C’è un dettaglio che, più di altri, racconta lo stato di salute di un’amministrazione pubblica: il modo in cui decide di farsi leggere. Non solo di farsi vedere, ma di farsi capire. A Ugento, negli ultimi anni, questo dettaglio ha iniziato a sfumare, fino quasi a scomparire.
Il confronto tra due documenti ufficiali del Comune — i “Dati sui pagamenti” del 2021 e quelli del 2025 — mostra una trasformazione silenziosa ma significativa. Tre anni fa, chiunque aprisse quei file poteva sapere con precisione a chi andavano i soldi pubblici: professionisti, studi legali, imprese, fornitori di servizi. Oggi, nella stessa sezione, molte di quelle informazioni sono state sostituite da una parola sola: “omissis”.
La legge, nel frattempo, non è cambiata. Il decreto legislativo 33 del 2013, che disciplina la trasparenza amministrativa, era valido allora ed è valido oggi. E come allora, anche oggi tutela la privacy delle persone fisiche che ricevono sussidi, contributi assistenziali o risarcimenti. Su questo punto non c’è discussione, ed è giusto che sia così. Ma ciò che colpisce, nel documento più recente, è l’estensione dell’oscuramento a spese che nulla hanno a che vedere con situazioni di fragilità personale: incarichi professionali, spese legali, servizi, manutenzioni, contratti.
Nel 2021, per quelle stesse voci, i beneficiari erano indicati chiaramente. Studi legali nominati, tecnici identificabili, imprese riconoscibili. Nel 2025 no. E non perché una nuova norma lo imponga, ma perché è cambiato il modo in cui l’amministrazione ha scelto di interpretare — o applicare — il principio di trasparenza.
Questo cambiamento non è neutro. Quando i nomi spariscono, il controllo civico diventa più difficile. Il cittadino non può più ricostruire chi lavora per il Comune, chi riceve incarichi, chi beneficia di contratti pubblici. Il dato resta formalmente pubblicato, ma perde la sua funzione sostanziale: rendere comprensibile l’uso delle risorse collettive.
C’è poi un effetto meno visibile, ma altrettanto rilevante: l’impoverimento del dibattito pubblico. La trasparenza non serve solo agli organi di controllo, serve all’informazione e, attraverso l’informazione, alla comunità. Quando i documenti diventano opachi, il racconto dei fatti amministrativi si interrompe, lasciando spazio a supposizioni, sfiducia, distanza.
Perché allora questa scelta? L’amministrazione comunale non ha fornito spiegazioni ufficiali. È possibile che si tratti di un’interpretazione sempre più estensiva e difensiva della normativa sulla privacy, una tendenza diffusa in molti enti locali. È anche possibile che il contesto politico abbia un peso: con le elezioni comunali all’orizzonte, ogni informazione diventa potenzialmente oggetto di attenzione critica.
Colpisce, inoltre, che su questo tema nella politica ugentina non si registrino, al momento, prese di posizione pubbliche. Né dalla maggioranza né dalla minoranza sono arrivate interrogazioni, richieste di chiarimento o interventi ufficiali. Un silenzio che pesa, perché la trasparenza non è una questione tecnica, ma un fondamento del confronto democratico. Proprio per questo, appare auspicabile un intervento della minoranza consiliare, chiamata a tutelare l’interesse della cittadinanza sull’uso delle risorse pubbliche, soprattutto in vista della prossima campagna elettorale.
C’è poi un elemento che distingue in modo netto il 2025 dal 2021. In questi anni è cambiato il modo in cui i documenti amministrativi vengono trattati fuori dal palazzo comunale. Non restano più confinati in una sezione del sito istituzionale. Vengono letti, analizzati, confrontati. Vengono portati all’attenzione dell’opinione pubblica.
Ed è proprio questa lettura approfondita che consente oggi di affermare un dato ulteriore: dal documento del 2025 non emerge soltanto una riduzione della trasparenza, ma anche la presenza di omissioni che, in alcune voci specifiche, appaiono difficilmente compatibili con la normativa vigente. In particolare, l’uso dell’“omissis” per spese legali, prestazioni professionali e contratti di servizio — ambiti che nel 2021 riportavano regolarmente i beneficiari — configura una criticità oggettiva, documentale, non opinabile sul piano giuridico.
Non si tratta di illazioni, ma di un confronto diretto tra atti pubblici dello stesso ente, redatti sotto la stessa legge. Ed è proprio questo confronto a rendere la questione rilevante: ciò che ieri era ritenuto legittimamente pubblicabile, oggi viene oscurato senza una base normativa evidente.
La trasparenza, quando è reale, non è mai neutra. Espone le scelte, rende visibili i rapporti economici, consente il controllo diffuso. Ed è forse per questo che, quando aumenta l’attenzione dei cittadini, qualcuno può essere tentato di ridurre il livello di leggibilità degli atti.
A un anno dalle elezioni comunali, Ugento si trova davanti a una scelta che non è solo amministrativa, ma profondamente politica: chiarire queste anomalie e ripristinare un livello di trasparenza pienamente conforme alla legge, oppure continuare su una strada che rischia di indebolire il rapporto di fiducia tra istituzioni e comunità.
La differenza, ancora una volta, non sta nelle norme. Sta nel modo in cui si decide di applicarle.























































