Le piste ciclabili di Ugento sbarcano su Google, ma nessuno le ha ancora inaugurate

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l’uso che si fa a Ugento delle piste ciclabili
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Ci sono opere pubbliche che nascono per essere celebrate, fotografate, inaugurate con tanto di nastro tricolore e passerella politica. E poi ce ne sono altre che, pur costando centinaia di migliaia di euro ai cittadini, sembrano dover rimanere nell’ombra, quasi fosse meglio far finta che non esistano. Le piste ciclabili di Ugento appartengono senza dubbio a questa seconda categoria.

Da qualche giorno, quasi come una beffa, le piste ciclabili di Ugento risultano persino su Google Maps. Ma soprattutto compaiono in modo evidente su Google Street View, che ha aggiornato le immagini delle strade cittadine con riprese effettuate nello scorso aprile. Un aggiornamento che consente a chiunque, con pochi clic, di confrontare il prima e il dopo e di vedere chiaramente come molte strade siano state ristrette per fare spazio a piste ciclabili dalle dimensioni più che generose. Tracciate, visibili, teoricamente fruibili. Eppure, nella realtà, nessuno le ha mai ufficialmente inaugurate. Nessun taglio del nastro, nessun comunicato trionfalistico, nessuna foto di gruppo. Un’anomalia non da poco, soprattutto in un Comune dove la politica ha sempre mostrato una particolare attenzione alle inaugurazioni pubbliche, spesso accompagnate dalla presenza di esponenti regionali di primo piano, come accaduto in passato con l’allora presidente del Consiglio regionale.

E allora la domanda sorge spontanea: perché tanto silenzio, nonostante ora tutto sia visibile anche online, nero su bianco, metro dopo metro?

Un investimento da oltre 700 mila euro

Parliamo di un’opera pubblica dal costo complessivo di oltre 700 mila euro, interamente finanziata con risorse pubbliche. Un investimento importante, firmato dall’amministrazione comunale dell’epoca guidata dal sindaco Massimo Lecci, con Alessio Meli nel ruolo di assessore ai Lavori Pubblici.

Un’opera che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto migliorare la mobilità sostenibile, la sicurezza stradale e la qualità urbana. Un progetto che, almeno sulla carta, rispondeva a obiettivi condivisibili e moderni. Ma che, nei fatti, si è trasformato ben presto in uno dei lavori pubblici più discussi e contestati degli ultimi anni a Ugento.

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Polemiche, modifiche e lavori contestati

Le piste ciclabili sono state accompagnate, sin dall’inizio, da una lunga scia di polemiche. Progetti modificati in corso d’opera, soluzioni tecniche rivedibili, lavori eseguiti in modo approssimativo e interventi correttivi che hanno finito per peggiorare la situazione anziché migliorarla.

Emblematico il caso delle alberature: piante messe a dimora lungo il tracciato e seccatesi nel giro di poco tempo, mai realmente integrate in un progetto di arredo urbano coerente. Al loro posto, in diversi tratti, si è scelto di intervenire con una semplice gettata di cemento all’interno dei cordoli divisori della pista ciclabile. Una soluzione che ha sollevato ulteriori critiche, sia dal punto di vista estetico che funzionale.

Uno dei tratti più contestati delle piste ciclabili di Ugento

 

 

 

 

I cordoli e i risarcimenti per sinistri

Ma il tema più delicato resta quello dei cordoli divisori. Cordoli che, nel tempo, sono diventati sinonimo di pericolo più che di sicurezza. Numerosi cittadini hanno segnalato sinistri stradali causati proprio dalla presenza di questi elementi, spesso poco visibili e mal segnalati.

Una situazione che ha avuto conseguenze concrete anche per le casse comunali: il Comune di Ugento, infatti, ha dovuto affrontare e pagare diversi risarcimenti per incidenti riconducibili alla presenza dei cordoli delle piste ciclabili. Un paradosso evidente: un’opera nata per aumentare la sicurezza stradale che finisce invece per generare contenziosi e ulteriori costi pubblici.

uno dei tanti sinistri causati dalle piste ciclabili

L’unica difesa politica

In tutto questo, un dato politico emerge con chiarezza. L’unico esponente dell’amministrazione dell’epoca ad aver rivendicato apertamente e con fierezza l’operato relativo alle piste ciclabili è stato l’assessore ai Lavori Pubblici, Alessio Meli. In Consiglio comunale, Meli ha difeso il progetto e la sua realizzazione, sostenendo la bontà delle scelte compiute.

