In questi giorni, l’Associazione “Via Crucis Vivente” è in fermento con i preparativi della nuova edizione di un appuntamento ormai storico per la nostra comunità. Una consuetudine che non può mancare! Tutti l’aspettano con curiosità, trepidazione e con quell’emozione dell’attesa, certi di rivivere un momento che non è solo religioso, ma soprattutto comunitario e identitario. Come diceva Benedetto Croce, “non possiamo non dirci cristiani”. Gli uomini, gli eroi, i geni che vissero prima dell’avvento del Cristianesimo «compirono azioni stupende, opere bellissime, e ci trasmisero un ricchissimo tesoro di forme, di pensiero, di esperienze» ma in tutti essi mancava quel valore che oggi è presente in tutti noi e che solo il Cristianesimo ha dato all’uomo. Chi volesse, potrebbe leggersi il libro del prof. Ortensio Zecchino – “Perché non possiamo non dirci cristiani. Lettere e dispute sul celebre saggio di Benedetto Croce” – edito da Rubbettino. Avrà l’opportunità di approfondire le riflessioni del grande filosofo abruzzese.
Nei giorni scorsi sono iniziate le prove della nuova edizione della Via Crucis vivente. Da sottolineare, ancora una volta l’eccezionale ausilio di tanti volontari, magistralmente diretti dal regista Alberto D’Ambrosio, con la sceneggiatura scritta per il secondo anno consecutivo dal caro Daniele Rutigliano (ugentino doc!), che hanno iniziato ad interiorizzare (farli propri, sentirli nel cuore e nella coscienza!) i sentimenti della passione e crocifissione di Cristo, allineandosi ad un tema che tocca personalmente ogni cristiano, credente e non credente. Nulla volendo anticipare perché vogliamo lasciare a tutti la giusta suspense, il 29 marzo p.v. ad Ugento andrà in scena uno spettacolo trepidamente “vivente”. Il tema di quest’anno riassume l’obiettivo di fare in modo che ognuno, proprio come gli attori in scena, viva solennemente in prima persona ogni movimento, battuta, spostamento, movimento, azione. Che la viva cioè dentro di sé, quasi egoisticamente per sé stesso, nella sua personale, inimitabile solitudine; che la senta fortemente evocativa di un’identità e di un senso di comunità che nelle intenzioni del regista si vuole scoperchiare partendo dalla fragilità umana.
La partecipazione cittadina sarà senz’altro determinante. Ognuno avrà l’occasione di essere l’attore di ogni singola scena. Di essere il protagonista simbolico e interattivo di ogni sguardo, di ogni pausa, di ogni silenzio teatrale.
Quella dell’interazionismo simbolico è una nota teoria sociologica che mettiamo giornalmente alla prova, costruendola con il nostro modo di essere cristiani, cittadini e “attori sociali”. Difficilmente ci facciamo caso, ma quante volte dentro di noi scattano delle emozioni, positive o negative, soltanto vedendo o ascoltando un simbolo, immergendoci in una solitudine e fragilità che è tutta e soltanto nostra? Quanto sono importanti i significati che noi diamo nella nostra vita giornaliera, con e nelle nostre azioni quotidiane? Viviamo inevitabilmente immersi nei simboli perché siamo proprio noi a crearli senza rendercene conto. Ecco perché la nuova edizione della Via Crucis quest’anno andrà ben oltre quelle aspettative che tutti evidentemente nutrono solo perché bloccati nella tradizione ritualistico – religiosa. La trama è sempre quella perché i vangeli non possono essere cambiati. Cambiano però i modi di osservarli, di vederli, di viverli improntandoli su nuove simbologie e nuovi significati per comprendere, per riscoprire, insisto ancora, un senso di comunità cristiana che guarda al passato ma che deve avere gli occhi verso il futuro. Costruire e riscostruire, attraverso i simboli e le interazioni appunto, nuovi significati ed emozioni.
Le prime prove vedono un impegno serrato di ogni volontario che onora il lavoro di preparazione con la passione ed il sacrificio, mettendosi a disposizione dell’intera comunità.
Quello della Via Crucis vivente non è un mero spettacolo! È una sorta di simposio dilettantistico dove si incontrano uomini e donne di buona volontà, che animati dall’amore per la propria città mettono a disposizione, con assoluta umiltà e disponibilità, la propria “sapienza ed esperienza”. Non occorrono titoli per essere considerati “esperti” o “illustri” come nel dialogo socratico di Platone, ma solo passione, sacrificio ed impegno che Ugento, Gemini, Torre San Giovanni e Lido marini meritano.
A tutti l’invito ad accorrere numerosi a questo ennesimo, speciale appuntamento di comunità, di sana civica partecipazione perché sarà un’altra occasione per rinfrancarsi spiritualmente, per emozionarsi e per vivere sulle nostre radici identitarie il significato dell’essere cristiani del nostro tempo partendo dalle nostre fragilità e sensibilità.
Vi aspettiamo per unire al nostro gioco di squadra, il vostro impegno, il vostro sacrificio e la vostra passione, solo per Ugento.