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Ambiente

I giganti dall’urlo muto

Alcuni giorni fa, mentre tentavo di sistemare la mia scrivania, mi è capitato di prendere tra le mani un lavoro del prof. Mario Ricchiuto: “Salento, ...

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Alcuni giorni fa, mentre tentavo di sistemare la mia scrivania, mi è capitato di prendere tra le mani un lavoro del prof. Mario Ricchiuto: Salento, bellezza a tempo determinato”. Avendolo già letto, non ho fatto altro che riprendere a sfogliarlo. E’ un testo che parla semplicemente attraverso le immagini, i segni.

Rivedendo le pagine che scorrono ho provato la sensazione di percorrere uno spazio senza tempo, percependo un vuoto talmente grande al punto da fossilizzarmi per qualche attimo in un insignificante e lapidario smarrimento. L’elemento comune che riesco a cogliere in questa sequenza per immagini, che, ahimè, riscontro giornalmente durante le mie percorrenze per raggiungere il luogo dove lavoro, è proprio “l’attenzione sulle tenebre del degrado”. Ed in effetti, gli scatti di Mario non sono altro che dei blocchi del tempo, e mi permetto di aggiungere dello spazio, che da soli valgono a disvelare la necessità di una riflessione sulla bellezza; quella vera mai fine a se stessa e che sottende emozioni e sensazioni.

Le contingenze di questi “tempi bui” hanno di fatto distolto l’attenzione da quell’ identità culturale, territoriale, ambientale e rurale rappresentata dagli ulivi distrutti dalla xylella. Potendoli osservare giornalmente in tutto il Salento (in tal senso credo di essere fortunato!) li identifico come “i giganti dall’urlo muto”. Mi sembra di sentirli urlare al punto tale da non poter essere sentiti. E nemmeno ascoltati. Volutamene utilizzo due verbi: sentire e ascoltare, perché abbiamo dimenticato la differenza.

Mi piace soffermarmi su un passaggio del libro: «la bellezza del Salento, quindi, non risiede solo negli scenari della costa, nelle grandi architetture storiche, nei palazzi nobiliari. E’ meraviglioso anche un semplice terreno acceso dal rosso della terra appena arata oppure incolto e abbandonato, quando appare silenzioso nelle sfumature dei suoi colori appena percettibili; sono meravigliosi il groviglio di rovi che cinge di verde il bianco calcare della “paiara”, il cumulo di pietre che aspettano di essere ordinate nella costruzione di un muro, il vecchio sentiero ancora sterrato, i pungenti scogli della costa che frangono l’onda in frizzanti rosette di schiuma bianca, gli antichi muri delle case con le pietre che affiorano sotto una sottile camicia di calce, il silenzio che suona nelle mente di chi pensa, il buio che accende la misteriosa notte stellata …».

Credo che le riflessioni di Mario Ricchiuto possano servire a comprendere la portata delle sfide che tutti abbiamo davanti. Salentini, ugentini in particolare, abbiamo il dovere di “pensare altrimenti”, di approcciare un nuovo modo di sentire, ascoltare, guardare, osservare per poi programmare un futuro, senza abbandonare il passato, dimenticandoci di vivere il presente. Il venerabile Don Tonino Bello diceva che ci sono varie forme di impegno, invitando gli uomini, tutti, a scendere in campo ed a sporcarsi le mani, ponendosi sui crinali della prassi, dell’operare senza limitarsi ad applaudire o a fischiare dalla finestra il corteo che passa sotto casa nostra.

Non dobbiamo essere solo recettori di ciò che avviene attorno a noi, ma comprendere l’urgenza di spendersi, di essere protagonisti di qualcosa di più nobile. Ciò per cui ne vale veramente la pena. Sostituiamo gli urli muti con nuove voci. Serve realizzare nuove prospettive di pace, di fratellanza, di uguaglianza, rispetto e di ricostruzione del Creato. Non è tempo di stare a guardare, ma di ripartire.

Nota di trasparenza editoriale: Questo contenuto è prodotto e supervisionato dalla redazione di Ozanews. Nel nostro flusso di lavoro, dalla revisione dei testi alla distribuzione sui canali social, ci avvaliamo dell'ausilio di tecnologie di intelligenza artificiale per ottimizzare le tempistiche, sempre sotto il controllo finale dei nostri giornalisti per garantire affidabilità e rispetto delle fontes.

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