Una posizione legittima, ma che è rimasta isolata rispetto al clima generale di forte critica e malcontento diffuso tra cittadini, automobilisti, commercianti e osservatori locali.

L’inaugurazione che non c’è mai stata (e che forse non conviene fare)

Ed eccoci al punto forse più curioso e politicamente significativo dell’intera vicenda. È ormai chiaro che all’interno dell’amministrazione comunale qualcuno si vergogni di quest’opera. Le polemiche, le critiche diffuse e il malcontento generato hanno reso le piste ciclabili un tema scomodo, tanto da far ritenere politicamente rischioso qualsiasi taglio del nastro. I lavori sono terminati da tempo. La segnaletica è presente. I cartelli sono stati installati. Le piste esistono, nel bene e nel male. Eppure nessuno ha mai sentito il bisogno di inaugurarle ufficialmente.

In un Comune dove l’inaugurazione è spesso parte integrante dell’azione amministrativa, e dove molto si sono inaugurate opere fantasma mai entrate in funzione, questa assenza pesa come un macigno. Nessun evento pubblico, nessun momento di restituzione alla cittadinanza, nessuna assunzione simbolica di responsabilità.

Perché? La risposta più semplice è anche la più credibile: inaugurare oggi queste piste ciclabili significherebbe riaccendere il dibattito pubblico proprio mentre una nuova campagna elettorale si avvicina. Meglio evitare riflettori su un’opera che, anziché portare consenso, rischierebbe di alimentare ulteriori contestazioni.

Vergogna, consapevolezza e calcoli elettorali

Viene da chiedersi se qualcuno, oggi, si vergogni di quest’opera. O se, più semplicemente, chi ha governato sappia bene come sono andate realmente le cose e preferisca evitare riflettori su un progetto che, alla prova dei fatti, non ha mantenuto le promesse iniziali.

Le piste ciclabili di Ugento oggi “sbarcano” su Google Maps e su Google Street View, mostrando a tutti il cambiamento urbanistico imposto alle strade cittadine. Ma restano sospese in una sorta di limbo politico e amministrativo. Visibili online, ma mai realmente presentate alla città. Come se tutti avessero capito che quell’opera, così com’è, rappresenta più un problema che un vanto.

Un investimento da oltre 700 mila euro meritava trasparenza, qualità e, soprattutto, responsabilità politica. Anche perché qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare come sia stato possibile realizzare un’opera in queste condizioni: con tratti di pista ciclabile così larghi da sembrare vere e proprie piste d’atterraggio più che infrastrutture per la mobilità dolce. Anche – e soprattutto – quando le cose non vanno come previsto.

In diversi punti del paese, queste scelte progettuali hanno finito per compromettere seriamente la viabilità, restringendo carreggiate e creando difficoltà quotidiane ad automobilisti, residenti e attività commerciali. Piazza Italia rappresenta forse l’esempio più emblematico e generoso di questa impostazione: uno spazio centrale, simbolico, trasformato in nome di una mobilità sostenibile che, nei fatti, ha prodotto più disagi che benefici.

Perché le opere pubbliche non si giudicano solo dai rendering o dalle mappe digitali, ma da come migliorano davvero la vita delle persone. E su questo, a Ugento, il dibattito è tutt’altro che chiuso.

Altre fonti: Ozanews.it (22 febbraio 2022), Ozanews.it (21 dicembre 2023), Ozanews.it (25 maggio 2023)

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Videomaker, Fotografo, Giornalista ed esperto di marketing digitale. Tutto questo dopo aver vissuto dieci anni a Bologna ed esser tornato in Salento. Oggi dirigo la redazione di Ozanews, la comunicazione di Ugento Calcio e le iniziative di Officine Multimediali ETS mentre continuo a lavorare per i miei clienti storici.

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