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Editoriali

Ergastolo per i truffatori degli anziani. E confisca dei loro beni: chi ruba una vita di sacrifici non merita sconti

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C’è una forma di criminalità che meriterebbe molta più attenzione di quella che riceve. Non fa necessariamente rumore, non lascia vetrine infrante, non produce immagini spettacolari. A volte basta una telefonata, un messaggio WhatsApp, una voce al telefono che si presenta come un carabiniere, un avvocato, un operatore bancario o addirittura un figlio in difficoltà.

Poi, nel giro di pochi minuti, una persona può perdere tutto.

E quando la vittima è un anziano, magari una donna o un uomo che ha lavorato quarant’anni, che ha messo da parte qualche risparmio rinunciando a tante cose, che ha custodito in casa i gioielli di una vita, il danno va ben oltre il valore economico di quanto gli viene sottratto.

Gli viene rubata la serenità. Gli viene tolta la sicurezza. In molti casi gli viene distrutta la fiducia negli altri.

E noi, come Paese, cosa stiamo facendo per difendere queste persone?

I numeri sono tutt’altro che rassicuranti. Nel 2024 le vittime di truffa con più di 65 anni sono state 42.890, contro le 37.108 dell’anno precedente. Un incremento del 15,58%. Le vittime anziane delle truffe online hanno raggiunto quota 25.440. Sono dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, riportati nel Rapporto Italia 2025 di Eurispes.

Non stiamo parlando di qualche episodio isolato. Parliamo di un fenomeno criminale che si è evoluto, organizzato e specializzato. Ci sono telefonisti, incaricati di individuare le vittime, persone che si occupano di ritirare denaro e gioielli, intermediari che trasferiscono i proventi e reti che operano su più territori.

Non sono sempre piccoli delinquenti improvvisati. In molti casi sono vere e proprie organizzazioni che studiano le proprie vittime, ne conoscono le debolezze e costruiscono raggiri psicologici estremamente sofisticati.

E qui arriva la prima questione: perché la risposta dello Stato non dovrebbe essere proporzionata alla gravità devastante di questi crimini?

Una legge speciale, con pene realmente dissuasive

L’Italia ha già introdotto nel 2025 una specifica fattispecie di truffa aggravata nei confronti degli anziani. È un passo che riconosce la particolare vulnerabilità delle vittime. Ma evidentemente il problema richiede una strategia ancora più ampia.

La mia proposta è radicale: una legge speciale contro le truffe organizzate e sistematiche, soprattutto quando prendono di mira anziani e persone vulnerabili.

E voglio essere provocatorio fino in fondo: per i truffatori seriali, per chi organizza sistematicamente queste attività criminali, per chi ha costruito un’attività economica sul saccheggio dei risparmi delle persone più fragili, proporrei persino l’ergastolo.

Una proposta estrema, che dovrebbe aprire una discussione seria sulla proporzionalità delle pene e sui casi di criminalità particolarmente grave. Ma il messaggio deve essere inequivocabile: trasformare la vita di un pensionato in un inferno non può essere considerato un reato dal quale uscire con qualche anno di carcere e la possibilità di ricominciare a godersi il denaro rubato.

E soprattutto: confisca dei patrimoni di provenienza illecita, dei proventi delle truffe e dei beni acquistati con quei soldi, anche attraverso intestazioni fittizie e prestanome, nel rispetto delle garanzie processuali e dei diritti dei terzi estranei ai reati.

Non deve esistere la possibilità di accumulare ricchezza criminale, scontare una pena e ritrovarsi, una volta fuori, con ville, automobili, conti correnti e disponibilità economiche costruite sulle disgrazie altrui.

Il denaro recuperato dovrebbe essere destinato, attraverso strumenti specifici, anche al risarcimento delle vittime.

Perché se un anziano perde 40mila euro, non basta dirgli che il responsabile è stato arrestato. Bisogna provare a restituirgli ciò che gli è stato tolto.

E il Governo Meloni?

Qui c’è anche una questione politica che non può essere elusa.

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Un Governo di centrodestra, che ha fatto della sicurezza, della legalità e della lotta alla criminalità alcuni dei propri temi caratterizzanti, dovrebbe considerare questa battaglia una priorità.

Non si tratta di una questione ideologica. Non è una battaglia della destra contro la sinistra. È una questione di protezione dei cittadini.

Se la sicurezza è una priorità, deve esserlo anche la sicurezza di chi non sa riconoscere un numero telefonico contraffatto, di chi non conosce le tecniche di phishing, di chi può essere convinto a consegnare i propri gioielli perché dall’altra parte del telefono qualcuno gli ha raccontato che suo figlio è in pericolo.

Il Governo ha già introdotto un’aggravante specifica per le truffe agli anziani. Ma ora occorre verificare l’efficacia delle misure, rafforzare le indagini, colpire le organizzazioni criminali e intervenire sui meccanismi che consentono di trasferire rapidamente il denaro rubato.

Servono protocolli più efficaci con banche, Poste, operatori telefonici e piattaforme digitali. Servono strumenti per bloccare tempestivamente i trasferimenti sospetti, recuperare i fondi e identificare chi incassa i proventi. Servono campagne di informazione capillari, soprattutto nei piccoli comuni, dove gli anziani vivono spesso soli.

E serve una certezza della pena che non lasci alle vittime la sensazione di essere state abbandonate due volte: prima dai criminali e poi dallo Stato.

Chi ruba i risparmi di una vita ruba anche la dignità

Proviamo a metterci per un momento nei panni di un pensionato che scopre di essere stato raggirato.

Magari quei soldi erano destinati a pagare le cure, ad aiutare un nipote, a sistemare casa o semplicemente a vivere con un po’ più di tranquillità gli ultimi anni della propria esistenza.

Dopo una vita di lavoro, quella persona si ritrova a dover ricominciare da zero. E spesso prova vergogna, si sente responsabile, non racconta nemmeno ai familiari quello che è successo.

Questa è la parte più crudele di queste truffe: i criminali non si limitano a prendere i soldi. Sfruttano la fiducia, l’affetto, la paura e il senso di responsabilità delle persone.

Non possiamo continuare a trattare tutto questo come una normale emergenza di cronaca.

La protezione degli anziani dovrebbe essere una priorità nazionale, non una promessa da tirare fuori in occasione delle campagne elettorali o dopo l’ennesimo servizio televisivo.

La mia proposta è semplice nella sua durezza: pene molto più severe per chi organizza e ripete questi reati, confisca dei patrimoni criminali, restituzione del denaro alle vittime e una macchina investigativa capace di intervenire prima che i risparmi spariscano.

L’ergastolo per i truffatori seriali è una provocazione che vuole mettere sul tavolo una questione troppo spesso sottovalutata. Ma una cosa non è negoziabile: chi sceglie di costruire la propria ricchezza sulla disperazione degli anziani deve sapere che lo Stato gli darà la caccia, gli toglierà i profitti criminali e gli farà pagare le conseguenze delle proprie azioni.

Perché c’è una differenza enorme tra perdere i propri risparmi dopo una vita di sacrifici e perderli perché qualcuno ha deciso di farne il proprio bottino.

E uno Stato che non riesce a proteggere chi ha lavorato una vita intera per mettere da parte quei risparmi ha ancora molto da fare sul fronte della sicurezza.

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