Un vasto incendio ha devastato il litorale di Torre San Giovanni, nel cuore del Parco naturale regionale del Litorale di Ugento, trasformando l’emergenza ambientale in una vera e propria bufera politica. Le fiamme, divampate in mattinata e alimentate dal forte vento, hanno minacciato importanti strutture ricettive e costretto all’evacuazione di centinaia di turisti, accendendo un durissimo scontro sulla gestione della protezione civile in Puglia.
Le accuse piovono sulla Regione Puglia da più fronti. Il senatore Roberto Marti non ha usato mezzi termini, puntando il dito contro anni di scelte sbagliate e pochi investimenti. “La Regione non compra nuovi mezzi e attrezzature da oltre quindici anni”, ha dichiarato Marti, svelando un’accusa grave: la mancata firma dell’accordo con i Vigili del Fuoco. Un patto essenziale che, senza essere rinnovato, ha impedito alla Sala Operativa regionale di attivare subito i soccorsi via terra mentre il fuoco avanzava inesorabile. Marti ha sottolineato come i fondi europei e del PNRR avrebbero potuto modernizzare la rete di prevenzione, ma la Regione avrebbe preferito “dare solo piccoli contributi senza una vera strategia per il territorio”.

Sulla stessa linea d’onda il consigliere regionale Paolo Pagliaro, presidente del gruppo Fratelli d’Italia, che ha parlato di “ennesimo scempio a Torre San Giovanni”. Per Pagliaro, la Regione Puglia si è fatta trovare “ancora una volta impreparata e in affanno”. Convenzioni scadute, colonne mobili indebolite, strumenti operativi fermi al palo: un quadro desolante che porta a “rincorrere l’emergenza invece di prevenirla”. Per questo, il suo gruppo ha presentato una richiesta urgente di audizione in Quinta Commissione e ripresentato una mozione per fare chiarezza sui mezzi antincendio acquistati con soldi pubblici e “lasciati a prendere polvere da anni”, mentre i volontari fronteggiano i roghi con mezzi propri, spesso inadeguati.
Anche Mauro Della Valle, presidente di Confimprese Demaniali Italia, ha espresso una durissima denuncia pubblica. Ha contestato la gestione regionale, accusandola di concentrarsi su “slogan social d’effetto come ‘Mare democratico’ oppure nel brand del ‘granello d’oro’, piuttosto che prevenire tempestivamente le prevedibili emergenze”. La sua critica più forte riguarda il grave ritardo dei mezzi aerei: l’incendio è scoppiato in mattinata, ma i primi due Canadair da Lamezia Terme sono giunti sul posto solo alle ore 15:00, dopo ben cinque ore di attesa. “Cinque ore che lasceranno una cicatrice indelebile nel paesaggio di Ugento”, ha dichiarato Della Valle, attribuendo l’assenza di feriti alla prontezza del personale delle strutture balneari locali.
La risposta concreta e tempestiva è arrivata, fortunatamente, dal Governo nazionale. Dopo una rapida chiamata con il Ministro dell’Interno, lo Stato ha inviato subito i Canadair dalle basi di Lamezia Terme e Ciampino, fiondandosi sull’area colpita per contenere il disastro. Un intervento provvidenziale che, tuttavia, fotografa una realtà scomoda per la Regione: quando l’emergenza esplode, è il livello centrale a dover coprire i vuoti e i ritardi del livello territoriale.
Tutti i protagonisti hanno espresso gratitudine ai volontari e agli operatori sul campo, che con grande coraggio e dedizione hanno affrontato le fiamme. Ma, come ricorda Marti, “la buona volontà da sola non basta se mancano i mezzi”. Della Valle, in un’ottica propositiva, ha lanciato una proposta logistica: utilizzare l’aeroporto militare di Galatina come base permanente per i Canadair di pronto intervento, una risorsa preziosissima e finora mai valutata adeguatamente.
L’emergenza di Ugento è un monito forte: la sicurezza del nostro Salento non si improvvisa. Richiede pianificazione, investimenti veri e un coordinamento efficace. Le richieste di audizione e le mozioni presentate aprono ora un fronte politico che si spera porti a soluzioni concrete per evitare che il nostro territorio, così amato e fragile, continui a bruciare per l’ennesima, drammatica, volta.

















