consiglio comunale o di una Commissione. Che non sanno dell’esistenza di un albo pretorio on -line. Per fortuna la tecnologia consente di informarsi e di essere informati.

Se Filippo Turati, in un celebre discorso pronunciato alla Camera il 26 giugno del 1920, parlò di “Rifare l’Italia”, oggi è più che mai necessario “Rifare Ugento”. In tutti i sensi!.

Il principio di economicità stabilisce che nello svolgere la sua attività, la Pubblica Amministrazione deve usare il minor dispendio di mezzi e strumenti, intesi anche nel senso strumentale e non solo monetario. L’attività amministrativa deve evitare ogni spreco, utilizzare in maniera razionale e intelligente le risorse materiali e personali, ottimizzando i risultati e i profitti.

Istituito nel 1987, anno europeo dell’Ambiente, la Bandiera Blu è un riconoscimento internazionale a carattere volontario, che viene assegnato annualmente alle località turistico-balneari che rispettino criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. La partecipazione al programma e l’ottenimento di questo eco-label riassumono sostanzialmente un’azione di indirizzo politico – amministrativo che delinea un percorso programmatico che le località rivierasche, come la nostra, decidono di intraprendere attraverso un processo di sostenibilità ambientale.

Una spiaggia può ottenere la Bandiera Blu se è ufficialmente designata come area di balneazione a livello nazionale (o internazionale), con almeno un punto di campionamento per le analisi delle acque di balneazione. La spiaggia deve avere i servizi necessari e gli standard in conformità ai criteri Bandiera Blu e rispondere a tutti i requisiti “imperativi” e possibilmente al maggior numero dei requisiti “guida”.

I criteri vengono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali partecipanti ad impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di un’attenta salvaguardia dell’ambiente. La valutazione delle auto-candidature, inviate ogni anno compilando uno specifico questionario e allegando idonea documentazione a supporto, avviene attraverso i lavori di una Commissione di Giuria, all’interno della quale sono presenti rappresentanti di enti istituzionali quali Presidenza del Consiglio-Dipartimento del Turismo, Ministero delle Attività Agricole e Forestali, Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, ENEA, ISPRA, Coordinamento Assessorati al Turismo delle Regioni, DECOS – Università della Tuscia, nonché da organismi privati, quali la Federazione Nazionale Nuoto – Sezione Salvamento, i Sindacati Balneari SIB-Confcommercio e FIBA-Confesercenti , che ne condividono il fine e l’approccio metodologico.

Accanto alle macro – aree “dell’educazione ambientale e informazione” e “qualità delle acque”, di assoluto interesse sono quelle relative alla “gestione ambientale” e ai “servizi e sicurezza”, nelle quali vi è il maggior numero di criteri imperativi che anche il Comune di Ugento deve rispettare.

Distinta dalla bandiera blu è poi la bandiera verde. L’una non è condizione per l’altra in quanto seguono iter diversi.

La bandiera verde è un riconoscimento supportato da una motivazione scientifica. Il bambino e l’adolescente hanno bisogno di stare in mezzo alla gente, anche in mezzo al rumore, in mezzo a delle offerte di divertimento e di opportunità turistiche; perciò, quando è possibile, anche dell’animazione e del gioco di gruppo, sia perché dopo i tre anni il bambino ha bisogno di aggregarsi con i coetanei, per questo non ha bisogno di stare isolato, ma al contrario in mezzo alla gente dove possa incontrare nuovi amici. È opportuno che i bambini, fin dalla nascita, ricevano stimolazioni acustiche, sonore, di nuovi volti, di nuove persone, di nuove voci; perciò anche della confusione, che per i bambini e gli adolescenti è importate perché fornisce stimolazioni indispensabili per lo sviluppo del sistema nervoso.

L’ottenimento della bandiera verde prevede la presenza di alcune condizioni: la presenza di spiaggia con sabbia, spazio fra gli ombrelloni per giocare, acqua che non diventi subito alta in modo che possano andare in sicurezza in acqua, presenza degli assistenti di spiaggia, attrezzature dedicate ai bambini, e opportunità di divertimento per i genitori (negozi, ristoranti, bar, strutture sportive).

L’Amministrazione comunale dovrà presentare una domanda sottoscritta e firmata da almeno trentacinque pediatri.

Lo stanziamento di una somma pari a 24.000 euro per la compilazione di un questionario e di schede (sostanzialmente tabelle), si giustificherebbe per un’asserita complessità della compilazione della documentazione e per l’assenza nell’organico del nostro Comune di competenze specifiche. Motivazioni che lasciano certamente sbigottiti, ma non al punto da fossilizzarsi un’indifferenza ormai inaccettabile da parte di un territorio che merita di essere “rifatto”.

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