Manifesti di Fratelli d’Italia oscurati a Ugento e subito arriva la denuncia politica di Paolo Pagliaro. Fin qui, nulla di particolarmente sorprendente. Un manifesto politico coperto o imbrattato è un episodio da condannare, perché il confronto politico dovrebbe svolgersi attraverso le idee, non attraverso la cancellazione di quelle altrui.
Il manifesto oscurato, di Fratelli d’Italia, riportava in alto le categorie Politica | Musica | Attualità | Comunità e la scritta NAZIONALISMO = GUERRA. Tra i nomi citati figuravano Dino Basile, Renato Perrini, Paolo Pagliaro, Cinzia Pellegrino, Antonio Gabellone, Saverio Congedo, Chiara Gemma, Michele Picaro, Francesco Ventola, Francesco Filini e Augusta Montaruli. Il testo principale del manifesto era MANIFESTI FRATELLI D’ITALIA OSCURATI A UGENTO, e una citazione recitava: “BASTA INTOLLERANZA DELLA SINISTRA, LA DEMOCRAZIA NON SI CANCELLA CON LA COLLA”. In basso, era indicato FRATELLI d’ITALIA PAOLO PAGLIARO CAPOGRUPPO FDI REGIONE PUGLIA.
Il problema, però, arriva quando da un episodio circoscritto si pretende di costruire una realtà che a Ugento semplicemente non esiste.
Pagliaro parla infatti di “intolleranza della sinistra”, di una “certa sinistra” che metterebbe il bavaglio a chi la pensa diversamente e di un presunto “fanatismo politico della sinistra” salentina. Parole pesanti, soprattutto se rapportate a ciò che sarebbe realmente accaduto: alcuni manifesti di Fratelli d’Italia oscurati in una parte del territorio di Ugento, attraverso scritte e sovrapposizioni.
Non in tutta Ugento. Non una mobilitazione politica organizzata. Non una campagna sistematica contro Fratelli d’Italia. Non una rivolta della sinistra ugentina contro la Festa Tricolore.
Un episodio circoscritto.
E proprio qui nasce la domanda che dovrebbe interessare i cittadini: perché trasformare un fatto del genere in una guerra ideologica contro “la sinistra”?
A Ugento, però, la sinistra non esiste più
Lo abbiamo scritto più volte e continuiamo a ripeterlo: a Ugento la sinistra, politicamente intesa come forza organizzata e competitiva, è praticamente scomparsa da almeno vent’anni.
È una realtà politica che dovrebbe essere evidente a chiunque osservi la storia amministrativa recente della città. Eppure, ogni volta che accade qualcosa, sembra necessario rispolverare lo schema della contrapposizione tra destra e sinistra, anche quando quello schema non descrive affatto ciò che accade sul territorio.
Ed è qui che il comunicato di Pagliaro diventa particolarmente curioso.
Perché quando bisogna denunciare un episodio che coinvolge Fratelli d’Italia, improvvisamente compare “una certa sinistra”. Una formula volutamente generica, quasi chirurgica, che consente di evocare un nemico politico senza dover spiegare chi sia realmente questo nemico.
Ma a Ugento la domanda è semplice: quale sinistra?
Quella che non esiste più come forza politica organizzata? Quella che non ha una rappresentanza amministrativa tale da poter essere indicata come responsabile di una simile azione? Oppure una sinistra talmente indistinta da poter essere evocata ogni volta che serve un avversario contro cui costruire una polemica?
Il paradosso politico
C’è poi un altro aspetto che rende questa uscita ancora più singolare.
Pagliaro sembra voler distinguere una “certa sinistra” da quella che, invece, in altri contesti politici e amministrativi, dialoga, collabora o si ritrova dalla stessa parte del tavolo con esponenti del centrodestra e con i suoi rappresentanti locali. Come appunto il caso di Ugento, dove due esponenti del partito di Paolo Pagliaro siedono nella stessa giunta con iscritti al Partito Democratico, sottolineando ancora di più l’incoerenza di certe sparate.
Ed è un paradosso che meriterebbe almeno un po’ di chiarezza.
Quando la politica si trova a condividere percorsi, amministrazioni, decisioni o interlocuzioni, quella sinistra può diventare improvvisamente interlocutrice legittima. Quando invece bisogna costruire un bersaglio comunicativo, ecco ricomparire la “sinistra intollerante” che vuole cancellare le idee altrui.
La politica a geometria variabile può essere comprensibile. Ma non può diventare una realtà costruita a seconda della convenienza del momento.
Il fatto resta. Ma la narrazione è un’altra cosa
Ribadiamolo: se qualcuno ha deliberatamente coperto o danneggiato quei manifesti, ha sbagliato. Punto.
La libertà di espressione politica va difesa sempre, anche quando riguarda idee che non condividiamo. E un manifesto politico non dovrebbe essere cancellato perché qualcuno non ne sopporta il contenuto.
Ma da qui a sostenere che l’episodio rappresenti “il modus operandi di una certa sinistra” ce ne passa.
Perché per sostenere una simile tesi servirebbero elementi, non slogan. Servirebbe dimostrare che dietro quei gesti c’è un’organizzazione politica, una campagna, una strategia. Altrimenti si rischia di fare esattamente ciò che la politica dovrebbe evitare: utilizzare un episodio isolato per costruire una realtà parallela, molto più grande e molto più conveniente dal punto di vista propagandistico.
E a Ugento, a quanto pare, il fatto è molto più semplice.
Si parla di un episodio che, per quanto deprecabile, sarebbe riconducibile con ogni probabilità all’iniziativa di una singola persona, peraltro conosciuta in città per una storica e nota contrapposizione personale nei confronti dello stesso Pagliaro.
Naturalmente, senza prove, nessuno può e deve attribuire pubblicamente responsabilità precise. Saranno eventualmente gli accertamenti a chiarire chi abbia materialmente compiuto quei gesti.
Ma proprio per questo trasformare automaticamente la vicenda in uno scontro tra Fratelli d’Italia e la sinistra appare quanto meno azzardato.
La colla non cancella la democrazia. Ma nemmeno la propaganda la ricostruisce
Il titolo scelto da Pagliaro è efficace: “La democrazia non si cancella con la colla”. Verissimo.
Ma c’è anche un’altra cosa che andrebbe ricordata: la realtà non si può riscrivere con un comunicato stampa.
Un episodio isolato non diventa automaticamente una guerra politica. Una persona non diventa un movimento. Un gesto individuale non diventa il “modus operandi” di una parte politica senza che esistano elementi per sostenerlo.
E soprattutto, a Ugento, continuare a evocare una fantomatica “sinistra” organizzata e pronta a dare battaglia a Fratelli d’Italia significa ignorare la realtà politica della città.
Forse sarebbe stato sufficiente dire che qualcuno ha oscurato dei manifesti di Fratelli d’Italia e che il gesto è stato condannato.
Sarebbe stato più semplice, più serio e soprattutto più aderente ai fatti.
Ma evidentemente, in campagna politica, anche un po’ di colla può diventare un’occasione per costruire un’intera storia.