Un evento storico, un fatto, un racconto può essere rappresentato partendo dalla fine. Per scelta del regista, Alberto D’Ambrosio e dello sceneggiatore, Daniele Rutigliano, la Via Crucis vivente di quest’anno è stata raccontata partendo proprio da quella fine che è in verità l’inizio di tutto, per essere rivissuta in tutto il suo simbolismo, religioso e cristiano. La Resurrezione di Cristo ci ricorda che Lui, noi, il nostro essere comunità, giammai potremmo limitarci a “quel che resta” perché è molto di più.
Il nostro vescovo mons. Angiuli, sempre sensibile nel rilevare alcune sfumature che sono certamente teologiche ma innervano la nostra vita, ha giustamente sottolineato l’essenzialità ed il senso di una lettera, la “e”. Non è una semplice ed apparentemente insignificante congiunzione. È qualcosa di più. È ciò che va oltre il senso della personale concezione del dolore per un lutto che tocca la nostra carne, mettendoci inevitabilmente a dura prova al punto da non essere mai in grado di capire, ma che qualcuno ci aiuta ad accettare nella nostra fragile quotidianità. Sua Eccellenza sottolinea come quella congiunzione esprima il verbo essere perché “Gesù è Cristo, due nature inseparabili”. L’interpretazione dello spirito si fa viva in quella terrena, con le sue debolezze, quelle di ognuno di noi. Un messaggio importante è quello che l’Associazione “Via Crucis Vivente” ha voluto con questa edizione regalare ad ognuno. È da sottolineare un particolare che si è naturalmente esposto in tutti coloro che hanno reso possibile questa rappresentazione. La “forza dell’impegno” manifestata con simboli diversi, tutti convergenti verso un unico obiettivo: emozionare ed emozionarsi!
Mi mancheranno il semplice abbraccio di Luigi e di Albino, una risata di Marco, uno scherzo all’amico Teodoro, la sistemazione dei cespugli con Antonio, il montaggio delle scenografie con Fiore, Rocco e Stefano, le prese in giro con Luigi, il caffè alla macchinetta con Luca, gli spostamenti durante le prove sotto la regia di Alberto che poco dopo andrà a fumare la pipa. Mancheranno i sorrisi di Sole, le chiacchiere teologiche con Don Alessandro, le discussioni amichevoli con Daniele, sempre pronto a dare suggerimenti e consigli. Persino il rievocare vecchie scene con Donatello!
Insomma, è bello tirare le somme quando si conclude una kermesse così splendidamente ricca di forza emotiva e dalla dirompente valenza cristiana. Una fine che è l’inizio di un’altra bellissima avventura. Perché noi dell’Associazione “Via Crucis Vivente” ci prepariamo a scrivere nuove pagine, ad inventarci nuovi copioni da raccontare, non perdendo mai di vista l’orizzonte della nostra realtà terrena.
Avendola vissuta in prima persona, non nascondo di aver pianto durante le prove, di aver pianto ieri sera e di aver pianto dopo aver rivisto l’intero evento su YouTube.
Mi sono chiesto che cosa riesca a spingere quasi cento cittadini a porre in essere un impegno ed un sacrificio cosi densi di umana solidarietà. Credo sia il voler bene a sé stessi, alle persone che si hanno accanto. Amare la nostra Ugento, sentirsi veri protagonisti di una comunità che, non mi stancherò mai di dirlo, quando vuole, sa “essere popolo”.
Ti voglio bene Ugento mia! Grazie per avermi fatto nascere tra le tue pietre.
Una rappresentazione della passione vivente che è classica nei contenuti, ma sempre innovativa nella sua simbologia, come capacità di riscoprire, di insegnare, di ricordare, di non dimenticare che rispettarsi e volersi bene è ciò che conta di più in un tempo difficile come quello di oggi. Tutti noi abbiamo bisogno dell’altro, di vivere serenamente e di avere fiducia l’uno nell’altro.
Un grazie al mio presidente Gianluca De Marco, amico di una vita, dall’umiltà coinvolgente e dall’umanità trascinante, che mi ha reso partecipe di questa realtà associativa.
Grazie all’Amministrazione comunale, alla Protezione civile (instancabile ed encomiabile come sempre!), a tutti coloro che hanno messo a disposizione tempo, impegno, risorse e sacrificio. Un grazie sincero ai ragazzi della Comunità Clara, a dir poco straordinari, dai sorrisi che riempiono il cuore!
Un grazie a tutti i cittadini di Ugento, presenti e non presenti all’evento, che hanno seguito sui social questa edizione 2026, perché con la loro partecipazione hanno suggellato la bellezza di una “passione di Cristo” certamente “classica” ma simbolicamente innovativa.
In fondo, se ci riflettiamo, tutti siamo quel pastore, seduto sulla pietra, stanco della giornata, piegato su sé stesso dal peso della vita vissuta. Troviamo ogni giorno la nostra Pace perché il Maestro per eccellenza è e lo si può trovare in quello che resta, che è qualcosa di più. Siamo semplicemente noi, siamo Ugento!