Un grido d’allarme forte, diretto, senza filtri. È quello lanciato da Francesco Chetta, che nelle ultime ore ha descritto con parole dure e immagini evocative lo stato attuale dei bacini del Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento.
Il paragone è di quelli che colpiscono: le “Paludi Morte” de Il Signore degli Anelli. Un’immagine potente per raccontare una realtà che, secondo la testimonianza, appare sempre più desolante.
“Tutto morto”: il racconto che preoccupa
Nel suo post, Chetta descrive un ecosistema irriconoscibile rispetto al passato. Dove un tempo si osservavano i salti dei cefali e si ascoltava il canto continuo di rane e rospi smeraldini, oggi regnerebbe il silenzio.
Spariti – o drasticamente ridotti – anfibi, insetti come libellule e damigelle, uccelli limicoli e perfino i chirocefali nelle pozze d’acqua. Un segnale, quest’ultimo, particolarmente allarmante: questi piccoli crostacei sono infatti indicatori biologici della qualità ambientale.
A restare, secondo il racconto, sarebbe soltanto acqua dal colore “nerastro”, elemento che solleva interrogativi inquietanti sulle condizioni chimico-biologiche dei bacini.
Un allarme confermato sul campo
Il racconto di Chetta non è isolato. Negli ultimi mesi, infatti, questa testata ha realizzato diversi servizi e sopralluoghi diretti nell’area del Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento, riscontrando criticità analoghe.
Durante le verifiche sul territorio, è emersa una situazione coerente con quanto denunciato: drastica riduzione della biodiversità, presenza limitata di fauna visibile e condizioni delle acque che, in più punti, appaiono alterate sia nel colore che nella qualità.
Un peggioramento senza precedenti
A rendere il quadro ancora più inquietante è un elemento che emerge con forza: la situazione di quest’anno appare particolarmente preoccupante rispetto al passato.
Mai, secondo quanto raccolto sul campo e dalle testimonianze, l’acqua aveva assunto un colore così scuro e innaturale. Mai si era registrata un’assenza così diffusa e simultanea di forme di vita.
Un cambiamento netto, improvviso, quasi come se l’intero sistema avesse subito uno shock. Un’anomalia che segna una discontinuità evidente rispetto agli equilibri, già fragili, degli anni precedenti.
Un ecosistema fragile sotto pressione
Le zone umide costiere rappresentano tra gli habitat più delicati e preziosi del Mediterraneo. I bacini di Ugento, in particolare, sono storicamente un rifugio per biodiversità: pesci, anfibi, rettili, insetti e numerose specie di uccelli migratori.
Quando questi ambienti iniziano a perdere biodiversità in modo così evidente, le cause possono essere molteplici e spesso concomitanti:
- alterazioni del ricambio idrico
- inquinamento o eutrofizzazione
- cambiamenti climatici e aumento delle temperature
- pressione antropica e gestione non adeguata
La scomparsa simultanea di più specie appartenenti a diversi livelli della catena alimentare rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
Serve chiarezza e intervento immediato
Il quadro descritto impone ora verifiche urgenti. Monitoraggi scientifici, analisi delle acque e controlli ambientali diventano fondamentali per comprendere cosa stia accadendo realmente.
L’obiettivo è duplice: accertare eventuali responsabilità e, soprattutto, intervenire prima che il danno diventi irreversibile.
Un patrimonio da salvare
Il Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento non è solo un’area protetta sulla carta, ma un patrimonio naturalistico di valore straordinario per tutto il Salento.
Il rischio, oggi, è che quel patrimonio stia lentamente svanendo nel silenzio.
E allora il grido lanciato sui social non può restare isolato. Deve trasformarsi in attenzione pubblica, in azione concreta, in responsabilità condivisa.
Perché se davvero quei bacini stanno diventando “Paludi Morte”, il tempo per salvarli potrebbe essere molto meno di quanto si pensi
