A Nardò, la scomparsa degli uliveti a causa della Xylella fastidiosa ha provocato un aumento della temperatura del suolo di 2,4°C. È quanto emerge da una ricerca dell’Università del Salento, coordinata dalla professoressa Irene Petrosillo del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali, in collaborazione con il CONICET argentino.
Lo studio, pubblicato su Scientific Reports (gruppo Nature), ha analizzato immagini satellitari del territorio salentino dal 2006 al 2022. La ricerca evidenzia come le aree colpite dalla Xylella abbiano registrato un significativo innalzamento delle temperature superficiali del terreno, un dato che sottolinea l’impatto ecologico oltre quello paesaggistico ed economico.
Tuttavia, la ricerca offre anche una prospettiva per il futuro. I dati raccolti mostrano che le leccete (boschi di lecci) possono svolgere un ruolo cruciale nel mitigare questo fenomeno. Nelle zone dove sono presenti i lecci, infatti, l’aumento della temperatura del suolo si mantiene contenuto entro 1°C.
Gli ulivi, per secoli, hanno rappresentato un elemento fondamentale del paesaggio salentino, contribuendo alla biodiversità animale e vegetale, stabilizzando il territorio rurale e assorbendo CO2. La loro perdita comporta la scomparsa di numerosi servizi ecosistemici, come sottolineato dalla professoressa Petrosillo.
«La scomparsa degli uliveti non è soltanto una ferita paesaggistica ed economica: è la perdita di numerosi servizi ecosistemici», ha dichiarato la professoressa Irene Petrosillo. «I nostri dati indicano che una riforestazione mirata può aiutare il territorio ad affrontare il cambiamento climatico. Per questo parliamo di scenari: non di un ritorno al passato, ma di un progetto per il futuro del nostro paesaggio».
La ricerca guarda ora a scenari di riforestazione tra il 2023 e il 2032, proponendo un approccio strategico per aiutare il Salento ad affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico attraverso la valorizzazione di specie autoctone come il leccio.




